lunedì 16 aprile 2012

Il papa e l'utilità del marxismo di Frei Betto

Pubblicato su Correio Braziliense, 13.04.2012

(traduzione di Antonio Lupo)
Papa Benedetto XVI ha ragione: il marxismo non è più utile. Sì, il marxismo, che molti nella Chiesa cattolica considerano come una ideologia atea che giustificava i crimini di Stalin e le atrocità della rivoluzione culturale cinese.
Accettare che il marxismo come lo intende Ratzinger sia lo stesso marxismo che intendeva  Marx sarebbe come identificare il cattolicesimo con l'Inquisizione.

Si potrebbe allora dire: il cattolicesimo non è più utile. Perché non si può giustificare il mandare al rogo donne considerate streghe o torturare i sospetti di eresia.
Ora, fortunatamente il cattolicesimo non può essere identificato con l'Inquisizione, né con la pedofilia di  preti e vescovi.
.
Allo stesso modo, il marxismo non si può confondere  con i marxisti che lo hanno usato per diffondere paura, terrore, e soffocare la libertà religiosa. Dobbiamo tornare a Marx per sapere cosa è il marxismo, così come dobbiamo ritornare al Vangelo e a Gesù per sapere che cos'è il cristianesimo, e a Francesco d'Assisi per sapere cosa è il cattolicesimo.

Nel corso della storia, in nome delle parole più belle, sono stati commessi i crimini più efferati. In nome della democrazia, gli Stati Uniti si sono impadroniti di Porto Rico e  della base cubana di  Guantanamo. In nome del progresso, i paesi dell'Europa occidentale  hanno colonizzato i popoli africani  e hanno lasciato lì una scia di miseria. In nome della libertà, la regina Vittoria, del Regno Unito, ha promosso in Cina la devastante guerra dell'oppio . In nome della pace, la Casa Bianca ha commesso il più illegittimo e genocida  atto terroristico della storia: le bombe atomiche sopra le popolazioni di Hiroshima e Nagasaki. In nome della libertà, gli Stati Uniti hanno instaurato in quasi tutti l'America Latina,  dittature sanguinose nel corso di tre decenni (1960-1980).

Italia - Iniziativa di lancio della campagna "pRIOrità futuro"



presenta:

scenaRIO futuro
INIZIATIVA DI LANCIO


della campagna

verso il vertice di Rio+20
i popoli per la giustizia ambientale e sociale

21 aprile 2012
h. 14 – 19
Teatro Valle Occupato
Via del Teatro Valle 23/A

Rigas, la Rete Italiana per la Giustizia Sociale ed Ambientale, lancia verso il Vertice di RIO +20 che si terrà in Brasile nel prossimo giugno, la campagna “pRIOrità Futuro – i Popoli per la giustizia ambientale e sociale”.

Dopo due decenni di fallimenti dal precedente Summit della Terra di RIO del 1992 e sotto la scure dell’attuale crisi che lungi dall’essere soltanto economica e finanziaria è soprattutto ecologica, le reti sociali si riuniranno ancora una volta parallelamente al vertice governativo per discutere e promuovere la propria alternativa al modello attuale. Un’alternativa costruita attorno alla giustizia ambientale e sociale, la democratizzazione dello sviluppo, la riconversione ecologica, che RIGAS porterà a Rio riaffermando che la priorità è appunto pensare al futuro. Promuovendo un percorso di informazione, discussione, mobilitazione e articolazione di proposte sui temi della giustizia ambientale e sociale e sulla necessità di operare una transizione verso un modello fondato sulla giustizia, Rigas si fa portatrice delle istanze di sindacati, comitati, centri di ricerca, organizzazioni sociali e ecologiste, università.

La campagna verrà lanciata dall'evento “scenaRio futuro” che si terrà a Roma, al Teatro Valle Occupato sabato 21 aprile a partire dalle ore 14.00. L'iniziativa intervallerà interventi di rappresentanti delle organizzazioni sociali, del mondo della cultura, dell'informazione, dei sindacati e contributi artistici.

