mercoledì 3 ottobre 2012

Spagna - Le prossime mobilitazioni del mese di ottobre


Un mese denso di iniziative in Spagna contro i tagli e le politiche del governo.
Dopo le mobilitazioni intorno al Parlamento del 25 settembre, sabato scorso nell'assemblea che si è svolta durante l'iniziativa Rodea el Congreso si è deciso di tornare davanti al Parlamento. Una opzione è quella di tornarci il 13 ottobre.
Per il 13 ottobre è stata lanciata da http://www.globalnoise.net/una giornata di cazerolazo in vari luoghi, a livello internazionale.
A Madrid si scenderà in piazza con una manifestazione "No debemos, no pagamos" che partirà da sotto la sede dell'UE fino al Parlamento.
Intanto oggi la Cumbre Social, formata da 150 organizzazioni sociali, sindacali e politiche e nata a luglio su spinta delle CC OO e della  UGT, ha annunciato nuove mobilitazioni contro la finanziaria e, nel confermare la manifestazione del 7 ottobre e la proposta di referendum, ha dichiarato che si sta valutando la possibilità di indire lo sciopero generale durante la discussione parlamentare sulla finanziaria.
La CGT intanto ha confermato la sua proposta di sciopero per il 31 ottobre.
Video del 29 settembre durante l'iniziativa davanti al Parlamento

Russia - Pussy Riot processo d'appello rinviato al 10 ottobre

Il tribunale di Mosca ha rinviato al 10 ottobre il processo di appello per le tre attiviste della band punk russa Pussy Riot, dopo che una di loro ha licenziato i propri avvocati. Yekaterina Samutsevich ha annunciato all'inizio dell'udienza di aver rifiutato i servizi dei suoi tre legali a causa di un disaccordo. Mark Feigin, altro legale della difesa, ha dichiarato:"La corte non è indipendente e immaginare che prenda una decisione basata sulla legge è pura fantasia". Anche Violetta Volkova, avvocato delle Pussy Riot, non nutre grandi speranze nel processo d'appello: "Nella situazione politica attuale in Russia - dice - non ci possiamo aspettare una sentenza legale". " Ma non si sa mai - aggiunge - si può sempre sperare nel buon senso".
La Chiesa ortodossa russa ha affermato che le ragazze meriterebbero clemenza se si scusassero per quello che hanno fatto. Il portavoce della Chiesa Vladimir Legoida però sembrava parlare della giustizia 'divina':"La Chiesa desidera ardentemente il pentimento di chi ha violato un luogo sacro certamente farebbe del bene alle loro anime. Se dalle loro parole trasparisse il rimorso vorremmo che non passasse inosservato, e che chi ha violato la legge avesse la possibilità di redimersi"
La dichiarazione è seguita ai commenti del primo ministro Dmitry Medvedev, secondo cui trattenere le artiste ulteriormente in carcere sarebbe "inutile".
La vicenda delle Pussy Riot ha visto pronunciamenti in tutto il mondo per la loro liberazione, compresi quelli di star della musica internazionale. Si sono svolte centinaia di iniziative in cui attivisti di ogni continente, prendendo i passamontagna colorati delle Pussy Riot, come simbolo hanno manifestato per la loro liberazione e a sostegno di una protesta che, mettendo in gioco il proprio corpo e la creatività, sfida il potere.
Anche nella giornata del 1 ottobre si sono svolte azioni per chiederne la liberazione. Adesso si aspetta la decisione del 10 ottobre mentre continua la richiesta chiara e semplice che le ragazze vengano liberate. 
Video per le iniziative del 1 ottobre
Per seguire le iniziate per la libertà delle Pussy Riot

lunedì 1 ottobre 2012

Messico - Le Basi di Appoggio zapatiste non si disperano

Noi che abbiamo combattuto sappiamo riconoscere il passo di ciò che si sta preparando e avvicinando.
I segnali di guerra all’orizzonte sono chiari: la guerra, come la paura, ha odore.
E già ora si comincia a respirare il suo fetido odore nelle nostre terre.
(Subcomandante Insurgente Marcos, dicembre 2007).

Le e gli zapatisti recentemente aggrediti dai gruppi paramilitari parlano degli attacchi, la fuga dalle loro comunità, le condizioni estreme nelle quali si trovano.


