lunedì 9 luglio 2012

Desinformémonos del lunedì


Reportajes

Marcela Salas Cassani

M. Alejandro González Ledesma y Gloria Muñoz Ramírez
Foto: Simona Granati

Bruce A. Dixon, de Black Agenda Report
Traducción: El Kilombo Intergaláctico
Foto: David Bacon

Arthur Lorot

Entrevista de Adazahira Chávez

Laura Carlsen
Traducción: Stephanie Salas Cassani

Yasser Shoukry
Traducción: Paulina Santibáñez y Adazahira Chávez
Foto: Laura Sponti

Clarissa Sant’Ana, Franco Carrassi Y Francesca Stanca (Ya Basta, Art Lab Occupato, Globalproject)
Traducción: Daniele Fini

Imagina en Resistencia

Texto:Jaime Quintana Guerrero
Foto: Moisés Quintana Guerrero

Los Nadies

Testimonio recogido por Julio Martínez Rivera en El Salvador
Fotoreportaje


Video
Realización: Geovanni Ocampo

Audio
Realización: Arthur Lorot
Entrevistas: Desinformémonos

domenica 8 luglio 2012

Messico - La corona ammaccata


di Luis Hernandez Navarro*


Questo 4 luglio, dopo più di otto ore di assemblea generale, il movimiento #YoSoy132 ha rifiutato all’unanimità il processo elettorale della scorsa domenica e il vincitore virtuale Enrique Peña Nieto.
La giornata elettorale, ha indicato il movimiento, non si è sviluppata in un ambiente di pubblica tranquillità e legalità. Domenica “hanno prevalso pratiche profondamente antidemocratiche, come la violenza di stato e l’acquisto e la costrizione al voto, lucrando sulla condizione in cui si trovano le nostre popolazioni e sulle loro necessità”.
Di fronte alle irregolarità, il movimento ha riconosciuto una mancanza di democrazia nel processo elettorale .
Ha segnalato che “l’imposizione di Enrique Peña Nieto è un processo architettato da diversi anni dai poteri de facto, nazionali e stranieri.”
Nella Quinta Assemblea Generale Interuniversitaria, gli studenti hanno denunciato la manipolazione dei mezzi di comunicazione e degli scrutinii dei voti, cosa che secondo loro ha alterato il voto libero e ragionato dei cittadini. “Non si accetta e non si accetterà” Enrique Peña Nieto come presidente, hanno dichiarato in un comunicato pubblico alla fine della giornata a cui hanno partecipato i rappresentanti di più di 120 università.
Il documento del movimiento dà voce anche al sentimento di molti messicani che non sono universitari.
Il primo luglio alle urne si sono fronteggiati due Messico. Uno, cittadino, critico, riflessivo, dalla parte di un paese differente, deciso ad appoggiare  Andrés Manuel López Obrador. L’altro, clientelare, timoroso di un cambiamento, obbediente alle gerarchie politiche, consumatore passivo dei racconti della televisione, che ha votato a favore di Enrique Peña Nieto.
Un altro Messico, soprattutto indigeno, deluso dai partiti politici e dai suoi candidati, ha deciso di non partecipare, anche se non era stata lanciata apertamente una campagna per l’astensione o l’annullamento del voto.

Argentina - Dario y Maxi no estàn solos!


da Buenos Aires, articolo a cura di Alioscia Castronovo
Un consiglio a tutti a vedere il documentario “La dignidad rebelde: Darìo Santillàn”: quasi non ci si crede che aveva appena ventuno anni, questo ragazzo che assieme a molti altri occupava le terre e costruiva cooperative per aprire giorno dopo giorno una via di fuga dalla miseria, dall'emarginazione, dall'assenza di diritti. Un documentario che restituisce la dimensione collettiva dell'esperienza di cui Darìo e Maxi sono ormai il simbolo, esperienza che ha insegnato a tanti di noi a resistere contro la crisi, in qualunque parte del mondo fossimo in quel momento. Nel 2001 come oggi, per costruire un'alternativa radicale al capitalismo“en cualquier pais, en cualquier continente”.

