mercoledì 2 dicembre 2009

Sistema idrico obsoleto: un'altra preoccupazione per Gaza.



di Rami Al-Meghari, Striscia di Gaza.

Lungo il confine del campo profughi Al-Shati, ad ovest della città di Gaza, tre siti sono attualmente considerati a rischio. Il pericolo non deriva tanto dalla continua ronda delle navi da guerra israeliane quanto dal fatto che gran parte delle acque sono state contaminate.

Municipalità locali ed autorità per l’ambiente hanno installato diversi cartelli in cui si legge: “E' proibito nuotare o pescare oltre 400 metri ad ovest e 500 metri ad est”. Simili cartelli si leggono in varie località lungo la costa della Striscia di Gaza.

Poiché le autorità municipali non sono state in grado di trattare le acque reflue per l’irrigazione, di modernizzare gli impianti esistenti per il trattamento delle stesse o di promuovere la costruzione di nuovi impianti nella regione, sono state costrette a versare milioni di metri cubi di rifiuti idrici nel mare. E questo ha largamente contribuito a creare il problema ambientale.

Impianti di trattamento obsoleti. “Sfortunatamente, contribuiamo all’inquinamento del nostro mare, principalmente perché siamo sempre più incapaci trattare o disfarci delle acque reflue, e questo un po’ ovunque nella Striscia di Gaza”, ha riferito ad IslamOnline.net (IOL) Monther Shoblak, Direttore generale delle Municipalità costiere per l’utilizzo dell’acqua di Gaza.

In Gaza esistono diversi impianti per il trattamento delle acque reflue ma tutti sono obsoleti e bisogna ristrutturarli. Le autorità locali vorrebbero costruirne di nuovi ma il blocco israeliano sul territorio costiero - che ormai dura da oltre due anni - ha impedito il vitale progetto.

Nel gennaio 2009, quando Israele ha scatenato la sua guerra totale sulla Striscia di Gaza, molte reti idriche - soprattutto nel nord della Striscia di Gaza - sono state del tutto o in parte distrutte. Contaminazione e taglio dei rifornimenti idrici sono state le conseguenze.

In base a quanto sostiene Shoblak, se non si permette l’ingresso di materie prime, necessarie per la costruzione di impianti, l’attuale problema di contaminazione delle acque peggiorerà creando ulteriori problemi per l’ambiente.

“L’assenza di sistemi adatti per il trattamento o lo scarico di acque reflue è causa diretta di contaminazione da nitrato delle acque”, ha affermato.

In base ad un recente rapporto di Amnesty International, le acque di Gaza non sono indicate per consumo umano, in quanto il 90% delle falde acquifere di Gaza è contaminato in più parti dell’enclave costiera.

Shoblak ha spiegato che solo il 70% dei residenti di Gaza hanno dei sistemi di scarico delle acque reflue nelle proprie abitazioni mentre il 30% dipende dall’assorbimento dei pozzi che comporta però l’infiltrazione di acque reflue e la contaminazione delle falde acquifere.

“Gli impianti di trattamento delle acque reflue non funzionano come dovrebbero e hanno una capacità di trattamento del 30%”, ha proseguito Shoblak, dando così una chiara idea di come i danni dell’assedio imposto su Gaza riguardino tutti gli aspetti.

L’avvertimento dell’OMS (WHO). L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha stimato al nord di Gaza la contaminazione di almeno mezzo milione di metri cubi di acqua.

La stessa organizzazione ha sottolineato il deterioramento della qualità della acque negli ultimi anni confermando due tipologie di contaminazione nelle falde acquifere di Gaza: biologica e chimica.

“La situazione è critica, sta colpendo la popolazione e bisogna risolverla. Stiamo analizzando la questione della contaminazione delle acque alla luce della guerra su Gaza”, ha affermato Mahmoud Daher, portavoce dell'Oms a Gaza.

Daher ha dichiarato a Islam online che il 70% delle acque analizzate lo scorso anno presentavano del nitrato ben oltre gli standard previsti dall'Oms. “Non possediamo statistiche precise sugli effetti immediati di contaminazione biologica o di malattie derivanti”.

“Tuttavia, molte cliniche dell'Unrwa (l'Agenzia Onu per i profughi palestinesi in Medio Oriente) hanno incontrato molti casi di epatite e di altri tipi di malattie causate dalle acque”, sostiene Daher.

Traduzione per Infopal di Elisa Gennaro