martedì 11 settembre 2012

Egitto - La Rivoluzione è viva.

Intervista al collettivo hip hop alessandrino Revolution Records

L'autore dell'intervista è Lorenzo Fe autore di "In ogni strada. Voci di rivoluzione dal Cairo."
L'Egitto post-rivoluzionario è stretto nel braccio di ferro tra il Consiglio Supremo delle Forze Armate (Scaf) e il movimento islamista moderato dei Fratelli Musulmani (Fm), che è riuscito a ritagliarsi sostanziali spazi di autonomia all'interno dello stato. Tramite questo conflittuale matrimonio di convenienza, l'Egitto sembra aver evitato l'Algeria, ovvero una sanguinosa guerra civile tra militari e islamisti, per avviarsi verso la Turchia, cioè un regime semi-democratico con forti tratti autoritari in cui la destra conservatrice scende a compromessi con il potere extra-elettorale delle gerarchie militari.
Il vero sconfitto della transizione è la gioventù rivoluzionaria, in particolare le sue componenti liberali o di sinistra, represse dall'intesa tra esercito e islamisti configuratasi nei mesi immediatamente successivi alle dimissioni di Mubarak. Non resta che chiedersi come, dati gli attuali rapporti di forza, la gioventù rivoluzionaria possa mantenere ed espandere gli spazi di libertà finora conquistati. Ne parliamo con Revolution Records, il collettivo di produttori e MC hip hop raccolti attorno all'omonima etichetta, esponenti di spicco del rap politico egiziano, noti soprattutto per il loro singolo Kazeboon [Bugiardi], in cui denunciano le stragi di stato perpetrate dall'esercito ai danni del movimento rivoluzionario. Hanno partecipato all'intervista Ahmed Rock, TeMraz, Czar e Rooney.
Domanda: Come vi siete avvicinati alla cultura hip hop?
Revolution Records: Eravamo semplicemente dei ragazzi appassionati di musica, all'inizio ascoltavamo pop arabo, non c'era altro a portata d'orecchio. Ma non sopportavamo che l'unico tema fossero le storie d'amore, così ci avvicinammo alla musica straniera, e arrivammo all'hip hop. Era un genere sconosciuto in Egitto, ma parlava delle lotte della vita vera, ci innamorammo del suo realismo.
D: Come nasce Revolution Records?
RR: Nel 2001 Ahmed Rock e TeMraz si incontrarono alle superiori e cominciarono a rappare. Registrarono il primo pezzo solo nel 2005 e da lì nacque l'idea di formare un collettivo di MC e produttori ribelli nell'anima. L'etichetta esordì ufficialmente nel 2006, tutto autoprodotto. Parlavamo già di politica, ma dopo la rivoluzione la libertà d'espressione è aumentata significativamente e noi abbiamo potuto urlare più forte. Ora i nostri pezzi sono in TV e siamo in grado di fare arrivare il nostro messaggio a testate locali e internazionali.

D: Come esprimevate la vostra opposizione al regime prima della rivolta del 25 Gennaio 2011?
RR: Cercavamo di motivare la gente, e di diffondere un pensiero e uno stile di vita rivoluzionari. Come molti altri egiziani, consideravamo inaccettabile il regime di Mubarak. Dovevamo alzare la testa contro l'oppressione e le canzoni erano il nostro canale per farlo, per esempio Waqt Al Thawrageya [Il tempo dei ribelli] e Mamnu' men El taghyeer [Proibito cambiare]. Ma non era facile fare delle critiche esplicite e dirette, saremmo stati arrestati.

D: Cosa avete fatto tra il 25 Gennaio e il giorno delle dimissioni di Mubarak?
RR: Siamo stati nelle piazze e nelle strade dal primo giorno della rivoluzione, come tutta la gioventù in lotta del paese. Sentimmo che il tempo delle canzoni era finito, era ora di passare ai fatti.

D: Come giudicate la condotta di Scaf e Fm dopo le dimissioni di Mubarak?
RR: Lo Scaf ovviamente ha tentato di uccidere la rivoluzione e di proteggere i simboli del vecchio regime fin dall'inizio. Dopo Mubarak, i vari gruppi politici, e gli egiziani in generale, hanno cominciato a dividersi sulla direzione da prendere e ci sono state varie campagne diffamatorie intestine. Questo ha contribuito alla vittoria degli islamisti alle parlamentari e alle presidenziali. Gli islamisti hanno tradito la vera anima della rivoluzione, portando avanti una politica del compromesso estremo. Hanno indebolito la volontà di lottare della gente e la loro vittoria è stata una profonda ferita allo spirito della rivoluzione.

D: Il ballottaggio delle presidenziali ha visto Morsy, candidato Fm, contro Shafik, di fatto l'uomo dei militari. Ne è risultato un forte dibattito interno alla gioventù rivoluzionaria per decidere se sostenere il male minore dei Fm o opporsi indiscriminatamente a islamisti tanto quanto a esercito. Quali sono le vostre posizioni?
RR: La questione era inevitabile e decisiva, e ha creato innumerevoli divisioni interne. Gli uni sostenevano il boicottaggio delle elezioni come l'unico modo per continuare la rivoluzione, perché essendo state organizzate e influenzate dall'esercito ne sancivano la posizione dominante e perché i Fm si erano dimostrati una forza contro-rivoluzionaria. Gli altri erano a favore dell'appoggio a Morsy, perché i Fm si erano comunque schierati dalla parte dei ribelli prima delle dimissioni di Mubarak e perché la vittoria di un candidato del vecchio regime sarebbe stata la fine più rovinosa per la rivoluzione. Nemmeno noi abbiamo potuto mantenere una posizione unitaria, alcuni della RR hanno boicottato, altri hanno votato.