In migliaia ci siamo ritrovati ad Avellaneda, partido della provincia di Buenos Aires a due passi dalla Boca e dalla capital federal, lo scorso 26 di giugno, per ricordare l'assassinio di Darìo e Maxi, militanti piqueteros uccisi dalla polizia durante un blocco stradale sul ponte Purreydon. Una ferita ancora viva nella memoria e nell'immaginario argentino, militanti che hanno segnato con la loro morte un punto di non-ritorno, divenendo ahimè i simboli della brutale repressione costata poi la presidenza a Duhalde pochi mesi prima dell'avvento della nuova fase della governance kirchnerista.
Ma sopratutto oggi Darìo e Maxi sono il simbolo, come scrive Itai Hagman su Marcha, della nuova generazione di militanti che dal 2001 è nata e continua a costruire nell'Argentina di oggi lotte e progetti di alternativa radicale al capitalismo e all'ingiustizia sociale, nelle università e nei quartieri, nelle villas miserias e nelle fabbriche autogestite.
Dieci anni fa erano passati pochi mesi dalle giornate insurrezionali del 19 e del 20 dicembre, maturava un processo lungo di immaginazione e costruzione di un'alternativa al neoliberismo e al saccheggio (di risorse, di vita, di diritti) dei decenni precedenti, le rivolte nelle strade della capitale e non solo avevano destituito cinque presidenti al grido di “Que se vayan todos”, nascevano e si diffondevano le fabbriche recuperate, le assemblee di quartiere e le forme di esperienza comunitaria che hanno cambiato il volto dell'Argentina, reduce dalla dittatura militare e da quella economica del neoliberismo di Menem.

venerdì 6 luglio 2012

Messico - Elezioni: cronaca di una vittoria annunciata


DSC_0003(Small).JPGSiamo alla vigilia di un nuovo conflitto elettorale in Messico? 

Elezioni sporche e media menzogneri...


di Fabrizio Lorusso

Nella piovosa estate messicana il fango e la polvere cominciano ad appannare la legittimità del processo elettorale di domenica scorsa in cui s’è votato per scegliere il nuovo presidente e rinnovare camera, senato, i governi e i parlamenti di 6 stati e quello di Città del Messico. La compravendita del voto con carte prepagate del supermercato Soriana è lo scandalo del momento, ma c’è anche del sangue a macchiare l’immagine di un’elezione pulita, perfetta, quasi svizzera o svedese, come propinato da numerosi mass media nazionali e internazionali oltre che da una buona parte della classe politica e burocratica messicana: la cruda realtà parla invece di 9 morti, 4 feriti, 66 arresti, 3500 incidenti, decine di atti di squadrismo e 2 autobombe esplose che a loro volta hanno fatto 2 morti tra le forze di polizia e 7 feriti in vari stati del Messico. Non è esattamente il panorama di un paese che rivendica con orgoglio l’appartenenza al G20 o alla OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), tanto per fare un paio di esempi di gruppi d’élite nel concerto geopolitico globale, ma che poi tollera, e in alcuni casi determina, incredibili violazioni alle regole democratiche e ai diritti umani.
I conteggi preliminari di domenica notte e lunedì, riconfermati per ora dal computo definitivo quasi concluso, danno la vittoria col 38% dei voti a Enrique Peña Nieto del Partido Revolucionario Institucional (PRI), il partito “dinosauro”, quello della “dittatura perfetta” (espressione coniata dallo scrittore Mario Vargas Llosa per descrivere un regime autoritario dalla parvenza democratica) che governò il Messico per 71 anni e nel 2000 fu sconfitto dalla destra di Acción Nacional (PAN). Il presidente Vicente Fox governò fino al 2006 e fu rilevato dal compagno di partito Felipe Calderón.

mercoledì 4 luglio 2012

Messico e Nuvole


Dopo appena due legislature torna a vincere le elezioni il PRI, già al potere per quasi settanta degli ultimi ottant’anni di storia messicana. In un paese in cui violenza, degrado e povertà sono in costante aumento il risultato delle urne ha il sapore amaro di un ritorno alla dittatura. Mentre i movimenti, accusato il colpo, sono più che mai in fermento.

di Marco Fama

Cent’anni di formale democrazia non sono serviti a riappacificare del tutto un paese la cui più grande disgrazia, come ebbe a dire Porfirio Díaz, è quella di trovarsi ad un tempo così lontano da Dio e cosi vicino agli Stati Uniti d’America.
Sono oltre 60.000 - tra uomini, donne e bambini - le vittime della feroce guerra mossa nei confronti del narcotraffico dal presidente uscente, il conservatore Felipe Calderón. In una nazione che si vanta di aver dato i natali all’uomo più ricco del pianeta, il magnate delle telecomunicazioni Carlos Slim, decine di milioni di persone versano in condizioni di estrema povertà; le popolazioni indigene faticano a veder pienamente rispettati i propri diritti; la corruzione dilaga ovunque; sequestri e ad altre storie di ordinaria violenza sono all’ordine del giorno.
È sullo sfondo di tale inquietante scenario che, domenica scorsa, 77 milioni di cittadini sono stati chiamati alle urne per eleggere il futuro presidente del Messico.
Le speranze della sinistra erano ancora una volta riposte su Andrés Manuel López Obrador, ex governatore capitolino vittima, nelle passate consultazioni, di presunti brogli elettorali oltreché di una durissima campagna diffamatoria messa in scena dalle principali emittenti del paese. 
Va detto che, anche aldilà delle strumentali mistificazioni mediatiche, è probabile che uno come Obrador possa non apparire del tutto convincente agli occhi di un osservatore esterno. Quella sua flemma nel parlare, così come il suo continuo ed a tratti demagogico appellarsi al popolo, alla lunga possono risultare indigesti. Per ogni conservatore convinto che questi non sia altro che un novello Chavez, inoltre, sarà certamente possibile incontrare qualche irriducibile sempre pronto a schierarsi più a sinistra di tutto e di tutti, accusando lo stesso Obrador di essere un inconcludente moderato.
Per quel che mi riguarda credo che, a prescindere da una certa retorica sviluppista, il programma di Obrador contenesse alcune proposte coraggiose che avrebbero probabilmente consentito al Messico di inaugurare una nuova epoca dal punto di vista economico e non solo.

