sabato 11 febbraio 2012

Grecia - Atene: In attesa del varo delle misure imposte dalla Troika


10.2.12 Atene -10 febbraio 2012

Oggi primo giorno di sciopero dei sindacati del settore privato e pubblico e dei sindacati di base contro l’approvazione da parte del Governo delle misure imposte dalla Troika. Quando arriviamo davanti al parlamento è in corso il presidio, dopo il corteo. Dopo una decina di minuti nella strada che raggiunge in Parlamento iniziano degli scontri con sassi e molotov tra alcuni gruppi di manifestanti e la polizia. Il grosso del corteo si allontana da piazza Sintagma e dopo poco la polizia lanciando lacrimogeni allontana tutti dal piazzale davanti al Parlamento.

L'impressione è che per i dimostranti tutto questo sia un copione già visto innumerevoli volte.
Mentre il corteo continua a sfilare ci raccontano che lo sciopero ha avuto un’adesione molto forte nei trasporti (il che tra l'altro rende difficile raggiungere il centro della città per la manifestazione) e nei settori pubblici. Nel settore privato l’adesione è stata più difficile, c’è più paura e ricattabilità. Non hanno chiuso invece molte attività commerciali che in altre occasioni, come il 19 e 20 ottobre avevano abbassato le serrande. C’è chi ci dice che dopo molti scioperi fatti negli ultimi mesi, molti non ce l’ha fanno più a perdere altro denaro.
Domani sarà ancora sciopero, ma l'attesa maggiore è per domenica, giornata in cui il Parlamento si dovrà esprimere con votazione sul nuovo pacchetto di austerity e dunque è stato convocato un nuovo presidio in piazza Sintagma.
Ma quali sono i punti che i manifestanti maggiormente attaccano delle misure imposte da Ue, Fmi e Bce (che contengono oltre alle riforme altri 325 milioni di tagli entro il 2012) per ottenere il prestito che viene gestito come necessario per impedire il default greco?
Proprio oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge che impegna la Grecia ha licenziare 150.000 lavoratori pubblici, a ridurre il salario di base del 22% e in particolare per i giovani fino a 25 anni del 30% (portandolo a 400 euro), a privatizzare aziende pubbliche  con prezzi da svendita. Inoltre nel piano viene prevista la fine della cornice delle garanzie generale nelle relazioni lavorativi attraverso la fine dell'inquadramento nazionale dei contratti per andare ad una definizione impresa per impresa del rapporto con i dipendenti (.. vi fa ricordare qualcosa?). Senza dimenticare poi che il nuovo prestito da 130 miliardi di euro dovrà, se elargito, essere utilizzato nella sua prima tranche esclusivamente per far fronte al pagamento dei titoli che scadano il 20 marzo oltre all'impegno per i partiti politici dopo le elezioni di aprile nel continuare la strada dell'austerity.
Si continuano a ripetere ricette che i greci stanno già sperimentando e  che hanno portato il paese ad avere, secondo i dati ufficiali 370.000 disoccupati in più dall'inizio dell'anno scorso arrivando al dato di 1.000.000 di disoccupati su un totale di popolazione lavorativa di 4.500.000 oltre ad un generale immiserimento delle condizioni di vita.
Un paese che vive in uno stato di preoccupazione e depressione sempre maggiore per il proprio futuro, in cui anche chi si considerava garantito vive ora una condizione di costante precarietà.
Non mancano i tentativi di non pagare i costi di un debito che si vuole scaricare sull'intera popolazione attravero una tassazione sempre più forte (giusto pochi giorni fa l'Iva è stata portata al 23%). Un esempio è il rifiuto di molti di pagare una nuova tassa sull'abitazione, il cui pagamento è stato direttamente ( ed odiosamente) inserito nella bolletta dell'energia elettrica. Gli stessi sindacati degli elettricisti, peraltro in lotta contro la privatizzazzione del servizio, si sono rifiutati di intervenire staccando la corrente a chi non pagava e per fare questo lavoro sporco sono stati contrattate aziende private. Molti cittadini non hanno pagato il nuovo tributo e in alcuni quartieri oltre a coinvolgere nell'opposizione legale anche le amministrazioni locali ci si è organizzati per intervenire a bloccare lo stacco della corrente e a riattaccare l'erogazione in caso di sospensione del servizio. Pare siano centinaia di migliaia le persone che finora non hanno pagato questa nuova tassa inserita nella bolletta elettrica.
Per far fronte alla crisi sono innumerevoli le  forme di muta solidarietà: da quella familiare (fondamentale per reggere l'impatto sociale delle misure di austerity) alla creazione di ambulatori popolari autogestiti per garantire il diritto all'assistenza sanitaria, già gravemente minata dalle manovre del governo, alla creazione di cucine popolari o al fatto di garantire tra famiglie i pasti ai ragazzini nelle scuole. Sono tante e piccole, ancora sotteranee iniziative che cercano di trovare soluzione ai problemi che si vivono come ad esempio la decisione nel nord della Grecia dei lavoratori di un ospedale di iniziare l'autogestione della struttura oppure il dibattito che è in atto tra lavoratori dell'informazione a fronte della chiusura di diverse testate sulla possibilità di uscire in forma autogestita. Di tutto questo si parla molto poco nei media.
Nel pomeriggio le agenzie di stampa danno la notizia che il Laos, partito di destra (che ha una quindicina di deputati e il cui voto non è fondamentale per l'approvazione delle misure) ha ritirato i suoi 4 rappresentanti nell'esecutivo, una decisione volta a recuperare i consensi persi dopo l'appoggio al governo. Poco dopo anche il Pasok ha ritirato due suoi viceministri. Alcuni deputati hanno dichiarato di non voler approvare le misure ma finora il Governo di Papadimos continua ad avere la maggioranza con i voti sia del Pasok che di Nuova Democrazia.
Domani nuova giornata di sciopero e manifestazioni in attesa della giornata di domenica.