venerdì 27 marzo 2009

Elezioni in Turchia, le aspettative dei kurdi

di Delphine Strauss e Funja Guler Financial Times, 24 marzo 2009

Diyarbakir – I pennacchi di fumo dei fuochi accesi per celebrare la tradizionale festa del Newroz si levano dai campi attorno a Diyarbakir, nel sudest kurdo della Turchia. Sotto un tramonto primaverile, le famiglie hanno banchettato e i danzatori hanno ballato in cerchio, mentre sul palco, davanti a una folla di centinaia di migliaia di persone, sono saliti dei cantanti kurdi. La celebrazioni pacifiche dimostrano quanto sia cambiata la regione rispetto ai primi anni novanta, quando la violenza tra l’esercito e i separatisti del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) era al suo picco e il Newroz rappresentava un pretesto per scontri tra dimostranti e forze di sicurezza. Diyarbakir è diventata uno dei campi di battaglia elettorale più caldi della Turchia. Il Partito di giustizia e sviluppo (Akp) al governo sta combattendo per rimuovere il sindaco kurdo del Partito della società democratica (Dtp) durante le elezioni locali di questo fine settimana. Entrambe le parti affermano che il risultato (elettorale) potrebbe accelerare gli sforzi per porre fine al conflitto.“La Turchia è sulla strada giusta… ma sta procedendo lentamente”, dice Galip Ensarioglu, presidente della Camera di commercio di Diyarbakir. Negli ultimi mesi, la televisione di Stato turca ha iniziato a trasmettere in lingua kurda, un tempo proibita; un passo importante per una minoranza che ammonta a quasi un quinto dei 70 milioni di abitanti della Turchia. L’Akp si è impegnata a pompare denaro nella logora economia del sudest. Il Pkk sta combattendo un'azione di retroguardia dai nascondigli nelle montagne Qandil, in nord Iraq. Per tre mesi, non vi sono state violenze in Turchia. I rapporti migliorati con l’Iraq potrebbero condurre a una svolta. Abdullah Gul, il primo presidente turco a visitare Baghdad dopo oltre trent’anni, questa settimana ha rotto un tabu facendo riferimento alla “amministrazione regionale del Kurdistan” in nord Iraq. Jalal Talabani, presidente iracheno ed egli stesso kurdo, ha fatto appello ai ribelli perché abbandonino le armi o lascino l’Iraq. I leader kurdi iracheni convocheranno presto una conferenza di sicurezza che potrebbe fare appello per una amnistia e per la fine della lotta armata del Pkk. Ma prima, il governo turco dovrà convincere i kurdi di essere in grado di garantire i loro diritti meglio dei ribelli, e rassicurare al tempo stesso gli altri elettori di non stare cedendo al terrorismo. La campagna elettorale per le municipali nel sudest si sta combattendo su un livello più alto che i semplici servizi cittadini. Una vittoria dell’Akp nel sudest potrebbe “aumentare le possibilità per Ankara di... chiarire le sue intenzioni”, specialmente per quanto riguarda il momento e l’opportunità di un’amnistia per i membri del Pkk, sostiene l’opinionista Yavuz Baydar. Ma il Dtp sembra pronto a mantenere le sue roccaforti. Molti a Diyarbakir sono frustrati dal fatto che l’Akp, timoroso di provocare l’opposizione, non ha usato la sua maggioranza in Parlamento per fare le modifiche costituzionali che avrebbero concesso diritti più ampi alle minoranze e reso più facile per i deputati kurdi di vincere seggi. “Cosa stanno aspettando? Non hanno bisogno del sostegno di nessuno”, dice Sezgin Tanrikulu, un avvocato per i diritti umani. Tuttavia, una vittoria convincente del Dtp potrebbe rafforzare il partito, minacciato di chiusura per legami con il Pkk, come alternativa politica alla violenza. Osman Baydemir, sindaco di Diyarbakir, dice di essere intenzionato a spingere gli altri politici a prendere più sul serio i deputati del Dtp, ostracizzati a partire dalla loro elezione in Parlamento nel 2007. Ma il Dtp non sembra avere né la volontà né la capacità di spingere i ribelli del Pkk ad abbandonare la loro lotta per una madrepatria. Leyla Zana, che ha passato anni in prigione per i suoi accesi discorsi, ha suscitato il riso della folla, sabato, quando ha rimproverato Talabani per avere proposto il disarmo, e ha detto che un’amnistia dovrebbe costituire l’ultimo passaggio del processo. Ad Ankara, politici in tenuta elegante hanno sobbalzato di fronte ai fuochi del Newroz che segnalavano l’accettazione ufficiale di una festa considerata un tempo sovversiva. Ma a Diyarbakir, il candidato locale dell’Akp, Kutbettin Arzu, avrà vita dura nell’ottenere i voti. Gli uomini di una fumosa sala da tè nei sobborghi della città sono decisi a sostenere il Dtp. “Non vogliamo votare per nessun altro partito”, dice Abidin, il cui villaggio è sopravvissuto alle tattiche di terra bruciata dell’esercito negli anni novanta. E non nascondono la loro simpatia per i combattenti del Pkk. “Se vai sulle montagne Qandil – dice il cameriere – saluta i nostri amici”. (Traduzione di Carlo M. Miele per Osservatorio Iraq)