lunedì 2 marzo 2009

Farawneh: dall'Intifada di al-Aqsa (settembre 2000), migliaia i bambini palestinesi arrestati e privati della loro infanzia.

Gaza – Infopal.

Abdelnaser Awni Farawneh, ricercatore sulla questione dei detenuti, ha dichiarato che le autorità dell'occupazione hanno arrestato, dall'inizio dell'Intifada di al-Aqsa (settembre 2000), 7.600 bambini, di cui circa 200 in stato di arresto amministrativo, senza accusa e senza processo. Nelle prigioni dell'occupazione ci sono ancora 246 bambini, molti dei quali non superano i tredici anni d'età.
Il detenuto più piccolo al mondo è il bimbo palestinese Yusef az-Zeq di 13 mesi, arrestato prima di nascere, quando era ancora nel grembo di sua madre, la detenuta Fatima az-Zeq, che lo ha partorito incatenata mani e piedi. Il neonato ha visto la luce nonostante il buio della cella; in cella ha lanciato il suo primo gemito e forse tra le mura della prigione pronuncerà anche le sue prime parole.
Il ricercatore ed ex-detenuto Farawneh afferma che l'arresto dei bambini palestinesi rientra in una politica israeliana volta ad annientarli moralmente e a privarli dalla loro infanzia. Nel rapporto di Farawneh si legge: "È preoccupante che quei bambini passino la loro infanzia e crescano dietro le sbarre, costretti ad avere a che fare con barbari carcerieri incapaci di distinguere tra un bimbo e un adulto; a imparare bene la lingua e la vita della prigione, che rimarranno scavate nella mente per sempre, invece di trascorrere i primi anni di vita liberi tra i loro cari e sui banchi di scuola, come è naturale che sia".
Centinaia di bambini hanno interrotto gli studi in seguito all'arresto e il loro futuro rischia ora di perdersi. Altre centinaia di detenuti erano bambini al momento dell'incarcerazione. Per alcuni di loro gli anni passati in prigione sono di più di quelli che avevano prima dell'arresto.
Prosegue il ricercatore: "Molti bambini sono stati messi in cella insieme a criminali che li hanno aggrediti più volte, spinti a un orientamento sessuale deviato e alla dipendenza della droga".

La legge dell'occupante.
Nel rapporto di Farawneh si ricorda come le leggi internazionali e le convenzioni sull'infanzia garantiscano ai bambini dei diritti fondamentali: che non siano privati della loro libertà, non siano arrestati senza motivo (precisando che l'arresto dev'essere adottato come soluzione estrema), siano trattati bene e detenuti in luoghi puliti e salubri e che siano assicurati loro una vita umana e il diritto di nutrirsi, vestirsi, istruirsi, curarsi, il diritto allo svago e a poter comunicare con le famiglie. Ma l'occupazione calpesta tutti gli accordi: "Non passa un giorno senza che vengano arrestati dei bambini. Tutti i bambini, durante la loro detenzione, sono picchiati e umiliati".
Farawneh riferisce che circa il 93% dei bimbi incarcerati ha subìto diverse forme di torture fisiche e psicologiche, per non parlare dei duri interrogatori cui molti bambini sono stati sottoposti: la maggior parte delle ammissioni è ottenuta con la forza e sotto le minacce. Queste ammissioni estorte vengono poi usate davanti ai tribunali militari per condannarli anche a lunghi anni di detenzione, fino all'ergastolo.

La trappola del collaborazionismo.
Farawneh ha spiegato come le forze d'intelligence israeliane inventino sempre nuovi mezzi per far cadere i bambini detenuti nella rete del collaborazionismo. Dalle testimonianze raccolte, i bambini subiscono minacce e molestie sessuali, sono costretti a spogliarsi e a essere fotografati nudi, al fine di far loro ammettere anche cose non vere, per poi punirli lo stesso; oppure devono accettare di collaborare con i servizi segreti israeliani, trasformandosi così in collaborazionisti. Purtroppo è ciò che è accaduto in molti casi.

Farawneh si appella quindi a tutte le fazioni palestinesi e ai diversi mezzi d'informazione, in particolare a quelli legati ai partiti, affinché si concentrino sull'educazione dei bambini, in modo da insegnare loro come comportarsi in caso di arresto, evitando di cadere nel "pantano del collaborazionismo". Chiede infine alle associazioni internazionali, soprattutto a quelle che s'interessano ai bambini e ai diritti umani, d'intervenire facendo sì che l'occupazione israeliana rispetti gli accordi e i trattati sull'infanzia.