venerdì 30 settembre 2016

Ecuador - Per il petrolio sarà distrutta Yasuni



“It’s the start of a new era for Ecuadorean oil. In this new era, first comes care for the environment and second responsibility for the communities and the economy, for the Ecuadorean people”

Jorge Glasvice vicepresidente dell’Ecuador

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Fa male al cuore. In Ecuador, nel cuore della foresta amazzonica hanno iniziato a trivellare. Per ora saranno 3.000 barili al giorno. Nel 2022 si arriverà a 300.000.   
Siamo a Tiputini C, il primo di duecento pozzi di petrolio programmati al confine con l’area ITT  (Ishpingo, Tambococha, Tiputini) e dentro nel parco nazionale dell’Ecuador Yasuni a pochi chilometri dal confine con il Perù. Lo Yasuni è una biosfera in teoria protetta dall’Unesco con una grande biodiversità fatta di numerose specie di uccelli, anfibi, insetti e alberi. Secondo Amazon Watch ci sono qui in un ettaro più specie che in tutti gli Usa e il Canada messi assieme. Nello Yasuni ci sono specie che sono riuscite a sopravvivere dai tempi glaciali.

 di Maria Rita D’Orsogna

Bayer prende Monsanto. Ma cosa c’è dietro l’acquisizione?


Gli scenari globali dopo che ChemChina ha preso Syngenta, Dow Chemical si è fusa con DuPont


Con un’operazione da 66 miliardi di dollari la Bayer ha inglobato Monsanto.
Il gruppo farmaceutico tedesco, colosso indiscusso del settore, ha ufficializzato l’accordo con il leader delle sementi e dei pesticidi, con un’offerta pari a 128 dollari per azione.
Stiamo parlando di quella che viene definita una tra le più grandi operazioni degli ultimi tempi che porterà al controllo del 24 % del mercato dei pesticidi e il 29 % di quello dei semi.
Una fusione che porterà alla già controversa Bayer anche la dote Monsanto: sementi biotech e Roundup, il pesticida a base di glifosato, al centro delle polemiche per gli effetti sulla salute. 
Ma questa mossa non può essere analizzata senza guardare alle altre fusioni che interessano le Sei Grandi Corporation agrochimiche transnazionali che hanno dominato il mercato delle sementi e dei pesticidi e cioè BASF, Bayer, Dow, DuPont, Monsanto e Syngenta a cui vanno aggiunti i nuovi colossi come la ChemChina o la Deere & Company, una delle principali aziende al mondo produttrice di macchine agricole. 
Stiamo parlando di un mercato che vale 65 miliardi di dollari in agrochimici, semi e biotecnologie solo riferendosi alle Sei Grandi Corporations. Ovvero il 75% del mercato mondiale di agrochimici, il 63% del mercato mondiale di semi, il 75% di tutta la ricerca privata nel settore di semi e pesticidi.
Ma perché tutto questo sommovimento?
In gioco c’è il futuro della produzione agricola globale.
Stiamo parlando di sementi, pesticidi e di OGM, ma anche di controllo del software basato su tecnologia e raccolta dei dati, monitoraggio attraverso i satelliti, uso dei droni.
Una nuova fase dell’agrobusiness globale basata sul groviglio letale tra rami industriali delle macchine agricole, sementi, fertilizzanti e agrochimici coadiuvati da una potente iniezione di tecnologia. 

giovedì 29 settembre 2016

Canada - Mohawk Nation

REPORTAGE DAL CANADA, DOVE LA NAZIONE INDIGENA RESISTE ALL’OBLIO, TRA BATTAGLIE AMBIENTALI E TRADIZIONI MILLENARIE
di Francesco Martone *
E’ un giorno d’agosto di pioggia intensa, battente. A Montreal si teneva il Forum Sociale Mondiale, il primo mai fatto in un paese del cosiddetto “Nord” del mondo, come se una categoria geografica ormai consunta possa esaurire la portata di dinamiche e i meccanismi di inclusione, ed esclusione, di sfruttamento e invasione che caratterizzano ormai l’assalto ai “commons” ed ai diritti dei popoli in ogni parte del mondo.
Nella città francofona i movimenti studenteschi fecero la storia, quando – sulla scia di “Occupy” e dei movimenti degli Indignados e delle Primavere Arabe – lanciarono la loro di primavera dell’”acero”, la Maple Spring che portò decine di migliaia di persone in piazza.
Una rivolta nel nord algido del Canada, paese che oggi ci vorrebbe agganciati attraverso un accordo commerciale quale il CETA, e che proprio a Montreal vede il fulcro delle attività ed il cervello pensante delle strategie delle principali multinazionali del settore petrolifero mondiale.
UN’ENORME AUDITORIUM ED UN PARCO A TEMA AMBIENTALISTA SPONSORIZZATO DALLA RIO TINTO ZINC CE LO RICORDANO. UN SUD DI DECINE E DECINE DI “HOMELESS”, DISTRUTTI DALL’ALCOL, CHE VENGONO DALLA GELIDA NUNAVUT, IL PAESE DEGLI ESCHIMESI, GLI INUIT. E POI LORO, I MOHAWK, DISCENDENTI DI UN POPOLO GUERRIERO, SPESSO E VOLENTIERI SUL PIEDE DI GUERRA PER DIFENDERE LE LORO TERRE.
Ieri da un progetto di campo da golf, ieri l’altro per proteggere le acque del San Lorenzo dagli sversamenti tossici delle fogne di Montreal, oggi per interdire la strada ad un oleodotto.
A separare Montreal dalla comunità Mohawk di Kahnawake è un ponte eretto in ricordo del governatore del Quebec, Honoré Mercier. Opera di ingegneria che suggella la collaborazione tra i Mohawk e i costruttori canadesi. Un ponte che unisce, ma che può anche separare, quando viene occupato dalle comunità dell’altra sponda per far valere i propri diritti.
Attraversiamo il Mercier Bridge ed arriviamo dall’altra parte, una lingua di terra percorsa da un rettilineo lungo il quale si affacciano innumerevoli botteghe, le insegne fluorescenti di marche improbabili di sigarette. E’ la produzione di sigarette una delle principali fonti di entrate per la comunità, assieme al lavoro di manutenzione del ponte, essendo i Mohawk espertissimi ed abilissimi edili.
SI NARRA CHE POSSANO CAMMINARE SULLE TRAVI DI ACCIAIO SOSPESE NEL VUOTO SENZA SOFFRIRE DI VERTIGINI, APPOLLAIATI SU SCHELETRI DI GRATTACIELI CHE COSTELLANO LA “SKYLINE” DI MANHATTAN. LA STORIA DI KAHNAWAKE E DELLA COMUNITÀ “SORELLA” DI KAHNATASAKE AFFONDA LE RADICI NEL PASSATO COLONIALE, E SI RIPROPONE COME SEGNO TANGIBILE DI UNA LOTTA MILLENARIA PER L’AUTODETERMINAZIONE E LA DIGNITÀ.
Una schiera di villette smontate di sana pianta e ricostruite al di là della strada che al di qua i canadesi decisero di punto in bianco di cementificare la sponda del fiume, cacciando via chi da tempo immemorabile ci viveva e ne viveva. Poi gli edifici delle istituzioni di governo della comunità, quelle imposte dal governo canadese, fredde, e squadrate, senza anima, e la longhouse, di legno, quella che rappresenta la vera anima della comunità.

lunedì 26 settembre 2016

Colombia - Le FARC-EP annunciano la fondazione di un nuovo partito

Le FARC-EP approvano Accordo di Pace La X Conferenza Guerrigliera si è conclusa venerdí con la lettura della Dichiarazione Politica.