Tra gli interventi:

Mario Agostinelli/Energia Felice - Andrea Alzetta/Action - Raffaella Bolini/ Arci -  Paolo Cacciari/Rete@sinistra - Danilo Chirico/daSud - Angelo Consoli/Cetri - Giuseppe De Marzo/A Sud – Livio De Santoli/Citera – Federico Del Giudice/Rete della conoscenza - Marica Di Pierri/CDCA - Marco Gulisano/ Amig@s MST - Francesca Koch/Casa Internazionale delle Donne - Maurizio Landini/FIOM - Mattia Lolli/comitato 3e32 – Fulvio Molena/Valle Occupato - Emilio Molinari/Contratto Mondiale dell'Acqua – Roberto Natale/FNSI - Maria Pia Pizzolante/Tilt – Marco Revelli - Mimmo Rizzuti/SEM Sinistra Euro Mediterranea - Raffaele K.Salinari/Terres des Hommes - Carla Ravaioli - Patrizia Sentinelli /Altramente –
Luca Tornatore/Ya basta - Guido Viale - Alex Zanotelli

Contributi artistici di:
Ascanio Celestini
Ulderico Pesce
Tete de Bois
e in più.. incursioni artistiche del Teatro Valle Occupato

giovedì 12 aprile 2012

Tunisia - Zone e bandiere rosso sangue

Corrispondenza del 10 aprile

di Carlotta Macera - Anomalia Sapienza

Oggi non si dorme a Tunisi. Questa mattina il centro della città è stato teatro di scontri violentissimi. Molti i feriti,alcuni (quelli che sono stati accettati) all'ospedale, altri rintanati nei locali del partito del Pcot o in quelli dell'Ugtt. Dei posti sicuri, in cui la polizia non si è mai permessa di entrare. Vengono confermate anche le peggiori notizie: i martiri sono due, tra cui una ragazza di 25 anni.
Si respira un'aria pesante, tesa. Il disastro era annunciato. Ma nessuno si aspettava una repressione così violenta. Paura e rabbia, delusione e determinazione. Si fa il giro delle telefonate per sapere se tutto va bene, chi sono i feriti, chi sono gli arrestati. Andiamo a prendere Hasma, ferma in un bar da più di un'ora perchè è stata seguita e minacciata da quattro poliziotti in borghese, ed ora ha paura di andarsene da sola. “Se mi prendono che cosa gli dico?” E intanto mostra la sua t-shirt bianca con su scritto: “ Il popolo vuole la dignità della patria!”.
A me, non sembra così pericolosa.
Per domani è stato convocato uno sciopero generale da parte degli studenti, che chiedono la dimissione del governo e l'apertura immediata di un'inchiesta sui fatti di oggi. Di sicuro ci sarà un grande assemblamento, forse vicino al centro, l'idea è quella di andare davanti alla Costituente al quartiere il Bardo.

mercoledì 11 aprile 2012

Bahrain - La folle corsa

di Ivan Grozny

Era il 14 febbraio 2011, giorno in cui la maggioranza sciita ha iniziato a protestare contro il governo sunnita, in Bahrain. Da quel giorno non c’è stata pace.
Non se ne parla molto ma ci sono stati un numero imprecisato di morti, scontri in piazza, il solito vago numero di persone scomparse nel nulla, ecc..
Questo video è solo di qualche giorno fa, ma spiega bene lo stato delle cose. Ce ne sono tantissimi come questo, in rete. Certo, molti sono di qualità scadente, altri poco nitidi, ma questo è solo un altro aspetto che ci spiega che regime è quello del Bahrain. Controlla tutto.
Reportage ce ne sono stati diversi invece, come questo che vale la pena vedere, che è postato sulle pagine di www.nena-news.globalist.it, uno dei pochi siti di informazione che si occupa ancora di Medio Oriente.
Tra qualche settimana, domenica 22 aprile, in questo Paese si svolgerà il Gran Premio di Formula 1.Bernie Ecclestone, il capo indiscusso del circus  sta svolgendo ancora in questi giorni incontri con i diplomatici del Paese per capire se ci sono rischi nell’organizzazione di questo evento. Rischi? Mi sembra esagerato, Bernie..
La popolazione ha capito che questa potrebbe essere un’opportunità per fare conoscere al mondo quanto sta accadendo da quelle parti e sta facendo di tutto per fare saltare l’appuntamento. Un ragazzino di 12 anni è morto a fine marzo di quest’anno in una di queste manifestazioni. Soffocate con il sangue. Freddato da un colpo di arma di fuoco, non da un proiettile di gomma, sparato dagli agenti sauditi per disperdere la folla. E badate, soldati sauditi.