martedì 3 luglio 2012

Messico - Le elezioni troppo sporche


Migliaia di denunce di irregolarità e voti comprati accompagnano le giornate poste elettorali e una nuova marcia del movimento YoSoy132
A 48 ore dalla giornata elettorale in Messico, avanza prepotente l'imposizione del Priista Peña Nieto quale nuovo presidente del paese.
Se all'indomani della sua (auto)proclamazione si sussurrava la sospetta frode elettorale, con il candidato avversario Andrés Manuel Lopez Obrador che invitava ad attendere avendo ancora pochi dati alla mano, oggi AMLO annuncia apertamente di voler impugnare i risultati del voto: migliaia di irregolarità denunciate ai seggi e voti comprati, per un totale di 5 mila milioni di pesos sborsati dal PRI (quando il massimo permesso si aggira sui 360 milioni di pesos - circa 20 milioni di euro) sono argomenti che dovrebbero essere sufficienti per prendere provvedimenti, al fine di non permettere la frode elettorale, sollecitando il ricontrollo dei seggi e il riconteggio dei voti.
"Quello che è successo è molto grave, una vergogna nazionale. L'IFE e il Tribunale Elettorale devono assumersi le loro responsabilità", ha spiegato AMLO.
Emblematico è il caso di centinaia di persone che hanno letteralmente venduto il loro voto al PRI, il quale ha consegnato loro, il giorno prima delle elezioni, delle tessere del valore di 300, 500 e 700 pesos (dai 20 ai 40 euro circa) da utilizzare nel supermercato della catena Soriana, preso ieri d'assalto dai possessori delle tessere desiderosi di utilizzarle al più presto, visto il crescente timore che venga riconosciuta la frode elettorale e che vengano quindi annullati i buoni acquisto, spesi per lo più per fare scorta di riso e fagioli o elettrodomestici.

Cina - L'esercito al centro dello scontro di potere nel PC Cinese


In questi tempi agitati dall'imminente cambio della guardia al vertice, gli echi della lotta interna al Partito comunista cinese (Pcc) continuano ad arrivare sotto forma di trame degne di spy stories, aspetto che ne rende ancora più difficile la verifica.
L'ultima arriva dal britannico Sunday Times che domenica scorsa, citando come fonte Qianshao, rivista di Hong Kong considerata affidabile per i suoi agganci politici dentro il Pcc , riportava nei dettagli la vicenda di uno scontro avvenuto nella notte del 19 marzo scorso a Pechino, tra soldati dell'Esercito popolare di liberazione (Pla) e agenti della Polizia del popolo. A ridosso della caduta in disgrazia del capo del Pc di Chongqing, Bo Xilai, annunciata il 15 marzo, si erano diffuse voci di un golpe tentato da uno dei suoi più potenti alleati, Zhou Yongkang, capo della sicurezza interna nazionale, con 800mila paramilitari della Polizia del popolo ai suoi comandi. Boato emerso dal gran polverone sollevato dallo scandalo politico più destabilizzante degli ultimi 30 anni, e subito smentito.
Ma qualcosa di grave accadde davvero quella notte, secondo Qianshao. Non un tentativo di golpe ma probabilmente uno scontro preventivo a scopo intimidatorio, nato dai timori del presidente Hu Jintao che la fazione alleata di Bo potesse reagire all'epurazione politica. Timori rafforzati, secondo la rivista, dal viaggio di Xi Jinping a febbraio negli Usa, dove al futuro capo dei capi cinese era stato riferito che il gruppo di Bo era potente e temibile.

lunedì 2 luglio 2012

Messico - Una presidenza democratica?