Dopo una settimana di discussione le FARC-EP hanno annunciato di aver sottoscritto all’unanimità l’Accordo di Pace raggiunto all’Avana tra la Delegazione di Pace della stessa organizzazione guerrigliera e il governo del presidente Juan Manuel Santos.

La firma dell’Accordo Finale di Pace sarà un atto pubblico e mediatico che avrà luogo lunedì 26 a Cartagena. Numerosi gli ospiti internazionali che assisteranno alla cerimonia. Nella loro Dichiarazione Politica le FARC-EP sottolineano che la Conferenza è stata un atto “storico e importante, segnato dalla partecipazione democratica”.

Il documento sottolinea che “dopo la proficua discussione, l’Accordo è stato approvato nella sua totalità”. Secondo l’organizzazione guerrigliera “l’Accordo Finale contiene il potenziale per aprire la transizione politica verso la trasformazione della società colombiana, per la sua reale democratizzazione e la materializzazione dei suoi diritti, soprattutto i diritti delle donne e uomini semplici del campo e della città, delle comunità”.

Le FARC-EP sottolineano anche che l’Accordo “contiene il minimo necessario per dare continuità alle nostre aspirazioni di trasformazione dell’attuale ordine sociale con mezzi politici”. L’organizzazione ha annunciato che il congresso di fondazione del nuovo partito politico in cui si trasformerà avrà luogo non più tardi di maggio 2017, qualora sia confermata l’implementazione degli accordi.

sabato 24 settembre 2016

Colombia - Sangue e carbone. La pace in Colombia

mineria-colombia-620x400All’inizio di ottobre si tiene in Colombia il referendum che deve ratificare gli accordi di pace tra il governo e le Farc. Tra i punti cruciali dell’intesa, c’è la possibilità che “terze parti” siano chiamate a rispondere penalmente della loro condotta durante il pluridecennale conflitto al cospetto di un “Tribunale di Pace”, creato ad hoc. Su alcuni quotidiani è già circolata una lista di 57 nomi di corporation che potrebbero finire sotto la lente d’ingrandimento del ministero della Giustizia. Tra queste, oltre alla Coca Cola e alla Chiquita, ci sarebbero pure Glencor e Drummond, la compagnia statunitense sospettata di “rapporti inconfessabili” con i paramilitari che estrae il carbone importato dall’Enel. Non si ferma, intanto, la strage di sindacalisti e attivisti della comunità afro-colombiana
di Luca Manes*

Messico - Bollettino di guerra e di resistenza #44

Ai popoli del mondo


Ai mezzi di comunicazione alternativi, liberi, autonomi o come si chiamino

Alla Sexta Nazionale e Internazionale

Bollettino di guerra e di resistenza # 44

E gli altri 43? E i successivi?                                                                                                             
Succede che questo paese non è più lo stesso da quando, due anni fa, il malgoverno commise uno dei suoi peggiori crimini facendo scomparire 43 giovani indigeni studenti della scuola normale rurale Raúl Isidro Burgos di Ayotzinapa, Guerrero. 




Questo accadimento ci fece rendere conto della profonda oscurità nella quale ci troviamo, e agitò il cuore e lo spirito incarnati ora dai familiari e compagni dei 43, e che brilla nel volto di milioni di persone in tutte le geografie del Messico e del mondo di sotto, e della società civile internazionale solidale e cosciente.

Come quartieri, tribù, nazioni e popoli originari, guardiamo e rendiamo parola il nostro sguardo, ora come allora, dal cuore collettivo che siamo.

Dalle geografie e calendari di sotto, dove si disegnano gli specchi di noi che siamo il Congresso Nazionale Indigeno nelle nostre resistenze, ribellioni e autonomie; dai confini e direzioni in cui siamo e comprendiamo il mondo noi popoli originari, ovvero le geografie antiche da dove non cessiamo di vedere, comprendere e resistere a quella stessa violenta guerra che i potenti implementano contro tutte e tutti, noi che soffriamo e resistiamo a partire da quel che siamo con un volto individuale o collettivo, guardiamo e rendiamo nostra parola il volto dei 43 assenti percorrendo ogni angolo di questo paese in cerca di verità e di giustizia, il volto che si disegna con altri milioni di volti e che ci mostra in mezzo alla notte le direzioni sacre, perché sacri sono il dolore e la speranza. Questo volto collettivo che si moltiplica e guarda le geografie di resistenza e ribellione.

Dalle geografie di sotto

La scomparsa dei 43 studenti di Ayotzinapa continua a essere impunita, e cercare la verità in mezzo alla putrefazione del potere è frugare nel peggio di questo paese, nel cinismo e nella perversione della classe politica, che non solo continua a simulare di cercare i compagni scomparsi, ma dinanzi alle crescenti evidenze che dimostrano la colpevolezza del narco-stato terrorista, premia chi è responsabile di mentire e di tentare di deformare ancora di più la verità -come il passaggio di posto di Tomás Zerón, responsabile di aver disseminato presunte prove della sua menzogna storica nella discarica di Cocula, alla Segreteria Tecnica del Consiglio Nazionale di Sicurezza- dando dimostrazione una volta di più della natura criminale del malgoverno.

Alla menzogna, la simulazione e l’impunità, il malgoverno somma gli investimenti in auto e le ingiustizie contro chi ha solidarizzato e manifestato in appoggio alla lotta dei familiari e compagni dei 43, come il giovane Luis Fernando Sotelo Zambrano, sempre solidale con le lotte dei popoli originari -come quelle di Cherán, della tribù Yaqui, degli indigeni incarcerati, delle comunità zapatiste-, che un giudice ha condannato a 33 anni e 5 mesi per sestuplo diritto di essere giovane, essere studente, essere povero, essere solidale, essere ribelle ed essere coerente.

Questo vediamo quando guardiamo verso chi sopra è Potere: per chi ammazza, copre e mente, premi e protezione; per chi s’indigna e protesta contro l’ingiustizia, botte e carcere.

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E quando ci guardiamo:

Nel sud, la lotta dei popoli in difesa dei loro territori contro i cacicchi e le imprese, si dissolve nella lotta per la sicurezza e la giustizia contro le bande della delinquenza organizzata, la cui intima relazione con tutta la classe politica è l’unica certezza che, come popolo, abbiamo rispetto a qualsiasi organo dello stato.

La formazione di gruppi di scontro che agiscono contro le mobilitazioni permea i villaggi e il governo gioca a generare conflitti che incendino i tessuti interni. Vale a dire, cerca di creare rispecchiamenti della sua guerra seminando discordia nelle comunità e puntando sulla distruzione delle fibre più sensibili. Niente di più esplosivo e pericoloso per questa nazione.