Grecia - Nel paese che si avvia alle lezioni, le proteste dopo il suicidio di un pensionato

Grecia 
La scorsa settimana in Grecia il suicidio in Piazza Sintagma di un pensionato greco è diventato il simbolo dei costi sociali della austerità.
Nel luogo dove l'anziano si è suicidato fin da mercoledì sono stati attaccati cartelli e messaggi per dire che si trattava di un assassinio dovuto alla crisi.
Mercoledì e giovedì notte ci sono stati scontri con la polizia in Piazza Sintagma con lancio di lacrimogeni e una ventina di fermi. La disoccupazione attuale supera il 21% ed arriva al 50% tra i giovani, le pensioni sono state tagliate ed ora la maggior parte dei pensionati vive con anche meno di 500 euro,
I suicidi sono aumentati del 20% e dall'inizio della crisi sono stati 1500, 149 dall'inizio di quest'anno.
Intanto entro fine settimana si dovrebbe conoscere la data delle elezioni che saranno probabilmente il 6 maggio.
Nei giornali si dice che i partiti al governo stanno facendo fatica a trovare candidati per le liste elettorali vista l'impopolarità della classe politica in questo momento. Nei sondaggi sono in calo i partiti al governo mentre crescono le molte formazioni minori sia a destra che a sinistra.

lunedì 9 aprile 2012

Palestina - Vittorio Arrigoni: Gaza si prepara a ricordarlo.


Domenica prossima migliaia di italiani e palestinesi ricorderanno Vittorio Arrigoni nel primo anniversario del suo assassinio. Il programma delle iniziative previste nella Striscia di Gaza a partire da domani.
 
Comincerà domani, 10 aprile, il programma preparato dai palestinesi a Gaza per ricordare Vittorio Arrigoni, l’attivista e giornalista italiano assassinato il 15 aprile dello scorso anno.
La prima iniziativa non poteva non essere che nella “buffer zone”, la “zona cuscinetto” imposta da Israele lungo le linee di confine all’interno del territorio di Gaza, dove i palestinesi non possono entrare. In questa area, la più fertile della Striscia, Vittorio aveva portato avanti una delle sue battaglie, a sostegno delle centinaia di contadini che non possono più andare ai loro campi coltivati e, per questa ragione, sono finiti in rovina assieme alle loro famiglie. Domani alle 10 italiane centinaia di palestinesi, ai quali si uniranno numerosi attivisti internazionali e cooperanti stranieri, si riuniranno di fronte al College di Agricoltura di Beit Hanoun e, scandendo il nome di Vittorio, procederanno verso la “buffer zone” per riaffermare i diritti dei palestinesi sulla loro terra.

Colombia - Le FARC hanno mantenuto la parola: liberati gli ultimi 10 prigionieri di guerra

Lo scorso lunedì 2 aprile l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC ha liberato, in un villaggio nei pressi del fiume Guaviare, gli ultimi 10 prigionieri di guerra (tra militari e poliziotti) in suo potere, accolti dalla commissione composta da delegati del governo brasiliano, del gruppo dei “Colombiani e Colombiane per la Pace ” e della Croce Rossa Internazionale.
La ex senatrice Piedad Córdoba,  nella conferenza stampa tenutasi a Villavicencio, capoluogo del dipartimento del Meta, ha espresso di aver provato grande soddisfazione nel vedere arrivare una canoa con i dieci ex prigionieri, accompagnati solo da due guerriglieri, posto che gli accordi prevedevano le liberazioni in due gruppi distinti, segnalando che le liberazioni rappresentano “un atto di pace delle FARC”.
“Abbiamo conseguito questo risultato senza spargere una sola goccia di sangue, nel rispetto di tutti, e soprattutto con la convinzione che la Colombia vuole la pace”, ha sottolineato con fermezza la coordinatrice delle “Donne del Mondo per la Pace in Colombia”.
In merito alla stizzita affermazione del presidente “Jena” Santos, per il quale “le liberazioni sono solo un passo, ma non sufficiente”, Piedad  Córdoba ha detto di trovarsi d'accordo, spiegando che in effetti “c'è ancora moltissimo da fare” poiché continuano i casi di cosiddetti “falsos positivos”, e aggiungendo: “Mai più sparizioni, assassinii, mai più poveri in questo paese”.
Il regime colombiano ha fatto in modo che la notizia fosse il più possibile occultata dai media oligarchici, per timore di valorizzare l'importante gesto delle FARC. Ma  per proseguire nella ricerca di una soluzione al conflitto, Santos deve smettere di impedire le visite nelle sue carceri ai prigionieri politici da parte di attivisti per i diritti umani.
Solo così sarà possibile costruire percorsi che vadano nella direzione della soluzione politica, e che -a dispetto del veleno guerrafondaio sputato dai soliti corifei locali ed internazionali del regime- l'insorgenza rivoluzionaria ha dimostrato per l'ennesima volta di voler percorrere.