Lo spettro della frode elettorale sull’elezione del nuovo presidente messicano.
Il Priista ricco, bello e telegenico Enrique Peña Nieto a poche ore dalla chiusura dei seggi si è dichiarato nuovo presidente del Messico con il 37% dei voti, specificando la sua volontà di esercitare una presidenza democratica. Il risultato non è ancora definitivo, il reale conteggio dei voti si avrà mercoledì, ma, per come stanno le cose ora, purtroppo nonostante le belle parole non c’è nulla da festeggiare, dopo 12 anni di perdita della presidenza, il PRI, Partito della Rivoluzione Istituzionale, palesemente riconosciuto come corrotto, torna al potere in Messico, mentre corrono su internet, attraverso il blog del movimento YoSoy132, più di 500 denunce di chiare irregolarità in molti seggi del paese: furti di plichi contenenti le schede elettorali, presidenti di seggio che acconsentono a far votare persone in possesso della fotocopia della tessera elettorale e non del documento originale, minacce e intimidazioni nei confronti di elettori, schede elettorali bruciate o non presenti in numero sufficiente da coprire tutti gli elettori presenti, che quindi non hanno potuto votare, tassisti che offrono buoni per il trasporto fino ai seggi elettorali in cambio di promesse di voto per il PRI, funzionari di seggi sequestrati mentre alcuni soggetti armati riempivano le urne con schede elettorali compilate, presidenti di seggio che scompaiono portando con loro urne piene di migliaia di schede elettorali compilate, seggi chiusi con la forza con 10.000 persone rimaste senza la possibilità di esprimere il voto, fino ad arrivare a scontri armati con arresti, morti e feriti.
Anche se l’IFE, l’Istituto Federale Elettorale, organo incaricato al conteggio rapido dei voti, dà per certa la vittoria del Priista, il candidato progressista Andrés Manuel Lopez Obrador (AMLO) del PRD (Partito della Rivoluzione Democratica) non ha ancora ammesso la sconfitta, “no está dicha la última palabra”, non è ancora detta l’ultima parola, ha annunciato, riferendosi al fatto che, oltre a non esserci ancora un conteggio definitivo dei voti, è a conoscenza di tutti che durante la campagna elettorale e nella stessa giornata di voto non ci sia stata l’equità che stabilisce la Costituzione, denunciando anche le grandi quantità di denaro sborsato e la mancanza di equità dei mezzi di comunicazione nel presentare i diversi candidati.
Contemporaneamente si sono svolte anche le elezioni locali per il rinnovo dei parlamenti in alcune regioni messicane: secondo i primi risultati, il PRI avrebbe vinto in Chiapas, Jalisco e Yucatan.
In particolare in Chiapas, secondo le proiezioni dell'Instituto Electoral y de Participación Ciudadana (IEPC), il nuovo governatore sarebbe Manuel Velasco Coello, candidato dei partiti Verde Ecologista de México (PVEM), Revolucionario Institucional (PRI) y Nueva Alianza (panal). Qui la giornata elettorale ha visto incidenti che hanno provocato 3 morti.
La sua vittoria non è ancora stata confermata, ma se il giovane diventasse governatore, manterrebbe una relazione di rispetto con le Giunte del Buon Governo zapatiste e l'EZLN, ha promesso lui stesso durante la prima conferenza stampa.

Desinformémonos del lunedì



Reportajes México

Más allá de las elecciones: sueños que no caben en las urnas

Marcela Salas Cassani

Feminicidos en México: la normalización de la brutalidad

Sofía Sánchez Morales
Sergio Adrián Castro Bibriesca
Krizna, del taller de periodismo Aquiles Baeza
Traducción: Arthur Lorot
Geovanni Zamudio
 
Reportajes Internacional
Adazahira Chávez, con información de La Tuerka
Fotos: Movimiento Ciudadano de Apoyo a los Mineros
Pablo Mamani Ramírez
Tiziana Perna
Fotos: Simona Granati
Traducción: Adazahira Chávez

Autonomías
Texto: Jaime Quintana Guerrero
Fotos: Espacio Cultural Autónomo Altépetl

Imagina en Resistencia
Texto y Fotos: Jaime Quintana Guerrero

Fotoreportaje
Fotos y Audio: Equipo Palabra Radio
Realización: Desinfomémonos

Video
Realización: Murphy Woodhouse y Sam Mcneil

Audio
Realización y entrevistas: Arthur Lorot 

sabato 30 giugno 2012

Stati Uniti - Sulla riforma sanitaria


Continua in America la discussione sulla decisione della Corte Suprema che ha confermato la Legge sull'assistenza sanitaria, aprendo la strada alla più ampia Riforma del sistema sanitario dagli anni sessanta.
Democracy Now ha intervistato il cineasta Michael Moore, il cui documentario del 2007 "Sicko", riguardava proprio le falle del sistema di salute.
"E' realmente una grande vittoria per noi - afferma - al di là dei dubbi che ho sulla legge. Dobbiamo lavorare perchè il Medicare sia per tutti e tutti abbiano la copertura. Non possiamo permettere che le imprese private di assicurazione abbiano garanzie sulle spalle delle persone malate".
Vai speciale di Democracy Now qui
Ricordiamo che con la votazione della Corte Suprema la riforma del sistema sanitario voluta da Obama è stata definita costituzionale. La decisione della Corte ha riguardato il punto centrale della Riforma e cioè l'obbligo per tutti i cittadini di acquistare una polizza assicurativa entro il 2014. La maggioranza nella Corte è stata raggiunta con il voto del presidente della Corte Stessa John Roberts che ha spiegato che non sussiste contraddizione con la Carta costituzionale: “il fatto che la riforma prevede che alcuni cittadini possano pagare delle sanzioni per non aver ottenuto l’assicurazione medica può essere ragionevolmente considerato come una tassa”.

