di Hugo Blanco - (direttore del mensile Lucha Indigena, e leader da più di 50 anni del Movimento Contadino del Perù)
Nel 1994, in piena gloriosa auge del sistema neoliberale che ci opprime, si alzó una voce ribelle, quella del movimento zapatista del Chiapas, Messico.
Naturalmente Salinas, l'allora presidente, lanciò una sanguinosa offensiva militare pensando di schiacciare rapidamente la ribellione. Non fu così, la popolazione indigena combattente, resistette. Il popolo messicano s'indignò davanti allo spargimento di sangue e pretese la fine dell'attacco.
Il governo degli Stati Uniti si allarmò, poiché, considerata la quantità di messicani e di chicanos che teneva e tiene oppressi nel suo territorio, c'era il pericolo che la ribellione armata zapatista si estendesse alla sede dell'impero. Quindi ordinò al governo messicano di sospendere l'attacco, e naturalmente il suddito obbedì. I ribelli dichiararono che loro avrebbero obbedito al popolo del Messico, che aveva chiesto che la guerra terminasse, e così si sospese lo scontro armato.
Il governo propose dei colloqui, gli zapatisti accettarono. A causa del loro spirito democratico, non vollero essere loro a parlare in nome degli indigeni messicani, e convocarono indigeni e indigenisti di tutto il paese perché fossero loro stessi ad elaborare le richieste indigene. Così avvenne, e furono così contundenti i loro argomenti che la commissione governativa dovette accettarne molti. Entrambe le parti firmarono quelli che vennero chiamati “Gli accordi di San Andrés”. Siccome questi accordi dovevano essere espressi in forma di legge per poter essere approvati dal parlamento, questo nominò una commissione con l'incarico di dargli la forma necessaria. La commissione fece il suo lavoro e lo presentò alle due parti, gli zapatisti accettarono, il governo no. Presentò invece un altro documento, tradendo così gli accordi che aveva firmato precedentemente. I partiti della camera si inchinarono davanti all'abuso e accettarono di discutere e approvare il documento del governo. Quindi, il Potere Esecutivo, appoggiato dal parlamento, tradì gli accordi presi.
venerdì 24 agosto 2012
lunedì 20 agosto 2012
Desinformémonos del lunedì
Reportajes
Gloria Muñoz Ramírez
Fotos: Ricardo Trabulsi
Laura Carlsen/ Programa De Las Américas
Pietro Ameglio
Marcela Salas Cassani
Jaime Quintana Guerrero
Adazahira Chávez
Reportajes Internacional
Alberto Pradilla
Fotos: Etxerat Y Naiz.Info
Carolina Bedoya
Tejido de Comunicación ACID
Gaetano De Monte
Fotos: Global Proyect
Introducción de Giovanna Gasparello
Traducción: Adrián Castro Bibriesca
Dave Zirin
Traducción: Ricardo Montejano
Nacho Mato
Los Nadies
Testimonio recogido en Panamá por Tamara Roselló Reina
Imagina en Resistencia
Gloria Muñoz y Alejandro González Ledesma
Fotoreportaje
Video
Olmecaone.com
Audio
mercoledì 15 agosto 2012
Russia - Processo alle Pussy Riot, il 17 agosto il verdetto
Mentre si attende il destino delle cantanti russe a processo a Mosca le cantanti Madonna e Bjork durante alcuni concerti hanno espresso la loro solidarietà al gruppo delle Pussy Riot, dedicando a lore alcune canzioni di repertorio.
Il verdetto sulla punk band anti Putin Pussy Riot verrà pronunciato il 17 agosto, ad annunciarlo è stato il giudice del Tribunale di Khamovniki a Mosca, dove si svolge il processo al trio. In aula le tre ragazze che nel loro discorso finale hanno citato frasi di Solzhenytsin, del Nuovo Testamento, finendo poi con un attacco diretto al «sistema Putin».
