martedì 11 ottobre 2016

Messico - L’EZLN e l’Arte dell’immaginazione

Quando si attraversa il Messico e si conoscono le comunità zapatiste viene quasi naturale restargli vicino in un qualche modo, Liza Candidi che è stata con noi in Messico durante il CompArte nella scorsa estate ha scelto di raccontare con testo e foto offrendoci questo pezzo pubblicato su doppiozero. Noi ritorneremo questo dicembre in Messico per seguire l'incontro" L@s Zapatistas y las conCIENCIAS POR LA HUMANIDAD"

«Il Vecchio Antonio torna a tendere la mano verso la stella. Si guarda la mano, il Vecchio Antonio, e dice: “Quando si sogna bisogna guardare la stella lassù, ma quando si lotta bisogna guardare la mano che indica la stella. Questo è vivere. Un continuo alzare e abbassare lo sguardo”.»
Subcomandante Marcos


Nel corpo infermo del Messico, secondo un detto, si trova sia il veleno che l’antidoto. Di fronte ai 150mila assassinati e ai 30mila desaparecidos degli ultimi dieci anni, di fronte al terrore dei narcotrafficanti, alle fosse comuni e ai femminicidi di massa, di fronte ai sequestri, alla violenza militare e alle istituzioni corrotte, continua a esserci una parte di paese che resiste. Un Messico che risponde al dilagante senso di impotenza alzando fermo la voce.

Lo fanno gli insegnanti che da mesi, nonostante le sanguinose repressioni, proseguono la rivolta contro la riforma dell’educazione e la privatizzazione della scuola pubblica, e lo fa chi lotta per il diritto alla terra, in uno stato che ha dato in concessione a multinazionali quasi un terzo del suo territorio. Nell’impunità di un sistema economico basato non più su forza-lavoro e produzione, ma direttamente – come già scriveva Raúl Zibechi – su “accumulazione per sterminio”, saccheggio, espropriazione e violenza, c’è chi chiama a raccolta nuove voci e nuovi occhi per vedere e immaginare altri mondi possibili.

L’invito viene direttamente dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, che quest’estate ha promosso il Festival “CompArte por la Humanidad” per celebrare tutte le forme artistiche capaci di scardinare la visione addomesticata dell’esistente. 
La convocazione zapatista si colloca sulla scia di un più ampio percorso, inaugurato nel 2015 in Chiapas con il seminario “Il pensiero critico contro l’idra capitalista”, un “semenzaio di idee” in cui intellettuali e attivisti da tutto il mondo sono stati chiamati a riflettere insieme sui nuovi volti del neoliberismo e a condividere percorsi per costruire alternative. Così, dallo scorso 23 luglio, per oltre due settimane, centinaia di artisti da oltre 40 paesi diversi si sono riuniti nello stato più meridionale e povero del Messico, nel cuore pulsante di “degna ribellione”, dove le comunità indigene zapatiste da 22 anni lottano per l’autonomia.


La prima parte del Festival si è svolta nella periferia di San Cristóbal de las Casas, presso il “Centro de Capacitación Indígena”, che ospita anche un’università autogestita con corsi di formazione gratuita. In questo campus d’eccezione giorno e notte hanno preso forma le più variegate espressioni d’arte resistente: proiezioni e mostre, laboratori mobili di grafica e scultura, graffiti e serigrafia, sessioni di danza aerea e reading, accompagnati da mimi, giocolieri, cantastorie e, naturalmente, da tanta musica: dai canti tradizionali fino al punk, al bossanova e all’hip pop indigeno. 

Il CompArte è poi proseguito in forma itinerante nei cinque caracoles, nelle regioni amministrative delle comunità autonome zapatiste. Qui, di fronte agli occhi attenti e stupiti degli ospiti internazionali, si è tenuta un’originale rassegna artistica preparata collettivamente da indigeni di etnia tzotzil, chol, tzeltal, tojolabal, zoque e mam: alcuni di quei sessanta popoli originari che oggi rappresentano circa il 15% della popolazione totale del Messico.

 
Donne e uomini “orgogliosamente zapatisti” – coperti dagli ormai mitici passamontagna (che servono “a celare il volto per mostrarsi e a scoprirlo per nascondersi”) – hanno ballato, cantato e messo in scena la storia della propria resistenza in Chiapas, le lotte per la difesa della terra e il lavoro collettivo. Prima di essere artisti però sono “tuttologi”, ha specificato il Subcomandante Moisés all’inizio del Festival, come tuttologo deve essere chi vive in autonomia, in questo senso sono “artisti veri, nell’arte della costruzione di un nuovo sistema di governo”: contadini, miliziani, artigiani, educatori e promotori di salute. Anche informatici, come i “Tercios Compas”, che sperimentano inedite forme di multimedialità, con cui l’EZLN puntualmente aggiorna militanti e sostenitori in ogni angolo del mondo – una comunicazione internazionale strategica che ha contraddistinto lo zapatismo fin dagli albori.


