lunedì 18 giugno 2012

Brasile - II Forum Mondiale dei Media Alternativi e la resistenza di Radio Cupola dos Povos.


Le iniziative sulla comunicazione e l'informazione si snodano tra l'Aterro do Flamengo e l'università. Nel pomeriggio Anatel e forze dell'ordine tentano la chiusura di Radio Cupula
Il Forum Mundial de Midia Livre all'Università Federale di Rio do Janeiro.
Impegnati nella lotta per la comunicazione libera e per alternative ai modelli di comunicazione monopolizzati o controllati dal potere economico, i media alternativi sono quelli che servono alle comunità, alle lotte sociali, alla cultura e alla diversità. Praticano licenze favorevoli all'uso collettivo e non al business delle corporazioni. Condividono e difendono il bene comune e la libertà di espressione a tutte e tutti e non soltanto alle aziende che dominano il settore. Intendere la comunicazione come un diritto umano e per questo vogliono la cambiare la comunicazione ne mondo.”
Queste iniziali e testuali parole del manifesto propositivo del II FMML, il secondo forum mondiale dei media liberi rappresentano chiaramente il globale bisogno di un informazione alternativa, libera, che permetta il pluralismo delle voci informative. Al Vertice dei Popoli a gran voce si chiede un informazione libera. L'urgenza comunicativa è oramai un bisogno globale, la libertà di espressione deve essere totale e senza compromessi, la volontà è popolare.

Brasile - Cupula dos Povos, terza giornata: la vera green economy è la partecipazione delle comunità nel controllo delle risorse!


Un'altra giornata di dibattiti e plenarie sulla sostenibilità ambientale
Alla Cupula dos Povos continuano le attività autogestite: più di mille tra seminari, plenarie, assemblee, incontri, dibattiti, momenti culturali, istallazioni artistiche riguardanti la giustizia sociale e ambientale promossa dal basso e lo spazio dedicato alla Radio della Cupula si susseguono senza sosta da mattina a sera, nello splendido ed enorme parco chiamato “atterraggio dei fenicotteri” che si affaccia sulla baia di Guanabara e sul famoso Pan di Zucchero.
La mattina all'Aterro do Flamengo è stata caratterizzata dal seminario promosso da RIGAS, che ha visto la partecipazione di Rogerio Paulo Hohn, membro del MAB, il movimento brasiliano composto dalle vittime delle dighe.
L'energia data dall'idroelettrico è spinta dal governo, che la propone come pulita, rinnovabile ed economica, ma ciò che viene venduto come un vantaggio per la popolazione nasconde in realtà accordi economici tra multinazionali e governo e provoca danni alle comunità, ad esempio la diga di Belo Monte (progetto da 15 milioni di dollari finanziato con denaro pubblico che porta il paese ad essere il quinto con il costo delle bollette più alto) minaccia molte zone limitrofe in nome dei grandi interessi internazionali.

Desinformémonos del lunedì


Reportajes

GLORIA MUÑOZ 
FOTOS: GABRIELA MONCAU

Video

REALIZACIÓN: SERGIO ADRIÁN CASTRO BIBRIESCA
ENTREVISTA: MARCELA SALAS CASSANI
                                   
Reportajes

CARLOS AZNARES 


SOFÍA SÁNCHEZ MORALES


ADAZAHIRA CHÁVEZ


MARCELA SALAS CASSANI


MIGUEL ESCOBAR


CENTRO DE DERECHOS HUMANOS TLACHINOLLAN
FOTOS: TLACHINOLA, ÓSCAR ALVARADO


MURPHY WOODHOUSE Y SAM MCNEIL
TRADUCCIÓN: STEPHANIE SALAS CASSANI

PROYECTO CHAKANA


ADAZAHIRA CHÁVEZ

Los Nadies

TESTIMONIO RECOGIDO POR ADAZAHIRA CHÁVEZ EN LA CIUDAD DE MÉXICO

Autonomías

MARCELA SALAS CASSANI
FOTO: GABRIELA OLIVEROS

Imagina en Resistencia

JAIME QUINTANA GUERRERO

Fotoreportaje

FOTOGRAFÍA: IVÁN CASTAÑEIRA 
TEXTO: CANCIÓN “LEGADO” DE ÁNGEL CAFFARENA Y DESINFORMÉMONOS
MÚSICA: “MA ZEIN WADNA” DE TIRIS