Continuano intanto gli appelli internazionali per la liberazione delle componenti del gruppo arrestate.
Il gruppo ha ricevuto anche il sostegno della popstar Madonna: dal palco del suo concerto allo stadio Olimpisky di Mosca, ha dichiarato di «pregare per la loro liberazione». La cantante ha eseguito un brano del suo repertorio stando spalle e con la scritta sulla schiena nuda «Pussy Riot», in testa un passamontagna nero, ad imitazione di quelli colorati simbolo della band.
Un esibizione che non è piaciuta al vice premier russo Dmitry Rogozin che ha tranquillamente commentato in rete: "Ogni p... con l'età tende a tenere lezioni sulla morale, in particolare durante le visite all'estero".
E a chi gli ha risposto: "Lei parlava di Libertà. Le lezioni, le tengono i funzionari di stato, da tutti i canali federali", il vice premier ha tenuto a replicare nel suo stile abituale: "O ti togli la croce, o ti metti le mutande".
Anche la cantante Bjork durante un concerto ha voluto dedicare alle colleghe russe il suo pezzo "Declare Independence" per ''La libertà di parola''.
Nel frattempo anche in Italia sui lidi di Ostia, in questi ultimi giorni, si è tenuta un'azione dimostrativa per la scarcerazione delle Pussy riot, performance dalla quale è stato prodotto un breve video clip.
Una bella prospettiva e tanta solidarietà in attesa del verdetto del 17 agosto.
Desinformémonos del lunedì
Reportajes México
Cherán, el ejemplo vivo de la inoperancia de la política de seguridad del Estado
Gloria Muñoz Ramírez
Limitación al fuero militar: sólo una dimensión de los escasos mecanismos de control del ejército
Marcela Salas Cassani
Peña Nieto y Estados Unidos: una nueva alianza para perpetuar la violenta guerra calderonista contra el narcotráfico
Laura Carlsen/ Programa de las Américas
Fotos: Clayton Conn
Traducción: Adazahira Chávez y Marcela Salas
Fotos: Clayton Conn
Traducción: Adazahira Chávez y Marcela Salas
Reportajes Internacional
Madres de Mayo en la primera línea contra la violencia policial en Brasil
Madres de Mayo y Red Nacional de Familiares
Traducción: Waldo Lao
Traducción: Waldo Lao
Carta de las Madres de Mayo a la presidenta Dilma V. Rousseff
Madres de Mayo
Traducción: Zanini Zanini
Traducción: Zanini Zanini
Ante la crisis, el espíritu de Robin Hood ronda en Andalucía
Desinformémonos
Walmart invade y destruye Centroamérica
Ricardo Martínez Martínez
España: “Lo que se está produciendo no es un cambio en el régimen, sino un cambio de régimen”
Entrevista de Adazahira Chávez
Júbilo por la sentencia histórica a Videla en Argentina
Alejandra Dandan / Pagina12.com.ar
Autonomías
Proyecto Creatividad y Visión, arte contemporáneo autogestivo en Pachuca
Lorena Zavala G.