"Torneremo a lavorare per resistere e vivere"
San Marcos, Chiapas. “Eravamo già intirizzite di paura quando arrivammo qui, non sentivamo i nostri corpi, sentii che c’era una tigre dietro me, mi persi, ero spaventata, mi sentivo già all'altro mondo", racconta Lucía, base di appoggio zapatista ospitata ora nella comunità di San Marcos, dove arrivò, insieme alle sue compagne, fuggendo dalla violenza con la quale i paramilitari della gruppo Paz y Justicia devastano la comunità Comandante Abel.
Alla fine della lunga valle che si estende da Sabanilla verso Tabasco si trova la comunità autonoma zapatista di San Marcos, da un lato del fiume che si attraversa con un ponte-amaca. Qui un gruppo di donne ed autorità della comunità ricevono la Carovana di Solidarietà e Documentazione che è arrivata a raccogliere testimonianze. La solidarietà di queste famiglie ha permesso di accogliere le sgomberate della comunità Comandante Abel, nonostante abbiano dovuto utilizzare la scuola dei bambini per il loro rifugio, e condividere il loro mais che di per sé è scarso. Quattro donne e due membri della Giunta di Buon Governo raccontano qui le loro storie con gli e le componenti di questo gruppo di osservazione.
Dall'esilio, Lucia ed Elvira raccontano che quell'otto settembre non ce la facevano più dalla paura, temevano per la vita delle loro famiglie, e sentivano che oramai non potevano più dare sicurezza ai bambini. Uscirono fuggendo per un burrone. Dopo avere dormito una notte sotto alle liane, corsero fino all'unico posto che sentivano sicuro in una zona dominata fin dal 1995 dai paramilitare organizzati sotto la bandiera di Paz y Justicia, soldati ed elementi corrotti della Sicurezza Pubblica.

Sudafrica - Video messaggio in appoggio a l@s zapatistas

Eco Mondiale in Apoggio a l@s Zapatistas



Con un nuovo e poderoso video messaggio, Zodwa e Mnikelo, membri del movimento a base comunitaria più grande delSudafrica, l'Abahlali base Mjondolo (Movimento degli Abitanti delle Case di Cartone), inviano parole di speranza e solidarietà del corazón alle molte comunità zapatiste che in questo momento stanno soffrendo una feroce repressione da parte del governo del Messico, al prigioniero politico zapatista Francisco Sántiz López, alle donne zapatiste come anche a tutte le donne del mondo. Dalla sua fondazione nel 2005, il Movimento degli Abitanti delle Case di Cartone ha subito gli effetti della repressione sulla propria carne, sopportando attacchi costanti, sfollamenti forzati, arresti arbitrari, distruzione di beni e anche morti, repressione articolata da elementi del governo localeRiflettendo su queste esperienze, i nostri compagni e le nostre compagne del Sudafrica affermano che si deve andare avanti uniti/e e decisi/e verso le nostre metee che è necessario renderci conto del fatto che tutte le nostre lotte si basano in una sola, poiché la meta principale della repressione è quella di distruggere i nostri vincoli come movimenti e comunità. 
Da parte del Movimiento por Justicia del BarrioLa Otra CampañaNewYork, è una gioia poter condividere con voi questo video messaggio. Vi chiediamo di farlo volare da tutte le parti. Muchas gracias.

Per appoggiare la campaña “Eco Mundial,” e per informarsi sulla situazione:
1.    Scrivere a:
laotranuevayork@yahoo.com
2.    Date un'occhiata al sito web della campagna “Echo Mundial en Apoyo a l@s Zapatistas”:

http://sanmarcosaviles.wordpress.com/
(nel sito, c'è la traduzione in italiano - come anche in altre lingue - della maggioranza dei messaggi, delle informazioni sui fatti, del progredire della campagna, delle adesioni e proposte, ecc.)

India - 50 milioni in piazza contro l’invasione degli Ipermercati


di Davide Ettorre
Cinquanta milioni di indiani sono scesi in strada per dimostrare la loro contrarietà alla proposta di riforma del governo che, di fatto, aprirebbe il settore della grande distribuzione organizzata alle multinazionali straniere.
Si tratta di una questione particolarmente complessa, da tempo oggetto di aspre polemiche nella nazione asiatica. 
La riforma del commercio era già stata avanzata lo scorso anno, nel dicembre 2011, ma era poi stata bloccata dai partiti di opposizione e dalle proteste popolari.
La proposta prevede che le grandi multinazionali possano acquisire fino al 49% dei principali centri di distribuzione e che possano, quindi, vendere direttamente ai consumatori indiani, cambiando radicalmente il sistema attuale dove tali centri erano in mano ai piccoli commercianti al dettaglio.