Audio

REALIZACIÓN: ESTRELLA SORIA 

REALIZACIÓN:  ARTHUR LOROT

domenica 17 giugno 2012

Grecia - Il giorno delle elezioni


Urne aperte in Grecia oggi per le elezioni. In serata ci saranno i primi risultati.
Sono elezioni che interessano non solo tutta l'Europa ma anche il resto del mondo. Al centro di tutti i commenti i legami tra la vicenda greca e la crisi dell'Eurozona con le sue ripercussioni mondiali. Le diverse posizioni sull'accettazione o meno della politica di austerità imposta dalla Troika alla Grecia riguardano non solo il paese ellenico ma la visione complessiva della crisi e dei suoi sviluppi.
Abbiamo scelto perciò di vedere come vengono presentate le elezioni nel resto d'Europa e del mondo (trovate i link internazionali a fondo pagina) oltre a segnalare un estratto dall'intervista a Alexis Tsipras di Syriza fatta dal quotidiano messicano La Jornada.
Da La Jornada
A poche ore dalle elezioni Rodrigo Hernández per La Jornada e Telesur ha intervistato Alexis Tsipras, leader di Syriza.
Come si inseriscono le elezioni greche nel contesto della crisi europea?
E' interessante perchè il cuore del problema che viviamo esiste nel cuore dell'Europa. Se una banca d'Europa colassa questo ricade sull'intero sistema visto i legami che ci sono. Dunque se una banca greca colassa porta con sè banche italiane e altre in Olanda o Bruxelles. La Francia stessa è nel cuore del problema e credo che anche la Germania non può restare fuori da questa crisi.
Il cerchio si chiude. Noi vogliamo restare nella zona euro. In questo contesto le opzioni per la Germania sono due.
O rendersi conto che l'insistenza è catastrofica e deve lasciare da parte le sue scelte per cambiare politica oppure uscire per prima dalla zona euro.
Incominciate a sentirvi isolati nel continente?
"La Grecia in realtà rappresenta solo il 3% del prodotto interno lordo europeo, il nostro debito rappresenta il  2.85 per cento del debito europeo. E' come una goccia nell'oceano. Il problema più grande della zona euro sono la Spagna e l'Italia che ha un debito ben più grande del nostro. Dunque quello che è nello stesso tempo un problema è anche una nostra arma nel rivendicare una soluzione per tutta Europa.
Ma come si è creato il debito greco?

Brasile - Cupula dos Povos, seconda giornata: le diverse dimensioni della crisi ambientale


Si susseguono i seminari all'Aaterro do Flamengos, in particolare nel padiglione antinucleare
Questa mattina l'Aterro do Flamengo è attraversato da una moltitudine colorata di giovani, attivisti, indigeni e organizzazioni giunte da ogni parte del mondo, tavoli di lavoro, concerti ed espressioni artistiche riempiono di contenuti il parco sulla costa di Rio do Janeiro.
Tra le diverse tematiche affrontate oggi spiccano quelle riguardanti la crisi climatica ed energetica, in particolare rispetto al petrolio ed all'energia nucleare.
Nel tendone dedicato esclusivamente alla questione energetico-ambientale-nucleare i dibattiti si susseguono e continueranno fino al 21 giugno. Oggi dalle 9 alle 13 si è svolto l'incontro assembleare Energia para que e para quem? (Energia perché e per chi?). Dalla mattinata di confronto è emerso da più voci che l'energia nucleare non può essere proposta come soluzione alla crisi ambientale a causa innanzitutto dei lunghissimi tempi di costruzione delle centrali, in evidente contrasto con il carattere emergenziale della crisi nella quale ci troviamo e la necessità di impiegare ingenti quantità di acqua, in un momento in cui cresce la consapevolezza che l'acqua è la risorsa più preziosa del pianeta e va difesa da usi sconsiderati.
Da un lato il governo spinge a favore dell'idroelettrico attraverso costose campagne pubblicitarie in vista della costruzione della centrale idroelettrica di Belo Monte, giustificandolo con il vantaggio di un basso costo dell'energia, però allo stesso tempo ritiene che anche il nucleare sia una risorsa, tanto da voler investire ulteriori miliardi per terminare il reattore di ANGRA3.