Imagina en Resistencia
Radio Sin Muros, un espacio de y para los “locos” y marginados de Italia
Sofía Sánchez
Fotoreportaje
Hidroponia: alternativa limpia de autogestión alimentaria Fotos: Diana Delgado Texto: Jonathan Castro, Diana Delgado, María del Carmen García, Gina Hernández y Jaqueline Tavera
Música: “Madre Tierra” de Macaco
Producción: Desinformémonos
lunedì 6 agosto 2012
Desinformémonos del lunedì
Reportajes México
FRANCISCO PINEDA
MARCELA SALAS CASSANI
JAIME QUINTANA GUERRERO
GABRIEL HERNÁNDEZ GARCÍA, CENTRO DE INVESTIGACIÓN Y CAPACITACIÓN RURAL (CEDICAR)
MARCELA SALAS CASSANI
Reportajes Internacional
EAMONN MCCANN
TRADUCCIÓN: ADAZAHIRA CHÁVEZ
TRADUCCIÓN: ADAZAHIRA CHÁVEZ
ENTREVISTA DE ADAZAHIRA CHÁVEZ
SANTIAGO BASTOS / CENTRO DE MEDIOS INDEPENDIENTES DE GUATEMALA
SUSANA NORMAN
Los Nadies
TESTIMONIO RECOGIDO POR MARCELA SALAS CASSANI EN LA CIUDAD DE MÉXICO
Imagina en Resistencia
GLORIA MUÑOZ RAMÍREZ Y ALEJANDRO GONZÁLEZ LEDESMA
FOTO: TEATROVALLEOCCUPATO.IT
FOTO: TEATROVALLEOCCUPATO.IT
ELIANA COSTA Y SANTOS GOÑI, PRENSA Y DIFUSIÓN DE LA FLIA CAPITAL
Fotoreportaje
FOTO: ALEJANDRO RAMÍREZ ANDERSON
TEXTO: MÓNICA RIVERO
MÚSICA: “CLANDESTINOS”, DE ROBERTO FONSECA
PRODUCCIÓN: DESINFORMÉMONOS
Video
PRODUCCIÓN: FRENTE EN DEFENSA DE TEPOZTLÁN
giovedì 2 agosto 2012
Russia - Oppositori in tribunale, ora tocca al blogger
Nel contempo, anche il clamoroso processo contro le ragazze della punk band «Pussy Riot», da cinque mesi in carcere per una performance antiputiniana tenuta nella cattedrale del Cristo Salvatore, vede un crescendo di restrizioni e durezze da parte della corte: ieri il presidente del tribunale ha deciso di vietare ai giornalisti di pubblicare le loro cronache finché non sarà completamente finito l'excursus dei testimoni - questo dopo che alcuni dei testimoni dell'accusa hanno detto in aula di essere contrari alla carcerazione delle tre imputate. Queste ultime - Nadezhda Tolokonnikova, 23 anni, Maria Alyokhina, 24, e Yekaterina Samutsevich, 29 - hanno lamentato ieri sostanziali maltrattamenti da parte della corte, che non ha consentito loro di mangiare nulla durante le lunghissime udienze (oltre dodici ore), e di essere deprivate del sonno: ieri una di loro è quasi svenuta in aula, e sono intervenuti i medici. E' stata inoltre respinta la loro richiesta di avere più tempo per l'esame dei materiali raccolti dalla pubblica accusa.
mercoledì 1 agosto 2012
Russia - Iniziato il processo alle Pussy Riot
Le tre ragazze rischano sette anni di carcere mentre il governo vara nuove misure restrittive delle libertà
E' iniziato il 30 luglio, in un tribunale completamente militarizzato, il processo contro le tre giovani ragazze, Maria, Katia e Nadia, età media 23, conosciute come le Pussy Riot russe.
La loro colpa essersi esibite per pochi minuti nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca cantando a ritmo di musica punk "Madonna liberaci da Putin".
Il gruppo Pussy Riot, composto da alcune decine di giovani donne, erano state protagoniste di altre apparizioni, mascherate, nel centro della città che poi venivano filmate e caricate in you yìtube. Una protesta musicale, fatta con i propri corpi e la propria creatività contro Putin. Erano state fermate in alcuni casi dai poliziotti ma sempre rilasciate.
L'apparizione di pochi minuti nella Cattedrale non è passato inosservato ai potenti vertici della Chiesa ortodossa che hanno chiesto al governo di intervenire e dopo pochi giorni sono state identificate tre ragazze, arrestate immediatamente con pesanti accuse mentre altre giovani restano ancora ricercate.
Al processo le Pussy Riot sono accusate di vandalismo aggravato dall'istigazione all'odio religioso e rischiano 7 anni di carcere. Il giudice ha già deciso che in ogni caso resteranno in carcere per il periodo preventivo fino alla fine del gennaio 2013.