Nell’occidente, le lotte per la terra, la sicurezza e la giustizia avvengono in mezzo all’amministrazione dei cartelli della droga, che lo stato camuffa da lotta alla delinquenza o da politiche di sviluppo. In cambio, i villaggi che hanno resistito e perfino abbattuto la delinquenza attraverso l’organizzazione dal basso, devono lottare contro i tentativi permanenti fatti dai malgoverni per ottenere che il crimine organizzato, e i partiti politici di sua preferenza, si impadroniscano nuovamente dei territori attraverso forme diverse.

L’organizzazione autonoma delle comunità, le loro lotte irrinunciabili per i luoghi sacri e le terre ancestrali non cessano. La difesa di nostra madre non si negozia. Siamo attenti alla lotta della comunità Wixárika de Wauta- San Sebastián Teponahuaxtlán per il recupero di circa diecimila ettari limitrofi all’abitato di Huajimic, Nayarit, dove, nonostante aver dimostrato il loro diritto nei tribunali agrari, le autorità giudiziarie sono state negligenti; e i malgoverni usano le false geografie officiali che dividono gli stati come pretesto per incentivare la spoliazione dei popoli originari. Al popolo Wixárika, nella sua ribellione e autonomia diciamo: siamo con voi.

Nel nord, dove persistono lotte per il riconoscimento dei territori, le minacce minerarie, le spoliazioni agrarie, il furto di risorse naturali e la sottomissione delle resistenze da parte di narco paramilitari, i popoli originari continuano a costruire giorno per giorno.

I popoli originari delle tribù del nord, dove la nazione Sioux tesse le sue proprie geografie che vanno oltre le false geografie officiali che li situano in un altro paese -ma per noi siamo tutti figli della stessa madre-, stanno resistendo all’invasione delle loro terre sacre, cimiteri e centri di preghiera per la costruzione di oleodotti da parte dell’impresa Energy Transfer Partners, che pretende di trasportare attraverso i loro territori il petrolio ottenuto mediante il fracking della regione Bakken, nel Nord Dakota, cosa che ha motivato la solidarietà e l’unione dei popoli originari del nord. A essi diciamo che la loro rabbia è la nostra e come Congresso Nazionale Indigeno alziamo e alzeremo la voce insieme a voi. La vostra degna lotta è anche nostra.

Nella penisola, i popoli maya resistono alla scomparsa per decreto, difendendo le loro terre dall’attacco di imprenditori turistici e immobiliari, dove la proliferazione di guardie bianche opera nell’impunità per depredare i villaggi, l’invasione dell’agroindustria transgenica minaccia l’esistenza dei popoli maya e l’immondizia dei magnati che si impadroniscono dei territori agrari, delle vestigia culturali, archeologiche e perfino dell’identità indigena, pretende di convertire un popolo tanto vivo quanto l’estensione della sua lingua, in feticci commerciali. I villaggi che lottano contro le alte tariffe della luce sono perseguitati e criminalizzati.

Nel centro, i progetti di infrastrutture, autostrade, gasdotti, acquedotti, lottizzazioni immobiliarie, si stanno imponendo in forma violenta e i diritti umani si notano di volta in volta sempre più soffusi e lontani nelle leggi imposte. La criminalizzazione, cooptazione e divisione disegna la strategia dei gruppi potenti, tutti vicini in maniera corrotta e oscena al criminale che crede di governare questo paese, Enrique Peña Nieto.

Nell’oriente del paese, la violenza, il fracking, le miniere, il traffico di migranti, la corruzione e la demenza governativa sono la corrente contro la lotta dei popoli, in mezzo a regioni intere prese da violenti gruppi delinquenziali orchestrati dagli alti livelli di governo.

Dal dialogo al tradimento

Come hanno fatto gli insegnanti in lotta, come popoli originari abbiamo cercato di dialogare con il malgoverno nelle nostre richieste urgenti di rispetto dei territori, di presentazione degli scomparsi, di liberazione dei prigionieri, di giustizia per gli assassinii, del fatto che la polizia o i militari escano dalle nostre terre o delle nostre esigenze di sicurezza e giustizia, ma il governo si sottrae sempre, fino a che arrestano i nostri portavoce in tutto il paese, l’esercito spara contro i bambini a Ostula, le macchine distruggono le case di chi resiste a Xochicuautla, i federali sparano contro il popolo degno che accompagna i maestri a Nochixtlán. I malgoverni fanno finta di dialogare e dissimulano nel corso di anni accordi con il popolo Wixárika per ottenere la restituzione pacifica del suo territorio, mentre configurano un riordino violento della regione.

E il governo chiacchiera come se non fosse accaduto nulla e offre la volontà di cedere, sempre che ambo le parti siano d’accordo. Il governo cede una parte di ciò che ha appena distrutto, libera un prigioniero, indennizza la famiglia dell’ucciso, finge di stare cercando gli scomparsi. E in cambio chiede ai popoli di cedere il loro patrimonio collettivo, che è la loro dignità, la loro organizzazione autonoma e il loro territorio.

In varie geografie del nostro paese stiamo ricorrendo alle consultazioni quando diciamo che non vogliamo le loro miniere, i loro campi eolici, i loro transgenici, le loro dighe, ed esigiamo che si chieda ai popoli, ma il malgoverno risponde sempre fingendo che “consulta come consultare se consulta o no la forma della consultazione” (o qualcosa del genere), cose piene di simulazione, soppiantamento della nostra parola, manipolazione e cooptazione della nostra gente, minacce e repressione. E così via fino a dire che ormai è fatta e ormai abbiamo detto di sì ai suo progetti di morte, oppure che siamo divisi e deve accontentare tutte le posizioni.

E mentre pretendono di tenerci quieti nella loro agenda piena di menzogne e le ONG “esperte” in “consultazioni” ingrossano le loro tasche, procedono più in fretta per concretizzare -ancor prima di iniziare la presunta consultazione- il furto dell’acqua del fiume yaqui, che le miniere e le loro devastazioni distruggano Wirikuta, che i campi eolici invadano tutto l’Istmo e che i transgenici si impongano nella Riviera Maya.

Le direzioni del mondo sono le nostre geografie e in esse ci incontriamo e riconosciamo, perché sappiamo che la lotta non è di oggi né per l’oggi, non lottiamo per il potere né per il folklore che offrono campagne menzognere, ma per tessere e ritessere ciò che siamo, fummo e saremo come popoli originari.

I volti dei 43 assenti e la tenacia dei loro familiari e compagni, sono gli altri 43 bollettini di guerra e resistenza. A esse e a essi si uniscono i dolori, le rabbie, le resistenze dei popoli originari e le ribellioni di milioni in tutto il Messico e il mondo.

E continuano i bollettini di guerra e resistenza dell’altro perseguitato e stigmatizzato, delle donne violentate, fatte scomparire o assassinate, dell’infanzia convertita in merce, della gioventù criminalizzata, del lavoro sfruttato, della ribellione perseguita, della natura imbrattata, dell’umanità addolorata.

Con tutta questa umanità, con questa terra che siamo, oggi reiteriamo che la verità e la giustizia sono una richiesta irrinunciabile e che il castigo per i colpevoli, per tutti i colpevoli, nascerà dalla lotta dal basso, dove, ora più che mai e come popoli originari del Congresso Nazionale Indigeno, sappiamo che non ci si può arrendere, né vendersi, né zoppicare.

Verità e giustizia per Ayotzinapa!

Libertà per Luis Fernando Sotelo Zambrano!