sabato 16 giugno 2012

Brasile - Rio+20 : future swap!


Rio+20, il nuovo summit delle Nazioni Unite sarà un campo di battaglia fondamentale: i killers dell'economia e le loro mani sul pianeta contro il pianeta delle genti. Qualcosa che non si può ignorare quando si parla di "uscire dalla crisi".
di Luca Tornatore
A giorni, dal 20 al 22 Giugno, si aprirà a Rio de Janeiro la conferenza ONU sullo sviluppo sostenibile, già ipotecata dall'opzione di cooperazione con le grandi corporations sul terreno della green economy, in una prospettiva che ignora del tutto le cause profonde della crisi ecologica e si appiattisce sull'ideologia della crescita economicaentro un tecno-paradigma di mercato.

Vent'anni fa, proprio a Rio, l'Earth Summit, al di là delle mancanze, dei difetti e delle insoddisfazioni, riuscì comunque a stabilire definitivamente che l'ecosistema – inteso come insieme della biodiversità e delle risorse necessarie alla vita – è “common concern of humankind”, per mezzo di trattati legalmente costrittivi.
“Concern” nel doppio senso inglese di “pre-occupazione” ed “interesse”, “common” perché come tale include tutti e ciascuno: un bene comune, nel lessico politico di oggi.
Quindi un terreno di conflitto, di riconquista, oltre che di coalizione.

Per due ordini di motivi.
In primo luogo perché la possibilità di accedere globalmente ad una vita piena e ricca di godimento (o anche semplicemente ad una vita) dipende dalla capacità dell'ecosistema di mantenere e rigenerare le condizioni necessarie alla vita stessa. E questa capacità è oggi gravemente compromessa, a causa della pressione antropica globale.
C'è quindi un legame diretto tra crisi ecologica, impatto del tecnomondo e imposizione della struttura del mercato capitalistico, con la sua razionalità di accumulazione senza limiti, come luogo obbligato di incontro dei bisogni e della loro soddisfazione.
Ne consegue che c'è anche un legame necessario tra l'uscita dalla crisi economico-finanziaria e l'uscita dalla crisi ecologica ed energetica.

In secondo luogo, perché il discorso sui “beni comuni”, sulle risorse naturali di cui stiamo parlando qui e che saranno oggetto delle discussioni a Rio+20 – il cibo, l'energia, l'acqua, la biodiversità, .. – non è perimetrabile solo nello spazio neutro della catalogazione scientifica.
Poiché l'accesso alla ”natura” è mediato da un'organizzazione sociale e tecnologica, il nostro discorso su di essa si deve incarnare nel suo rapporto vivo con l'umano.
Deve districarsi là dove la “natura” cessa di essere soggetto astratto e diviene invece relazione produttiva, organizzazione, là dove si traduce in risorse raffinate (cibo, energia, acqua potabile), nel lavoro per estrarle e distribuirle, nel lavoro per restituirle e re-istituirle intatte.
Dove, insomma entra in relazione diretta con il bios antropomorfo e sociale che “abita” la “natura” e dove, quindi, assume uno statuto giuridico ed è materia di conflitto.

Brasile - Cupula dos Povos, prima giornata: che futuro vogliamo?