Le tre ragazze in aula hanno dichiarato di voler spiegare il senso della loro azione e hanno affermato che "L'errore sta nel fatto che abbiamo portato in chiesa il genere musicale che stiamo elaborando e se qualcuno si è sentito offeso siamo pronte a riconoscere di aver commesso un errore etico", ma si sono rifiutate di vedersi dipingere come delle "teppiste" e hanno confernato che volevano solo contestare Putin e la legittimità delle elezioni.
lunedì 30 luglio 2012
Desinformémonos del lunedì
Reportajes
Entrevista de Adazahira Chávez
Arthur Lorot
Fotos: Encarni Pintado y Arthur Lorot
Fotos: Encarni Pintado y Arthur Lorot
Jaime Quintana Guerrero
Adazahira Chávez
Arthur Lorot
Fotos: Clayton Conn
Fotos: Clayton Conn
Santiago Navarro F. / Programa de
las Américas
Fotos: Clayton Conn
Fotos: Clayton Conn
Sofía Sánchez Morales
Los Nuestros
Entrevista de Cecilia Iglesias
Reportajes Internacionales
Jaime Quintana Guerrero
Traducción: Amaranta Cornejo Hernández y
Sergio Adrián Castro Bibriesca
Frei Betto
Traducción: Waldo Lao
Traducción: Waldo Lao
Desinformémonos
David Bacon
Traducción: Ricardo Montejano
Imagina en Resistencia
Geovanni Zamudio
Foto: Julio Blanco
Foto: Julio Blanco
Fotoreportaje
Fotos: Iván Castaneira
Texto: Desinformémonos
Música: “Virgen de la Candelaria”
de Chuchumbé
Producción: Desinformémonos
Video
Realización: Lluis María Güell
Audio
Santiago Navarro F. y Clayton
Conn
sabato 28 luglio 2012
India - Il rischio di una promessa tradita
di Giovanni Mafodda - Tratto da Limes
Il più recente colpo basso all’ottimismo di quanti ripongono nei Bric (Brasile, Russia, India e Cina) le speranze di una reale capacità di traino dell’economia mondiale fuori dalla perdurante “grande recessione” lo ha dato nei giorni scorsi l’aggiornamento trimestrale del Fondo Monetario Internazionale sull’economia globale e la stabilità finanziaria. L'Fmi ha corretto al ribasso le tutt’altro che rosee prospettive di crescita delineate con l’analisi precedente.
Il contagio che interessa le economie emergenti è amplificato da vulnerabilità peculiari ai rispettivi paesi, come nel caso già evidenziato del Brasile; vulnerabilità date per risolte, come per incanto, dalla performance drogata dall’eccesso di liquidità che ha caratterizzato la fase più recente del sistema economico internazionale.
I numeri delle correzioni al ribasso dell'Fmi sono per l’India i più severi tra quelli relativi ai paesi emergenti. Le previsioni di crescita dell’economia del subcontinente evidenziano un ulteriore taglio dello 0,7%, al netto del quale il pil dovrebbe posizionarsi a livelli non superiori al 6,1 e 6,5% rispettivamente per l’anno in corso e per il prossimo. Un ritmo ritenuto dai commentatori e da molti esponenti politici indiani insufficiente a far procedere su un reale percorso di crescita diffusa un paese di 1,2 miliardi di abitanti.
Nel 1991 la “rivoluzione economica” di Manmohan Singh, attuale primo ministro e da qualche settimana anche ministro delle Finanze, ha liberato l’India da molte delle pastoie del “license Raj”, un sistema improntato all’esempio dalle economie pianificate che sottoponeva, frustrandolo, ogni tentativo di esercizio imprenditoriale ad un complicatissimo ed imponente apparato di permessi, regole e licenze. La ricetta di Singh ha quadruplicato da allora la taglia dell’economia indiana, assicurando ritmi di crescita media annua superiori al 7%, con picchi del 9% nel biennio 2007/2009 e accumulando tra il 2007 ed il 2012 un incremento del 43% del pil secondo solo alla Cina (56%). Essa sembra però non bastare più ad assicurare ritmi di crescita sostenuti.
