venerdì 25 gennaio 2013

Russia - Pussy Riot dal carcere: non abbiamo nessun rimpianto


Le Pussy Riot in un'intervista rilasciata in questi giorni rivendicano la loro azione e denunciano le dure condizioni della detenzione.
Dalla prigione dove sono rinchiuse le componenti della band punk Pussy Riot affermano di non avere rimpianti per l'irriverente "preghiera punk" cantata nella cattedrale di Mosca, contro il presidente Vladimir Putin per la quale sono state condannate a due anni.
Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alekhina hanno reso una descrizione vivida delle loro condizioni di carcere duro nell'intervista pubblicata mercoledì sul quotidiano indipendente Novaya Gazeta. Hanno detto che non si aspettano clemenza da parte delle autorità.
Tolokonnikova, che lavora con una macchina da cucire come la maggior parte delle detenute nelle colonie penali della Russia, dopo un periodo di difficoltà è in grado di cucire anche 320 fodere per  giacche al giorno, come riportato dai bollettini dell’autorità.
Come gli altri prigionieri, fa il bagno completo  una volta alla settimana e usa l'acqua fredda per lavarsi  il resto dei giorni. "Cerco di prestare poca attenzione alle condizioni di vita", ha detto in un'intervista filmata il mese scorso. "Sono ascetica, e le condizioni di vita importano poco per me." Afferma anche che medita per evitare al suo spirito di essere offuscato dal lavoro monotono. Ha aggiunto che la cosa più importante che le manca nella colonia penale è la possibilità di leggere liberamente, le condizioni carcerarie lasciano poco spazio per la lettura della Bibbia e libri di filosofia.
Tre membri delle Pussy Riot  sono stati giudicate colpevoli di teppismo religioso  motivato da odio nel mese di agosto dopo l’ironica preghiera alla Vergine Maria per la liberazione da Putin nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Una di loro, Yekaterina Samutsevich, poi rilasciata, è stata scagionata in appello, ma Tolokonnikova e Alekhina sono state condannate e trasferite nelle  colonie penali lo scorso autunno.
Tolokonnikova afferma che la loro protesta non era contro la religione. "E' stato un atto ironico, allegro e audace, una protesta politica, per così dire", aggiungendo che l’ interpretazione che i  media statali russi hanno dato di quel gesto definendola “blasfema”  è stata volutamente sbagliata. Dice anche che vuole andare nella chiesa della prigione per parlare con il sacerdote e usufruire dei servizi ma ha aggiunto che non ha nessuna intenzione di essere battezzata.
“Eravamo state messe in guardia in merito a possibili molestie da parte di  altri detenuti che potevano essere stati offesi dal gesto della band” ma niente di simile è accaduto nella sua colonia penale in Mordovia, una provincia nella parte occidentale della Russia, a circa 350 chilometri a sud est di Mosca."Nessuno ha mai chiesto se io sono religiosa o anti-religiosa".
Tolokonnikova ha poi dichiarato che si è stancata di parlare dell'azione nella cattedrale che ha reso le componenti della band popolari in tutto il mondo e ha scatenato  proteste  a livello globale contro l'intolleranza della Russia verso chi  dissente. “Non è possibile continuare a pensare sempre alla stessa così per così tanto tempo, ognuno di noi dovrebbe dedicarsi ad altre idee per andare oltre quello che è già passato.” Alla domanda se vuole dire qualcosa a Putin, ha risposto senza mezzi termini: "No, onestamente parlando, per me non esiste. Lui è solo uno spazio vuoto per me. "
All'inizio di questo mese, Maria Alekhina, che sta scontando la sua pena in un altra colonia penale nella regione della Montagna Perm negli Urali, ha visto respinto un ricorso da un tribunale locale per la possibilità di scontare la pena in regime di semi libertà in quanto madre con figlio minorenne, come previsto dalla legge russa.
Alekhina, che sta scontando la sua pena in una colonia diversa, si è lamentata della sistematica violazione dei diritti umani da parte dell'amministrazione penitenziaria. Ha dichiarato  che è stata trasferita in una cella di isolamento per 90 giorni nel mese di novembre dopo aver ricevuto minacce da altri detenuti che lei sospetta siano stati istigati dalle autorità carcerarie.
"Mi hanno detto che sarei finita male se fossi rimasta in questa sezione del carcere", e continua “ Non mi preoccupa la cella di isolamento, perché offre buone condizioni per leggere a differenza della cella affollata in cui è difficile concentrarsi. Poi sono  vegetariana, riuscivo a  cucinarmi il cibo anche grazie ai prodotti freschi mandati da sostenitori.
"Sopravviverò, non mi accadrà nulla", ha infine dichiarato, aggiungendo se ci saranno altre pressioni su di lei  farà lo sciopero della fame e la rimanderanno in isolamento.
Fonte: OttawaCitizen e Novaya Gazeta