Rio+20, Cupola dos povos.
Si apre il Vertice dei Popoli a Rio de Janeiro
L'Aterro do Flamengo è pervaso da frenesia costituente, le delegazioni dal mattino continuano ad arrivare, i trabalhadores continuano la preparazione degli stand e dei capannoni, impossibile determinarne il numero preciso, indefinibile, un centinaio o forse più. Persone e relativi contenuti riempiono la zona costiera gradualmente, dal mattino fino alla sera. Molti luoghi ancora sono in fase preparatoria e distribuiscono volantini informativi per illustrare la loro programmazione dei prossimi giorni e della giornata stessa, la questione alternativa proposta a Rio do Janeiro non è più la definizione di cosa siano o non siano i beni comuni, il concetto viene superato teoricamente e praticamente, fatti e non discorsi, quel che viene mostrato è un modo comune di gestire i beni comuni, sono questi i giorni in cui si tenta, tramite il concetto sempre verde di come applicare le alternative nel globale, le pratiche ci sono, manca solo l'applicazione su scala mondiale.

venerdì 15 giugno 2012

Messico - Italia - In ricordo di Matteo Dean


Camminante, Matteo (Poesia Italiano Spagnolo)

di Fabrizio Lorusso
Ho scritto queste parole, questa poesia, per ricordare un caro amico e, da lontano, salutarlo insieme ai suoi compagni da entrambi i lati del charco (la pozzanghera, cioè come in Messico spesso chiamiamo l’oceano). Matteo Dean era attivista, autonomo, professore, giornalista - collaboratore tra gli altri di La Jornada, Desinfórmemonos, GlobalProject, L’Espresso, il Manifesto, i sindacati CILAS in Messico – e migrante (ma nessuna definizione sarebbe adeguata in sé e chiedo scusa) ed è scomparso l’11 giugno 2011, un anno fa, in un assurdo incidente al casello autostradale Città del Messico-Toluca di cui si stanno ancora oggi chiarendo dinamiche e responsabilità. Veniva da Trieste, dall’Italia, da Città del Messico e dal Chiapas, per lo meno. Volevo anche parlare della nostra condizione di precari del mondo, migranti della vita e delle lotte quotidiane che sono parte di un desiderio più grande, incontenibile, di cambiamento e realizzazione, di correzione delle storture e di rifiuto dell’orrore, a partire dal microcosmo del quartiere, della casa, dei mille “posti di lavoro”, fino all’universo più ampio della società e della politica intesa come base, comunità, democrazia dal basso, costruita quotidianamente e nei fatti, autonomia e cultura diffusa. Il testo è bilingue, in italiano e in spagnolo, le due lingue e culture (anzi, lingueculture come concetto unitario, inscindibile, nonostante il correttore di word lo segni in rosso) che qui in Messico tutti noi espatriati viviamo, creiamo e assimiliamo costantamente, volenti o nolenti, con entusiasmo nelle difficoltà e nei sobbalzi estremi che l’America Latina da sempre riserva ai suoi camminanti. Un abrazo hermano, sempre in viaggio.
Camminante Matteo
È stato un altro anno di guerre, di quelle che odiavi
è stato un altro anno di lotte, di quelle che amavi
e nella quotidianità che è ricordarti, ti vediamo
affianco a tutti e a ciascuno, sorridendo sul serio,
ascoltando ascoltare e spingendo
spingendoci con lacrime e silenzi
con scintille del passato conservate per il domani.
Fratello, tutto cambiò, niente è cambiato
qui nei tuoi tanti mondi sconosciuti
in quello che hai condiviso
come in quello che hai lasciato al mistero
in quello che hai creato e calcato come nell’immaginario
sinceramente, manchi tu per slegare voci
per spazzar via tirannie, per lavorare la dignità
per piangere d’incertezza e leggerti di nuovo
per veder crescere la venatura del futuro buono
per infondere ribellione nei nostri,
per formare comunità e non patrie,
per discutere bene e a volte male
e bruciare le infami frontiere perché il mondo
solo uno dev’essere, ricordato e costruito con anelito
è linguacultura, è parola, strada, suono, portatori di pace.
Faremo scioperi però mai della memoria,
non smetteremo mai di migrare
non abdichiamo alla via del sogno
con te in marcia, nel dubbio, nell’amicizia.
Anche se ci incalzano, non smetteremo di pulsare
perché prima o poi dovrà cadere ogni caporale
se il suo comando è ridicolo come la parola caporale
disperato come la tristezza, a digiuno di semplicità,
se non sa cosa significa essere vivi pur senza respirare.
Dice don Mario Benedetti di “non salvarti” e ti ringrazio
perché abbiamo cercato di non salvarci mai
di sciogliere il cappio delle parole nella libertà dell’aria
di infiammare l’anima, motore che girando scandisce
il sole, il sudore, la fronte, il movimento, l’incidente.
Tenace resiste la pioggia, vola punge cade riposa
le piace tornare al monte, sfumare rivivendo in vapore.
Restiamo umani, fratello, siamo piogge di stagione
acque gelate, atterrite dalla Bora di Trieste
che non è un semplice vento, è un tornado di stupori
e credo ti piacesse perché a nessun altro piaceva.
Compagna, senti, non ci vogliono strade per camminare insieme
ci vuole il camminante, la camminante
compagno, senti, non è per il destino che uno muore
è per oblio e apatia, dimentichiamo l’apatia, cominciamo a camminare.