venerdì 6 aprile 2012

Siria - Kofi Annan: subito la tregua


Conto alla rovescia per la il cessate il fuoco che entrera' in vigore il 10 aprile. Lo scetticismo e' forte ma l'inviato dell'Onu crede nelle possibilita' del suo piano per mettere fine alla crisi siriana.

 Kofi Annan incassa la dichiarazione di pieno sostegno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite e procede verso l’attuazione del suo piano in sei punti volto a dare una soluzione politica alla crisi siriana che ha fatto già 9mila morti. Ieri l’inviato speciale dell’Onu ha confermato l’arrivo a Damasco del team incaricato di preparare la missione degli osservatori dell’Onu che vigileranno sul rispetto del cessate il fuoco atteso il prossimo 10 aprile. Annan ha sottolineato che dalla Siria continuano ad arrivare notizie allarmanti di uccisioni e abusi, e per questo, ha detto, è essenziale «mettere a tacere carri armati, elicotteri, mortai, e fermare esecuzioni, torture, abusi sessuali e tutte le altre forme di violenza». Fonti delle opposizioni ieri hanno riferito ancora di decine di vittime, denunciando che l’esercito circonda ancora i centri abitati ribelli e informato inoltre di bombardamenti che avrebbero ucciso tra mercoledì e giovedì sera un centinaio di persone. Kofi Annan invece ha detto di «aver ricevuto informazioni» del ritiro «parziale» delle truppe governative da almeno tre città: Idlib, Zabadani e Daraa nel sud.

Bahrain - Repressione in pole position


La monarchia non pensa ad altro che al big event, il GP di Formula Uno tra due settimane. Nel frattempo la repressione delle proteste popolari continua e rischia di morire in carcere l'attivista dei diritti umani Abdelhadi al Khawaja.
 
di Michele Giorgio

I tabelloni pubblicitari elettronici nelle strade di Manama fanno il conto alla rovescia. «Meno 18 giorni… meno 17 giorni». Si riferiscono al big event, il Gran Premio di Formula Uno di fine aprile, fiore all’occhiello della monarchia assoluta (sunnita) di Hamad bin Isa al Khalifa.
Gran parte della popolazione fa un altro conto alla rovescia, ben più drammatico, e sgomenta si domanda quanti giorni di vita ha ancora Abdelhadi al Khawaja, il fondatore del Gulf Centre for Human Rights, condannato all’ergastolo «per aver complottato contro la monarchia», giunto al 58esimo giorno di sciopero della fame. Le sue condizioni sono critiche eppure è intenzionato a continuare la sua battaglia anche, fa sapere, a costo della vita.

Nessuna intenzione di liberarlo
«Il suo avvocato mi ha detto che è molto debole – riferisce Reem Khalifa, opinionista del quotidiano indipendente al Wasat e attivista dei diritti umani – il lungo digiuno rischia di danneggiare irreparabilmente alcuni organi vitali». Le autorità, consapevoli che al Khawaja potrebbe entrare in coma, lo hanno trasferito nella clinica del ministero dell’interno. Ma continuano a tacere e, più di tutto, non mostrano alcuna intenzione di liberare il prigioniero di coscienza. «Mio padre vuole la libertà, non ha commesso alcun crimine, ha solo denunciato la negazione di diritti fondamentali. Ci ripete che è meglio la morte che rimanere vivo in carcere», spiega da parte sua Maryam al Khawaja, la figlia dell’attivista bahranita.

giovedì 5 aprile 2012

Tunisia - Episodici focolai d'instabilità. Quelli che contano.