D: Come può la gioventù rivoluzionaria continuare la lotta per i diritti nel modo più efficace?
RR: Che piaccia o no a Scaf, Fm e rimasugli del vecchio regime, la rivoluzione è viva. Tutti coloro che si sono trovati faccia a faccia con la morte o che hanno perso dei cari non abbandoneranno mai il loro diritto alla libertà. Probabilmente la strategia migliore sarebbe quella di raccogliersi attorno a un partito o una coalizione rivoluzionaria in grado di opporsi ai partiti che cercano solo il potere per se stessi. Unità è la parola chiave per recuperare lo spirito e gli obiettivi della rivoluzione.

D: In che modo la vostra musica si inserisce in queste lotte?
RR: Manterremo viva la coscienza dei nostri diritti e la memoria della rivoluzione, dei martiri e di tutte le ingiustizie. Il nostro unico scopo è questo: la rivoluzione deve continuare finché tutti i suoi obiettivi saranno stati raggiunti.

lunedì 10 settembre 2012

Desinformémonos del lunedì


Reportajes Internacional
  
Entrevista de Gloria Muñoz Ramírez
Foto: Ricardo Trabulsi

Reportajes México
  
FotoS: Agustín Ruiz Quiroz

Arthur Lorot

Jaime Quintana Guerrero

Marcela Salas Cassani

Geovanni Zamudio

Reportajes Internacionales
  
Sergio Adrián Castro Bibriesca

Texto y fotos: Giorgio Trucchi
Editado por COMPPA (www.comppa.org/wordpress)

Gianluca Carmosino, Comune-info
Traducción: Adrián Castro Bibriesca

Secretariado Permanente de la CGT


Los Nadies

Testimonio recogido en Bolívar, Colombia, por Ruben Darío Zapata/Periferia Prensa

Autonomías
  
Jéssica Moreira
Traducción: Waldo Lao

Fotoreportaje

Fotografías: Daniela Castro
Texto: Gloria Muñoz Ramírez
Música: Los Náufragos, “Los Zapatos Rotos”
Producción: Desinformémonos

Video

Canal de Seremosmaschile

sabato 8 settembre 2012

Argentina - Buenos Aires: aggredito il Movimento dei Collettivi del Barrio Pico de Oro di Florencio Varela


Nella notte del 29 agosto del 2012, e anche in quella del 30 agosto, un gruppo di spacciatori (che vogliono muoversi tranquilli nel quartiere) hanno attaccato le case di persone appartenenti al Movimiento de Colectivos del Barrio Pico de Oro de Florencio Varela (Provincia Buenos Alres), fra queste anche quella di Alberto Spagnolo che è stato ospite nelle Marche e Umbria ( e tante altre città)  invitato all'Onu dei Popoli.
Carta abierta sobre la agresion al Barrio Pico de Oro de F.Varela.
Alle autorità competenti e alla società civile
 Abbiamo appena ricevuto informazioni su di un gravissimo attentato contro il Movimento dei Collettivi, e precisamente nei confronti di due figure molto significative dei movimenti cittadini del cono urbano di Buenos Aires. Tali informazioni sono molto preoccupanti sia a livello personale che in generale, perché la nascita di un certo "potere" che mira a controllare il territorio è un problema che ci riguarda tutti. Sappiamo che i quartieri (in questo caso il quartiere del Pico de Oro di Florencio Varela), vengono sistematicamente attaccati con i più riprovevoli metodi mafiosi.
Si tratta di attacchi sistematici che rimangono impuniti in un territorio liberato, al fine di controllare le zone, espropriando la vita dei giovani per diffondere lo spaccio di droghe ed eliminare le organizzazioni popolari dei quartieri poveri, che sono quelle che vogliono dare, soprattutto ai più giovani, la consapevolezza che ci sono altre alternative.
Il nostro lavoro collettivo con le organizzazioni sociali in tale territorio, come con l'ex MTD Solano, l'associazione "COÊJHU" e il Movimento dei Collettivi, è un lavoro continuo e di una straordinaria ricchezza, che è iniziato molti anni fa. Dal 2004 molte organizzazioni sociali italiane e istituzioni pubbliche provenienti da varie regioni del Paese, sono state direttamente coinvolte nella realizzazione di un "Centro di Salute" in uno dei quartieri del cono urbano di Buenos Aires, nell'ambito del progetto "Spazio Autonomo di Salute ", in parte finanziato dalla Regione Marche (Settore Cooperazione Internazionale), e conclusosi con la costituzione di consultori popolari.
Fin dall'inizio dei lavori, e fino ad oggi, l'associazione Ya Basta! ha effettuato visite regolari a Buenos Aires e nel 2008 ha organizzato una brigata di 30 persone per partecipare all' inaugurazione  del Centro di Salute. Queste carovane si sono ripetute anche negli anni successivi.
Oggi più che mai noi manterremo la nostra presenza continua e di sostegno con il fermo obiettivo di creare le condizioni necessarie per ottenere una situazione di controllo e vigilanza internazionale e osservazione degli eventi nei quartieri.
Al Movimento dei Collettivi, a Alberto, Neka e a tutti i vicini del quartiere Pico de Oro
NO ESTAN SOLOS!!!!!
Assoc. YA BASTA! ITALIA
Italia,  Settembre 2012

giovedì 6 settembre 2012

Palestina - Gaza, sei palestinesi uccisi in meno di 24 ore

Escalation lungo le linee di confine tra Israele e Gaza. Questa mattina tre palestinesi sono stati da una cannonata sparata da un carro israeliano a Beit Hanoun, nel nord di Gaza. Sale a sei il numero dei palestinesi uccisi in 24 ore.

