giovedì 10 dicembre 2009

Brasile, Parana - Coltivando semi per un futuro migliore

Al posto di sementi transgeniche un Centro di Agroecologia


Nello stesso terreno in cui la Syngenta sperimentava illegalmente sementi transgeniche, contaminando il vicino parco di Iguaçù, nasce oggi il primo Centro di Ricerca sull’Agroecologia, gestito da Via Campesina e dal Mst, in collaborazione con lo Stato del Paranà. Verranno create qui le nuove soluzioni per i contadini di tutto il Paese che vogliono liberarsi dalle catene dell’agronegozio e praticare una agricoltura sostenibile.

di Carolina Bonelli, da Cascavel, Paranà, Brasile

«Dopo 30 anni di lotta, il Movimento Sem Terra costruisce oggi una tappa fondamentale che sarà ricordata nella storia» così João Pedro Stédile, membro della Direzione nazionale e fondatore del Mst, commenta emozionato l’inaugurazione, avvenuta sabato scorso, 5 dicembre, a S.ta Tereza do Oeste, nell’estremo ovest del Paranà (Sud del Brasile), del Centro di Ricerca in Agroecologia Valdir Mota de Oliveira e del monumento Keno Vive, in omaggio al militante Sem Terra e di Via Campesina ucciso nel 2007 dalle milizie private della multinazionale svizzera Syngenta.

Presenti all’inaugurazione, oltre a Stédile, il Governatore dello Stato del Paranà, Roberto Requião, il Segretario Statale dell’Agricultura, Walter Bianchini, deputati statali e tecnici dell’Istituto de Agronomia del Paranà (Iapar), e ovviamente migliaia di contadini, accampati e assentati dei movimenti sociali Via Campesina e Sem Terra, numerosi giovani studenti delle scuole e degli istituti tecnici agricoli della regione, studenti, ricercatori e professori dell’Unioeste (Università Statale della regione Ovest del Paranà), impegnata con numerosi progetti di ricerca e cooperazione a fianco dei movimenti contadini.

Presenti anche numerosi soldati della Policia Militar, per proteggere la cerimonia dalle proteste dei “ruralisti”, latifondisti, grandi proprietari e difensori del transgenico, che a poca distanza dall’evento hanno organizzato picchetti e striscioni contro l’Mst e contro un governo “amico di un movimento criminale”.

Da luogo di morte a luogo di vita

«Ricordiamoci che questo era un luogo di morte, pieno di veleno e di transgenico. Oggi si trasforma in uno spazio di vita, di agricoltura ecologica – esclama dal palco il Reverendo Carlos Alberto Tomé da Silva, aprendo la cerimonia ufficiale di inaugurazione – È una conquista di tutti, dei movimenti sociali, di Via Campesina, del Mst, degli abitanti di questa regione e dello Stato intero».

Il 21 ottobre del 2007, Valdir Mota de Oliveira, detto Keno, viene ucciso dalla sicurezza privata della Syngenta, durante un’azione di protesta del movimento all’interno del Centro Sperimentale della multinazionale, occupato e ribattezzato dall’Mst “Accampamento Terra Livre”. Il movimento denunciava la realizzazione di esperimenti con sementi di mais transgenico in una zona definita di “amortecimento”, una fascia di territorio in protezione del Parco Nazionale di Iguaçu, esperimenti illegali e vietati dalla Legge nazionale di Biosicurezza. Negli scontri, oltre al militante, rimane ucciso anche un vigilante della Syngenta.

La grande ripercussione di questi fatti sull’opinione pubblica e la sistematica lotta e pressione dei movimenti, fa sì che nell’ottobre del 2008 la Syngenta ceda 127 ettari della proprietà al Governo dello Stato del Paranà, che a sua volta lo cede in uso allo Iapar.

Dalla collaborazione tra questo istituto e i movimenti sociali, nasce il Centro de Ensino e Pesquisa em Agroecologia Valdir Mota de Oliveira: «insieme al Mst, alle Università della regione, faremo un lavoro di ricerca molto importante per l’agricoltura e per i piccoli contadini di tutto il Brasile», dichiara un rappresentante dello Iapar, a cui fa coro Bianchini, segretario dell’Agricultura: «è importante capire che le alternative tecnologiche e i saperi ecologici che verranno costruiti all’interno di questo Centro, creeranno le condizioni per gli agricoltori brasiliani di essere indipendenti dall’agronegozio e dalle grandi multinazionali che vendono fertilizzanti chimici e sementi geneticamente modificate. Le risoluzioni create qui con una metodologia orizzontale e partecipata verranno distribuite per tutto il Brasile e in particolare negli assentamenti dei Sem Terra». Esperimenti, quindi, non solo diretti verso un’agricoltura in tutela dell’ambiente e che produca alimenti sani, ma anche verso un’agricoltura socialmente sostenibile, che appoggi i piccoli proprietari di terra e gli assentati della Riforma Agraria, nel processo di rivalorizzazione del proprio ruolo cruciale di produttori di sovranità alimentare e di riscatto culturale dei propri saperi indeboliti e marginalizzati dalla crociata della Rivoluzione Verde degli anni 60 e 70.

