mercoledì 18 marzo 2009

Medvedev annuncia un programma di investimenti nel riarmo

di Astrit Dakli
Alla fine, la vera «misura anticrisi» del governo russo, al di là di tanti discorsi, è stata messa sul tavolo ieri dal presidente Dmitrij Medvedev: un grande programma di riarmo – o meglio di riammodernamento delle forze armate – che comporterà nei prossimi anni massicci investimenti in una serie di industrie chiave per l’economia nazionale, con considerevoli effetti indotti. Niente cifre, per carità (in fondo si tratta di segreti militari): si parla solo di una quarantina di miliardi di dollari di nuovi investimenti nel periodo 2009-2011, ma è evidente che il discorso pronunciato ieri dal leader russo con toni un po’ generici è il riassunto di complesse considerazioni politiche, strategiche ed economiche circa la situazione generale del paese e i rischi che esso si trova di fronte.
Ovviamente, Medvedev è partito dalla giustificazione diretta che deve star dietro a un programma di riarmo: la minaccia esterna, in questo caso rappresentata ancora una volta dalla Nato e dai suoi «perduranti» programmi di espansione lungo i confini della Federazione russa. La Nato si vuol allargare, la Nato ammoderna le sue tecnologie, la Nato ci preme – dice Medvedev – e noi dobbiamo dunque rispondere ammodernando le nostre strutture, migliorando la tecnica e la logistica, ecc. Inoltre, continua, ci sono problemi ancora del tutto irrisolti di «terrorismo» e di «instabilità delle regioni adiacenti» alla Russia: leggi, strisciante guerriglia armata nelle repubbliche nord-caucasiche appartenenti alla Federazione e revanscismo aggressivo negli stati indipendenti tipo Georgia o Azerbaigian. Anche rispetto a questa doppia minaccia, l’opportunità di rendere più moderno, efficace ed incisivo il funzionamento della macchina militare russa è evidente.En passant, il leader russo ha fatto una considerazione assai insolita: ha detto che la breve e pur vittoriosa guerra dell’agosto scorso con la Georgia «ha evidenziato dei problemi che vanno affrontati e risolti». Ha confermato cioè la sensazione che gli osservatori meno prevenuti avevano provato nei giorni del conflitto: quella di una forte difficoltà logistica dell’esercito russo (che impiegò davvero troppo tempo per arrivare nei punti dove era necessaria la sua presenza) accompagnata da un pesante deficit di efficienza della forza aerea (troppi aerei abbattuti dai georgiani ed evidente insufficienza degli apparati di puntamento elettronici) e da un inspiegabile non-uso dell’elicottero come mezzo di trasporto rapido. Se vogliamo andare anche oltre nelle interpretazioni, si potrebbe dire che forse difficoltà e problemi dei russi erano stati ben individuati e previsti dai georgiani (o meglio dai loro protettori americani) nei mesi precedenti la guerra, al punto da incoraggiare l’attacco sferrato da Tbilisi: Mikheil Saakashvili, in altre parole, potrebbe aver pensato davvero di poter vincere quella guerra, sapendo dai suoi protettori quali erano i problemi russi e puntando sulla rapidità e sulla sorpresa per sfruttarli fino in fondo. Cosa che non è andata troppo lontana dalla realtà, in effetti: se i georgiani fossero stati più efficienti e rapidi nell’azione, per i russi reagire senza ricorrere a bombardamenti massicci su Tbilisi sarebbe stato molto molto più difficile, ci sarebbe stata una sorta di «fatto compiuto» molto complicato da rovesciare, anche politicamente.Tornando a Medvedev e al suo programma di riarmo, va notato che tutti i discorsi sulla «preparazione al combattimento» e sulla «nuova, moderna abilità» si riferiscono soprattutto alle componenti elettroniche e digitali dei sistemi d’arma, alle nanotecnologie, ai motori, ecc. Insomma ai settori industriali che da tempo Medvedev sostiene di voler rilanciare.
Non a caso negli ultimi mesi c’è stato un insolito susseguirsi di notizie, normalmente tenute nascoste o comunque non esibite dai vertici militari, a proposito di difficoltà e problemi nell’hardware dell’aviazione (nel controllo su 200 Mig 29, il pezzo forte dell’aviazione da guerra russa, ben 90 sono risultati difettosi al punto da essere inidonei al volo) e di altri settori militari.
Oggi il presidente ha sottolineato soprattutto la necessità di aggiornare e modernizzare anche il «braccio» nucleare strategico, sempre potentissimo ma a forte rischio di obsolescenza soprattutto nel comparto dei sommergibili d’attacco: non a caso sempre ieri è stato annunciato l’inizio dei collaudi di un sommergibile atomico di nuova generazione, lo Yurij Dolgorucki, e la prossima adozione di un nuovo missile, lo Ss-24.
Articolo pubblicato sul Manifesto del 18 marzo 2009