Secondo il portavoce militare israeliano i soldati hanno sparato contro un gruppo di miliziani che stava piazzando dell'esplosivo vicino la barriera che separa il nord di Gaza da Israele. Sempre secondo il portavoce israeliano i palestinesi uccisi da un aereo la scorsa notte si preparavano a lanciare razzi.

Fonti palestinesi non hanno confermato ma neppure smentito questa versione e si sono limitate a riferire che i tre uccisi della scorsa notte appartenevano al gruppo islamista Homat al-Aqsa.

Colombia - Accordo generale per porre fine al conflitto e costruire una pace stabile e duratura

I delegati del Governo della Repubblica della  Colombia (Governo Nazionale) e delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia-Esercito del Popolo (FARC-EP): come risultato dell’Incontro Esplorativo che ha avuto luogo all’Avana, Cuba, tra il 23 febbraio e il 26 agosto 2012, e che ha contato sulla partecipazione del Governo della Repubblica di Cuba e del Governo della Norvegia come garanti, e con l’appoggio del Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela come facilitatore logistico ed accompagnante; con la decisione mutua di porre fine al conflitto come condizione essenziale alla costruzione di una pace stabile e duratura, ascoltando il clamore della popolazione per la pace e riconoscendo che: 

Siria - L'Unhcr-Onu: 100mila profughi solo in agosto

Il 12 settembre la «Conferenza per salvare la Siria» del Comitato di coordinamento nazionale (Ccn) che si oppone a un intervento militare internazionale e ingerenze straniere.

In una giornata ancora caratterizzata da violenti scontri militari ad Aleppo e nei sobborghi di Damasco, si aggrava l'emergenza umanitaria in Siria: oltre 100mila siriani sono fuggiti nei Paesi vicini in agosto, il numero più alto mai registrato in un solo mese dallo scoppio della crisi in Siria.
Lo ha affermato oggi a Ginevra l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr). Il numero totale di rifugiati siriani registrati o in attesa di essere registrati è ora salito a 235.368. In particolare - precisa l'Unhcr - 77mila sono giunti in Giordania, più di 59 mila in Libano, 18 mila in Iraq e 80 mila in Turchia. Anche su questo si è svolto ieri un «positivo» incontro a Damasco tra il presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) Peter Maurer ed il capo di Stato siriano Bashar al-Assad. «Le domande del Cicr hanno ricevuto impegni positivi», ha detto un portavoce dell'organizzazione umanitaria.
Tra i temi discussi «la protezione della popolazione civile durante le ostilità, con l'accesso alle cure sanitarie, l'accesso al cibo ed altri beni essenziali e la visita alle persone detenute». Sul piano politico e umanitario va segnalato l'annuncio di una «conferenza per salvare la Siria» rivolta «a tutte le anime dell'opposizione in patria e all'estero», organizzata all'ombra di una «tregua» militare tra forze governative e ribelli: è il progetto del Comitato di coordinamento nazionale (Ccn), principale piattaforma dell'opposizione in patria, presentato dal suo segretario Raja Nasser in un'intervista di ieri sul quotidiano libanese As Safir.
La «conferenza per la salvezza della Siria» è convocata a Damasco per il 12 settembre prossimo, almeno secondo gli auspici del Ccn, che si oppone a un intervento militare straniero e di cui fanno parte, tra gli altri, dissidenti storici ed esponenti di sigle curde che rifiutano il sostegno della Turchia.
«Ogni cittadino in Siria può essere ucciso o arrestato. Chiediamo dunque il minimo: che i partecipanti prima, durante e dopo la conferenza non vengano presi di mira», ha detto Nasser. La premessa per la conferenza del 12 settembre è, per i membri del Ccn, l'entrata in vigore di una tregua militare tra le forze governative e l'Esercito libero. «I ribelli non abbandoneranno le armi e l'esercito del regime non si ritirerà dai territori che controlla», afferma Nasser, secondo cui oltre a sospendere l'uso delle armi ci sarà uno scambio totale di prigionieri tra le parti: «Decine di migliaia sono in mano al regime, mentre decine o centinaia sono in mano ai rivoluzionari». «Così facendo - conclude Nasser - si potranno soccorrere gli sfollati e quelli colpiti dalle violenze, che sono ormai sei milioni nel Paese».
Arriva invece dall'esterno, da Berlino, un summit di diversi leader dell'opposizione siriana appoggiati dalla diplomazia Ue. L'obiettivo è quello di «prepararsi al dopo-Assad», suggerisce anche l'ospite, il ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle, che ha invitato la comunità internazionale a prepararsi a fornire aiuti economici alla Siria, in vista di un'imminente caduta di Assad.
Secondo Westerrwelle il popolo della Siria deve capire che «c'è un'alternativa credibile al regime». Intanto il governo di Pechino ha riconosciuto che la situazione peggiora, ma ha ripetuto che è assolutamente contraria a qualsiasi intervento armato esterno. «La soluzione politica rimane l'unica via d'uscita per la Siria, e più la situazione peggiora, maggiore unità è necessaria», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Hong Lei, alla vigilia dell'arrivo del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton.
tratto da Nena news