Tunisidi Carlotta Macera

Ieri (2 aprile) il presidente Marzouki ha annunciato il prolungamento dello stato di emergenza di un mese, fino al 30 aprile, a causa di "episodici focolai d' instabilità" che minano la "coesione sociale" del paese e l'agenzia di stampa tunisina TAP comunica che è stato approvato il piano economico che passerà ora al vaglio della Costituente. Per molti osservatori esterni si tratta della vera prova della riuscita di questo governo guidato dal partito di ispirazione islamica Ennahda.
Ma quali sono questi episodici focolai d'instabilità? Non c'è bisogno di andare troppo indietro nel tempo, né di cercare notizie nascoste nei trafiletti dei giornali, basta vivere la quotidianità della Tunisia, i suoi controversi e complessi avvenimenti, respirare la tensione di ogni manifestazione o sit-in a cui si partecipa, avere la certezza di ricevere gli insulti e le minacce di un salafista, di dover scappare dal manganello della polizia e di essere ignorati da parte delle istituzioni per capire che si tratta di una rivoluzione un po' “maccheronica” o, come la definisce S.El-Ayoubi in un articolo sul blog Naawat, la “rivoluzione delle forchette”.

Birmania - Il misterioso futuro di Aung San Suu Kyi


Birmaniadi Alessandra Fava
A Yangon, la principale città della Birmania, le bandiere della Lega nazionale per la democrazia (Nld) sventolano ovunque, specie nei paraggi della sede del partito, nei quartieri residenziali a nord, non lontano dalla Swedagon Pagoda. Le magliette con la faccia della leader, «The Lady» o «The Mother», come viene chiamata Aung San Suu Kyi, vengono vendute dai suoi sostenitori su carretti e pick-up in Swegondine Road e downtown, la parte vecchia di Yangon a ridosso del porto, trovate tazze, portachiavi e ogni genere di gadget, una proliferazione di simboli legati al partito del drago giallo volante su sfondo rosso, impensabile solo qualche anno fa quando i membri del partito e quelli di altre forze dell'opposizione venivano sistematicamente arrestati e perseguitati e oggi molti di loro fanno parte della diaspora di tre milioni di persone che per motivi politici ed economici hanno lasciato il paese. Un numero impressionante a fronte di 2 milioni e mezzo di abitanti oggi. Ecco perche nei giorni scorsi il presidente Thein sein ha chiesto agli emigrati di ritornare. «Siamo veramente felici - esclama un ragazzo di 22 anni che ha passato gli ultimi giorni a festeggiare - è dal 1990 che aspettavamo questo momento. Allora il partito vinse ma il risultato non fu riconosciuto. Oggi questa vittoria la dedichiamo anche a tutti quelli che sono morti per un ideale».
Una vittoria della gente comune. Ma a parte i militanti convinti, la febbre per la Lady sembra dilagare veramente nel paese, dovesi è registrata una media di preferenze che si aggira sull'80%. «Siamo contenti - dice un uomoin un vicolo della città vecchia avvolto nel suo longji - la mia famiglia storicamente ha sempreparteggiato per un altro partito dell'opposizione, il Partito democratico Myanmar, ma inoccasione di queste elezioni abbiamo tutti votato per Suu Kyi. Speriamo che lei possa cambiare il paese». Gli altri sorridono felici. «Siamo tutti poveri, speriamo che il futuro del paese migliori e possiamo vivere un po' meglio» spiega un'anziana della casa. Aung San Suu Kyi ha preso almeno 38 seggi su 45.