Libertà per tutte e tutti i prigionieri politici!

Per la ricostruzione integrale dei nostri popoli

Mai Più Un Messico Senza Di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Messico, Settembre 2016

Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

giovedì 22 settembre 2016

Colombia - Conclusa la seconda giornata della X Conferenza Nazionale Guerrigliera

A conclusione della seconda giornata della X Conferenza Nazionale Guerrigliera, il comandante Ivan Marquez ha incontrato la stampa.


Marquéz ha detto che “la conferenza è un grande successo. Stiamo navigando con il vento in poppa”.

Il capo della Delegazione di Pace delle FARC-EP ai negoziati dell’Avana ha sottolineato che i guerriglieri-delegati stanno analizzando le 30 tesi proposte alla loro attenzione. “La maggior parte di queste tesi - ha detto Marquéz - hanno a che vedere evidentemente con gli accordi raggiunti all’Avana”.

Il comandante FARC ha aggiunto che i guerriglieri stanno proponendo moltissimi nomi per il nuovo movimento politico che nascerà dalla transizione delle FARC-EP dalla guerra alla pace.

Tutti i nomi fin qui proposti dai guerriglieri - ha detto il comandante - sono suggestivi. Del resto non poteva che essere così perché i nostri guerriglieri quando opinano lo fanno dal cuore”.

Marquez ha quindi sottolineato l’importanza del “gesto di fiducia da parte del governo che ha concesso a 24 prigionieri politici di uscire dal carcere" per partecipare ai lavori della Conferenza Guerrigliera.

Le cose stanno funzionando - ha detto Marquez - e noi ci stiamo preparando ad andare a Cartagena il 26 settembre per firmare l’Accordo Finale di Pace”.

mercoledì 21 settembre 2016

Un nuovo Cile s’è messo in movimento

confechA 26 anni dalla fine della dittatura, e a 43 dal golpe, in Cile si cominciano a vedere segnali di un vero cambiamento della direzione di marcia nella società. Non parliamo delle prossime elezioni amministrative, dove l’astensione raggiungerà cifre sempre più alte. C’è un cambiamento molto visibile, mostrato dalle manifestazioni di agosto contro il sistema privatistico delle pensioni introdotto da Pinochet nel 1980, le più importanti dal ritorno della democrazia. Un attacco preciso alle banche e all’accumulazione di capitale delle élite. E c’è un possibile cambiamento più in profondità, nell’educazione, un cambiamento impercettibile agli analisti che non vedono quel che succede nella parte bassa della società: in appena tre anni sono state create 30 scuole, licei e università popolari e comunitarie. Sono insediate nei territori delle periferie urbane, gestite in forma autonoma con il sostegno dei genitori e del quartiere. Intanto, su una popolazione di 17 milioni di persone, 11 milioni sono indebitate e 4 sono insolventi. La gente però si è svegliata

di Raúl Zibechi

domenica 18 settembre 2016

Colombia - Aperta la X Conferenza Nazionale Guerrigliera

InstalacionTimoleon Jimenez, Timochenko, Comandante in Capo delle FARC-EP ha aperto ufficialmente questa mattina la Decima Conferenza Nazionale Guerrigliera a Yari, Colombia.


Timochenko, parlando a duecento delegati, ha detto: "Ci troviamo qui, dopo 52 anni di conflitto politico e militare con il governo colombiano, con l’obiettivo di svolgere la nostra Decima Conferenza Guerrigliera Nazionale, l’evento più democratico previsto dal nostro statuto”.

Timochenko ha continuato dicendo che “al contrario di quanto dicono i nostri oppositori e critici, noi, le FARC-EP, siamo lungi dall’essere una organizzazione esclusivamente militare per natura, governata da un gruppo di leader ambizioni. Se c’è una cosa che ci ha caratterizzato dalla nostra nascita, è precisamente la nostra natura rigidamente politica, basata sulla democrazia più ampia, con linee guida politica, militari e culturali tessute da tutti i nostri membri fin dalle prime conferenze nazionali. Queste conferenze - ha aggiunto Timochenko - sono state incaricate di dare mandato, attraverso il voto di tutti i partecipanti, alla leadership di verificare la implementazione delle linee approvate e rispondere alla successiva Conferenza”.

Timochenko ha terminato il suo discorso di apertura sottolineando che “questa Conferenza ha due obiettivi specifici: primo, l’analisi e la ratifica dell’Accordo Finale che abbiamo firmato, per vincolare ad esso i guerriglieri. Il secondo obiettivo è produrre politiche e misure organizzative tali da permettere l’avvio della trasformazione della nostra organizzazione in partito o movimento politico. Queste misure dovranno includere la convocazione del Congresso fondativo che dovrà definire il programma, lo statuto e la direzione politica".

Timochenko ha inoltre aggiunto che “questa storica Decima Conferenza Guerrigliera sarà caratterizzata in tutte le sue componenti dalla massima democrazia, la profondità dei dibattiti e la lealtà alle linee politiche e militari dettate dai nostri fondatori, Manuel Marulanda e Jacobo Arenas”.

Il comandante delle FARC-EP ha dichiarato quindi ufficialmente aperta la Decima Conferenza Guerrigliera Nazionale e ha sottolineato che “oggi i bambini in Colombia hanno una opportunità reale di crescere ed essere felici in un paese in pace”.

venerdì 16 settembre 2016

Colombia - Le FARC-EP nel nuovo scenario politico

Mentre continuano i preparativi per la X Conferenza Guerrigliera Nazionale che inizierà sabato 17 settembre, i membri della Delegazione di Pace delle FARC-EP hanno condiviso i loro sentimenti e commenti con NC-Nueva Colombia (il canale televisivo delle FARC-EP). 

La X Conferenza Guerrigliera Nazionale è importante perché, tra le altre cose, dovrà tracciare il cammino delle FARC-EP come organizzazione politica nel nuovo scenario richiesto dalla pace.

I delegati hanno parlato dell’importanza della Conferenza e della nuova era che si apre in Colombia a partire dalla firma dell’Accordo Finale di Pace tra le FARC e il governo colombiano.

ivanNCIl capo della Delegazione di Pace, comandante Ivan Marquez ha dichiarato: “Voglio dire al popolo colombiano che la pace appartiene a tutti e che tutti insieme dobbiamo compiere uno sforzo per trasformare in realtà questo sogno che tanto è rimasto tale. Oggi siamo alle porte della costruzione della pace. Voglio dire chiaramente che la firma dell’Accordo Finale non è la Pace, la firma dell’Accordo Finale non è il punto d’arrivo ma il punto di partenza e che da qui tutti noi, il popolo colombiano, dobbiamo cercare la trasformazione e il cambio. La nostra voce è la voce del popolo colombiano che rivendica diritti, giustizia sociale e pace”.


Altri membri della Delegazione di Pace delle FARC-EP hanno condiviso i loro commenti con NC.

pabloNCPablo Catatumbo ha detto che la Conferenza “sarà un importante appuntamento per il nostro paese perché segnerà la fine del confronto interno e l’inizio di una nuova era per il nostro paese”.








alexaNC1Un pensiero confermato dalla membro della Delegazione Alexandra Narino che ha detto che “questa X Conferenza Guerrigliera sarà molto importante perché i guerriglieri ratificheranno gli accordi e decideranno che corso seguiremo come movimento politico, senza armi”.