Sudafrica - Manifestazione a Marikana


Circa 3.000 minatori hanno marciato in appoggio allo sciopero per richiedere aumenti salariali.
E' la prima manifestazione a Marikana da quando la polizia ha ucciso i 34 minatori.
Alcuni manifestanti hanno rotto le barricate davanti alla miniera Lonmin e poi sono tornati in corteo dopo l'intervento di alcuni rappresentanti della chiesa.
Intanto circa 50 minatori sono stati prosciolti dalle accuse per le uccisioni dello scorso mese mentre altri 220 sono ancora sotto custodia e forse dovrebbero essere rilasciati nei prossimi giorni.
Lo scorso 16 agosto la polizia aveva aperto il fuoco uccidendo 34 minatori, durante lo sciopero iniziato il 10 agosto. Alla fine del mese di agosto decine di minatori erano stati accusati di "proposito comune" nelle uccisioni, rispolverando un reato utilizzato durante l'apartheid per incarcerare gli oppositori. Il reato prevede che chi si trova coinvolto in situazioni in cui ci sono morti e feriti possa essere ritenuto comunque responsabile dell'accaduto.
La manifestazione di mercoledì è stata continuamente sorvegliata da elicotteri che hanno volteggiato sui manifestanti che sfilavano armati di bastoni. Il corteo ha sfilatao davanti alla Lonmin, l'impresa che è tra i primi estrattori al mondo di platino. La direzione ha fatto sapere che a suo avviso solo il 5% dei lavoratori ha partecipato allo sciopero.
Tra i manifestanti molti portavano cartelli con scritto  "We want 12,500 rand ($1,480; £935) - nothing else", ribadendo le richieste di aumento salariale alla base delle mobilitazioni.

lunedì 3 settembre 2012

Internet - Arrestato in Cambogia uno dei fondatori del sito Pirate Bay

Gottfrid Svartholm è stato fermato in esecuzione di un mandato internazionale emesso dalla magistratura svedese. Deve scontare un anno di carcere e pagare 4,4 milioni di dollari di risarcimento per violazioni delle leggi sul diritto d'autore
Il co-fondatore del sito torrent Pirate Bay, lo svedese Gottfrid Svartholm Warg, ideatore del software tracker Hypercube, è stato arrestato in Cambogia. 
Warg è stato arrestato nella capitale Phnom Penh, in esecuzione di un mandato internazionale emesso a seguito di una condanna in Svezia a un anno di carcere nel 2009 per violazione delle leggi sul copyright.
In quell'occasione i giudici stabilirono anche che Warg deve pagare l'equivalente in corone svedesi di 4,4 milioni di dollari di risarcimenti. Il suo ex avvocato, Ola Salomonsson, ha riferito al quotidiano Aftonbladet di essere a conoscenza dell'arresto.
Il ministro degli esteri svedese ha invece confermato soltanto che "un uomo sulla trentina" è stato arrestato a Phnom Penh. Pirate Bay è il sito svedese che consente agli utenti di condividere file, inclusi quelli multimediali.
Definito "uno dei grandi mediatori al mondo di download illegali" e un'avanguardia dei movimenti anti-copyright, Pirate Bay è stato fondato nel 2003 e conta oltre 35 milioni di utenti in tutto il mondo ai quali consente di sfruttare la tecnologia "BitTorrent" per scaricare film, musica e giochi.
Nel 2010, gli altri due cofondatori del sito, Fredrik Neij et Peter Sunde, erano stati condannati rispettivamente a dieci e otto mesi di carcere e a un risarcimento di 4,6 milioni di euro.
Neij ha annunciato di recente un ricorso alla Corte europea di giustizia contro la decisione della corte suprema svedese di riesaminare il caso.
Quattro modi per accedere a 'The pirate bay' dall'italia:

Desinformémonos del lunedì


Reportajes México

Sangre, impunidad y un país arrasado, la herencia de Felipe Calderón
Marcela Salas Cassani

A pesar de las recientes agresiones, siete nuevas comunidades se integran a la Policía Comunitaria
Jaime Quintana Guerrero

La trata de personas con fines de explotación sexual expande sus redes en todo México
Jaime Montejo (Agencia de Noticias Independiente Noti-Calle)

Negligencia, corrupción y colusión en las desapariciones forzadas en México
Texto: Juan López Villanueva
Foto: Eunice Carreón

La defensa del territorio, la cultura y la historia, como parte de la lucha contra el despojo y la explotación capitalista.
Rafael Sandoval Álvarez

Reportajes Internacional

La matanza de mineros sudafricanos en Marikana
Hilda Varela

Caza de gitanos en la Francia “socialista” de Hollande
Unión Local Lille de la Confederación Nacional del Trabajo (CNT)
Traducción: Arthur Lorot

Los kurdos después de la Primavera árabe
Alejandro Haddad
Fotografía: Simona Granati

Autonomías

Frente a la crisis, exitoso centro de salud de abajo y a la izquierda en Salónica
Gloria Muñoz Ramírez
Fotos: Gabriela Moncau

Imagina en Resistencia

Dolerse, más que un libro, una necesidad para un país herido
Marcela Salas Cassani

Fotoreportaje

Cuentas pendientes del sexenio de Calderón
Producción: Desinformémonos
Fotos: Archivo Desinformémonos; Clayton Conn; movimiento5dejunio.orgsipaz.orgelzorro.orgsillarota.comyosoy132media.org;cortandorabanos.blogspot.comsindicatomineromexicano.blogspot.comciudadania-express.com3.bp.blogspot.com;  pulsociudadano.com
Texto: Desinformémonos
Música: “Seguimos en la lucha”,  Zero (EL Vuh) y Héctor Guerra (Pachamama Crew)