lunedì 2 aprile 2012

Palestina - Dopo la marcia, arriva la Flytilla


Nuova missione degli attivisti pro-palestinesi che il prossimo 15 aprile, 1°anniversario della morte di Vittorio Arrigoni, voleranno a Tel Aviv e dichiareranno che la propria destinazione è la Palestina, con l’obiettivo di dimostrare al mondo il blocco a cui sono sottoposti i Territori Palestinesi.
di Luca Salerno
L’iniziativa, soprannominata “Benvenue en Palestine2012” (Benvenuti in Palestina), segue quella dello scorso luglio quando oltre 500 attivisti provenienti da tutto il mondo tentarono di raggiungere l’aeroporto di Ben Gurion per esprimere la propria solidarietà al popolo palestinese.
In quell’occasione la risposta israeliana non si fece attendere: avvalendosi della vaga legge di ingresso del 1952, una black list con i nominativi degli attivisti “indesiderati” fu inviata alle compagnie aree
(tra cui Air France, Alitalia, Austrian Airlines, Lufthansa, Malev e EasyJet) che negarono l’imbarco negli aeroporti di Parigi, Bruxelles, Roma e Ginevra a decine di persone sospettate di sostenere la causa palestinese.
Altre 200 le persone bloccate all’aeroporto di Tel Aviv e successivamente trasferite nelle prigioni di Ber Sheva e Ramle, per poi essere rimpatriate.

giovedì 29 marzo 2012

Palestina - Marcia su Gerusalemme: la vigilia


Un milione di persone nel mondo parteciperanno alle manifestazioni per ricordare le vittime palestinesi della repressione israeliana per il 36° anniversario della “Giornata delle Terra”. Le proteste principali in Cisgiordania: Israele si mantiene in massima allerta.


 “Per la prima volta il popolo palestinese non sarà solo in occasione della celebrazione della Giornata della Terra. Quest’anno c’è stata una trasformazione qualitativa del livello di solidarietà ed un’internazionalizzazione dell’evento con il sostegno di oltre 60 paesi del mondo”. A meno di 24 ore dall’inizio delle manifestazioni e delle proteste organizzate in occasione del 30 marzo, Adnan Ramadan, direttore esecutivo dell’OPGAI (Occupied Palestinian and Golan Hights Advocacy Initiative) è speranzoso – da mesi associazioni palestinesi ed internazionali stanno preparando la Marcia Globale su Gerusalemme. Ed ora, finalmente, tutto è pronto, le attività possono cominciare”.
Gli eventi avranno inizio domani, verso mezzogiorno. In totale gli organizzatori prevedono un milione di persone per le strade. Nelle piazze delle principali città del mondo ci saranno manifestazioni e proteste davanti alle ambasciate israeliane, mentre in Medio Oriente quattro diverse marce, dalla Giordania, dall’Egitto, dalla Siria e dal Libano, si dirigeranno contemporaneamente verso i confini israeliani. In Israele, i palestinesi del ‘48 saranno gli unici ai quali sarà permesso raggiungere la Città Santa. In Cisgiordania centinaia le attività previste. “Nell’area di Betlemme l’evento principale è una manifestazione davanti al posto di blocco che separa Gerusalemme da Betlemme (il check-point 300)” ha spiegato Ramadan– ma ci sono moltissime altre piccole iniziative: ad esempio nei villaggi di al-Khader e di al-Walaje attivisti palestinesi ed internazionali pianteranno alberi di olivo su terre a rischio di confisca come segno di lotta e di resistenza”. Un’altra grande manifestazione è prevista presso il check-point di Qalandya.

Spagna - Sciopero M29 - La cronaca


Sciopero SpagnaDai primi dati si parla di un'adesione  del 77% di lavoratori allo sciopero generale oggi in Spagna.
I settori dell'industria e dei trasporti sono bloccati  contro la riforma del mercato del lavoro.
E' l'ottavo sciopero nel paese ed il primo del Governo Rajoy. Le fabbriche sono chiuse e nei trasporti sono garantiti solo i servizi essenziali. Stanno scioperando anche lavoratori del commercio. In alcuni posti, come Pamplona ci sono stati picchetti davanti a negozi della catena  Corte Inglés.  Anche a Barcellona ci sono state tensioni sempre davanti al negozio della stessa catena in plaza de Catalunya.
Una giornata di sciopero generale che vede scendere in mobilitazione oltre ai sindacati molte realtà sociali, "indignados", studenti e precari.
Lo sciopero è partito dalla mezzanotte con picchetti ed iniziative molto partecipate per bloccare l'intero paese. Ci sono state iniziative  fuori dai mercati all'ingrosso di Madrid e altre città, e azioni presso alcune emittenti televisive.
La convocazione dello sciopero è chiaramente contro una riforma che rende più semplici e meno costosi i licenziamenti e permette alle aziende di tagliare unilateralmente i salari.

mercoledì 28 marzo 2012

Palestina - Marwan Barghouti: Lotta popolare unica soluzione

Il leader di Fatah dal carcere invia un messaggio ai palestinesi in occasione del decimo anniversario del suo arresto per affermare l’«inutilità» del negoziato con il governo Netanyahu e l’urgenza di mobilitare la popolazione.