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Il membro della Delegazione di Pace Jesus Santrich ha voluto dire a “tutti i compatrioti che le FARC-EP si sono impegnate totalmente e con la massima volontà per far sì che la fine della guerra fosse possibile. Speriamo che il governo colombiano rispetti non solo gli impegni presi con le FARC ma soprattutto gli impegni con il popolo di Colombia”.





Anche tre membri del Segretariato dell’organizzazione hanno rilasciato alcune dichiarazioni a Nueva Colombia Noticias al loro arrivo in Colombia per partecipare alla Conferenza.

timoNCTimoleón Jiménez, massimo leader dell’organizzazione, ha detto che “ogni conferenza ha le sue caratteristiche. Questa ultima ha una importanza particolare perché tutto ciò che discuteremo in questi giorni ci aiuterà al raggiungimento dei nostri obiettivi”.

La discussione politica della Conferenza Guerrigliera è stata quella che ha definito il cammino da intraprendere per raggiungere gli obiettivi fissati dalle FARC-EP.

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Pastor Alape sottolinea come “nelle precedenti conferenze abbiamo fatto piani in una prospettiva di guerra, ma in questa Conferenza, alla luce dell’Accordo Finale di Pace raggiunto all’Avana, discuteremo e articoleremo iniziative e processi in funzione e in prospettiva della pace, per arrivare alla democrazia della Colombia”.


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Riccardo Tellez, ricordando il momento storico a cui il paese sta assistendo e partecipando ha dichiarato che “la Colombia si sta preparando a compiere il più grande salto della sua storia dalla guerra d’indipendenza. Lavoreremo per costruire una pace giusta e duratura e sicuramente saremo un esempio per le future generazioni”.

giovedì 15 settembre 2016

Messico - Comunicato EZLN

Una casa, altri mondi.


Luglio-agosto-settembre 2016
A chi di dovere:

Oggetto: Invito a “CompArte y ConCiencias por la Humanidad”.
Sì, lo sappiamo. Giorni e notti in cui l’amarezza sembra essere l’unico orizzonte. Passi trascinati per il dolore, la rabbia, l’indignazione; inciampando ogni tanto negli impertinenti sguardi del cinismo e della delusione; la stupidità intronizzata in ruoli di governo e sondaggi; la simulazione come forma di vita; la mitomania come tattica e strategia; la frivolezza come cultura, arte, scienza; il dosato disprezzo verso il diverso (“il male non è che esista l’altro, ma che si mostri”); la rassegnazione a prezzo di saldo nel mercato politico (“è così, resta solo da scegliere non più per il meno peggio, ma per il meno scandaloso”). Sì, difficile, sempre più difficile. Come se la notte si protraesse. Come se il giorno posticipasse il suo passo fino a che no, nessuno, niente, vuoto il cammino. Come se non ci fosse respiro. Il mostro che spia da ogni angolo, campi e strade.

E nonostante tutto questo, o esattamente per tutto questo, vi mandiamo questo invito.
Sì, sembra che non capiti a caso o cosa, ma noi, zapatiste, zapatisti, vi invitiamo a partecipare al festival CompArte y ConCiencias por la Humanidad”. Quindi, a rispetto delle formalità, dobbiamo inviarvi un invito. Qualcosa che indichi un calendario ed una geografia, perché voi avete una vostra propria strada, un vostro passo, una vostra compagnia, un vostro destino. E non è neppure il caso di aggiungere difficoltà a quelle che già dovete affrontare. Dunque, in un invito si dovrebbero indicare il dove e il quando.

Ma voi sapete bene come siamo. Quale è il nostro modo. Quindi, la domanda che, pensiamo, deve rispondere ad un invito, non è tanto il luogo e la data. Bensì il perché. Forse è per questo che questo invito non rispetta le formalità del caso e vi giunge in un momento inopportuno, o dopo o prima. Ma non importa, deciderete voi.


Per questo, questo invito è molto altro, e come parte essenziale contiene questa piccola storia:

UNA CASA, ALTRI MONDI.

Più che una storia, potrebbe essere una leggenda. Cioè, non c’è modo di confermare la veridicità di quanto qui narrato. In parte perché non si specificano né calendari né geografie, ovvero, sarebbe potuto essere in qualunque luogo ed in una volta indefiniti; ed anche perché il presunto non-protagonista di questa narrazione è morto, defunto, sepolto, andato. Se fosse vivo, basterebbe chiedergli se effettivamente disse quello che qui si dice avesse detto. Certo, è molto probabile che, esperto nel divagare, si sarebbe dilungato nella descrizione di quel calendario impreciso.

martedì 13 settembre 2016

Quel che ci dice oggi il Sudamerica

1416095665_195366_1416095826_album_normalL’avanzata delle destre in Brasile segna una tendenza che investe l’intero Sudamerica. Non è un ritorno al passato, come dice chi piange la perdita delle “conquiste” dei governi progressisti. Per comprenderla, bisogna guardare più alla britannica May o a Hillary Clinton che non alle vecchie dittature. Il suo successo è stato favorito dalla crescita di una cultura attenta solo ai consumi e tesa ad allontanare la gente dalla politica, i leader progressisti l’ hanno incentivata sempre e senza esitazioni. La nuova destra non ha rispetto per la democrazia né scrupoli per la legalità, è guerrafondaia e disposta a radere al suolo nazioni intere, come, d’altra parte, è stato fatto in mezza dozzina di paesi asiatici e mediorientali. Si affacciano, tuttavia, nuove e impreviste resistenze. Quello che si profila, in Brasile e altrove, è un imminente scontro di treni tra los de arriba y los de abajo, tra chi sta sopra e chi sotto
 di Raúl Zibechi

lunedì 12 settembre 2016

Kurdistan - Öcalan: L’isolamento continua, non ho problemi dal punto di vista fisico

Öcalan: L’Isolamento continua, non ho problemi dal punto di vista fisico
Conclusa la conferenza stampa del fratello di Apo. 

Mehmet Öcalan ha riferito le parole che Abdullah Öcalan ha detto: “Se lo Stato è pronto, manderà qui due dei suoi uomini, questo è un problema serio, i nostri progetti sono pronti, possiamo risolvere la questione in sei mesi.”

Il fratello del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, Mehmet Öcalan, che lo ha visitato nel carcere di Imralı ieri ha tenuto una conferenza stampa oggi con gli attivisti in sciopero della fame ad Amed.

Ha detto: “La sua salute era buona. Ha detto che domani è l’Id, la Festa del Sacrificio, ma quando in un Paese ogni giorno muoiono 30-40 persone, non ci può essere alcuna festa. Questo non è etico. La soluzione è nelle nostre mani, possiamo risolverla.”

Mehmet Öcalan ha fatto una dichiarazione in turco e in curdo e ha detto che il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan manda a tutti i suoi saluti e il suo rispetto.


Mehmet Öcalan ha riportato alcuni dettagli della vista effettuata raccontando che insieme a Apo c’erano 2-3 persone con lui e che lavorano insieme. 

Di seguito le dichiarazioni di Abdullah Öcalan riportate dal fratello.