Cina - Di contadini e di rivoluzioni


di Gabriele Battaglia
Tutto nasce da Wukan, il villaggio del Guangdong dove nei mesi scorsi l’intera comunità ha lottato e vinto contro la sacra alleanza di funzionari locali e palazzinari che volevano espropriarla dei terreni. Una storia simile a mille altre, in un Paese dove gli “incidenti” – rivolte, jacquerie, repressione e vittime – sono ormai quasi 100mila ogni anno. Ma a Wukan, la popolazione è riuscita a scongiurare la repressione dura e pura, dimostrando che la propria lotta non intendeva destabilizzare il Paese, attaccare il partito o la struttura fondamentale dello Stato. Era una protesta radicale, irriducibile, ma non “politica”, bensì molto pratica.
“Gli appelli degli abitanti del villaggio di Wukan nascono dalla preoccupazione per il proprio sostentamento, non da qualche forma di astio contro il partito o il sistema politico cinese”, scrive Ou Ning – poliedrico “lavoratore della cultura” (come ama definirsi) basato a Pechino ma originario di un piccolo villaggio proprio del Guangdong – in un articolo che vede nel caso Wukan una pietra miliare: qui, infatti, si assiste secondo lui all’ingresso sulla scena di nuovi, inediti, protagonisti e alla dimostrazione che l’autogoverno delle comunità rurali non è necessariamente sinonimo di caos.
Abbiamo già incontrato e intervistato Ou, per Inside Beijing, un progetto di E il Mensile sulla capitale cinese. Ma oggi la sua mente sembra lontana dalla metropoli: vaga nelle campagne, che da un po’ di tempo sono tornate al centro della sua riflessione politica, prima ancora che culturale.
“Spero che più gente lasci la città per tornare in campagna, in modo che si crei un rapporto più intimo tra queste due realtà”, ci confessa.

Egitto - Oggi manifestazioni contro spettro golpe

Tensione alta. In migliaia si riverseranno in Piazza Tahrir per protestare contro l'annullamento delle elezioni legislative che puzza di colpo di stato.


A 24 ore dal voto per scegliere il nuovo capo dello stato, l'Egitto è rimpiombato nel caos politico. Intellettuali, esponenti politici ma soprattutto i Fratelli Musulmani, descrivono come una sentenza politica, se non addirittura un golpe, la decisione presa ieri dalla Corte Costituzionale di dichiarare nulle le votazioni legislative dello scorso inverno, vinte dagli islamisti. 

Secondo i massimi giudici egiziani, i partiti hanno invaso anche i seggi destinati agli indipendenti, invalidando tutto il voto e rendendo necessario sciogliere l'intera Assemblea del Popolo. 
La Giunta militare che guida la transizione politica, ha subito ripreso il controllo del potere legislativo.
E' stato uno choc per milioni di egiziani. Molti sospettano che il passo sia volto ad annullare la vittoria elettorale dei Fratelli musulmani che, peraltro, con Mohammed Morsy hanno la possibilità di conquistare anche la presidenza. 