Desinformémonos del lunedì


Reportajes México

Marcela Salas Cassani

Sergio Adrián Castro Bibriesca

Colectivo Contra la Tortura y la Impunidad

Colectivo en Defensa del Desierto de Chihuahua
  
Reportajes Internacional

giovedì 27 settembre 2012

Messico - Gli zapatisti non sono soli!


Mobilitazione internazionale in solidarietà alle basi di appoggio zapatiste


A seguito degli episodi di violenza denunciati negli ultimi mesi dalle Giunte del Buon Governo zapatiste, con gli attacchi a comunità autonome da parte di paramilitari, come nel caso del gruppo Paz y Justicia nella zona di Roberto Barrios, o il gruppo ORCAO nella zona di Morelia, la Rete contro la repressione e per la solidarietà dell'Altra Campagna lancia una mobilitaizone internazionale, in solidarietà alle basi di appoggio zapatiste sotto attacco, e in sostegno all'autonomia zapatista.
Di seguito il testo dell'appello:
GLI ZAPATISTI NON SONO SOLI!
TUTTI E TUTTE A PARTECIPARE ALLA GIORNATA NAZIONALE E INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETA' CON LE BASI D'APPOGGIO ZAPATISTE
IL 30 DI SETTEMBRE, AZIONI DISLOCATE.
Nell'ultimo mese le basi d'appoggio dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale hanno denunciato attacchi al loro processo di autonomia. Gruppi paramilitari come la ORCAO e Paz y Justicia hanno intensificato i loro attacchi, i quali vanno oltre le minacce e invasioni del territorio zapatista; nell'ultimo mese ci sono stati attacchi diretti con armi da fuoco.

Nella comunità Comandante Abel, appartenente alla Zona Nord, del Caracol V (Roberto Barrios), la situazione diventa ogni giorno più critica. Come conseguenza di questi episodi ci sono già sfollati e desaparecidos; nei terreni invasi, gli aggressori hanno cominciato a costruire le loro case.

La Giunta del Buon Governo della Zona Nord e la comunità Comandante Abel
hanno cercato, in altre occasioni, per mezzo del dialogo e l'accordo, di trovare una soluzione politica e pacifica a questi conflitti; la risposta del mal governo è stata una serie di provocazioni.
Si tratta di una guerra di controinsurgenza contro le comunità che si rifiutano di accettare le elemosine del mal governo, e che costruiscono dignitosamente e in maniera autonoma le proprie scuole, cliniche, lavori e forme di governo, che resistono contro il capitalismo e ricreano quotidianamente una cultura rispettosa dell'essere umano e la natura.

E' una strategia dello stato per cercare di impedire che il progetto politico, economico e sociale delle comunità zapatiste si consolidi e cresca; esse hanno dimostrato che è possibile organizzarsi, governarsi e produrre autonomamente, senza aver bisogno di partiti politici, imprenditori o governi corrotti, che è possibile costruire un mondo dove il popolo comandi, nel quale non ci siano più i quattro pilastri del capitalismo: spoliazione, sfruttamento, disprezzo e repressione.
E' possibile, cioè, organizzarsi in basso a sinistra, per produrre quello di cui la gente necessita, per fare in modo che il lavoro, l'educazione, l'alimentazione, l'abitazione, la salute, l'indipendenza, la libertà, la democrazia, la giustizia, siano per tutti.

Nelle comunità zapatiste si costruisce da alcuni anni, poco a poco, passo dopo passo, questo mondo molto diverso, ed ognuna di queste necessità hanno cominciato ad essere possibili per tutti. La guerra controinsurgente cerca di impedirlo.
Facciamo appello alle persone, collettivi e organizzazioni in basso a sinistra a vigilare su questa situazione e a solidarizzare rispondendo all'appello per il sostegno economico.

Per quanto detto, all'interno della campagna “Mille rabbie, un solo Cuore. Viva le Comunità Zapatiste!” convochiamo tutti i nostri compagni e compagne dell'Altra Campagna, della Zezta Internazcional, in particolare quelli che fanno parte della Rete Contro la Repressione e per la Solidarietà perchè, secondo le proprie forme ed i propri modi, ci mobilitiamo questo 30 settembre nei nostri luoghi per chiedere la cessazione degli attacchi alle Basi d'appoggio zapatiste e per il rispetto delle loro Autonomie.