In una contaminazione unica di immaginari, diversi mondi hanno così contribuito a un processo creativo collettivo in grado di figurare alternative e tessere solidarietà: “Questo angolo di mondo, nel quale ci tocca resistere e lottare, è solo la nostra casa temporanea” – ricorda sempre il SubMoy – “la nostra casa grande, nel domani e nel sogno, è stata, è e sarà il mondo che creeremo con le altre e gli altri”. Senza questi otroas compañeroas – in un neologismo zapatista che include il genere maschile, femminile, transgender e… altri – l’utopia continuerà a non trovare mai luogo. 

Consapevoli di ciò, anche in occasione del Festival, gli zapatisti si sono dimostrati solidali con altre lotte. Tanto che dopo la brutale repressione della protesta dei maestri, come quella dello scorso 19 giugno che ha causato 11 morti a Nochixtlán, l’EZLN ha deciso di devolvere agli educatori in rivolta le tonnellate di cibo inizialmente previste per spostare le proprie Basi d’appoggio al Festival di San Cristóbal. La consegna delle derrate alimentari, frutto del lavoro collettivo delle comunità zapatiste, è stato un importante segno di solidarietà ai maestri che da mesi, nelle barricate, giorno e notte reclamano a gran voce la cancellazione della riforma dell’educazione, vista come nuova guerra di conquista del governo. La decisione della comandancia, che ha significato un repentino cambio di programma nel Festival, è così riuscita a richiamare l’attenzione internazionale su una protesta rappresentata nei media messicani in modo alquanto distorto. 

 
Con l’insurrezione armata del 1° gennaio 1994 – che coincideva con l’entrata in vigore del trattato di libero commercio NAFTA fra USA, Messico e Canada e il conseguente inasprimento di ineguaglianze sociali ed economiche – l’EZLN si impose agli occhi del mondo richiedendo il riconoscimento dei diritti basilari dei popoli originari, che vivono da cinquecento anni in condizioni di miseria e sfruttamento. Ciò che passò alla storia come la prima “guerriglia post-moderna” riuscì a conquistare la solidarietà internazionale anche grazie a un sorprendente linguaggio politico, intriso di leggende maya, socialismo libertario e miti della controcultura, di cui era celebre portavoce il Subcomandante Marcos. 
Da allora nelle montagne del Chiapas iniziò una lunga lotta per l’autogoverno, che –nonostante i brutali attacchi di esercito e paramilitari –  ha infine portato all’affermazione di comunità autonome basate su democrazia diretta e amministrate tramite strutture che vanno dai piccoli Marez (Municipi autonomi ribelli) fino alle Giunte di Buon Governo. Autogestite sono le risorse alimentari e le cooperative di produzione, in cui proprietà collettiva e privata coesistono, come pure interamente autogestito è il sistema educativo e sanitario. Autogestito e qualificato, tanto che pure gli indigeni filogovernativi ricorrono alle cliniche zapatiste, quando non possono accedere alle cure degli ospedali statali.

 
Questa efficace forma di autogoverno in cui “il popolo comanda e il governo obbedisce” – così risuona il messaggio portante del Festival – non sarebbe stata possibile senza la forza di immaginare un’altra società e un nuovo vivere comune, lavorando insieme a beneficio della comunità. Un sistema che qui continua a funzionare nel coraggio silente della lotta quotidiana, ormai lontana dai riflettori mediatici del passato. Ancora però non esiste un manuale che insegni come costruire l’autonomia in altri dove, superando il capitalismo, spiega il Subcomandante Moisés, tale manuale si trova “nei cervelli dotati d’immaginazione, negli occhi svegli che hanno lo sguardo del nuovo che si vuole vedere, negli uditi molto attenti a captare il nuovo che si vuole”.

In un contesto socio-politico nazionale sempre più allarmante, con incessanti attacchi da parte dei paramilitari, gli zapatisti riescono a impartire ancora una potente lezione, che ci ricorda come non esiste resistenza senza la creazione di alternative. Il cammino da fare è lungo e altri sguardi sono necessari. Per questo l’EZLN ha convocato per il prossimo dicembre un nuovo Festival internazionale dedicato alle “Scienze per l’Umanità”. Anche così, nelle montagne del Sud-Est messicano si continua a produrre, orgogliosamente, l’antidoto contro il veleno dell’assuefazione.  

Nota: I comunicati zapatisti sono tratti da http://enlacezapatista.ezln.org.mx. Materiale di approfondimento è reperibile su questo sito , in cui è anche possibile acquistare l’edizione italiana degli interventi del Seminario “El pensamiento crítico frente a la Hidra Capitalista”: Il pensiero critico di fronte all’Idra Capitalista. Partecipazione della Commissione Sesta dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, Napoli, Iemme Edizioni, 2015. I fondi raccolti dalla vendita del libro vengono interamente devoluti alle comunità zapatiste in Chiapas.

Testo e Foto di Liza Candidi.
Tratto da DoppioZero