Brasile - La farsa verde di Rio+20 alla vigilia del vertice dei popoli.


14/06/2012. Secondo giorno di Rio +20. La farsa verde viene smascherata dai giornali locali che criticano il giorno inaugurale del Rio+20, in attesa dell'inizio della “Cupula dos povos” quello che per molti è il vertice ufficiale, e non semplicemente un evento collaterale di Rio+20.
'O dia' intitola “alimentaçao insustentavel”, alimentazione insostenibile, denunciando la contraddizione in seno già alla giornata d'apertura, arricchita da costosissimi pranzi tipo fast food, e onorata dalla presenza, fianco a fianco, della presidentessa Dilma Roussef e Sergio Cabral, governatore dello stato di Rio de Janeiro.
Ai circa 300 indigeni arrivati come delegazione dal Brasile, dal Messico, Guatemala, Stati Uniti e Canada, è stato riservato un trattamento speciale. Molti si sono persi avendo ricevuto informazioni confuse sul come giungere Riocentro. Non è stata fatta alcuna accoglienza a coloro che ci dimostrano quotidianamente che i principi che una green economy lontana dal concetto di capitalismo verde è realizzabile, a partire dal rapporto di rispetto dell'ambiente e della natura in generale. Gli “indios”” sono sottoposti ad una costante sorveglianza da parte del battaglione dello shock, “batalhao de choque”, nel villaggio chiamato “Kari-oca” (curioso gioco di parole che combina le parole “carioca”- individuo nato nella città di Rio- e “oca”- caratteristica abitazione indigena in fango), nei pressi della zona di Rio chiamata Jacarepagua dove sono alloggiati; il villaggio fu costruito dopo il vertice della terra di Rio '92. Il governatore giustifica la massiccia presenza delle forze dell'ordine nel villaggio come  necessaria per la tutela degli indigeni e di tutti, manifestanti compresi. Inoltre i giornali insitono sulla questione contraddittoria scrivendo come sia paradossale che gli indigeni siano stati coinvolti in una sorta  di coreografia organizzata dal famoso, nonché artististicamente discutibile, ballerino brasiliano Carlinhos De Jesus.

giovedì 14 giugno 2012

Brasile - GlobalProject a Rio + 20 per il Summit dei popoli per la giustizia ambientale e sociale


GlobalProject sarà a Rio per capire, approfondire e costruire ponti di informazione insieme alla delegazione della Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale. Le corrispondenze anche su questo blog.
Il Summit della Terra, tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992 fu la prima conferenza mondiale sull'ambiente, da cui scaturi la Convenzione quadro dell'Onu ui cambiamenti climatici che portò poi alla stesura del Protocollo di Kyoto.
Nel 2012,  venti anni dopo le innumerevoli Conferenze sul clima (Cop) naufragate nel mare della crisi globale, un nuovo summit la Conferenza ONU di Rio +20 si terrà a Rio de Janeiro.
Per dire che il tempo è adesso della giustizia climatica e sociale, che oggi più che mai nel tempo della crisi il problema è cambiare radicalmente il sistema, molte organizzazioni sociali ed attivisti climatici saranno a Rio dando vita ad azioni, manifestazioni e a dibattiti all'interno del Summit dei popoli per la giustizia ambientale e sociale.
Al vertice ufficiale, come nelle ultime edizioni della Cop, si continuerà il balletto dall'alto degli interessi forti nell'usare l'ambiente come merce di scambio per ridefinire la geopolitica mondiale, in cui si scontrano, a suon di tavoli negoziali, gli interessi continentali. Come abbiamo già visto fare a Durban un'anno fa dai vecchi, tra cui Stati Uniti ed Europa e nuovi protagonisti della scena globale, come Cina, India, Sudafrica, Brasile.
Il tutto ammantato dalla "green-economy" non certo intesa come modificazione di paradigmi energetici-produttivi ma come tensione alla finanziarizzazione della crisi ambientale.
Nel vertice alternativo si confronteranno i movimenti che lottano per la giustizia ambientale e sociale nella ricerca di unire le strade con chi si oppone all'imposizione di una uscita dalla crisi, attraverso la riproposizione di ciò che l'ha creata.