"L’isolamento continua, ma non ho problemi dal punto di vista fisico. La situazione continua come prima. Siamo in contatto con quegli amici come prima, abbiamo i nostri progetti, possiamo completarli in sei mesi. Prima di tutto non siamo stati noi a distruggere il processo. Il comitato che è venuto da me ha detto che sarebbero tornati tra due settimane e che il processo sarà risolto presto. Si, la questione curda è una questione pesante. Non si tratta di 20 anni, va dura da 150, 200 anni. 30 persone muoiono ogni giorno. Se lo Stato fosse sincero, non ci sarebbero così tante morti. Questo Paese non merita questo. Tutti coloro che hanno una coscienza deve considerare questo. Se lo Stato è pronto, manderà qui due dei suoi uomini. Questa è una questione seria, i nostri progetti sono pronti. Possiamo risolvere la questione in sei mesi. Questa è una guerra cieca. È una guerra nella quale nessuno può vincere. Questa guerra è continuata per 40 anni. Forse continuerà per altri 80 anni. È una vergogna per via delle persone che muoiono. Questo sangue e queste lacrime devono finire.
La soluzione non può essere unilaterale, la parte più grande è lo Stato. Se lo Stato punta a questo, questo problema non continuerà troppo a lungo, sarà risolto."


Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha chiesto alle istituzioni democratiche, agli intellettuali, ai democratici a i pensatori umanitari di unirsi per una soluzione alla questione curda.

venerdì 9 settembre 2016

Messico - "Orgogliosamente zapatista" da CompArte al Festival di dicembre 2016


Svolto in maniera itinerante nei 5 Caracol zapatisti CompArte è stata uno straordinario laboratorio espressivo in cui le basi d’appoggio zapatiste hanno mostrato la complessità dell’esperienza che si sviluppa nelle comunità indigene del Chiapas.

La proposta dell’EZLN nasce dalle riflessioni proposte nel Seminario "Il pensiero critico di fronte all’Idra Capitalista" del maggio 2015. 


La necessità di comprendere le trasformazioni del capitalismo per individuare le strade di un’alternativa radicale, ampliando la riflessione attraverso l’arte e la scienza.

Prossima tappa a dicembre per l’incontro “Gli Zapatist@ e le CoScienze per l’Umanità”.

Noi vi parteciperemo e saremo in Chiapas a dicembre 2016, se siete interessati contatteci presso cooperazionerebeldenapoli@gmail.com




E’ veramente difficile racchiudere in poche parole la grossissima ricchezza espressa dalle basi d’appoggio zapatiste in quello che è stato mostrato nei 5 Caracol.

Lo stesso Subcomandante Moises nell'ultimo incontro a Roberto Barrios non ha trovato le parole per racchiudere le molteplici riflessioni sulla realtà contenute nei pezzi di musica, teatro, danza e arti visive che hanno visto protagonisti centinaia di zapatisti.


Uomini e donne, ragazzine e ragazzini, anziane ed anziani, che in mezzo alla loro dura vita quotidiana si sono ritagliati il tempo per immaginare e "mettere in scena" realtà, sogni, speranze e denuncia di quel che era ed è lo sfruttamento sulle popolazioni indigene e non solo.


All'inizio il Festival doveva svolgersi tra il Caracol di Oventic e la sede del Cideci a San Cristobal, ma l’Ezln ha trasformato parte della sua partecipazione nella solidarietà ai maestri in lotta, devolvendo le provviste raccolte per la partecipazione delle basi d’appoggio di tutte le regioni.

Comparte si è svolto perciò in maniera itinerante. 


La prima parte presso l’Università della Terra a San Cristobal con la partecipazione di artisti dal Messico e dal mondo, poi nel Caracol di Oventic, dove all'inizio è stato letto un comunicato dell’Ezln, dedicato a come si utilizzino gli indigeni per scopi di potere e alla fine il Subcomandante Moises ha spiegato il senso profondo della ricerca zapatista.


La prima parte di Comparte si è conclusa al Cideci con la serata di chiusura a cui hanno partecipato centinaia di zapatisti, per poi spostarsi nei quattro Caracol, a Morelia, La Realidad, La Garrucha e concludersi a Roberto Barrios.

Quella che vi proponiamo di seguito sono solo alcune opere realizzate dagli zapatisti. 

L’articolo che vi apprestate a scorrere non va solo letto ma guardato, ascoltato e ... danzato. 

Buona visione e appuntamento a dicembre.
Per informazioni cooperazionerebeldenapoli@gmail.com

giovedì 8 settembre 2016

Honduras - Lettera a mia madre

demo-berta-caceres-2A sei mesi dall’assassinio di Berta Cáceres, i responsabili materiali di un crimine che ha ferito milioni di persone nel mondo intero e i loro mandanti restano impuniti. Il governo dell’Honduras continua a ignorare senza alcun pudore la richiesta di un’indagine indipendente, la sola che potrebbe rivelare una verità fin troppo facile da intuire. 
L’impresa Desa, che ha ideato un progetto sul fiume Gualcarque contro il quale l’attivista indigena si è battuta fino alla fine dei suoi giorni, tenta intanto di ripulire la sua immagine. Le banche continuano a finanziare come se nulla fosse avvenuto il business che investe su quella devastazione del territorio. 
Bertha Zúniga Cáceres, 25 anni, scrive alla mamma per dirle che la sua voce e il suo sorriso vivono in lei e che non perderà la speranza

martedì 6 settembre 2016

Messico - Gli Zapatisti, l'etica e la dignità

mujeres-zapatistas-8-Un gruppo di militanti del partito verde ecologista del Chiapas ha pensato bene di indossare i passamontagna degli zapatisti per compiere provocazioni armate e sabotare la protesta dei maestr@s   (in Messico i “verdi” sono nella coalizione che ha fatto eleggere il presidente federale Enrique Pena Nieto e hanno ottenuto un governatore molto corrotto, proprio in Chiapas). I provocatori sono stati scoperti e pubblicamente smascherati. La squallida vicenda ha però fornito all’Ezln l’occasione per chiarire la relazione di assoluto rispetto dell’autonomia di una lotta dura e difficile che gli zapatisti sostengono guardandosi bene dalla tentazione di poterla condizionare o “dirigere” indicando, magari, il giusto cammino rivoluzionario. Raúl Zibechi ricorda quanto un comportamento del genere, ispirato da una rigorosa critica dell’avanguardismo e all'affermazione dell’etica e della dignità dei popoli, sia stato raro nella cultura anticapitalista del nostro tempo.
.di Raúl Zibechi
Una delle prime tecniche che abbiamo imparato nella militanza è stata come “dirigere” le assemblee. Come manipolarle, in realtà. In piena adolescenza, noi studenti eravamo già in grado di imporre quello che consideravamo adatto per “la causa” senza che ci importasse troppo se gli altri lo condividevano. Eravamo l’avanguardia, punto.
Una delle principali correnti politiche di quel periodo aveva un modo di agire nelle assemblee che consisteva nel far parlare i propri quadri per ore e ore, fino a quando i presenti si stancavano e iniziavano ad andarsene. Ponevano i propri militanti alle porte delle sale per convincere i loro a non andarsene ancora e quando erano sicuri di essere in maggioranza, chiedevano il voto. E vincevano quasi sempre. Quelli che cercavano di tagliare discorsi tanto lunghi, erano accusati di violare la libertà di espressione.

lunedì 5 settembre 2016

Messico - Convocazione del Quinto Congresso Nazionale Indigeno

CONVOCAZIONE DEL QUINTO CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO

Considerando che:

1. Nel mese di ottobre del presente anno il Congresso Nazionale Indigeno, spazio di unità, riflessione ed organizzazione dei popoli indigeni del Messico, compie 20 anni di lavoro ininterrotto a promuovere la ricostituzione integrale dei nostri popoli e la costruzione di una società nella quale ci stiano tutte le culture, tutti i colori, tutti i popoli che formano il Messico.

