24 maggio 2014, Caracol de La Realidad, Chiapas.
Dopo il tramonto, il subcomandante Moisés ha annunciato la possibilità
di visitare la tomba di Galeano, per dimostrare solidarietà alla sua
famiglia, alla sua compagna e alle basi d’appoggio zapatiste.
Migliaia di zapatisti e zapatiste, insieme agli aderenti alla Sexta,
si sono messi in fila per passare, uno per uno, di fronte alla tomba.
Una zapatista coordinava la visita:
- È qui la tomba di Galeano?
- Sì, rispose. Per impegnarci di più.
Zapatisti e zapatiste coperte dai passamontagna sfilavano davanti
alla tomba, abbracciandola. Con il pugno sinistro alzato e facendo il
saluto militare, ognuno passava di fronte alla tomba e depositava una
pietra. La tomba di pietra bianca era circondata da fiori, ghirlande e
candele.
- Perché la pietra, compa?
- Ogni persona che si impegna a lottare lascia una pietra perché, come Galeano, è un simbolo di resistenza fino alla morte.
Forse, l’atto di lasciare una pietra significa anche che il cuore ha
bisogno di forza perché la morte, che arriva senza avvisare, non faccia
troppo male; allo stesso tempo, i compagni e le compagne della Sexta
ripetevano l’atto per dare continuità alla costruzione di “Altri mondi”.
Abbiamo lasciato il dolore e continuato ad avanzare con la speranza
di continuare a costruire una società anticapitalista, autonoma, senza
chiedere nulla al governo, con libertà, democrazia e giustizia, uno
degli esempi che ci danno ogni giorno i popoli zapatisti. Nell’ultimo
atto dell’omaggio a Galeano, che inizierà in serata, i subcomandanti
Marcos e Moisés daranno la loro parola per concludere l’evento che ci ha
convocati nella Realidad.
Un continuo botta e risposta tra i manifestanti e gli innumerevoli e incalzanti provvedimenti del governo in carica.
Al grido " Everywhere Taksim, Everywhere Resistance", slogan
utilizzato durante le proteste di Gezi Park lo scorso Giugno, è iniziato
il concentramento invocato tramite un tam-tam sui social network negli
scorsi giorni.
In centinaia si sono dunque riuniti in Isticklal Caddesi per
ribadire il loro no all' emanazione di un provvedimento simbolo
esemplificativo di una politica volta ad affermare un progetto
autoritario.
Reazione decisamente sproporzionata quella della polizia, la cui violenza non accenna a diminuire.
Utilizzo
di gas CS, cannoni ad acqua, proiettili di gomma...sono stati impartiti
non solo ai manifestanti ma anche ai ristoranti e negozi che ospitavano
i dimostranti in corsa per sfuggire alle violenze della gendarmeria.
Una "bombola di gas" è persino stata tirata in un autobus di linea che
passava in quel momento.
Violenti scontri, feriti e arresti nella giornata di ieri pomeriggio.
La dimostrazione di forza risulta essere l' unico approccio che il partito di Erdogan sembra conoscere.
E
nel frattempo, piazza Taksim, simbolo della libertà e della democrazia,
resta circondata da forze dell' ordine che ne impediscono l' accesso.
Immagini ormai divenute quotidiane che delineano un panorama
decisamente problematico: la precarietà di un equilibrio oramai
sfibrante che sta facendo emergere tutti i nodi ai quali il partito Ak
non è stato in grado, o meglio non ha voluto, sciogliere e affrontare in
termini di partecipazione, collaborazione e condivisione.
Una concezione diametralmente opposta invece quella dei
manifestanti; il cui lessico è rivolto alla riconquista di un più
semplice, quanto mai immediato, diritto alla città quale unica
prospettiva perseguibile per vivere la metropoli non con l' illusione di
un' utopia, ma con la realtà e la concretezza di un sogno.
Link:
http://www.hurriyetdailynews.com/police-put-down-protest-against-controversial-internet-law-in-istanbul.aspx?pageID=238&nID=62804&NewsCatID=338


















