domenica 1 settembre 2013

Messico - Appunti del corso La libertà Secondo l@s Zapatistas (di ritorno dalla Escuelita Zapatista)

Appunti del corso 
La libertà Secondo l@s Zapatistas

di Gilberto López y Rivas

E’ stato un privilegio assistere come alunno al corso di primo grado La Libertà Secondo l@s Zapatistas che si è svolto parallelamente in diversi territori dei governi autonomi, e nel Centro Indigeno di Formazione Integrale – Unitierra, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, dal 12 al 17 agosto. 

Per i suoi molteplici significati politici, strategici, programmatici e tattici nella tragica attualità di un paese devastato dal governo di tradimento nazionale e da suoi soci corporativo-repressivi (includendo il crimine organizzato), il corso impartito da indigeni delle diverse etnie che formano i governi autonomi zapatisti costituisce un appello urgente alla coscienza nazionale, agli uomini e alle donne con dignità e interezza ad organizzarsi, resistere e lottare per un mondo migliore dove si comandi ubbidendo ai popoli a partire da sette principi: 1. Servire e non servirsi. 2. Rappresentare e non sostituire. 3. Costruire e non distruggere. 4. Ubbidire e non comandare. 5. Proporre e non imporre. 6. Convincere e non vincere. 7. Scendere e non salire; e sulla base della massima etica che guida l’EZLN: Per tutti, tutto, per noi, niente, è questo il codice di condotta opposto a quello con cui agisce la classe politica messicana.
In questa settimana memorabile, accompagnati dal nostro Votán, il tutore o cuore-guardiano del popolo e della terra, e dei nostri libri di testo di lettura-consultazione-discussione, noi allievi ci siamo addentrati nello studio della storia del governo autonomo. Si sono ricordati gli anni difficili della clandestinità, con l’arrivo delle Forze di Liberazione Nazionale nella selva Lacandona, il 17 novembre 1983; i 10 anni di preparazione che precedono la dichiarazione di guerra; il processo lento ma diffuso di presa di coscienza sul ruolo da giocare quando ogni tanto sorgono uomini e donne che pensano agli altri, che si ribellano per esigere terra e libertà.

Si è ricordato l’insediamento dei 38 municipi autonomi ribelli zapatisti (Marez), una volta consumato l’inadempimento degli accordi di San Andrés e, successivamente, i maestri e le maestre hanno descritto le condizioni ed i problemi che hanno portato alla creazione delle cinque giunte di buon governo, l’8 agosto 2003. Noi allievi abbiamo imparato come si organizza il governo negli ambiti comunitari, municipali e zonali. Con giri linguistici ed una grande capacità di sintesi e concettualizzazione, i nostri mentori hanno illustrato il percorso di costruzione e rinvigorimento della loro autonomia attraverso la pratica collettiva di uomini, donne, bambini ed anziani, con successi ed errori, scartando quello che non funziona e cambiando il necessario. Se qualcosa viene male, noi lo miglioriamo, sono passati solo 19 anni da quando abbiamo cominciato a costruire la nostra autonomia, contro 520 anni di oppressione!

Nella conduzione, partecipazione e contenuto tematico del corso, si sono evidenziate le conquiste delle donne nei governi autonomi, nelle commissioni di educazione, salute, progetti produttivi, nei cambiamenti nella quotidianità, nei lavori domestici e nella cura dei figli, come nello sport e negli eventi pubblici. Anche qui le maestre hanno ricordato come nella clandestinità sia iniziata l’integrazione delle donne nelle milizie, nelle file degli insorti, rendendo manifesto la parità di genere attuale nei tre livelli di governo. I maschilisti, ce ne sono, si scontrano ora con le autorità autonome, con le assemblee e col diritto delle donne di denunciare qualunque maltrattamento. Se la donna ricopre un incarico, il compagno deve prendersi cura dei figli, cucinare, fare il bucato, mi diceva il mio Votán.

Un altro tema importante delle lezioni è stato la resistenza, perché il malgoverno non ha lasciato in pace gli zapatisti un solo giorno. Sanno bene che i media sono potenti strumenti di propaganda che mentono sempre; per questo hanno creato i propri mezzi di comunicazione. 

Definiscono i partiti politici di ogni colore come strumenti di divisione e manipolazione che promuovono gli attacchi contro i popoli zapatisti ed i loro governi. Ma in questo conflitto gli zapatisti adottano una politica di non scontro che è tornata a loro beneficio: abbiamo cercato di non alterarci per evitare la violenza. Non alterandoci, ne siamo usciti vincitori. Con la nostra pazienza, siamo riusciti a risolvere molti problemi. La nostra forza è la nostra organizzazione, senza aggredire chi ci fa del male. I maestri raccontano che i fratelli dei partiti sono diventati dipendenti da aiuti e programmi governativi, che abbandonano i lavori produttivi e vendono la terra, mentre gli zapatisti, in maniera collettiva, lavorano nei terreni recuperati e contano sulle proprie risorse e risparmi. Paradossalmente, molti aderenti ai partiti finiscono per chiedere aiuto agli zapatisti, vengono nelle loro cliniche, dove li trattano come esseri umani, e ricorrono ai loro governi per l’applicazione della giustizia e risoluzione rapida dei conflitti. La resistenza ci ha dato ci ha dato la forza di costruire l’autonomia. Dal 1994 il malgoverno ci ha sempre attaccato; ha tentato tutti i modi per attaccarci, ma oggi, siamo qui! Fa la sua politica e noi ci organizziamo e lottiamo per tutti. Così, i nostri educatori ci hanno mostrato come resistono nell’ambito ideologico, economico,  politico, culturale, che è il modo di vivere; hanno dimostrato che né eserciti né paramilitari hanno impedito lo sviluppo delle loro autonomie”. 

Sono stati trattati molti altri argomenti, tutti con profondità, senso dell’umorismo e franchezza, con orgoglio per le conquiste, ma con modestia. Al termine del corso è arrivato il momento di salutare maestr@ e Votán, con un nodo alla gola e pianto aperto di molti. Per gli egresados della escuelita, il mondo non potrà più essere lo stesso.