lunedì 11 giugno 2012

Desinformémonos del lunedì


Reportajes México
Marcela Salas Cassani
Fotos: Ricardo Trabulsi

Jaime Quintana Guerrero
Fotos: Sindicato de Trabajadores de la Universidad de Sonora y Movimiento 5 de Junio

Carmela Dumange y Jaime A. Marroquín


Juan Castro Soto

Gabriela Oliveros Miranda

Reportajes Internacional
Jorge Moruno / Larevueltadelasneuronas

Antonio Quinde B.

Adazahira Chávez

Imagina en Resistencia
Miriela Fernández

Fotoreportaje
Fotografías: “Acción Mundial Exigiendo la Libertad Inmediata”, A.M.E.L.I. (Centro de Derechos Humanos "Fray Bartolomé de las Casas" y Espoir Chiapas)
Texto: A.M.E.L.I.(Centro de Derechos Humanos "Fray Bartolomé de las Casas" y Espoir Chiapas)
Música: "Yo te nombro" de Isabel Aldunate

Video
Realización: Dany Papineau
Traducción: Alexandre Beaudoin

Realización: La Red M.M.

Audio
Realización: Arthur Lorot
Entrevistas: Marcela Salas Cassani y Arthur Lorot

domenica 10 giugno 2012

Palestina - Jenin - Zakaria Zubeidi e Nabil Al-Raee liberi subito!


Il cofondatore e il direttore artistico del Freedom Theatre sono trattenuti illegalmente, il primo dall'Autorità Nazionale Palestinese, il secondo dall'esercito israeliano


Comunicato stampa del Freedom Theatre e appello per la liberazione immediata.

Ambasciata palestinese in Italia via Guido Baccelli, 10 00100 Roma - Tel 06/7005041
Ambasciata d'Israele via Michele Mercati, 14 00197 Roma - Tel 06/36198500 Fax 06/36198555 Email  cons5@roma.mfa.gov.il - amb-sec@roma.mfa.gov.il

Action Alert: Free Al-Raee e Zubeidi

Zakaria Zubeidi trattenuto illegalmente dall'Autorità Palestinese
Zakaria Zubeidi, cofondatore e appassionato sostenitore del Freedom Theatre è stato arrestato dalle Forze di Sicurezza Palestinesi il 13 maggio e trasferito alla prigione di Jericho. Da allora Zakaria non ha potuto incontrare il suo legale Farid Hawash o avere qualsiasi contatto con la sua famiglia.
"Non sono in condizione di determinare se Zakaria abbia subito un corretto trattamento dal momento che non sono stato messo in condizione di parlare con lui" dichiara l'avv. Hawash. "Si deve applicare la corretta procedura della legge palestinese; come suo difensore mi deve essere concesso incontrare il mio assistito".
Stando a quanto affermato dal suo avvocato, l'arresto di Zakaria non si è attenuto alle forme del giusto processo, considerando che avrebbe dovuto essere portato davanti alla corte di Jenin e non trasferito direttamente a Jericho.
E' stato anche violato il suo diritto a comunicare con la famiglia dopo un massimo di dieci giorni, come il suo diritto a consultarsi con un avvocato.
Dopo aver viaggiato fino a Jericho, l'avvocato Hawash ha solamente potuto vedere Zakaria giusto il tempo di un minuto per salutarlo.
Vi chiediamo di contattare i seguenti rappresentanti dell'Autorità Palestinese per chiedere che rispettino la legge palestinese nel caso di Zakaria Zubeidi e di altri detenuti. Chiediamo anche di verificare la presenza di una rappresentanza Olp nel vostro paese.
00-970-(0)59-777-88-87 Majd Faraj, Head of Palestinian Intelligence
00-970-(0)59-900-00-11 Abo Mohammad Shadeh, Head of the security of the President’s Office
00-970-(0)59-944-75-47 Dr Said Abo Ali, Minister of Interior
00-970-(0)59-930-38-50 Saeb Erekat, Head of negotiations
00-970-(0)59-955-88-22 Ataeb Abdurahem, National Security

