venerdì 27 settembre 2013

Grecia - Samaras chiude le università pubbliche

Con l'ultimo provvedimento in materia di Pubblica Amministrazione, il governo Samaras ha sostanzialmente disposto la mobilità del  40% del personale, all'interno delle università. La manovra ha causato conseguenze nefaste per la prosecuzione delle attività amministrative e didattiche delle università,
Tutti i Senati accademici ed i Rettori degli otto atenei ellenici hanno dichiarato di non avere un organico sufficiente, arrivando in alcuni casi, come per il Politecnico di Atene, a bloccare direttamente le immatricolazioni e gli esami fino a data da destinarsi.
L'austerity e le imposizioni della Trojka stanno continuando a smantellare il welfare greco e la linea di tendenza è sempre più il tentativo di privatizzazione e esclusione all'accesso dell'istruzione.

Di seguito da atenecalling.org riportiamo un comunicato del personale del Politecnico Metsoviano Nazionale di Atene:

399 licenziamenti – Il Politecnico di Atene sta sanguinando
In una notte, dal Politecnico di Atene (EMP) sono stati licenziati 399 impiegati, metà del suo personale. Con una decisione ministeriale e senza l’approvazione del parlamento (le regole fondamentali della democrazia non si applicano, quando si mettono in atto reati predeterminati), 399 impiegati sono stati messi in mobilità e da lì spinti verso il baratro del licenziamento.
La scusa? Soddisfare il numero di licenziamenti richiesto dalla Troika. 399 persone perdono il loro volto, le loro caratteristiche, la loro vita, si trasformano in numeri. Persone che, ognuno dal proprio posto, facevano quello che potevano per lavorare al meglio, nonostante le difficoltà, in quello che la società greca ammirava e amava: il Politecnico Metsoviano Nazionale.
Ed è per questo che oggi portiamo le maschere. Le maschere della tristezza, della disperazione, le maschere che nascondono centinaia di drammi personali. Ma anche le maschere che non possono nascondere la nostra rabbia e il nostro orgoglio. Né la nostra decisione di lottare fino alla fine per impedire questa misura da incubo della messa in mobilità-licenziamento. Portiamo le maschere per ricordare che se non verrà abolita quella decisione, domani o in un futuro vicino, al nostro posto potrebbe trovarsi chiunque di voi. La “success story” del “recupero” è riuscita a produrre soltanto 2 milioni di disoccupati e non smetterà di procurare tristezza e dolore, se non la fermiamo noi.

Perché fanno questa cosa al Politecnico? Perché distruggono un’istituzione creata con tanto sforzo, grazie alla dedizione di miglia di persone? Questo sarebbe necessario per rimettere in piedi il paese (nel 1943, durante l’occupazione tedesca, proprio il Politecnico preparava il piano di ricostruzione del paese)? Perché distruggono il Politecnico insieme alle altre università del paese? Si tratta solamente di un’estrema sottomissione del governo a tutto quello che gli viene ordinato dalla troika? Si tratta soltanto di evidente e completa incapacità? Purtroppo no.
 L’obiettivo è quello di “accorpare” le grandi università pubbliche per liberare lo spazio per quelle private, affinché il popolo perda il diritto di mandare i propri figli ad una buona università pubblica. Tra l’altro, in un paese di terza categoria – perché questo è il ruolo che riservano alla Grecia – a cosa servono università di prima categoria?
Non glielo permetteremo. Né di saccheggiare le nostre vite, né di distruggere il Politecnico o di continuare a demolire il nostro paese. Le cose cambiano. I disperati, noi tutti, prendiamo le cose nelle nostre mani. Nessuno se ne andrà dal Politecnico! Sosteneteci oggi, per creare una grande forza, per vincere!