Audio

Detrás de la lucha: el sentir del Yo Soy 132

Realización: Desinformémonos

Transnistria - Uno Stato fantasma nel cuore dell’Europa


di Riccardo Bottazzo
Inutile cercarla sulla carta geografica. La democratica repubblica comunista della Transnistria non è segnata su nessuna mappa. Ma se viaggiate attraverso la Moldavia, da ovest ad est, come sto facendo io, con l’intenzione di raggiungere il confine ucraino, rischiate di cascarci dentro. E sono cavoli vostri perché da queste parti la legge la detta solo chi ha un Kalashnikov in mano!
Stiamo parlando di una specie di Isola Che Non C’é, dove però Capitan Uncino ha fatto fuori Peter Pan e se la governa da padrone.
Per l’Europa e per la comunità internazionale, la Transnistria semplicemente non esiste. Quella lunga e stretta striscia di terra sulla sponda orientale del fiume Nistro che fa da cuscinetto tra la Moldavia e l’Ucraina, appartiene giuridicamente alla Moldavia. Ma nei fatti, è una repubblica perfettamente indipendente con tanto di polizia, esercito, prigioni, bandiera, moneta propria, presidente (dittatore) e parlamento. Ma è uno Stato che nessun altro Stato sulla faccia della terra si sognerebbe mai di riconoscere, fatto salvo per altri Governi non riconosciuti da nessuno come l’Abcasia e l’Ossezia del Sud.
Le rivendicazione territoriali della Moldavia che continua a ritenere la terra a ridosso del fiume Nistro come un suo territorio, la lasciano perfettamente indifferente. Il governo di Chisinau non ha né la forza politica né quella militare per riprendersi quella regione che nel 2 settembre del 1990 si è dichiarata unilateralmente indipendenti in seguito ad un colpo di mano della 14ª armata dell’esercito sovietico stanziata a Tiraspol, oggi capitale dello Stato fantasma, approfittando della confusione legata alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.
Proprio la dissoluzione del gigante sovietico ha decretato la fortuna economica e di conseguenza anche quella politica di questa repubblica della banane. Subito dopo aver dichiarato l’indipendenza, i generali della 14ª armata hanno cominciato a mettere sul mercato l’unico bene a loro disposizione: le armi dell’Armata Rossa. La Transnistria è diventata così un gigantesco bazar dove, pagando sull’unghia, si può comperare di tutto: mitraglie Policeman, pistole Makarov, lanciarazzi anticarro Rpg7, lanciamine Vasiliok, lanciagranate Gnom e Spg9, razzi Bm 21 Grad, missili portatili Duga. Per non parlare di tutte le enormi quantità di materiali nucleari, chimici e radioattivi stoccati nei depositi oggi abbandonati dell’esercito sovietico, come i famigerati missili Alazan dotati di testata agli isotopi radioattivi che fino a qualche anno fa erano piazzati all’aeroporto di Tiraspol e di cui si sono oggi perse le tracce.
A tenere le redini di questa ebay del terrore è la mafia russa che in questo Eden del contrabbando della droga, del petrolio e delle armi non è mai neppure stata dichiarata una organizzazione illegale. Anzi, alle ultime elezioni ha democraticamente fatto eleggere l’attuale “presidentissimo” con la percentuale del 103% degli aventi diritto al voto. Neanche i conti, sanno fare!
Il tutto, sotto le bandiere di un vetero comunismo che farebbe la felicità di certi nostalgici amici miei. La Repubblica della Transnistria infatti è tutt’oggi il solo Stato a dichiararsi ufficialmente leninista con gran sventolio bandiere rosse, falci e martelli, gigantografie di Marx, Lenin, Stalin, orride statue ad eroi operai.
Qualche ingenuo potrebbe domandarsi come possa la comunità internazionale tollerare l’esistenza di un tale “Stato Canaglia” senza che nessun politico si sogni mai di proporre contro la Transnistria anche solo un centesimo di quelle sanzioni che ancora oggi continuano ad impoverire Cuba. La risposta è semplice. La Transnistria è utile quanto, e forse più della Svizzera: in questa sottile striscia di terra vengono a rifornirsi, come ad in un gigantesco “discount”, dittatori, stragisti, servizi segreti più o meno deviati, mafie e gruppi terroristici di tutto il mondo. Non c’è da meravigliarsi se quando si parla di politica internazionale, tutti facciano finta che la Transnistria non esista. Eppure la Transnistria esiste, eccome. E se ci cascate dentro - e non sieste dei mafiosi - vi obbligano pure a pagare tutto due volte. Ogni spesa infatti viene effettuata prima con la moneta della Transnistria (che è come dire i soldi del Monopoli o quelli col muso di Bossi) e poi in rubli (che valgono sul serio). Il cambio, alla frontiera, è ovviamente obbligatorio. E provate voi a dire di no ad uno che vi punta il kalashnikov sulla pancia.
Benvenuti nella libera repubblica della Transnistria. Secondo stella a destra, questo è il cammino.