CHE SI ASCOLTI FORTE:
GLI ZAPATISTI NON SONO SOLI!
Fraternamente.
Contro la spoliazione e la repressione, la Solidarietà!
Collettivi, Organizzazioni ed Aderenti all'Altra Campagna
Rete Contro la Repressione e per la Solidarietà (RvsR)
Leggi l'appello completo su Enlace Zapatista

lunedì 24 settembre 2012

Desinformémonos del lunedì

Reporte Especial  desde Chiapas
Espacio de Lucha Contra el Olvido y la Represión, de la Red contra la Represión y por la Solidaridad Chiapas.
Fotos: Caravana de Solidaridad y Documentación a Comandante Abel

Caravana de Solidaridad y Documentación a Comandante Abel

Reportajes México
Arthur Lorot
Oscar Alzaga
Arthur Lorot
Krizna/ Taller de periodismo Aquiles Baeza.

Reportajes Internacional
Manuel Rozental
Spensy Pimentel
Traducción: César Ortega/Cooperativa Correcaminos
Fotos de Aty Guasu
María M. Delgado
Sergio Adrián Castro Bibriesca
Julio Enrique Cortés
Sara Porras

Los Nadies
Testimonio recogido en California, Estados Unidos por David Bacon
Traducción: Sofía Sánchez
Fotoreportaje
Fotos: Timo y COMPPA
Texto: COMPPA
Música: Garifuna, “Umalali Mérua”
Producción: Desinformémonos
Video
Realización: Andalusia Knoll

domenica 23 settembre 2012

Messico - Attacchi dei paramilitari alle comunità zapatiste

di Gloria Muñoz Ramírez
Il recente attacco armato contro la comunità Comandante Abel, formata da basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) nella zona nord del Chiapas, è parte della ripresa flagrante del gruppo paramilitare Paz y Justicia, sostenuto dal 1995 dai governi di turno, tanto statali come federali, quando fu riconfigurata la mappa della militarizzazione e paramilitarizzazione dello stato, allo scopo di annichilire la resistenza e l’autonomia dei popoli zapatisti.
È importante segnalare che frange importanti di questo gruppo, nato con la copertura, finanziamenti e addestramento del PRI, dell’esercito e dei governi, e che ha cambiato nome o inventato nuove sigle per la sua visibilità, fanno ora parte del Partito Verde Ecologista che fa parte dell’alleanza politica con la quale assumerà il potere il prossimo governatore, Manuel Velasco Coello.
Nonostante le numerose prove della violenza estrema perpetrata da Paz y Justicia, questo gruppo è sempre esistito ed i suoi membri non sono mai stati disarmati, benché alcuni dei suoi leader abbiano varcato i cancelli della prigione agli inizi dello scorso decennio (e non come paramilitari, ma per reati comuni).
Paz y Justicia è nato nella zona nord del Chiapas, nella regione ch’ol, e tra il 1995 ed il 2000, secondo un rapporto del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba), la sua attività violenta, appoggiata dall’esercito e dalla polizia, ha provocato migliaia di profughi e decine di desaparecidos, torturati e giustiziati.
Presente nei municipi di Tila, Tumbalá, Sabanilla, Yajalón e Salto de Agua, Paz y Justicia per qualche anno ha mantenuto un relativo basso profilo, ma non è mai stato disattivato. In questo contesto si iscrivono le aggressioni alla comunità zapatista di San Patricio, fondata nel 1995 dentro il municipio autonomo La Dignidad, caracol di Roberto Barrios, su terre recuperate con la sollevazione del 1994.
A causa delle costanti aggressioni, la resistenza zapatista, nel maggio scorso, ha trasferito le basi di appoggio in un’altra proprietà vicina, chiamando il nuovo villaggio Comandante Abel, e la persecuzione armata di Paz y Justicia è arrivata anche lì.
Considerando che si continua a resistere e parallelamente si sta costruendo uno spazio di dignità e ribelle da parte delle basi di appoggio zapatiste, si è aperta una campagna di raccolta di cibo e fondi a San Cristóbal de las Casas. Le persone o le organizzazioni che vivono in altre geografie e vogliono dare il proprio aiuto possono scrivere alla casella di posta elettronica: elcor.chiapas@gmail.com.