Uruguay - Spinello di Stato per battere il narcotraffico


Sta destando scalpore la decisione presa dal  governo dell'Uruguay di produrre legalmente marijuana per arginare lo strapotere del narco traffico, che attinge la sua forza dal proibizionismo.
La decisione era stata annunciata dal presidente José Mujic una settimana fa dicendo "qualcuno deve pur cominciare. L'Uruguay è un Paese piccolo, e qui sarà più facile capire se la liberalizzazione funziona".
Alle parole seguiranno i fatti. Da settembre il governo di Montevideo dedicherà 100 ettari alla semina e coltivazione di cannabis e la prima raccolta ufficiale arriverà dopo 6 mesi.
Negli articoli apparsi sulla notizia si dice che è prevista una produzione di 27 tonnellate l'anno, per i consumatori del paese, la cui cifra oscilla tra i 100 mila e i 300 mila.
La proposta fa parte di un pacchetto di misure riguardanti la sicurezza e dovrà essere approvata dal Congresso. 
La sceltà è stata presentata come un contributo per far calare il consumo di cocaina e di altre droghe pesanti, limitare le violenze connesse al narcotraffico. Il tutto sarebbe legalizzato attraverso la creazione di una lista a cui ci si deve iscrivere per poter acquistare 30 grammi di marijuana, non sarà permesso l'acquisto da parte di stranieri. I fondi ricavati dalla vendita fatta dallo stato serviranno per progetti di recupero per tossicodipendenti.
La proposta del governo del Paraguay è di certo interessante perchè affronta un nodo di tutto il continente. La forte presenza dei narcos, legata all'aumento del consumo di cocaina, con le collusioni e complità nell'apparato istituzionale a ogni livello determina in particolare in Messico e storicamente in Colombia, all'interno della cosidetta "guerra al narcotraffico", una situazione di violenza diffusa e generalizzata.

Paraguay - Il golpe visto dall' interno


In Paraguay, il Senato più corrotto d’America ha destituito con un giudizio sommario il primo presidente di sinistra del paese dopo 61 anni di monocolore Colorado.
Come per ogni evento che accade nella storia, esiste più di una versione dell’accaduto. Non sembra esserci dubbio sulla legalità dell’impeachment, sancito dalla Costituzione e approvato dalla quasi totalità della Camera (76 a favore e 1 contro) e del Senato (39 a favore e 4 contro).
La questiona formale, invece, riguarda la liceità dei tempi in cui é avvenuto questo giudizio. Meno di 36 ore per tutto il procedimento legale, che sembra essere stato deciso a tavolino dalla classe politica nazionale (e non) in tempi lontani, ai danni di un presidente che mai é andato a genio ai poteri della destra oligarca e borghese.
In Paraguay esistono due visioni del mondo parallele. Una é quella del popolo: contadini e carperos che chiedono a gran voce una Riforma Agraria Integrale, scacciati dalle loro zone d’origine per l’impossibilità di mantenere un agricoltura familiare a causa delle enorme estensioni dei latifondi degli impresari nazionali e internazionali che fanno arrivare a 500mila i senza terra, poveri che non riescono ad accedere a nessun servizio dello Stato capitalista che ha fatto delle selvagge liberalizzazioni la sua filosofia di base.
Dall’altro lato esiste la borghesia: figlia della dittatura Strossnerista (appoggiata dagli USA contro lo spauracchio comunista), latifondista e terrateniente (qui il 2% della popolazione controlla l’80% della terra), che nulla vuole sapere della realtá del proprio paese e che sembra misconoscere il popolo autoctono figlio della terra Guaraní.
Queste differenze, aumentate dalla globalizzazione selvaggia, fanno sí che oggi nel paese si vivano due mondi lontani: quello degli shopping mall alla statunitense, dove i ricchi borghesi fanno la spesa nei loro macchinoni, e quello delle persone che cercano di sopravvivere tra immondizia, riciclo della plastica e vendita di quello che possono, in qualsiasi punto del paese.
 Tutto ciò può aiutare a capire lo sviluppo politico di questi giorni. Lugo, primo presidente a dare ascolto al popolo dimenticato, cercava di seguire quella politica regionale che Venezuela, Bolivia, Argentina e Uruguay hanno deciso di intraprendere negli ultimi anni. Era riuscito ad ottenere la colazione ed il pranzo gratuiti nelle scuole pubbliche, un’assistenza medica locale per cui chiunque può accedere a medicamenti e centri di salute senza dover sborsare fior di quattrini. Aveva promesso di occuparsi personalmente del problema dei senza terra cercando di promuovere una Riforma Agraria Integrale, ma non ha compreso, forse per inesperienza politica, come e quanto avrebbe dovuto preoccuparsi di stringere alleanze che lo appoggiassero.