Spagna - Intervista a Pablo Elurdoy - Revista Diagonal
Puoi inquadrarci la situazione che sta attraversando la Spagna sia a livello di mobilitazioni, sia per quanto che sta facendo il Governo, sia per il tema dello "scontro" tra Governo centrale e autonomie locali?
Quello che sta succedendo in Spagna è che dopo la parentesi provocata dalle elezioni e lo sciopero generale convocato dai sindacati, in una forma tradizionale di protesta, gli ultimi attacchi dei "mercati", come vengono chiamati qui, degli investitori istituzionali, per usare la terminologia sulla credibilità del debito, hanno fatto sì che il Governo si trovi nella situazione in cui i tagli e i vari piani di austerità non sono serviti a calmare questi attacchi alla credibilità del debito.
L'ultima manovra di tagli fatta il 12 luglio, in cui è stato attaccato il settore che aveva sinora meglio sopportato la crisi, ovvero il pubblico impiego e il lavoro qualificato, ha portato ad una situazione in cui i lavoratori pubblici e della classe media hanno reagito quasi per la prima volta dall'inizio della crisi. Infatti, lo sciopero del 29 maggio non aveva coinvolto i lavoratori del pubblico impiego che non erano scesi in piazza, mentre questa volta sono stati loro stessi ad essere protagonisti delle mobilitazioni.
Questi lavoratori si sono organizzati per la prima volta in maniera non verticale, o comunque meno verticale che in altre occasioni.
Uno per uno, luogo di lavoro per luogo di lavoro, hanno iniziato a reclamare lo spazio di dibattito per contrapporsi ai tagli. Hanno iniziato a mobilitarsi in una forma diversa da quella tradizionale dei sindacati.
La manifestazione del 19 luglio é stata l'evidenza della nuova fase dello scontro. Ci sono stati blocchi stradali, cortei, manifestazioni dei distinti settori che si sono visti attaccati dalla riforma. Adesso bisogna vedere come proseguiranno questi avvenimenti visto il periodo dell'anno in cui ci troviamo, e cioè luglio e agosto che sono un periodo di relativa calma.
Per quanto riguarda le comunità autonome e la loro "ribellione", bisogna tener presente che una delle caratteristiche che questo modello ha assunto durante la transizione è stato arrivare a prevedere che le comunità autonome avessero più competenze.
Competenze soprattutto per quelle realtà che le hanno sempre storicamente rivendicate, per quelle che hanno identità e peculiarità storiche particolarmente forti, come la Catalunya e i Paesi Baschi, anche se poi questo si è esteso a tutte le realtà dello stato spagnolo. L'ultimo taglio del 19 luglio non solo ha minato la capacità d'investimento e con questo anche la capacità di creazione di politiche pubbliche delle comunità, ma, oltre a minarla, ha anche ridato un ruolo alle "deputazioni", che sono delle figure pre-franchiste quasi centenarie che durante il franchismo acquisirono molta importanza proprio perchè il regime non voleva riconoscere alle comunità le proprie autonomie.
Quindi con la scusa dell'austerità e a causa della cattiva gestione delle comunità autonome, governate queste dal PP, è stata recuperata una figura identificata con il "centralismo", che come sapete in Spagna è un tema che suscita molte polemiche. Questo recupero delle deputazioni nasonde una ristrutturazione dello stato nel livello di trasferimento delle competenze.
E' paradossale: le comunità autonome che hanno maggiori debiti e sono in condizioni peggiori sono proprio quelle governate dal PP, ovvero la Comunità Valenciana, simbolo della speculazione, quella di Murcia che agisce con lo stesso schema, la Castiglia e poi la Catalogna, che è un'eccezione perchè sta applicando i dettami neoliberali a tutta velocità, adrittura più velocemento dello stesso governo (per esempio i tagli dei lavoratori pubblici c'è stato prima in Catalogna che nel resto dello stato a tal punto che le misure del 12 luglio non vi sono state applicate perchè già in atto).