(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

venerdì 21 settembre 2012

Palestina - Ergastolo per gli assassini di Vik


Carcere a vita e lavori forzati ai due esecutori, 10 anni all'ex amico del pacifista
Giustizia è fatta, commenterà qualcuno. Che amarezza però. Ci sarebbe più di un motivo per essere soddisfatti. Gli imputati sono stati condannati per il delitto che avevano confessato eppure la tristezza è tanta in queste ore. Nessuna condanna potrà ridarci Vik. Neppure quella severa inflitta ieri dalla corte militare di Gaza city ai quattro giovani palestinesi accusati del sequestro e dell'omicidio del giovane attivista e giornalista che, come nessuno nella sinistra italiana di questi ultimi anni, aveva saputo attirare tanta attenzione verso la causa dei palestinesi di Gaza. Il pensiero corre in queste ore alla madre e alla sorella di Vittorio. Come hanno accolto la sentenza, ci chiediamo. Due donne che con fermezza e dignità, nel rispetto degli ideali di Vik, si erano subito espresse contro la condanna a morte degli assassini. «Vogliamo giustizia» non vendetta scrissero in una lettera inviata ai famigliari degli imputati che imploravano clemenza.
I giudici ieri hanno inflitto il carcere a vita e un periodo di lavori forzati a Mahmud Salfiti e Tamer Hasasna, due esecutori materiali del sequestro ideato assieme al giordano Abdel Rahman Breizat e al palestinese Bilal Omari, entrambi rimasti uccisi in un conflitto a fuoco con la polizia di Hamas. Ad un anno di carcere è stato condannato Amr al Ghoula, il fiancheggiatore che aiutò tre membri del gruppo a nascondersi dopo l'assassinio. Al Ghoula è già a piede libero da mesi.
Dieci anni di prigione dovrà scontare Khader Jiram, vigile del fuoco e amico di Vittorio Arrigoni, accusato di aver fornito informazioni decisive ai killer sui movimenti dell'italiano a Gaza. Questa condanna se da un lato può apparire adeguata al reato commesso da Jram - che non ha preso parte diretta al rapimento e all'assassinio - dall'altro provoca tanta rabbia. Jram a ben guardare è il più colpevole di tutti perché conosceva Vik che lo aveva anche citato in uno dei suoi racconti, dopo un attacco aereo alla stazione dei vigili del fuoco sul lungomare di Gaza city. Jram avrebbe dovuto respingere la richiesta di Hasasna di «tenere d'occhio» l'italiano per capirne i movimenti e le abitudini. Si prestò invece all'organizzazione di un crimine contro un attivista impegnato a diffondere le ragioni dei palestinesi sotto occupazione, che quotidianamente andava nei campi coltivati della «zona cuscinetto» per proteggere, con la sua sola presenza, i contadini dagli spari israeliani. Un giovane coraggioso che aveva passato mesi assieme ai pescatori di Gaza tenuti sotto tiro dalla Marina militare israeliana. Durante l'interrogatorio Jram spiegò agli investigatori di aver accettato di seguire i movimenti di Vittorio «perché non poteva respingere l'insistenza di Hasasna». E per quella insistenza ha tradito e fatto uccidere un amico. Certo anche Bilal Omari, che pure conosceva Vittorio, merita disprezzo ma lui ha pagato con la vita il crimine che ha commesso.
Vittorio fu rapito da una cellula del gruppo qaedista Tawhid wal Jihad, rivale di Hamas, la sera del 13 aprile 2011. Abdel Rahman Breizat, il capo della cellula, sperava di convincere il governo di Hamas a rilasciare un leader salafita, Hisham al-Saidni, un teorico del salafismo jihadista arrestato a Gaza qualche settimana prima. Vik fu mostrato il giorno successivo bendato e gravemente ferito alla testa in un video postato in internet dai sequestratori. Nelle ore successive la polizia fu in grado di inviduare la casa dove l'italiano veniva tenuto ostaggio ma prima che le forze speciali di Hamas facessero irruzione nell'appartamento a nord di Gaza, i rapitori uccisero Vittorio, peraltro ben prima dello scadere dell'ultimatum fissato per il rilascio di Saidni. Hasasna e Jmar furono arrestati subito. Breizat, Omari e Salfiti provano a fuggire ma furono individuati in un appartamento di Nusseirat dalla polizia. Dopo un lungo assedio Breizat e Omari morirono in uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza dai contorni mai chiariti del tutto. Salfiti, rimasto ferito ad una gamba, fu arrestato e incarcerato. Saidni è stato recentemente liberato senza imputazioni dopo essersi impegnato a non disturbare l'ordine pubblico, ha annunciato Hamas. Il gruppo Tawhid wal Jihad non ha ancora commentato la sentenza.
La severa condanna per due dei quattro imputati ha parzialmente legittimato le autorità giudiziare di Gaza, dopo un processo zoppicante, segnato da udienze brevissime e da rinvii inattesi e dall'assenza di un vero dibattimento. Forse Hamas ha voluto dare un segnale all'Italia e ai tanti amici e compagni di Vik che chiedevano giustizia. Questa sentenza però chiude solo una parte della vicenda. Troppi interrogativi rimangono senza una risposta. I rapitori hanno agito per conto di un regista esterno? Avevano deciso di eliminare in ogni caso Vittorio? Sono gli unici colpevoli? A noi resta una sola certezza: la scomparsa di un giovane che amava Gaza - non Hamas come ha affermato ieri un giornalista italiano -, che credeva nella giustizia, nella legalità, dei diritti di tutti i popoli. Nel rispetto della dignità dell'uomo. «Restiamo Umani» ci diceva sempre. Sì, Vik, resteremo umani, anche grazie a te.

