sabato 12 dicembre 2009

Copenhagen - Libertà è giustizia climatica



Dopo una giornata di notizie contradditorie solo a tarda notte giunge la conferma dell'arresto, insieme ad altri attivisti, di Tommaso Cacciari, mentre gli altri italiani fermati sono stati già rilasciati. Pare che l'accusa per Tommaso sia quella di essere uno degli "organizzatori" della giornata di protesta contro il ruolo che le corporations vogliono avere all'interno di Cop 15.

Il processo per direttissima dovrebbe avvenire nella mattinata del 12 dicembre.

Alla conclusione della giornata, l'assemblea della rete SeeYouInCopenhagen, si riunisce nello spazio autogestito che farà da media center e da punto di riferimento durante i giorni di mobilitazione. E' un grande fabbricato, con i bagni e le docce e anche la cucina. Gli attivisti di SYINC lo hanno trovato in extremis, all'ultimo momento, e si sono fatti in quattro per renderlo il più accogliente e funzionale possibile. "Aspettando le notizie sui nostri compagni fermati questa mattina - inizia Gianmarco - intanto possiamo dire che già avere questo posto ed essere qui in oltre duecento è una cosa importante". Sapere che cosa è accaduto ai fermati si rivela un'impresa. L'Ambasciata, che parla attraverso una funzionaria "dedicata" al caso, ammette che la polizia danese "non ha alcun obbligo di informazione". Quindi se qualcuno viene fermato, può essere in stato di fermo ( 12 ore ) ma non sai dove, non sai perchè, non sai quanti, non sai dove li rilasceranno. E se uno è in arresto, e di Tommaso si saprà solo alle due di notte che lo stanno traducendo in carcere, non sai se ha un avvocato, se può nominarlo, quali sono i suoi capi di imputazione. "Le gabbie in commissariato erano piene di gente”- aggiunge un compagno di Napoli, appena rilasciato. Il copione, in Danimarca, è sempre quello. La città al 50% di emissioni, dove ogni cartellone pubblicitario illuminato ti parla di un mondo candido e democratico, sbatte in galera con la facilità di una multa per divieto di sosta. Sono perfetti, certo, quando ti stringono ai polsi le fascette da elettricista in plastica ( sarà riciclabile? ), ma l'intervento chirurgico sulla libertà, per tagliarne dei pezzi, per farla più corta, più ridotta, più piccola, fa ancora più impressione. L'assemblea continua a valutare le cose: qui si deve andare avanti giorno per giorno, capire, ascoltare e se possibile contribuire, dicono in molti. La domanda sorge spontanea: ma per che cosa? “Disobbedire, difronte ad un mondo come questo, non può più essere l'eccezione, né il gesto esemplare che indica la strada. Disobbedire, dentro la conferenza ufficiale, e fuori nelle strade, è l'unico modo di vivere. La precarietà climatica, la precarietà della vita, si rovescia così in precarietà dell'obbedienza. Verso ciò che è la realtà prodotta dal comando, articolato, contradditorio e complesso e che si affanna in questo scorcio di millennio. La realtà, non ciò che narra chi comanda, trasformandola nella sua realtà. Obama, il suo discorso da nobel, salta fuori in assemblea. E' il segno più evidente che una nuova narrazione, un nuovo mondo, non potranno mai nascere dall'obbedienza dei ruoli, delle funzioni, della procedura, del sistema. La guerra globale permanente non cambia la sua realtà, nemmeno se un presidente nero degli stati uniti più in crisi che abbiamo mai conosciuto, tenta di trasformarla in guerra giusta. Ci si infervora sulla Cina, che nella realtà virtuale prodotta dai potenti, vorrebbe passare come “paese povero e in via di sviluppo”, e addirittura dirigere il “global south”, insieme all'India e al Brasile. La Cina, che si è comprata mezzo debito pubblico americano e che ha un ritmo capitalistico di crescita da far impallidire i paesi G8. Gli indios, da dentro la conferenza ufficiale, stanno protestando duramente contro i piani per salvare le foreste ( RED). Spiegano come i paesi come il Brasile spingano sulla “protezione” dell'Amazzonia, perchè diventerà la “banca di crediti ecologici” da offrire agli inquinatori. Per questo loro, quelli che abitano quelle foreste, subiscono trattamenti feroci, deportazioni, genocidi. Hanno la sfortuna di occupare una banca, trattata e protetta come tale, da usare come volano per la nuova speculazione ecologica. La realtà, aqppunto, non è quella che viene descritta, ma quella che si vive. Come nei movimenti, anzi nel difficile compito di intravederne la nuova possibilità in questo mondo così velocemente cambiato, che Seattle veramente è distante un secolo. “Facciamo ciò che è giusto per contribuire a costruire qualcosa di nuovo, di migliore, e tutto quello che va in questo senso, ci va bene”-conclude l'ultimo intervento. Domani, che è già oggi, c'è il corteo e vedremo. Non ci sono schemi, né certezze. Ma la voglia, insopprimibile, di non lasciare che la nostra realtà, quella di persone che ci credono che il mondo deve essere cambiato, la scriva qualcun altro che non crede più a nulla. Tommaso, e tutti noi, LIBERI!

Dall'Assemblea SYINC

Primo giornto .. e una parte di notte ...