lunedì 9 dicembre 2013

Ucraina - Mezzo milione rispondono all'ultimatum del Governo

I nazionalisti di Svoboda abbattono la statua di Lenin

Oggi scade l’ultimatum dato dal Governo ai manifestanti che da 10 giorni occupano le piazze e alcuni palazzi del potere nel centro di Kiev. Ieri migliaia di persone – 500000 secondo le agenzie - sono scese in strada rispondendo all’appello dei manifestanti e dei partiti che cavalcano l’ondata di proteste, una risposta forte e chiara al Potere che chiede di smobilitare.
Dopo aver presidiato la sede del governo ucraino, il corteo pro-Ue si è diretto verso il palazzo del presidente e un gruppo di manifestanti ha abbattuto la statua di Lenin nel centro della capitale ucraina. Secondo l’agenzia Itar-Tass, ad abbattere il monumento sarebbero stati dei militanti del partito ultranazionalista Svoboda. La statua è stata fatta cadere con delle corde, quindi decapitata al grido di «Yanukovich sei il prossimo».
In un paese così spaccato è forse sbagliato ragionare in termini di “cittadini versus potere” poiché una buona metà dei cittadini ha votato per questo presidente e questo governo.  Si tenga presente che l’Ucraina è uno stato, storicamente, diviso in 2 parti, segnate geograficamente da fiume Dniper, di qui discendenti degli Uniati, di là russofoni. A molti ucraini l’Unione Europea non piace. E soprattutto non piace un’opposizione nazionalista dalla quale – essendo russofoni – si sentono minacciati. Sono cose da tenere in considerazione se si parla di Ucraina. E’ la crisi economica che sta portando il paese alla bancarotta a spingere la gente in piazza, non il desiderio di entrare in Europa. Ed è l’evidente malgoverno di Yanukovych a convincere parte di chi l’ha votato della sua inadeguatezza, non una volontà di distacco da Mosca.
Proponiamo qui di seguito alcuni spunti analitici dall’EastJournal.net che ha pubblicato un intervento di Dimitar  Bechev, un analista allo European Council on Foreign Relations (ECFR), un think tank con sede a Londra.

Il primo ministro britannico David Cameron incolpa la libera circolazione delle persone, una pietra miliare del mercato unico, delle disgrazie della Gran Bretagna, mentre i periodi di transizione che ancora bloccano a rumeni e bulgari l’accesso ai mercati del lavoro dell’UE scadono alla fine del 2013.
Nel frattempo, populisti di sinistra e destra aborriscono l’euro come meccanismo di erosione dello stato sociale o una subdola trama per far loro pagare i debiti di qualcun'altro. Anche l’idea che l’Europa rende gli Stati membri più forti in un mondo sempre più volatile ha smesso di ispirare i suoi cittadini.
I governi sono solo troppo contenti di tagliare i bilanci della difesa come parte delle misure di austerità, e scrollarsi di dosso l’appello a contribuire alle missioni all’estero. L’Europa vuole essere una versione più grande della Svizzera, non una replica degli Stati Uniti .
In verità, l’allargamento democratico dell’Unione è la cosa più vicina che abbiamo ad una storia europea capace di catturare l’immaginazione politica. I manifestanti a Kiev e Sofia hanno pochi dubbi sul fatto che l’UE è parte della loro causa. Invece che minare la democrazia, l’Unione l’aiuta a mettere radici, approfondirsi e maturare.
Nel caso dell’Ucraina, un presidente autoritario resiste all’integrazione in quanto essa può portare ad un allentamento della sua presa sul potere. In Bulgaria, le procedure democratiche funzionano sulla carta, ma lo Stato è vincolato agli interessi acquisiti, mentre la società è soffocata dalla sfiducia nelle istituzioni del paese.
Ciò che l’Unione europea ha fatto in entrambi i paesi, sia grazie ai suoi valori e ai principi fondamentali sia attraverso azioni dirette, è potenziare lo spirito civico e l’aspirazione ad un futuro più dignitoso.
L’EuroMaidan e le proteste anti-governativa in Bulgaria, che durano da più di 160 giorni, parlano di una continua vitalità e rilevanza del progetto europeo .
C’è un equivoco fondamentale tra gli studiosi sulla promozione della democrazia dell’UE. L’Unione non è un esportatore di regole, abitudini e cultura democratiche. Non lo è, e non può causare da sola un cambio di regime. 
Per i paesi che intendono aderire o sono già all’interno del club, Bruxelles trasferisce norme e lo fa spesso in modo burocratico. L’intervento è legittimo perché è richiesto, trainato dalla domanda dall’interno.
Gli stati membri UE dell’Europa centrale e orientale non hanno intrapreso la loro trasformazione democratica perché l’allora Unione europea ve li ha spinti. E’ stata una loro scelta. L’UE ha contribuito a fissare e catalizzare i processi già in corso.
È facile sottovalutare l’influenza trasformatrice proveniente da Bruxelles. Gli esempi negativi sono molti: a cominciare dal fallimento delle “rivoluzioni colorate” in alcune parti della vecchia Unione Sovietica, per terminare con l’arretramento democratico in paesi membri come l’Ungheria , la Bulgaria o la Romania .
Le abitudini radicate sono dure a morire, le vecchie speranze sono deluse e la corruzione è endemica. L’Ucraina del “sabato nero”, quando la polizia in tenuta antisommossa ha attaccato gli studenti filoeuropei il 30 novembre, mostra che l’autoritarismo è uno scenario tristemente valido.
Le élite corrotte si sono adattate bene alla vita nella UE. I fondi provenienti da Bruxelles hanno finanziato la loro cattura delle istituzioni dello stato. Gli europei occidentali trovano incredibile che il centro-sinistra bulgaro debba governare in coalizione con il partito xenofobo e ultra-nazionalista Ataka. Ma molti bulgari vedono tale matrimonio di convenienza come perfettamente comprensibile, dato il cinismo negli affari pubblici.
Alcune persone in Ucraina e Bulgaria semplicemente decidono di lasciare i loro paesi per una vita migliore all’estero. Ma il risveglio civico dimostra che gli scettici sbagliano.
Il fatto che il presidente ucraino Viktor Yanukovych abbia fatto ricorso alla forza bruta per sopprimere la rabbia [della piazza] rafforzerà la determinazione di un segmento importante nella società ucraina di portare il paese più vicino alla UE.
Se l’Europa ha una causa oggi, è quello di garantire che l’Ucraina non scivoli più in basso lungo la strada della Bielorussia. In Bulgaria, c’è già una nuova cultura di protesta incorporata nel tessuto stesso della politica. Negli ultimi anni, i cittadini hanno scoperto il loro potere come robusto contrappeso per le istituzioni statali e le élite.
Il genio è uscito dalla bottiglia, ma è chiaro che sarà una lunga lotta senza una vittoria facile in vista. Inoltre, il calvario dell’Ucraina è un vivido promemoria ai bulgari che l’adesione all’Unione europea fa una differenza enorme.
Nelle scorse settimane, le strade di Kiev sono stati disseminate di cartelloni che mostravano immagini di disagio economico dalla Bulgaria come un avvertimento severo dell’effetto rovinoso dell’UE. Il messaggio era difficile da mancare: la fraterna Russia vi offre un affare molto migliore .
Ma in questi giorni Sofia e Kiev sono collegate in un modo molto più positivo. I manifestanti che marciano in tutta la capitale della Bulgaria sono stati visti portare lo slogan “L’Ucraina è Europa” insieme con la bandiera gialla e blu ucraina. Chi ha detto che all’Europa manca una storia e una causa?