domenica 22 marzo 2009

Turchia: Un milione in piazza a Diyarbakir, per il Newroz e per sfidare Ankara

di Orsola Casagrande
Se le celebrazioni del Newroz, il capodanno kurdo, dovevano essere lette anche come indicazione di voto alle prossime amministrative (in Turchia si vota domenica prossima), allora sul risultato non ci sono dubbi. Un milione di persone sono scese in strada ieri a Diyarbakir per festeggiare. Un'immensa manifestazione, che è da leggere anche come un messaggio di sostegno al Dtp, il partito della società democratica che porta avanti, tra arresti, censure, processi, le istanze dei kurdi. Ma soprattutto la richiesta di dialogo. Un dialogo che porti a una soluzione negoziata del conflitto che dal 1984 insanguina la Turchia. “Il popolo kurdo - ha gridato Leyla Zana - è innamorato della pace, non delle armi”. Leyla Zana, che in carcere ha passato dieci anni per aver pronunciato in kurdo in parlamento (da rappresentante eletta democraticamente dal popolo) parole di fratellanza, oggi ribadisce quello che disse quasi vent'anni fa, “noi vogliamo la pace”. Nel suo discorso davanti a una folla come da anni non si vedeva, tra migliaia di bandiere, e i colori del Kurdistan, il rosso, il giallo e verde, Ahmet Turk, il presidente del Dtp, ha ribadito che la libertà e la pace per questo paese “passa anche attraverso la pace di Abdullah Ocalan”, il leader del Pkk che da dieci anni si trova, unico detenuto, rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Imrali. Un'isola fortezza da dove il presidente del partito dei lavoratori del Kurdistan ha mandato un messaggio al suo popolo tramite i suoi avvocati. In particolare Ocalan ha parlato della conferenza di pace di cui si discute sempre più insistentemente. La conferenza potrebbe tenersi nel Kurdistan iracheno già a fine aprile o maggio. La proposta di una conferenza che riunisca le organizzazioni kurde delle quattro parti in cui il Kurdistan è diviso e partiti e governi dei quattro paesi (Turchia, Iran, Siria e Iraq) è stata avanzata inizialmente proprio dal Dtp. I kurdi iracheni l'hanno fatta propria e rilanciata. Il presidente iracheno, Jalal Talabani ha parlato di data imminente per la conferenza lasciando intendere che si aspettava solo la risposta dei rappresentanti del Pkk. In realtà quello che lo stesso Ocalan ha ribadito nel suo messaggio è che non ci possono essere precondizioni per nessuno. Come il processo di pace nordirlandese insegna, se ci siede attorno al tavolo tutte le parti in causa devono avere parità di diritti e trattamento. Nel caso specifico kurdo, così come fu per l'Ira, si chiede che il Pkk deponga o consegni le armi, come precondizione per sedere al tavolo delle trattative. Ma è evidente che questa imposizione non fa che bloccare qualunque avvio di un qualunque processo di dialogo. Intanto la campagna elettorale per le amministrative è entrata nella sua ultima settimana. Abdullah Demirbas, candidato sindaco per il distretto di Sur (uno dei distretti di Diyarbakir) era già stato sindaco di Sur. Ma è stato destituito dopo aver pubblicato anche in kurdo, oltre che in turco, arabo, inglese materiali informativi sui servizi offerti dal comune. Contro di lui è stato aperto un processo e lui è stato destituito. Oggi si ricandida e ribadisce che se sarà eletto continuerà a pubblicare anche in kurdo il materiale del comune. “Il partito del premier di Erdogan - dice Demirbas - ha cercato di delegittimarci, ma il popolo kurdo dirà la sua alle urne”. Demirbas sottolinea i rischi di brogli alle elezioni. Ma questa consultazione dimostrerà “se a essere premiato sarà l'approccio dello stato, amami o lasciami - come lo definisce - o l'approccio dei kurdi, ama, vivi in pace e in democrazia”. Demirbas sottolinea anche il doppio standard usato dal governo sulla lingua e le trasmissioni in kurdo. Da una parte c'è la televisione di stato in kurdo, aperta per “la propaganda dell'Akp”, dall'altra c'è “la quotidianità di persone processate perché parlano in kurdo”.