Nabil Al-Raee trattenuto illegalmente dall'esercito israeliano

Canada - #OccupyMontreal..e ci si mette anche Anonymous


di Ivan Grozny
Quando venerdì è stato interdetto l'afflusso del pubblico al circuito, andando contro la tradizionale giornata di apertura con accesso gratuito della tre giorni del GP di Formula 1, si era capito che tirava un'aria strana. Il campionato più incerto degli ultimi anni deve fare i conti con la crisi mondiale. Crisi economica e non solo. E quindi oltre all'attenzione a quello che accade in pista, doveroso osservare ciò che accade attorno al circus.
Del Bahrain ci siamo occupati , e come anticipato, ma non ci voleva un genio per capirlo, finito il GP la questione sarebbe scomparsa dall'attenzione dei media. Per lo meno da noi. Le immagini che vi segnalo le ha raccolte un giornalista inglese, che è riuscito, non senza problemi, a farle uscire dal Paese e a diffonderle. Vale la pena vederle, e riguardano proprio i giorni del GP, quello che non ci hanno mostrato, chiaramente.
A Montreal è la volta degli studenti, invece, che rivendicano il diritto a manifestare, prima di tutto, visto che anche nel Canada moderno e progressista (ha ancora un senso questo termine? Ne ha mai avuto uno?) la libertà di manifestare è regolata da norme molto severe. Anzi, proprio in Quèbec le limitazioni in questo senso sono cresciute. Le manifestazioni si susseguono da febbraio e hanno portato a centinaia di arresti. A metà maggio il governo del Quebec ha introdotto la legge speciale 78 che impone di comunicare alla polizia con otto ore di anticipo l'organizzazione e il percorso di cortei e manifestazioni. Sono previste severe pene pecuniarie o addirittura l'arresto per chi contravviene.

venerdì 8 giugno 2012

Europa - La Grecia ci salverà.


di Slavoj Zizek

Al termine della sua vita Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, fece la famosa domanda «che cosa vuole una donna?», ammettendo la perplessità di fronte all'enigma della sessualità femminile. Una simile perplessità sorge oggi: «Che cosa vuole l'Europa?» Questa è la domanda che voi, il popolo greco, state rivolgendo all'Europa. Ma l'Europa non sa quello che vuole. Il modo in cui gli stati europei e i media riportano ciò che sta accadendo oggi in Grecia è, credo, il miglior indicatore di che tipo di Europa vogliono. È l'Europa neoliberale, è l'Europa degli stati isolazionisti. I critici accusano Syriza di essere una minaccia per l'euro, ma Syriza è, al contrario, l'unica possibilità che ha l'Europa. Ma quale minaccia. Voi state dando all'Europa la possibilità di uscire dalla sua inerzia e di trovare una nuova via.
Nelle sue note sulla definizione di cultura, il grande poeta conservatore Thomas Eliot ha sottolineato quei momenti in cui l'unica scelta è tra eresia e il non credere. Vale a dire momenti in cui l'unico modo per mantenere il credo, per mantenere viva la religione, è necessario eseguire una diversione drastica dalla via principale. Questo è ciò che accade oggi con l'Europa. Solo una nuova eresia - rappresentata in questo momento da Syriza - può salvare ciò che vale la pena salvare dell'eredità europea, cioè la democrazia, la fiducia nelle persone, la solidarietà egualitaria. L'Europa che vincerà, se Syriza verrà messa fuori gioco, sarà un'Europa con valori asiatici: e, naturalmente, questi valori asiatici non hanno nulla a che fare con l'Asia, ma con la volontà attuale ed evidente del capitalismo contemporaneo di sospendere la democrazia.

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!