In questo quadro come è possibile costruire percorsi di alternativa?
Grecia - La Lampedusa d'Europa
Dove inizia l'Europa? In luoghi diversi: oltre il controllo documenti di uno scalo aereo, superate le recinzioni di un porto, dopo una frontiera terrestre con un paese dal passato sovietico. Cos'è l'Europa? Tante cose. Una meta per le vacanze, comodamente raggiungibile e relativamente tranquilla. Un luogo in cui investire, dove la proprietà è al sicuro e la concorrenza garantita. Per qualcuno è così.
Per altri, invece, “Europa” significa speranza di una vita migliore. Speranza di trovare un lavoro dignitoso, di poter godere di alcuni diritti, di non rischiare continuamente la pelle a causa di una guerra. Un sogno che spesso assomiglia a un'illusione e facilmente si trasforma in un incubo. Soprattutto per quei migranti che tentano di raggiungerla senza documenti. Sono solo una parte degli “irregolari” che vivono e lavorano nel vecchio continente: la clandestinità è una condizione prodotta soprattutto dalle frontiere di status, più che da quelle geografiche e politiche. È dimostrato statisticamente che la maggior parte dei clandestini diventano tali alla scadenza di un visto turistico, perdendo il lavoro, per un mancato rinnovo del permesso di soggiorno.
Chi non può acquistare un visto e un biglietto aereo, però, deve tentare la fortuna affrontando viaggi avventurosi, che per i moderni nomadi aeroportuali hanno un sapore d'altri tempi. Nessuna illusione romantica: in questi viaggi la gente muore, perde familiari e amici, subisce stupri, violenze, furti. Ma la speranza e la necessità sfidano i rischi, senza paracadute e senza assicurazione.
Fino a pochi anni fa, le rotte tracciate da questi migranti seguivano percorsi differenti. L'Europa aveva diverse porte d'ingresso, situate nei paesi della cintura mediterranea. Dal Marocco si poteva raggiungere la Spagna in patera; dalla Tunisia e dalla Libia ci si imbarcava per l'Italia, incrociando le dita e sperando nella clemenza del mare; dalla Turchia si raggiungevano le isole greche che ne lambiscono la costa o si attraversava il fiume che disegna il profilo orientale della penisola ellenica. Poi sono arrivate le navi militari di Frontex e gli accordi bilaterali con i dittatori del Nordafrica. Le navi hanno iniziato a respingere le imbarcazioni di fortuna dirette verso l'Andalusia, nel mediterraneo occidentale, e quelle che puntavano verso le isole greche, in quello orientale. Gli accordi hanno riempito di soldi le casse di Ben Alì e soprattutto di Gheddafi, delegando a chi non ha l'impiccio di dover rispettare i diritti fondamentali degli esseri umani la deterrenza dei flussi migratori. Oltre ai pattugliamenti congiunti delle coste, ai rimpatri, ai respingimenti collettivi (illegali nonostante questi accordi!), nella grande Jamahiriya sono spuntati i centri di detenzione per migranti: a Kufra, a Qatrun, a Ghat e in altre città libiche. Questi luoghi di morte e miseria, dove la vita umana non ha più alcun valore, hanno la targa italiana.
Messico - Alzati. A lottare, non a dormire!
Più di 10000 persone al presidio notturno di 24 ore per accerchiare la sede di Televisa.