martedì 18 settembre 2012

Desinformémonos del lunedì


Reportajes México
GLORIA MUÑOZ RAMÍREZ
FOTOGRAFÍA: PROMETEO LUCERO

FRANCISCO LÓPEZ BÁRCENAS, EDGAR MENDOZA Y JAIME GARCÍA
EDGAR MENDOZA GARCÍA
JAIME GARCÍA LEYVA

MARCELA SALAS CASSANI

ENTREVISTA DE ADAZAHIRA CHÁVEZ

Reportajes Internacional
AUGUSTO ALCALDE

ALEXANDRE BEAUDOIN DUQUETTE

LAURA CARLSEN

COMPPA

LOLA SEPÚLVEDA

AMIG@S DE MUMIA DE MÉXICO

HOWARD RYAN
TRADUCCIÓN: PAULINA SANTIBÁÑEZ


Los Nadies
TESTIMONIO RECOGIDO POR SERGIO ADRIÁN CASTRO BIBRIESCA EN LA CIUDAD DE MÉXICO

Imagina en Resistencia
SERGIO CASTRO BIBRIESCA 

Fotoreportaje
FOTOS: COORDINADORA DE LA OTRA DE CHALCO
TEXTO: DESINFORMÉMONOS
MÚSICA: TO CUIC LIBRE COW “GRITO PROGRESO”
PRODUCCIÓN: DESINFORMÉMONOS

Video
SAMIRA MAKHMALBAF

Audio
COMPPA

giovedì 13 settembre 2012

Libia - Ombre sull'attacco di Bengasi


di Luca Salerno
Una fonte anonima dell'intelligence USA ha definito l'attacco "troppo cordinato e professionale per essere spontaneo". Funzionari americani ed europei ha dichiarato che mentre molti dettagli circa l'attacco sono tutt'ora poco chiari, gli assalitori sembravano organizzati, ben addestrati e pesantemente armati, e sembravano avere almeno un certo livello di pianificazione anticipata. I funzionari hanno detto che vi erano indicazioni che i membri di una fazione militante che si fa chiamare Ansar al Sharia - Sostenitori della Legge Islamica - sono state coinvolti nell'organizzazione l'attacco al Consolato degli Stati Uniti. "È raro che un RPG7 (un'arma portatile anticarro, ndr) sia presente in una protesta pacifica" hanno affermato fonti ufficiali americani. Ma i funzionari ritengono che sia troppo presto per dire se l'attacco fosse collegato all'anniversario dell'attacco alle Twin Towers, anche se questa ricostruzione sembra non convincere gli esperti.

martedì 11 settembre 2012

Medio Oriente - Lavoro e sfruttamento nel Golfo


I lavoratori stranieri costituiscono nel Golfo la maggioranza della popolazione. Nelle terre dei petrodollari i loro diritti negati li portano, a volte, alla morte. 

