martedì 10 maggio 2011

Primavera tunisina - Ancora rivolta!


Ancora rivolta!Aggiornamenti da Tunisi, dopo gli scontri degli ultimi giorni

di Fabio Merone

Il nostro articolo doveva concludersi qui [il riferimento è ai due precedenti articoli], ma la cronaca ci impone un urgente aggiornamento dei fatti. Mentre scrivo, nel centro di Tunisi c’é ancora tensione, e circa un migliaio di ragazzi sono faccia a faccia ad un cordone di polizia. I giovani della rivoluzione sono tornati a scendere in piazza.
Il venerdi 6 maggio, anziché trovare i salafiti sull’avenue Bourghiba (come ormai da appuntamento abituale), un piccolo corteo di ragazzi giovani e giovanissimi, occupano i gradoni del teatro e cantano slogan a meta tra tifo da stadio e slogan rivoluzionari. Nel momento di massima affluenza arriveranno forse ad un migliaio, ma l’intervento violento della polizia, sullo sfondo della tensione politica, trasforma questa giornata nell’inizio di un sollevamento dei quartieri popolari del centro e della periferia (El Kram, Intilaka, La Goulette): gli stessi che si erano sollevati nelle giornate che hanno preceduto la fuga di Ben Ali.

Benché il giorno stesso il governo provvisorio annunci l’approvazione finale del decreto sulla legge elettorale, dando un segnale politico di avanzamento rispetto allo stallo creatosi, il mercoledi precedente (4 maggio) l’ex ministro degli Interni, Farhat Rajhi, silurato dall’attuale primo ministro, gia’ eroe dei ‘ragazzi della rete’, rilascia delle dichiarazioni sconcertanti diffuse proprio su una delle pagine di facebook. Denuncia l’esistenza di un governo ombra che detta, da dietro le quinte, l’agenda politica. Addirittura dice a chiare lettere che c’é un piano di colpo di stato pronto ad essere realizzato qualora Ennahdha (partito islamista moderato) vincesse le elezioni. Accuse gravissime che riflettono il pensiero di molta gente comune, e di cui si sente parlare spesso e volentieri, in strada e nei caffé. Ma detto da un ex ministro degli Interni, nonché attuale membro della commissione per i diritti umani, ha l’effetto di una bomba politica. Farhat Rajhi, travolto dalle reazioni ufficiali (le piu pesanti delle quali sono quelle dell’esercito che deferiscono l’ex ministro davanti la magistratura) ritrattera in parte chiedendo scusa e prendendosela con quei ragazzi di facebook che lo avrebbero ingannato facendolo parlare in maniera informale senza che cio sottintendesse la diffusione del video.Ma il dado é tratto. La bomba politica esplode in mezzo alle strade del paese.
Il resto lo fa la polizia, schierando un apparato di sicurezza nell’Av. Bourghiba degno di un colpo di stato piuttosto che di mantenimento dell’ordine, soprattutto se ‘i facinorosi’ presunti, sono al massimo un migliaio di ragazzini agitati ma essenzialmente pacifici. Camionette della polizia schierate intorno ai marciapiedi a chiudere le vie di fuga, centinaia di poliziotti a volto coperto, con i cani o sopra le moto. Basta uno di essi che grida al megafono dicendo: o vi disperdete da soli o ci pensiamo noi. E via. L’ordine é dato ed incomincia la mattanza. Non verra’ risparmiato nessuno; né giornalisti, né passanti, né donne né bambini. Una rincorsa alla cieca a tutto cio che si muove fino alle artierie piu interne del centro. La cosa sconvolgente é che, in serata, dopo aver dichiarato il coprifuoco, ancora in vigore nel momento in cui scrivo, il respondabile del dipartimento della sicurezza del Ministero, dira’ nella maniera piu candida possibile che questo é il modo in cui sono abituati ad agire. Bisogna fare uno sforzo per formarli al nuovo quadro politico. Si scusa e ci chiede di avere pazienza.
Ci sia stato o no un ordine di agire in questo modo, l’effetto politico é disastroso. I quartieri popolari del centro, e poi quelli della periferia, come detto, si solleveranno e terranno testa alla polizia per due giorni e due notti. Proprio come é successo nelle giornate del 13 e del 14 gennaio (i due giorni di sollevamento di Tunisi prima della fuga del dittatore).
Incredibile, questo dimostra a ritroso, come un sistema di potere debole, si senta minacciato da tumulti giovanali, grosso modo non armati. Soprattutto se la polizia, anziché gestire, entra nello scontro, creando una reazione all’infinito. Questo é quello che era successo in Tunisia durante le giornate che avevano fatto cadere il regime.
Gia’ ieri, domenica 8 maggio, la polizia ha mostrato di aver imparato la lezione, e si é comportata in maniera difensiva. In serata é intervenuto il primo ministro che ha smentito nella maniera piu categorica l’esistenza di un qualunque complotto. Tra le altre cose ha annunciato l’approvazione del decreto legge sul codice elettorale e la possibilita’ che le elezioni del 24 luglio siano posticipate. Le reazioni al discorso del presidente non sono ancora chiare. Intanto c’é bisogno di una via di uscita politica. Riuscira’ questo governo a sopravvivere ai tumulti? In parte dipendera dalla volonta’ dei partiti politici che potrebbero dargli un appoggio temendo il disordine generalizzato.
Intanto a Tunisi é diventato difficile esprimere il dissenso in piazza. Da un lato perché ci sono frange violente che approfittano ogni qual volta si crea un vuoto di potere; dall’altro sono stati chiusi i principali luoghi di manifestazione. E’ probabile che se la piazza della Casbah fosse ancora accessibile, i ragazzi di facebook l’avrebbero riempita di nuovo. L’av Bourghiba é l’unico sfogo, ma limitato allo spazio davanti al teatro, per cui é tecnicamente impossibile sfilare.
La giovane democrazia tunisina non é riuscita ancora a trovare una mediazione tra la legittima necessita’ di esprimere la conflittualita’ (anche attraverso manifestazioni pacifiche) e la necessita di produrre un processo politico lineare e stabile.