Andrés Manuel López Obrador, dopo aver presentato ulteriori prove sul caso Monex (come ad esempio una lista di quasi 5000 persone che hanno dichiarato di aver ricevuto dal PRI una carta di credito Monex e intercettazioni telefoniche in cui si spiega come sostenitori del PRI abbiano ricevuto denaro prima delle elezioni), sostiene di avere argomenti sufficienti per decidere che le elezioni presidenziali non siano considerate valide e per prepararsi ad un presidente temporaneo che convochi delle nuove elezioni. “Se il processo elettorale non viene annullato, il Messico verrebbe governato da una banda di delinquenti, i più corrotti e terribili del paese”, ha dichiarato.
La battaglia di AMLO sembra aver fatto un passo avanti, dal momento che il Tribunale Elettorale del Potere Giuridico della Federazione ha richiesto all'IFE (l'istituto preposto al controllo elettorale) di fornire entro 48 ore la documentazione relativa alle irregolarità registrate durante la campagna elettorale di Peña Nieto.
Intanto nella giornata di ieri è iniziata un’altra azione di protesta, decisa in assemblea dopo il corteo del 22 luglio, di occupazione della sede della catena televisiva Televisa, complice del malgoverno Priista: migliaia di persone, tra studenti di #YoSoy132, cittadini e membri del fronte Popolare in Difesa della Terra di Atenco hanno raggiunto le installazioni di Televisa e lì hanno lanciato un presidio per tutta la notte.
Poche ore fa durante il presidio è stato letto il documento sulla presa pacifica di Televisa, in cui, tra le altre dichiarazioni, si denuncia la muraglia della disinformazione, dove una minoranza controlla l’opinione pubblica e la verità è ridotta ad una società del consumo attenta solo a spot pubblicitari e personaggi vuoti di telenovelas.
martedì 24 luglio 2012
Messico - Vincere con l’inganno non è vincere
A Città del Messico più di 60.000 persone alla marcia contro l’imposizione del neopresidente, spari e arresti a Oaxaca.
Per la terza domenica consecutiva dopo la giornata elettorale, i cittadini della capitale hanno fatto loro le strade per manifestare contro l’imposizione del priista Enrique Peña Nieto come presidente della Repubblica e per chiedere che il Tribunale Elettorale del potere Giuridico della Federazione (TEPJF) renda nulle le elezioni del 1° luglio.
Dopo l’appello di diverse organizzazioni che la scorsa settimana avevano partecipato all’Incontro Nazionale a San Salvador Atenco, tra cui #YoSoy132, migliaia di persone hanno preso parte alla marcia denunciando le irregolarità nell’elezione del candidato del PRI e del suo partito, frodi che devono essere tenute in conto nel momento in cui si deve determinare la reale regolarità elettorale.
A mezzogiorno i manifestanti si sono ritrovati con striscioni e cartelli nelle vicinanze della residenza presidenziale di Los Pinos, attraversando poi la città fino ad arrivare allo Zocalo, la piazza principale, al grido di “Peña, entiende, el pueblo no te quiere” (Peña Nieto, lo capisci, il popolo non ti vuole), e
Aquí se ve, aquí se ve que Peña Nieto presidente no va a ser(Ecco qui si vede che Peña Nieto non diventerà presidente): ad ogni tappa il corteo contava sempre più persone, studenti, famiglie con bambini, anziani, pensionati, lavoratori licenziati: tutti con la convinzione che il 1° di luglio Peña Nieto abbia giocato sporco e la sua elezione sia una negazione della democrazia. Tra i manifestanti figuravano anche lo scrittore Paco Ignacio Taibo II, che, preso il microfono, ha invitato il movimento a resistere e a continuare le mobilitazioni, e il capitano dei vigili del fuoco José Porfirio Cortés, che dopo essere stato elogiato per il suo coraggio nel salvataggio di molte persone durante un grave incendio, è stato licenziato insieme ad altri 8 colleghi per aver chiesto un equipaggiamento più adeguato per il loro lavoro.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Più di 500, 40, 30, 20, 10 anni dopo
ALLERTA ROSSA E CHIUSURA CARACOLES
BOICOTTA TURCHIA
Viva EZLN
Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.
La lucha sigue!