Dal carcere israeliano dove è rinchiuso, torna a far sentire la sua voce Marwan Barghouti, il popolare leader della seconda Intifada palestinese, condannnato nel 2002 a vari ergastoli dai tribunali di Israele. Barghouti, il più carismatico dirigente del movimento Fatah, in un messaggio letto in pubblico due giorni fa a Ramallah, in occasione del decimo anniversario della sua cattura, afferma la necessità per i palestinesi di lanciare «una resistenza popolare su ampia scala» contro la occupazione, nonchè di mettere fine «ad ogni forma di cooperazione di sicurezza o economica con Israele» (il presidente Abu Mazen lo ascolterà?). Barghouti aggiunge che è giunto il momento «di cessare di vendere la illusione che esista la possibilità di mettere fine alla occupazione e di raggiungere la costituzione di uno Stato indipendente mediante negoziati… Questa visione è fallita miseramente».
L’appello di Barghuti a riprendere la lotta popolare giunge mentre continua la preparazione della «marcia per Gerusalemme», fissata per il prossimo venerdì, 30 marzo, quando migliaia di persone si avvieranno dalla Galilea e dalla Cisgiordania verso la città santa per rimarcare i diritti dei palestinesi. I manifestanti ricorderanno anche le vittime della repressione israeliana in occasione del «Giorno della terra», il 30 marzo del 1976. Iniziative di sostegno sono previste anche in Libano ed Egitto.

tratto da Nena News

Spagna - 29M Sciopero generale

Dopo il Portogallo, la Spagna si ferma per un giorno: lo sciopero generale diventa espressione della protesta sociale

La settimana scorsa si è fermato il Portogallo con uno sciopero generale che ha coinvolto non solo i lavoratori  domani tocca alla Spagna. Negli scioperi generali la possibilità di esprimere una protesta sociale ampia contro le misure di attacco ai diritti che vengono prese in nome della crisi. Un dibattito che ci riguarda anche in Italia.
Lo sciopero è stato convocato il 10 marzo dai segretari generali dei sindacati CC OO y UGT. La rapida convocazione dello sciopero nasce dalla volontà di farlo coincidere con il dibattito parlamentare intorno alla Riforma del mercato del lavoro che abbassa il costo dei licenziamenti, permette alle imprese di ridurre i salari in forma unilaterale e cambia la negoziazione collettiva.
In un intervista oggi El Pais i leader sindacali Fernandez Toxo e Candid spiegano i motivi dello sciopero dicendo che nella riforma c'è una volontà molto chiara di abbassare i salari, di favorire le imprese insieme ai tagli sociali creando uno scenario di regressione sociale. L' assenza di riunione di negozazione con il governo Rajoy – secondo i sindacalisti – dimostra la volontà di gettare via tre decenni di dialogo sociale nel paese.

Kurdistan - Curdi arrestati dalla procura di Venezia: anche l’Italia getta fango sul popolo curdo

Comunicato Stampa
E’ con preoccupazione e sconcerto che apprendiamo dell’operazione ordinata dalla procura di Venezia che ha portato a cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti cittadini curdi di cittadinanza turca residenti in Italia con l’accusa di estorsione e di lesioni aggravate dalla finalità di terrorismo. Il comunicato, presente sul sito della Questura di Venezia, parla di un episodio di violenza contro un gestore di kebab, che si sarebbe rifiutato di pagare una “tassa rivoluzionaria” per finanziare la lotta curda in Turchia.