Messico - Si mobilitano 800 poliziotti comunitari per difendere la giustizia autonoma

In Guerrero, la Polizia Comunitaria è in allerta dopo l'arresto di una autorità autonoma

La Polizia Comunitaria del Guerrero ha dichiarato l'allerta e ha mobilitato 800 dei suoi membri per rispondere agli attacchi contro la loro esperienza di sicurezza e giustizia autonoma che va avanti da più di 15 anni e alla quale partecipano più di 80 comunità.
Lo stato di allerta è stato dichiarato dopo che la polizia governativa ha arrestato un coordinatore della CRAC (Coordinadora Regiona de Autoridades Comunitarias), l'istituzione autonoma che comanda la Polizia Comunitaria e che impartisce la giustizia secondo i cosiddetti “usi e costumi” delle popolazioni indigene della regione. Il pretesto di questo atto repressivo è semplice: la polizia comunitaria ha arrestato una persona accusata di omicidio in una loro comunità, i familiari dell'arrestato hanno sporto denuncia a un tribunale del governo, e un giudice, appellandosi al fatto che la polizia comunitaria è un esperienza autonoma non pienamente riconosciuta dalle leggi dello stato, ha ordinato la cattura di Máximo Tranquilino Santiago e altri 9 dirigenti accusandoli di sequestro di persona.
La CRAC ha mobilitato immediatamente i suoi membri, e nella cittadina di San Luis Acatlan hanno arrestato alcuni tra i funzionari del tribunale e i poliziotti che hanno portato a termine l'arresto del dirigente comunitario. Inoltre hanno indetto una assemblea regionale, alla quale partecipano tutte le comunità che adersicono all'esperienza della giustizia autonoma, le quali decideranno cosa fare dei funzionari del governo arrestati.
Non è la prima volta che questa esperienza di giustizia comunitaria è attaccata dal governo. Però questo episodio si inserisce in un contesto particolare e complesso che si sta vivendo nella regione. Se da una parte la polizia comunitaria sta aumentando la propria legittimità e il consenso nella regione, per cui nuove comunità stanno per aderire al progetto, dall'altra negli ultimi tempi ci sono stati episodi di repressione contro esponenti dell'istituzione comunitaria. L'esclation di repressione e di violenza nella zona è da attribuire alla resistenza che le comunità stanno opponendo da un po di tempo contro alcuni progetti di miniere a cielo aperto, si legge nel comunicato della CRAC.

domenica 2 settembre 2012

Grecia - Atene ormai è senza medicine, Novartis sospende la fornitura

di Argiris Panagopoulos
La catastrofe sociale si aggrava. Sciopero dei dipendenti locali. In arrivo misure da 11,5 miliardi
L'autunno è arrivato e in Grecia sarà sicuramente caldo dopo i nuovi tagli - tra gli 11,5 e i 13,5 miliardi - che entro martedì prossimo dovrà presentare il governo di Samaras. Tra lo sciopero di 48 ore dei dipendenti pubblici locali e le proteste dei farmacisti, i tre leader che sostengono il governo (Samaras, Venizelos e Koubelis), insieme con il ministro della Finanze Stournaras, hanno cercato invano ieri di trovare un accordo sui tagli, vista la paura di aggravare le ferite della classe media e dei ceti sociali che si sono impoveriti drammaticamente negli ultimi tre anni.
Sul tavolo un taglio dei cosiddetti «stipendi speciali» del settore pubblico: polizia, militari, diplomatici, magistrati e perfino clero ortodosso. Finora sono stati risparmiati ma nel secondo memorandum è scritto che questi salari dovranno calare almeno del 12%. Il governo pensa a un taglio modulare che andrebbe da -6% per i poliziotti fino a -20% per preti e ambasciatori. Allo studio anche l'abolizione totale di tredicesima e quattordicesima e il taglio delle pensioni degli agricoltori.
Ieri Samaras è stato contattato al telefono dalla presidente del Fmi Lagarde per illustrare la situazione e il 7 settembre si incontrerà a Salonicco con il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy. Syriza ha avvertito i tre leader della «seconda troika» (quella dei tre partiti di governo, ndr) che continuare con l'austerity porterà alla distruzione della società. «La gente non rimarrà con le braccia incrociate ad aspettare il suo annientamento», ha avvertito Alexis Tsipras mentre il termometro sociale nella capitale greca è già ai massimi.
La polizia di Atene è riuscita a interrompere solo con gas e blindati usati come barricate il lungo e lento corteo dei grandi camion della spazzatura che voleva arrivare nel cuore della città per protestare contro i tagli ai comuni. Poco distante dalle proteste dei lavoratori nelle amministrazioni locali, in piazza Omonoia in un'animata assemblea i farmacisti decidevano se interrompere o no la vendita delle medicine.
I farmacisti, soprattutto, sono il problema più immediato per il governo di Samaras: minacciano di interrompere da domani la consegna delle medicine alla maggioranza dei pazienti che usufruiscono del sistema sanitario pubblico, visto che le casse sono vuote e lo stato non ha ancora pagato i 67 milioni di euro per le spese farmaceutiche di maggio. La multinazionale svizzera Novartis ha avvertito l'ente statale EOPPY che taglierà le forniture di 6 farmaci a causa di un debito da 40 milioni di euro del governo. Secondo l'Ordine dei farmacisti, tutti i diversi enti statali devono almeno 300 milioni alle farmacie e alle società farmaceutiche.
Il governo ha risposto come può. Ieri ha promesso una mancia di 90 milioni per bloccare le proteste degli enti locali mentre oggi, in un congresso straordinario, l'unione dei comuni Kedke deciderà se continuare o meno lo sciopero. Secondo la Kedke, almeno 40 comuni non avranno i fondi necessari per pagare i loro impiegati a settembre. Ma la credibilità dei sindaci è quasi inesistente, visto l'alto grado di corruzione negli enti locali.
In questo scenario già tragico, sembra che anche che i medici presto scenderanno nelle piazze, dopo l'ultimatum di ieri al governo dei dottori ospedalieri e di quelli convenzionati con la sanità pubblica contro nuovi tagli ai salari. Da lunedì, insomma, i pazienti saranno costretti a pagare di tasca propria sia le visite ai medici convenzionati sia le medicine che gli prescriveranno. Secondo i calcoli dell'Unione dei medici di EOPYY, l'ente deve dal 2010 a oggi ai medici di tutte le categorie più di 1,3 miliardi! Come provocazione, l'ordine dei medici di Atene ha proposto che il ministro della Sanità e il direttore dell'EOPYY rimangano senza stipendio fino a quando non saranno pagati tutti i medici in corsia.
Una situazione esplosiva, aggravata dalla fretta con cui entro martedì il governo Samaras deve presentare il pacchetto con i nuovi tagli. Una mossa disperata che cerca di ottenere, in cambio, un rinvio di due anni del rientro del debito pubblico. Secondo i calcoli del Fmi, prolungare in questo modo l'agonia costerebbe ai greci altri 20 miliardi.