Agroecologia VS Agronegozio

I dati del Censo Agropecuario del 2006 dell’Istituto brasiliano di Geografia e Statistica (Ibge) parlano chiaro: l’agricultura familiare brasiliana, occupando appena il 24,3% dei terreni agricoli del paese, è responsabile per la produzione del 87% di mandioca, 70% di fagioli, 46% di mais, 38% di caffè, 34% di riso, 21% di grano, 58% di latte, per il 59% di allevamento suino, 30% bovino e 50% di pollame, impiegando il 75% della manodopera rurale. Chi produce la ricchezza agricola e il sostentamento alimentare del paese?

Ma questa agricoltura familiare nella maggior parte dei casi è solo un ingranaggio integrato nelle logiche delle grandi multinazionali produttrici di fertilizzanti chimici e sementi migliorate e transgeniche, come la Bayer, la Pioneer, la Monsanto. Sempre dai dati dell’Ibge del 2006 risulta che in Brasile solo l’1,75% degli stabilimenti agricoli coltivano prodotti organici.

Negli stessi assentamenti del Mst, le famiglie che producono senza l’impiego di veleno e di sementi migliorate costituiscono una percentuale scarsissima. «Non si sa più coltivare, nella maggioranza dei casi negli assentamenti troviamo cittadini delle favelas e non contadini – dichiara Eugenio Neto Guerreiro dos Santos, tecnico dell’Emater (Istituto Paranaense di assistenza tecnica e cooperazione rurale) di Quedas de Iguaçù e responsabile dell’assistenza tecnica alle 30 famiglie di produttori agroecologici dell’assentamento dell’Mst di Palmital, dove vivono oltre mille famiglie – Troviamo persone imperniate dei valori della Rivoluzione Verde: produttività, immediatismo, guadagno economico. Vogliono estrarre il più possibile dalla terra, senza prendersi cura di lei».

«La nostra lotta oggi non è più solo contro il latifondo, ma contro la dittatura dell’agronegozio, che ordina di piantare senza rispetto per l’ambiente e per i lavoratori rurali – dichiara Stédile – È un modello irresponsabile, fondato su una tecnologia straniera che si basa sulla monocultura, resa possibile solo da un alto indice di meccanizzazione e dal massiccio uso di agrotossici, con la conseguente espulsione dei contadini dal campo, e il loro ammassamento nelle favelas delle grandi città, dove dimenticano i loro saperi e generano figli che non ricordano più cosa sia un campo».

Questo modello di produzione agricola ha fatto sì che il Brasile risultasse campione al mondo per presenza di veleno da agro tossico negli alimenti, con conseguenze pericolose in termini di salute dei propri cittadini.

«Pochi governatori nel mondo stanno assumendo concretamente la responsabilità di creare un terreno fertile per la diffusione di un’agricoltura sostenibile, come si erano impegnati con la firma dell’Agenda 21 – afferma Felipe Farà, del Centro Paranaense di Riferimento in Agroecologia (Cpra) di Curitiba – Sono orgoglioso di poter dire che vivo in uno dei pochi Stati che lo stanno facendo, il Paranà, e la creazione di questo Centro lo dimostra».

Roberto Requião, giunto direttamente dentro al Centro della Via Campesina in elicottero, esordisce all’inaugurazione con un invito ufficiale: «I ruralisti che si stanno ammassando qui fuori per protestare contro l’apertura di questo spazio di ricerca, mandino qui, insieme ai figli dei sem terra, agli studenti delle scuole rurali, delle Università, mandino qui i propri figli per imparare che cos’è l’agricoltura! Oggi è un giorno senza rancore, è un giorno di pace e di vittoria dell’agricoltura sostenibile!». Il governatore ha ricordato come sia stata necessaria la morte di Keno e di Fabio per creare questo spazio di agroecologia al servizio dei figli dei produttori rurali di oggi, per insegnare loro a ritrovare “la strada contro la schiavitù e la dipendenza dalle multinazionali”, persa dai propri genitori.

Requião ha condannato l’asservimento al capitale finanziario e al blocco ruralista avvenuto principalmente nel secondo mandato di Lula, concretizzatosi nella liberalizzazione del transgenico (soia, miglio e riso) nel Paese e ha invitato il suo “amico presidente” a prendere in considerazione la posizione di migliaia di contadini impegnati quotidianamente nella costruzione di un’agricoltura sostenibile.

Nuovi cammini

Il Centro de Ensino e Pesquisa Valmir Motta de Oliveira sarà anche un Centro di produzione di sementi agroecologiche, che verranno distribuite senza royalties agli agricoltori che ne faranno richiesta.

Questa funzione sociale del centro è stata inaugurata sempre il 5 dicembre, attraverso la distribuzione gratuita di centinaia di sacchi di semi di mais bio ai contadini presenti.

Il contrabbando di sementi transgeniche e di fertilizzanti tossici è un altro aspetto legato all’agronegozio che è stato ricordato durante l’inaugurazione del Centro.

«La proposta della Via Campesina è di chiedere alle Nazioni Unite la creazione presso la Corte d’Appello de L’Aia di una Camera per giudicare le imprese che compiono atti contro l’ambiente – ha dichiarato Stédile – e Via Campesina insieme a Mst già porteranno presso questa Camera il primo caso di crimine ambientale, denunciando la Syngenta!»