mercoledì 28 novembre 2012

Egitto - La rabbia del Cairo non si ferma


Piazza Tahrir si riempie di nuovo, questa volta in protesta contro il presidente Morsi. Decine di migliaia hanno affollato le strade della capitale
Fortissime anche ieri le proteste contro il giro di vite attuato da Morsi. Tre cortei nel centro della capitale sono confluiti in Piazza Tahir, ad Alessandria ci sono stati scontri con i sostenitori del Governo e a Mahalla, nel Delta, ci sono stati gravi incidenti.
Le opposizioni denunciano come il decreto del Presidente, non a caso emanato dopo essersi accreditato anche internazionalmente con la mediazione su Gaza, che accentra i poteri nelle sue mani, si configura come un golpe strisciante. Le piazze piene, soprattutto di giovani attestano come la transizione in Egitto sia un processo tutto da definire ed anche che il vento di libertà della primavera araba non ha ancora smesso di alimentare la protesta.
Tahrir, il «giorno dei milioni»
 La piazza fa il dissenso.Lo sanno bene gli attivisti egiziani. Sono le strade a formare le coscienze di chi si oppone a imposizioni autoritarie. Ed è tanto più vero dopo la manifestazioni di ieri, nella grande protesta contro il decreto presidenziale: la dichiarazione pigliatutto di Morsi che ha spaccato il paese. Tra i vicoli dei centri urbani, così come nelle campagne del Delta del Nilo, è montato il risentimento contro chi nulla concede alla piazza. Se le riforme costituzionali di Mubarak erano opposte da un timido dissenso, le decisioni del presidente «rivoluzionario» sono sottoposte al vaglio delle strade e non ci sono sconti.
Migliaia di manifestanti si sono raccolti ieri a Tahrir partendo da vari punti della città. Decine di partiti e movimenti della società civile hanno partecipato alle manifestazioni: Khaled Ali, l'unico candidato comunista alle passate elezioni presidenziali, è arrivato in piazza guidando un corteo che è partito nell'area industriale e operaia del nord del Cairo. «Pane, libertà, abbasso l'Assemblea costituente», urlavano questi attivisti. Altri più avanti gridavano: «Loro (i Fratelli musulmani, ndr) dicono che siamo una minoranza, noi facciamo la marcia dei milioni».
I giovani del movimento 6 aprile e i socialisti del Tagammu si sono incontrati nel pomeriggio intorno alla moschea Fatah, nel centro della città, per iniziare la loro marcia verso Tahrir. Sugli striscioni si leggevano dure frasi di opposizione alla dichiarazione costituzionale. I liberali si sono dati appuntamento invece nei pressi dell'università di Ayn Shamps insieme a decine di studenti. L'esponente del partito degli egiziani liberi, Mohamed al-Koumy, ha detto: «costringeremo il regime alle dimissioni, ci prepariamo ad un sit-in e allo sciopero generale». Durante la marcia verso Tahrir, è arrivata la notizia della morte di Fathy Gharib. Il sessantenne è stato ucciso dopo aver respirato gas lacrimogeni negli attacchi contro i manifestanti che hanno avuto luogo la mattina di martedì avanti al ministero dell'interno in via Sheykh Rihan al Cairo. «Morsi è Mubarak. Anche lui ordina di sparare contro la folla», ha detto Mohamed Shaaban, un avvocato che prendeva parte al corteo. Tuttavia, gli islamisti hanno negato ogni responsabilità nelle violenze. «Le forze dell'ordine - ha fatto sapere, Usama Ismail, dirigente del ministero degli interni - hanno in dotazione solo gas lacrimogeni e le direttive del ministro sono per la massima moderazione».
In piazza Tahrir, sono arrivati anche i leader laici da Amr Moussa a Mohammed el-Baradei. Hanno preso parte alle manifestazioni la quasi totalità dei giudici e dei pubblici ministeri egiziani. Mentre si teneva una riunione straordinaria del consiglio della magistratura per valutare il prossimo passo nell'opposizione al decreto. «Ha più poteri lui (Morsi, ndr) di un faraone, è una presa in giro della rivoluzione che lo ha portato al potere», ha insistito Mohammed el-Baradei. Il leader liberale ha difeso poi tutti i politici (30 su 100) che si sono ritirati dall'Assemblea costituente in segno di protesta contro il decreto Morsi. «Temiamo che i Fratelli musulmani vogliano far passare un documento che marginalizzi i diritti delle donne e delle minoranze religiose», ha accusato el-Baradei. Tra la folla di Tahrir, c'era anche il presidente della giuria del festival internazionale del cinema del Cairo, Marco Muller. L'apertura del festival è stata spostata a oggi a causa delle proteste, ma molti cineasti egiziani hanno deciso di ritirare i loro film in segno di critica verso la decisione del presidente.
Manifestazioni simili a quella del Cairo si sono svolte a Suez, Luxor, Beni Suif e nelle città del Delta. A Tanta e Mahalla ci sono stati scontri fra sostenitori dei Fratelli musulmani e oppositori di Morsi. Secondo testimoni, nel governatorato di Gharbeya un fitto lancio di bottiglie incendiarie ha reso lo scontro cruento, causando decine di feriti. Tranne alcuni giovani del movimento, sostenuti dal vicepresidente del movimento Essam el-Arian, i Fratelli musulmani non sono scesi in piazza e hanno sminuito la portata delle proteste. Ma la piazza ha fatto la sua parte e ha motivato gli egiziani a non arrendersi ad un nuovo autoritarismo.

Nuove proteste a Piazza Tahrir
Decine di migliaia di persone stanno di nuovo protestando al Cairo contro le riforme approvate il 22 novembre dal presidente egiziano Mohamed Morsi. I manifestanti, riuniti in piazza Tahrir, accusano il presidente e il suo partito, i Fratelli musulmani, di aver tradito la rivoluzione dello scorso anno.
Violente proteste erano già scoppiate il 23 novembre, riempiendo il centro della capitale egiziana. La polizia ha reagito sparando dei lacrimogeni e un uomo è morto per un attacco di cuore dopo aver respirato il gas. Il popolo contesta il decreto costituzionale di Morsi, che estende i poteri del presidente impedendo a qualsiasi tribunale di contrapporsi alle sue decisioni. Una riforma che di fatto lo sottrae al potere di controllo della magistratura.
“Non vogliamo una nuova dittatura. Il regime di Mubarak era una dittatura. Abbiamo fatto una rivoluzione per ottenere giustizia e libertà”, ha dichiarato un manifestante. Le proteste sono in corso anche ad Alessandria d’Egitto. Il resoconto della Bbc.
“Non esistono dittatori temporanei. Tutte le leggi autoritarie vengono imposte con la pretesa che siano temporanee, ma alla fine prendono il potere per sempre. Se permetti a un dittatore di sospendere la legge per un giorno, sarà un dittatore per sempre”, ha commentato lo scrittore Alaa al Aswany. Il link all’articolo completo, in arabo.