martedì 28 agosto 2012

Spagna - Contro la crisi esprori nei supermercati


Per tutta l'estate si sono verificate azioni di esproprio nei supermercati, soprattutto nei paesi e regioni più povere della Spagna.

Si sono presentati in una cinquantina un supermercato Carrefour, a Merida, (Estremadura), rubando generi di prima necessita' in segno di protesta per i tagli alla spesa sociale. Si tratta, di attivisti della Piattaforma per il reddito minimo dell'Estremadura e di associazioni di disoccupati e di cittadini, guidati dal deputato di Izquierda Unida (IU) della regione dell'Estremadura, Victor Casco.
I manifestanti sono entrati in massa nella supermercato e, dopo aver riempito alcuni carrelli di olio, riso, pasta, latte e legumi, hanno tentato di abbandonare il supermercato, al grido di 'El pueblo unido jamas sera' vencido'. L'esponente di IU ha spiegato in dichiarazioni televisive che i prodotti erano destinati alle "90.000 persone che in Estremadura non hanno lavoro né alcun sussidio e che non sanno cosa mangiare". La maggior parte dei carrelli è stata intercettata dagli agenti della sicurezza del centro commerciale, mentre la polizia ha proceduto all'identificazione di coloro che avevano preso parte all'assalto.
Non è la prima volta che in Spagna si svolgono proteste simili.
Un' analoga azione di 'esproprio proletario' era stata realizzata agli inizi di agosto dal Sindacato andaluso dei Lavoratori (Sat) in supermercati di Ecija (Siviglia) e Arcos de la Frontera (Cadice).
Per combattere la crisi basta rubare ai ricchi per dare ai poveri: la ricetta di Robin Hood è stata fatta propria da alcuni sindaci spagnoli, guidati da Juan Manuel Sanchez Gordillo, primo cittadino di Marinaleda. Questo paesino dell’Andalusia è uno dei più colpiti dalla crisi e allora lui ha guidato i suoi concittadini nei supermercati. Assalto ai banchi, carrelli pieni di generi di prima necessità: latte, pane, legumi. Presi senza pagare. Sempre ad agosto in 200 hanno preso di mira un supermercato a Ecija uscendone con carrelli pieni di zucchero e riso, farina e frutta.

Israele - "Rachel Corrie morì per sbaglio"

Rigettata l'accusa di omicidio: Rachel Corrie morì per uno "spiacevole incidente" avvenuto in "attività di combattimento". Per i genitori e' una sentenza-farsa

Israele non è colpevole. Questa la sentenza emessa oggi dal tribunale di Haifa che ha così rigettato l'accusa di negligenza mossa contro lo Stato israeliano per l'omicidio dell'attivista americana Rachel Corrie. Israele si auto-assolve. A muovere l'accusa contro Tel Aviv erano stati i genitori di Rachel, secondo i quali Israele andava riconosciuto colpevole di omicidio e di aver condotto un'inchiesta incompleta e parziale. Di diverso parere la corte di Haifa: il giudice Oded Gershon ha stabilito che lo Stato non è responsabile per "nessun danno causato" perché si è trattato solo di "uno spiacevole incidente". Insomma, secondo il tribunale Rachel Corrie è morta per sbaglio ed ne è la sola responsabile perché "non ha lasciato l'area come qualsiasi persona di buon senso avrebbe fatto". Ma non solo. La corte di Haifa ne ha approfittato per sottolineare un'altra clausola, fondamentale per la legge israeliana:l'esercito è assolto da ogni accusa perché l'evento evento si è verificato "in tempo di guerra". Si è trattato, cioè, di "un'attività di combattimento", conseguente ad un fantomatico attacco subito da Israele poche ore prima nella Striscia di Gaza. Ventitré anni, residente ad Olympia e attivista dell'International Solidarity Movement, Rachel è morta il 16 marzo 2003, schiacciata da un bulldozer militare israeliano. Un Caterpillar D9-R guidato da un soldato israeliano l'ha uccisa mentre manifestava pacificamente contro la demolizione di case palestinese a Rafah, nella Striscia di Gaza. Nel 2005, a due anni dalla morte di Rachel, due anni trascorsi senza risposte da parte dello Stato israeliano, la famiglia Corrie ha deciso di muoversi. E ha fatto causa a Tel Aviv.

La band al femminile PussyRiot rifiuta l'offerta delle due stars di suonare sul palco dei loro tour.