2. Durante tutti questi anni e con più forza a partire dalla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona emessa dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, abbiamo forgiato una parola ed un agire che ha contribuito alle lotte di resistenza e ribellione in tutta la geografia nazionale e che non solo manteniamo la nostra decisione di continuare ad esistere, ma la onoriamo con la forza del nostro pugno alzato, la onoriamo tessendo accordi profondi e collettivi che si riflettono nell’attenzione alla terra, alle nostre lingue, alle tradizioni, ai nostri governi collettivi di molteplici nomi e forme; tutti questi che conservano al loro interno la fiamma dell’autonomia che non cessa di illuminare il cuore collettivo delle comunità, quartieri, nazioni e tribù che siamo; accordi profondi che si realizzano giorno per giorno facendo sì che da ognuno di essi emergano territori complessi che insieme costituiscono la nostra autonomia e libera determinazione.

3. Mentre noi tessiamo la vita, il capitalismo disegna e configura i “suoi” propri territori di morte sopra i nostri, in tutti gli angoli del nostro dolente Messico. Sulle nostre terre ci sono presunti territori minerari, attività dei cartelli della criminalità organizzata, dell’agroindustria, territori di partiti politici, di urbanizzazione, e programmi di conservazione tutti imposti sulle nostre terre e in nessuno di loro, non importa quale nome sia dato dal sistema o dai suoi malgoverni ubbidienti, ci stanno i popoli indigeni.

4. I capitalisti in maniera sanguinaria hanno iniziato ed ingrandito giorno dopo giorno una guerra di conquista per impadronirsi di quello che è stato sempre nostro ed in questa costante guerra di sterminio si presentano con tutte le loro maschere: quella dell’impresario, del politico, del poliziotto, del militare o del sicario, a seconda del caso. E come sempre, dalla nostra parte ci sono i morti, i desaparecidos, gli imprigionati, i territori saccheggiati o distrutti e la persecuzione contro qualunque speranza collettiva, autonoma e ribelle.

5. Di fronte all’offensiva capitalista contro i nostri popoli abbiamo resistito, dalla devastazione abbiamo sognato e costruito nuovi mondi, dal lutto per i nostri compagni assassinati i popoli hanno ricreato nuove forme di resistenze e ribellione che ci permettano di fermare in maniera urgente questa devastazione, percorrendo l’unica strada possibile per quelli che stanno in basso e a sinistra, costruendo ed esercitando la giustizia negata dai potenti che dicono di governarci.

6. È urgente ritrovarci in queste nostre fiamme di resistenza, autonomia e ribellione che brillano in ognuno dei popoli originari che tessono nuovi mondi dal basso, da dove nasce l’amore e l’impegno ancestrale con la nostra madre terra.

Abbiamo deciso di CONVOCARE le autorità ed i rappresentanti diretti dei popoli, nazioni, tribù, quartieri, comunità ed organizzazioni indigene alla celebrazione del:

QUINTO CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO
Che si svolgerà nel contesto della celebrazione del 20° anniversario del CNI e che avrà luogo dal 9 al 14 ottobre nelle installazioni del Centro Indigeno di Formazione Integrale (CIDECI – UNITIERRA) nella città di San Cristóbal de las Casas, Chiapas, in territorio zapatista, secondo il seguente:

P R O G R A M M A

9 ottobre
Arrivo al CIDECI e registrazione di autorità, rappresentanti, delegati indigeni, stampa e invitati dalla Commissione di Coordinamento del CNI.

10 e 11 ottobre
Inaugurazione del Quinto Congresso Nazionale Indigeno.
Tavoli di lavoro sui seguenti temi di discussione:
1. Sottrazione e repressione
2. Le nostre resistenze e ribellioni
3. Un bilancio del CNI
4. Proposte per rafforzare il CNI

12 ottobre
Festa per il 20° anniversario del Congresso Nazionale Indigeno

13 ottobre
Riunione plenaria, accordi e conclusioni.
Chiusura del Quinto CNI.

14 ottobre
Ritorno ai luoghi di origine.

La registrazione de@ delegat@ indigeni potrà avvenire anticipatamente per posta elettronica all’indirizzo del CNI: catedratatajuan@gmail.com

Le/I membri della Sexta Nazionale e Internazionale che desiderino unirsi come osservatori alle sessioni del V° CNI dovranno registrarsi previamente all’indirizzo:
cni20aniversario@ezln.org.mx

Il Quinto Congresso Nazionale Indigeno avrà sessioni pubbliche (inaugurazione e chiusura) e chiuse. La stampa che si registrerà presso la Commissione di Coordinamento del CNI e la cui partecipazione sia convalidata dalla commissione stessa, potrà coprire solo le sessioni pubbliche del CNI. La registrazione per la stampa si terrà i giorni 9 e 10 ottobre nella sede del Congresso.
Distintamente.

Luglio 2016

Per la ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli
Mai Più un Messico senza di Noi

Congresso Nazionale Indigeno
Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Traduzione “Maribel” – Bergamo