venerdì 29 giugno 2012

Messico - Nello scenario delle elezioni presidenziali il Movimento Yo soy 132 - Videointervista con Gloria Munoz

Nel fine settimana il Messico voterà per il Presidente. Due i candidati che si contendono le urne: Andres Manuel Lopèz Obrador del Prd e Enrique Pena Nieto.
Pena Nieto è il candidato appoggiato dal Pri e rappresenta il potere che ha governato in Messico per anni e che oggi parte dei poteri forti vorrebbero  imporre anche attraverso la complicità della manipolazione dell'informazione.
Un nuovo attore ha però invaso la scena nazionale: sono i giovani del movimento "Yo soy 132". Nato nell'Università Iberoamericana, ha posto al centro il tema della necessità che si vada ad elezioni libera da pressioni esercitate dal sistema di comunicazione  e dalle frodi che hanno caratterizzato le ultime tornate elettorali e l'intera storia del paese.
Con Gloria Munoz, coordinatrice del portale di informazione Desinformemonos.org abbiamo riattraversato gli ultimi mesi, la nascita del movimento "Yo soy 132", la sua composizione e l'importanza di aver posto all'intero paese il tema della libertà di scelta per i cittadini. All'interno del movimento ci sono ovviamente diverse posizioni: chi mette al centro il tema della vigilanza sulle elezioni di domenica, chi spinge per connettere questo tema ai generali problemi del paese. Ma la novità rappresentata dal protagonismo giovanile è già una ventata che difficilmente si fermerà al dato elettorale.
Tutto questo avviene in un paese che resta in testa alle classifiche ufficiali per l'uccisione di giornalisti, di donne e di migranti nel quadro sociale devastato dalla "guerra al narcotraffico".
L'intervista si conclude con il raconto della lotta della comunità purepecha di Cheran, nello stato di Michoacan per la propria autodifesa dall'arrogante presenza dei narcos e dei loro traffici illeciti in materia di mercato della deforestazione.
A seguire la sintesi dell'intervista e l'intervista integrale

Grecia - Tra politiche di Austerity, crisi umanitaria ed esperienze di organizzazione dal basso


Intervista a Katerina Tsapopoulou, avvocato e membro della rete per i diritti politici e sociali (Atene)

Un focus dalla Grecia sullo smantellamento del welfare e dei diritti dei lavoratori, sulla grave situazione in cui versa la sanità pubblica, su come i greci si organizzano dal basso per rispondere alla crisi.
Il 16 e il 17 Giugno la popolazione Greca ha eletto Nea Dimokratia, partito che proseguirà e porterà a termine le misure di austerità imposte da Ue, Bce e Fmi. Intervistiamo Katerina,  avvocato e membro della rete per i diritti politici e sociali di Atene, per capire l’entità e l’impatto che le riforme, attuate fino ad oggi e che hanno dato vita a forti proteste di piazza nell’ultimo anno e mezzo, hanno avuto sulla società greca. Innanzitutto, come valuti i recenti risultati elettorali in Grecia?
Con la vittoria di Nea Dimokratia alle recenti elezioni, quello che ci aspetta sono misure di austerità ancora più gravi per noi. In questo momento la grande scommessa per la Grecia non è, al contrario di quello che si pensa in Europa, se restare nell’euro o ritornare alla dracma, ma una scommessa che ha a che fare con la democrazia, cioè riuscire a mantenere e a garantire i minimi diritti politici e civili.
Se non costruiamo la possibilità di recuperare terreno sul piano dei diritti, passeremo presto ad uno stato di assoluta oppressione e repressione. La percezione è che la vittoria di Nea Dimokratia favorirà l’accelerazione di questo processo. Ci aspettiamo di tutto ma si pensa che anche questo governo non durerà a lungo. 
In Grecia lo stato sociale è praticamente crollato e a mio avviso non si può fare più un discorso puramente politico in Grecia. La crisi è molto profonda e percepiamo che, giorno dopo giorno, ci stiamo dirigendo verso una vera e propria crisi umanitaria. Le riforme attuate dai governi precedenti hanno avuto un effetto devastante sulla popolazione.
Puoi dirci quali sono i provvedimenti legislativi e le riforme che hanno inciso più fortemente sulla vita della popolazione greca in questi ultimi mesi?