di Giorgia Grifoni

A morire di lavoro in Medio Oriente, soprattutto nei paesi del Golfo, si fa presto. Sono storie già sentite e raccontate: narrano di colf filippine picchiate per aver chiesto la debita paga, di cameriere etiopi suicide per le troppe umiliazioni subite, di collaboratrici domestiche immediatamente espatriate perché sospettate di essere uomini. Ma la vicenda accaduta la scorsa primavera a Doha, capitale del Qatar, è una novità: un'agenzia di collocamento ha pubblicato un annuncio in cui si richiedeva una colf di origine qatariota, come riporta Globalist, e si è scatenato il finimondo. Accuse di oltraggio, di attentato alla dignità della persona, appelli di professori, editorialisti e persino di una candidata alle elezioni politiche perché venga avviata un'inchiesta sull'accaduto. L'annuncio, spiegano, va contro i valori e le tradizioni del Qatar. "Se mai una donna dovesse rispondere all'inserzione - ha dichiarato Abdul Aziz al-Mulla, professore nel piccolo emirato - dovremmo indagare sulle ragioni che l'hanno spinta a farlo e darle tutto il supporto finanziario di cui ha bisogno".

Cittadini di serie A.
Che nella penisola arabica, come in altre parti del Medio Oriente, ci fossero cittadini di serie a e di serie b non era un mistero. A quella spicciolata di nativi degli Emirati Arabi, del Qatar, del Bahrain e dell'Arabia Saudita spettano condizioni di vita a dir poco principesche. Dalla scoperta del petrolio e del gas nella prima metà del secolo scorso, queste distese di sabbia si sono trasformate in moderni paradisi capitalisti: non a caso, secondo la rivista Forbes, in testa c'è il piccolo Qatar, che con il suo Pil pro capite di 88.000 dollari è il paese più ricco del mondo. Al sesto posto, con 47.500 dollari, troviamo gli Emirati Arabi Uniti, mentre il Kuwait si ferma al dodicesimo gradino.

Il Golfo e la crisi.
Una situazione che non risente della crisi economica che ha colpito il mondo occidentale, anzi: secondo le stime di Les Cahiers, trimestrale d'informazione di Fashion Marketing, nel 2011 il Pil del Qatar è cresciuto del 20%, quello dell'Arabia Saudita del 7,5%, in Kuwait del 5,3% e negli Emirati del 3,3%. Un successo dovuto essenzialmente all'iniziativa privata, veicolo della famiglia reale e figlia di una classe media che cinquant'anni fa, tra tribù e sceicchi, ancora non esisteva. Parte del merito va anche ai mercati internazionali, che hanno visto enormi quantità di finanziamenti provenire dagli emirati del Golfo. Con le rivoluzioni arabe alle porte e - in alcuni Paesi - anche in casa, l'iniziativa privata sembra destinata a ridimensionarsi, almeno in primo momento, per favorire l'impiego pubblico e placare qualsiasi forma covata di malcontento. Così, nei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo verranno creati due milioni di posti di lavoro nel settore pubblico, che vanno ad aggiungersi ai circa 7 milioni creati tra il 2000 e il 2010.

Honduras - Le città private


Nel tempo in cui la crisi sembra giustificare ogni forzatura, si arriva adirittura ad andare oltre le privatizzazioni ed ha immaginare la nascita di città private.
E' il progetto di cui si sta parlando in uno dei paesi più poveri dell'America centrale: l'Honduras. Quella che viene definita la "prima metropoli modello" dovrebbe sorgere grazie all'accordo tra il governo honduregno e la Mkg, una società immobiliare nordamericana.
Di fronte all'accordo un gruppo di giuristi hanno chiesto che la Corte suprema bocci il progetto. Il pronunciamento è atteso a giorni.
La città avrà proprie leggi, una propria polizia ed una propria giustizia. Come al solito la promessa è quella di nuovi posti di lavoro e cioè 5000 posti diretti e 15.000 indiretti per la costruzione.
Chi ha proposto il ricorso alla Corte suprema punta a mettere sotto accusa la legge quadro costituzionale che è servita da riferimento per questa operazione che va oltre la privatizzazione di una parte di territorio e mette in discussione il controllo statale su materie che dovrebbero essere di sua competenza.
A favore del progetto, che dopo la costruzione della prima città-private, ne prevede altre due, sono anche i coreani che hanno già reso noto di voler investire nel progetto.

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!