giovedì 1 settembre 2016

Kurdistan - I curdi non staranno a guardare in silenzio

I curdi non staranno a guardare in silenzio
Sulla guerra della Turchia contro le forze progressiste in Siria e la necessità di solidarietà internazionale.
Un colloquio con Feleknas Uca. Feleknas Uca è deputata del Halklarin Demokratik Partisi (Partito Democratico dei Popoli, HDP). Il suo distretto elettorale è la città di Amed (Diyarbakir). Contro di lei e altri deputati attualmente è In corso un procedimento di revoca dell’immunità per presunta propaganda per il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) vietato.
Appena una settimana fa i militari turchi e le truppe di combattimento islamiste sue alleate sono entrate in Siria. L’operazione »Scudo dell’Eufrate« avrebbe come obiettivo di cacciare “gruppi terroristici« e di fermare »una nuova ondata di profughi” hanno dichiarato i media statali. Come valuta il modo di procedere dello Stato turco negli ultimi giorni?
Il governo turco dice che nella Siria del nord combatterà IS. Ma perché ha aspettato tre anni a farlo? I curdi in questo periodo hanno combattuto contro IS con le armi più semplici. Hanno liberato migliaia di civili e molte e molti combattenti nel farlo hanno perso la vita. Solo quando dopo settimane di combattimenti a Kobane erano rimasti da liberare solo uno o due tratti di strada, l’attuale coalizione ha iniziato a procedere contro IS. Poi i combattenti delle FDS, della coalizione di forze curde e arabe, per 72 giorni hanno combattuto per Manbij e alla fine hanno liberato la città. Ora la Turchia entra a Jarablus e poche ore dopo ha in mano la città – senza avere combattuto affatto contro IS. Nella immagini e nei video nei Social Media si possono vedere le truppe che stanno dalla parte turca: alcuni portano T-Shirt nere con la scritta di IS, altri mostrano l’indice destro, il saluto jihadista. Questo insospettisce.
Perché la Turchia entra proprio adesso?
Chiaro è: IS non è l’obiettivo dell’ingresso. Manbij è stata liberata e le FDS si accingono a liberare il resto della regione da IS. Ora si procede contro questo. Con il suo ingresso la Turchia vuole impedire un’unione dei cantoni liberi di Afrin e Kobane. Quindi in primo luogo è la rivoluzione del Rojava che qui è sotto attacco. Perché i curdi nel frattempo sono considerati portatori di speranza del Medio Oriente la Turchia combatte il sistema confederale e democratico dei curdi in Siria. Con l’ingresso però si vuole distrarre anche da altri sviluppi politici. Tre ore prima dell’attentato contro un matrimonio curdo a Gaziantep il 20 agosto il PKK ha pubblicato in Turchia una dichiarazione sulla soluzione della questione curda. Una dichiarazione storica che doveva portare avanti il processo di pace. Anche in occasione dell’attentato di Ankara in ottobre prima c’era stata una dichiarazione della KCK (Unione delle Comunità del Kurdistan), nella quale veniva prospettata una tregua. Se il governo turco volesse, potrebbe indurre una soluzione pacifica in Turchia. Ma di questo non si parla. Invece occupa un altro Paese. La Turchia quindi non vuole una soluzione, ma un inasprimento del conflitto. Purtroppo con questo ha successo: Non passa giorno in cui non perdono la vita delle persone.
Intorno al governo turco sembra crearsi una nuova intesa anticurda che va dal governo di Assad in Siria, passando per l’Iran fino alla Russia, ma comprende appunto anche gli USA e il governo tedesco. Che ruolo svolgono?
L’attacco lede la sovranità dello Stato siriano, ma gli Stati europei, la Russia, gli USA e la NATO tacciono in proposito. Oggi la Turchia può permettersi quasi tutto senza che le venga chiesto conto. Nel Parlamento turco il golpe militare non era all'ordine del giorno, come HDP non siamo stati messi a conoscenza. L’ingresso in Siria ha anche l’obiettivo di continuare a modificare la composizione demografica delle regioni curde e di disperdere la popolazione. Il governo turco ha imposto coprifuoco e assediato in modo mirato le città al confine con il Rojava – Silopi, Cizre, Nusaybin e altre – e costretto le persone del luogo alla fuga per distruggere i legami tra curdi sui due lati del confine. Questo modo di procedere, di disperdere i curdi nella regione, non è nuovo. Nel 1923 l’accordo di Losanna ha diviso il Kurdistan in quattro parti. I Paesi occidentali ne erano partecipi. Questi 100 anni dopo gli Stati occidentali e la Russia vogliono tracciare nuovo confini nel Vicino Oriente e dividere tra loro il territorio. Questo naturalmente ha anche motivi economici, Il Kurdistan è molto ricco di riserve di petrolio. Ma ci sono ancora altri nuovi indirizzi strategici che si vanno abbozzando. Secondo me ora la Turchia – al di fuori della NATO e dell’UE – svilupperà una nuova direzione politica con Assad e la Russia. Contemporaneamente vengono intensificati i contatti con il Qatar e l’Arabia Saudita, stati che hanno sostenuto IS, anche economicamente.
Il precedente alleato USA si è schierato dalla parte del governo turco e ha esortato le Unità di Difesa del Popolo curde a ritirarsi e con questo di lasciare nuovamente il territorio appena liberato. Come vede la situazione attuale per le forze nel Rojava?
Fino a una settimana fa i curdi erano eroi: sono gli unici che hanno combattuto in modo continuativo contro IS. Ora sono stati spinti all’angolo e devono ritirarsi oltre l’Eufrate. Questo non è accettabile. I curdi devono confrontarsi con questo rapidamente e trovare una nuova strategia.
La Turchia attacca il progetto Rojava e cresce anche il pericolo di nuovi interventi militari nell'entroterra turco. Come agisce lo Stato turco nel Kurdistan del nord, per esempio qui ad Amed, come si chiama in curdo la città di Diyarbakir?
A Sur, nel centro di Amed, sono finite le violenze militari, ma controlli di polizia, carri armati e ranger della polizia sono onnipresenti nelle strade. I coprifuoco attualmente non vengono proclamati ufficialmente, ma ancora non viene nessuno nelle parti distrutte della città. Quasi tutti gli accessi sono sbarrati da muri di cemento.
Anche altri ambiti della vita sociale sono limitati. Sospettati attualmente per via dello stato di emergenza possono essere fermati senza accusa fino a 30 giorni. Il 16 agosto Özgür Gündem, un quotidiano curdo, è stato vietato – per la 51° volta nella sua storia. Anche l’unico quotidiano in lingua curda Azadiya Welat ora viene colpito dalla repressione: Una perquisizione negli uffici di Diyarbakir si è conclusa con il fatto che la polizia ha messo in carcerazione preventiva 27 persone. Alcuni giorni fa ad Amed abbiamo fatto una conferenza stampa pubblica sulla situazione sanitaria dei profughi. A loro negli ospedali turchi vengono in parte rifiutati trattamenti salvavita perché preferiscono le tendopoli amministrate dai curdi ai campi profughi statali. Per via dello stato di emergenza la conferenza stampa ha potuto svolgersi solo in un luogo chiuso. Davanti all’edificio nel quale si svolgeva l’appuntamento, non erano posizionate solo centinaia di poliziotti, ma anche idranti. Le repressioni ad Amed sono in linea con le violenze contro l’HDP e i suoi iscritti, la revoca dell’immunità dei parlamentari, gli arresti di giornalisti e accademici che si pronunciano per la pace e così via. L’attuale repressione ora deve distruggere il resto di opinione pubblica, mettere paura alla gente e impedire che si sollevi. Ma è anche segno del fatto che le strutture democratiche nel Rojava mettono la Turchia sotto pressione. Finora ogni volta che i curdi mettono a segno un colpo contro IS la repressione da parte turca aumenta.
Cosa può fare la sinistra europea?
La domanda che devono porsi le forze di sinistra è semplice: da che parte sto, cosa sostengo? Gli Stati europei fino ad ora hanno piantato in asso la gente del Rojava, in particolare nella battaglia per Kobane. Sono stata a Kobane solo poco fa e ho visto con i miei occhi come la Turchia cerca di impedire la ricostruzione. È stata distrutta un’intera città e ora non si lasciano entrare gli aiuti: niente materiali per costruzioni, niente generi di aiuto. Alla gente di Kobane la Turchia nega gli aiuti medici, mentre negli ospedali statali – a Reyhanli, Sanliurfa o Gaziantep – vengono curati miliziani feriti di IS. Ma se si sparerà sugli insediamenti nel Rojava, allora i curdi si difenderanno. L’attacco alla rivoluzione del Rojava è contro tutti i curdi in tutto il mondo, anche contro quelli in Germania. Nessuno di loro starà a guardare in silenzio. La sinistra europea deve prefiggersi il compito di posizionarsi con più forza contro il regime di Erdogan e di sostenere i curdi nella difesa delle loro strutture democratiche.
Intervista: Johanna Bröse e Hannah Schultes, Diyarbakir