lunedì 25 giugno 2012

Desinformémonos del lunedì


Reportajes México
ESPACIO DE LUCHA CONTRA EL OLVIDO Y LA REPRESIÓN (ELCOR)/ RED CONTRA LA REPRESIÓN Y POR LA SOLIDARIDAD DE CHIAPAS (RVSR CHIAPAS)
FOTOGRAFÍAS: MOYSÉS ZÚÑIGA SANTIAGO

MARCELA SALAS CASSANI

ADAZAHIRA CHÁVEZ

SOFÍA SÁNCHEZ MORALES
FOTOS: CABO PULMO VIVO Y GREENPEACE

MIGUEL LEDESMA

SERGIO ADRIÁN CASTRO BIBRIESCA

Reportajes Internacional
CARLOS AZNAREZ

LAURA SPONTI
TRADUCCIÓN: ADRIÁN BIBRIESCA Y MARCELA SALAS

GLORIA MUÑOZ RAMÍREZ

CLAYTON CONN
TRADUCCIÓN: STEPHANIE SALAS CASSANI

Autonomías
KATERINA GIRICH

Imagina en Resistencia
MOISÉS QUINTANA GUERRERO
FOTO: ABRAHAM BELLO CASTILLO

Fotoreportaje
FOTOGRAFÍAS: PATXI BELTZAIZ / CONTRE-FAITS
TEXTO: COORDINADORA REGIONAL DE AUTORIDADES COMUNITARIAS
MÚSICA: “SON DE TARIMA A SAN LUIS ACATLÁN”, ERIK DE JESÚS
PRODUCCIÓN: DESINFORMÉMONOS

Video
ENTREVISTAS: ADAZAHIRA CHÁVEZ Y ARTHUR LOROT
REALIZACIÓN: ARTHUR LOROT

Audio
ENTREVISTA: RICARDO MONTEJANO
REALIZACIÓN: ARTHUR LOROT

domenica 24 giugno 2012

Brasile - Dichiarazione finale Summit dei Popoli a Rio+20


DICHIARAZIONE FINALE
SUMMIT DEI POPOLI A RIO+20

PER LA GIUSTIZIA SOCIALE E AMBIENTALE
IN DIFESA DEI BENI COMUNI, CONTRO LA MERCIFICAZIONE DELLA VITA
Movimenti sociali e popolari, sindacati, popoli e organizzazioni della società civile di tutto il mondo riuniti del Summit Sociale dei Popoli a Rio+20, per la Giustizia Sociale e Ambientale, che si sono incontrati negli accampamenti, nelle mobilitazioni di massa, nei dibattiti, nella costruzione di convergenze e alternative, coscienti di essere i soggetti di una nuova relazione tra umano e umane e tra l'umanità e la natura, assumiamo la sfida urgente di frenare la nuova fase di ricomposizione del capitalismo e di costruire, attraverso le nostre lotte, nuovi paradigmi di società.
Il Summit dei popoli è un momento simbolico del nuovo ciclo in atto, che si situa nella traiettoria delle lotte globali che producono nuove convergenze tra movimenti di donne, indigeni, afrodiscendenti, piccoli agricoltori e contadini, lavoratori e lavoratrici, popoli e comunità tradizionali, quilombolas, movimenti per il diritto alla città, religioni di tutto il mondo. Le assemblee, le mobilitazioni e la grande Marcia dei Popoli sono state momento di espressione massima di queste convergenze.
Le istituzioni finanziarie multilaterali, le coalizioni al servizio del sistema finanziario, come il G8 o il G20, l'influenza delle multinazionali sulle Nazioni Unite e la maggioranza dei governi hanno dimostrato irresponsabilità verso il futuro dell'umanità e del pianeta e volontà di promuovere gli interessi delle imprese nella conferenza ufficiale. Al contrario, la vitalità e la forza delle mobilitazioni e dei dibattiti nel Summit dei Popoli hanno rafforzato la nostra convinzione sul fatto che solo i popoli mobilitati e organizzati potranno liberare il mondo dal controllo delle corporations e del capitale finanziario.
Venti anni fa il Forum Global, realizzato anch'esso ad Aterro do Flamengo, denunciò il rischio che l'umanità e la natura correvano a causa delle privatizzazioni e delle politiche neoliberiste. Oggi affermiamo che, oltre a confermare la nostra analisi, stiamo assistendo al restringimento significativo di diritti umani già tutelati e riconosciuti. A Rio+20 si è ripetuta la solita stanca litania delle false soluzioni difese degli stessi attori che hanno provocato la crisi globale. Mentre la crisi diviene via via più profonda, le multinazionali avanzano violando i diritti dei popoli, restringendo gli spazi democratici e distruggendo la natura, impossessandosi indebitamente dei beni comuni della umanità per salvare il sistema economico-finanziario.