Anche se "lusingate dell'invito", le Pussy Riot "non si esibiranno mai in concerti capitalisti" con Madonna o Bjork, e "non venderanno la loro faccia".
A dirlo sono tre delle componenti della punk band femminista, che si e' attirata un processo penale in Russia per aver inscenato una "preghiera anti-Putin" nella cattedrale di Mosca.
 In un'intervista a Radio Liberty, tre delle attiviste-performer - sempre col volto coperto dal caratteristico passamontagna colorato - hanno commentato la situazione del gruppo, dopo la condanna delle loro tre compagne Nadia, Katia e Masha a due anni di carcere per "teppismo motivato da odio religioso" e l'attenzione ricevuto da gran parte del mondo della musica e dello spettacolo mondiale.
"Siamo ovviamente lusingate dall'invito di Madonna e Bjork a esibirci con loro - ha detto una delle ragazze - ma noi ci esibiremo solo in modo illegale. Rifiutiamo di farlo nel sistema capitalistico, in concerti dove si vendono i biglietti".

lunedì 27 agosto 2012

Desinformémonos del lunedì


Reportajes Internacional
Oleg Yasinsky

Reportajes México
Amaranta Cornejo Hernández y Sergio Castro Bibriesca

Sofía Sánchez

Adazahira Chávez

Jaime Quintana Guerrero y Carolina Bedoya Monsalve
Foto: Zoe Garcia y Xinema Vogler

Reportajes Internacional

Paul Imison
Traducción: Adazahira Chávez


Carolina Bedoya y Jaime Quintana



David Bacon
Traducción: Sergio Adrián Castro



Lionel Maurel (Calimaq)
Traducción: Arthur Lorot



Los Nadies


Testimonio de Elías Josué Zúñiga, estudiante chileno



Imagina en Resistencia


Isabel Cervantes y Arthur Lorot



Fotoreportaje


Exposición organizada por el colectivo Cross Border
Texto: crossbordersydney.org / Traducción: Adrián Castro
Música: “77 %”, The Herd
Producción: Desinformémonos



Video


Realización: OPEL Prensa



Audio


Audios: Radio UNAM
Realización: Desinformémonos

venerdì 24 agosto 2012

Grecia - Una domenica pomeriggio a Patrasso (o come la società greca resiste al razzismo)


di Telòni Dòra-Dimitra Ricercatrice associata dell’Istituto Universitario Tecnico di Patrasso (TEI Pàtras)


Intorno alle 7 di sera fa molto caldo, mi fermo al mini market del mio quartiere, a Zavlàni, e mi metto a parlare con la proprietaria quando all’improvviso si sentono delle voci “avranno accoltellato qualche migrante...”, commenta lei turbata...
Fortunatamente non è così...però... un migrante del Bangladesh si trova steso su una sedia e tiene le mani sugli occhi, soffre, intorno a lui ci sono i suoi connazionali impauriti e preoccupati. Poco fa due uomini in macchina si sono fermati al semaforo vicino alla zona Kurtèssi, se ho capito bene, e gli hanno spruzzato sugli occhi qualche sostanza chimica irritante. Lo hanno portato di fronte al mini market i suoi amici, che abitano in questa zona, e sono venuti a chiedere aiuto. Il ragazzo soffre e il quartiere si mobilita subito, vedo delle donne e degli uomini che arrivano, li sento dire: “Chiamiamo un’ambulanza, chi è stato?”
Saranno quelli là, i fascisti”. Quando affermo che a Patrasso siamo ormai pieni di fascisti, un uomo mi risponde a voce bassa: “Che c’è da dire figlia mia, ormai abbiamo paura che anche il nostro vicino di casa sia uno di loro”.
Una signora si avvicina e dice: “Ma che hanno combinato a questi ragazzi? Non si vergognano proprio questi vermi, picchiano dei poveri ragazzi... come se non bastasse la loro povertà, adesso hanno pure quelli che li picchiano”. Penso che in questo quartiere la gente sa cosa vuol dire povertà e non sfoga la sua rabbia sullo “straniero”. Al contrario di tutti i tentativi dei media di indirizzare la rabbia colletttiva per la nostra povertà contro i migranti, qui sembra che ci siano ancora dei riflessi di solidarietà anzichè di odio.

Tajikistan - La guerra nascosta sotto il Tetto del Mondo


di Riccardo Bottazzo
Dushanbe - Nel leggere i comunicati diffusi dal ministero della guerra tajiko, nel Pamir sarebbero in atto solo delle “scaramucce tra l’esercito regolare e bande di trafficanti di droga”. Sempre secondo questi comunicati, che la maggior parte dei media occidentali ha ripreso pari pari e senza nessuna verifica - a dimostrazione dell’interesse praticamente nullo che tanto l’Europa che gli Usa nutrono per questo angolo di mondo -, si sarebbero registrati non più di venti morti dall’inizio di agosto ad oggi, equamente divisi tra militari e narcotrafficanti.
Fatto sta che queste cosiddette “scaramucce” sono tuttora in atto e, anzi, si stanno intensificando, tanto che l’ambasciata tedesca di Dushanbe si è assunta l’incarico di radunare tutti gli europei presenti nel sud del Paese e riportarli a casa. Anche l’ingresso nel Paese è diventato più difficile. Ottenere un visto turistico o anche lavorativo per il Tajikistan, lo so per esperienza diretta, è oggi una impresa più difficile del consueto. E anche quando riesci ad ottenere il sospirato visa (non di rado allungando qualche mazzetta da un centinaio di dollari ai funzionari dell’ambasciata), un timbro supplementare mette in chiaro che il tuo permesso di ingresso “non vale per il Pamir”.

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!