Brasile - Cupula dos Povos, giornata conclusiva: se non ci lasciate sognare, non vi lasceremo dormire!


Al Vertice dei Popoli viene presentato il documento finale frutto del lavoro delle 5 plenarie durante la Cupula.

Nel documento si fa riferimento al teatrino delle false soluzioni inscenato dai potenti a Rio e si lancia una giornata mondiale di sciopero generale


Dopo l'occupazione della fiera AgroBrasil da parte di Via Campesina per denunciare il modello dell'Agrobusiness portato avanti dal governo brasiliano, all'arena planetaria sono state esposte le relazioni riassuntive dei diversi tavoli di lavoro: questa è stata la penultima plenaria dell'assemblea dei popoli, dove sono state presentate le soluzioni per combattere la crisi mondiale. Stamattina si è svolta la terza a ultima assemblea in cui ciascuna delle cinque plenarie ha proposto l'agenda politica per i prossimi anni e le relative campagne da preparare su scala mondiale. Le relazioni integrali sono consultabili sul sito di riferimento.

Plenaria 1, Giustizia sociale e ambientale. E' stato accordato che per garantire tali diritti è necessario, tra le altre misure, rinforzare il rispetto dei diritti umani e cambiare le politiche pubbliche, il sistema di produzione capitalista che domina, opprime e promuove l'etnocidio delle culture popolari.
Plenaria 2, Difesa dei beni comuni e mercantilizzazione della vita. E' necessaria una regolamentazione fondiaria per garantire il diritto alla terra e al territorio. La cartografia sociale, secondo le organizzazioni partecipanti, è lo strumento valido per raggiungere questo obiettivo. E' necessario che ci siano politiche pubbliche destinate a strutturare questi cambiamenti e finanziare progetti socioambientali per le comunità.
Plenaria 3, Sovranità alimentare. Per raggiungere la sovranità alimentare è necessario rinforzare il piccolo agricoltore, il contadino e l'indigeno. E' necessario controllare l'uso dei pesticidi su scala industriale e rinforzare l'idea della agroecologia.
Planaria 4: Energia e industrie estrattive. Viene lanciata la promozione delle energie rinnovabili e il controllo decentralizzato come unica via d'uscita per la crisi energetica mondiale. E' necessario anche che le organizzazioni che inquinano e operano ad alto impatto ambientale (negativo) siano adeguatamente 'ripulite'.
Plenaria 5: Lavoro, per un'altra economia e nuovi paradigmi sociali. Si è concordato sulla necessità di una riforma agraria, sull'abolizione dell'agrobusiness e sulla negazione della mercantilizzazione della natura. Sono queste misure importanti per regolamentare e umanizzare il lavoro. La punizione per la violazione dei diritti dei lavoratori è stato un tema prioritario, fondamentale, applaudito da ogni parte sociale presente, organizzazione e singolo cittadino.

martedì 19 giugno 2012

Brasile - Cupula dos Povos, quarta giornata: le diverse anime del Vertice dei Popoli.


Una panoramica tra i differenti tavoli di lavoro che prendono vita ogni giorno all'Aterro
Ogni giorno l'Aterro do Flamengo viene riempito con numerosissimi incontri, decine di tematiche, di tessere diverse che compongono il grande mosaico che è la Cupula dos Povos.
Nella giornata di oggi si sono formati i gruppi di lavoro delle diverse plenarie: da ogni gruppo di lavoro emergeranno le parole chiave che si vogliono inserire nel documento che verrà discusso domani nella plenaria generale e consegnato al Vertice ufficiale di Rio+20, contenente le richieste dal basso dei popoli e le priorità per il futuro sostenibile del pianeta.
Questa mattina tanti argomenti diversi sono stati approfonditi nei padiglioni all'ombra delle mangrovie del parco che ospita i lavori: le lotte in difesa dell'Amazzonia, le politiche educative del paese e le forme dell'economia solidale come soluzione per affrontare la crisi.
Dinailson Benassuly è un attivista che fa parte del Comitato Dorothy, che prende il nome dalla missionaria Irma Dorothy Stang, assassinata nel 2005 per le sue battaglie in difesa dei diritti umani. Dinailson si batte contro la distruzione della foresta Amazzonica per il futuro di tutto il pianeta.
La questione Amazzonia dovrebbe essere una priorità del governo brasiliano, ma purtroppo questo insiste solo in megaprogetti di estrazione e devastazione e la discussione rimane solo a livello teorico, mentre c'è bisogno di una vera politica ambientale di difesa della foresta.
Shirley Diniz è un'insegnante e fa parte della Segreteria dello Stato di San Paulo nel settore dell'educazione.

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!