Di nuovo spuntano teoremi e accuse di terrorismo contro un popolo che deve fronteggiare quotidianamente la negazione dei propri diritti e la repressione di ogni espressione pacifica e politica volta alla ricerca di una soluzione negoziata della questione. Uomini e donne che scappano dalla propria terra, chiedono ed ottengono asilo politico in Italia e in Europa perché a rischio nel proprio paese, come abbiamo potuto osservare e testimoniare ancora una volta in occasione dell’ultimo Newroz (il capodanno curdo) la scorsa settimana, vietato dalle autorità turche e represso con violenza spropositata, che ha portato all’uccisione di un giovane politico del BDP a Istanbul, centinaia di feriti e circa 670 arresti.
Tutte le accuse si fonderebbero su intercettazioni telefoniche; il comunicato ufficiale non parla di rinvenimento di denaro né di armi, e lega l’operazione odierna a un’operazione effettuata nel 2010, quando sarebbe stata sgominata un’attività di “indottrinamento” di giovani destinati alla lotta armata, operazione che ha dato luogo finora – da quanto ci è dato sapere – al rinvenimento di libri, video e non certo di armi. Queste operazioni – pubblicizzate con enfasi dalle autorità e riportate in maniera acritica dai mezzi di comunicazione - sembrano campagne pubblicitarie per poter rinsaldare i legami economici fra Italia e Turchia.
Non accettiamo che a fare le spese di queste politiche siano i rifugiati politici curdi.
Ribadiamo la nostra solidarietà con il popolo curdo.

Rete italiana di solidarietà con il popolo curdo, Associazione Senzaconfine, Rete Antirazzista Catanese, Un Ponte per..., Comitato di Solidarietà con il popolo del Kurdistan - SARDEGNA, A.S.C.E. - Associazione Sarda Contro l'Emarginazione, Associazione Azad, Associazione Verso il Kurdistan - Alessandria
Info e contatti: 3498327322; ass.senzaconfine@gmail.com

lunedì 26 marzo 2012

Afghanistan - La Kabul di oggi è un film dell'orrore

Non avrei mai pensato di trovare un luogo più tremendo della «Green zone» di Baghdad, mi sbagliavo. A Kabul la zona delle ambasciate è diventata un luogo infernale.
Girando tra i vari corridoi creati con i lastroni di cemento che la globalizzazione ha reso familiari in tutti i luoghi di conflitto, sembra di essere sullo scenario di un film dell'orrore. Dove gli unici segni riconoscibili sono le targhe delle ambasciate. Alcune sono appena state costruite, come quella indiana, tutta laminato (almeno appare tale da lontano) grigio argentato con cupole di vetro, che molti ritengono non dureranno a lungo (nel senso che potrebbe essere il facile obiettivo di un attentato).Del resto questa bunkerizzazione non garantisce la sicurezza, spesso ci sono scontri nelle zone limitrofe. Una zona militare con muraglioni coperti di rotoli di filo laminato si estende su due lati di una delle strade che attraversano la zona. Le macchine non possono entrare e quelle che lo possono fare devono continuamente superare sbarre controllate da militari.

Canada - La primavera degli studenti

Più di 200.000 studenti manifestano con gli aumenti delle tasse dell'istruzione

Migliaia di studenti sono scesi in piazza nella provincia canadese del Quebec in questa settimana. Lo sciopero, il più grande da tempo, è nato dal rifiuto dell'incremento delle tasse di iscrizione universitarie.
Secondo il piano del Governo l'iscrizione dovrebbe aumentare del 75% nei prossimi cinque anni.
La manifestazione più grande è stata a Montreal dove sono scesi in strada 200.000 studenti, arrivati da diverse parti del paese. Tra gli slogans « Ce n’est qu’un début, continuons le combat ! ».
Per quattro ore il corteo ha sfilato riempiendo le strade del centro e si è concluso con un comizio dei rappresentanti dei indacati e collettivi studenteschi.

giovedì 22 marzo 2012

Palestina - Diritto all'acqua

Nella giornata mondiale dell'acqua raduno a Gerusalemme contro la distruzione di cisterne. Ma la crisi idrica nei Territori Occupati va ben oltre. Un palestinese dispone di 1/4 dell'acqua di un israeliano e il fabbisogno cresce.

di Ika Dano
Oggi, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, mentre in tutto il mondo si ribadisce che l’acqua è un diritto umano e un bene comune, una cinquantina di manifestanti si è riunita a Gerusalemme per protestare contro la demolizione delle taniche d’acqua nella zona C, 60% dei Territori Occupati, sotto completo controllo israeliano. La manifestazione è stata indetta da una coalizione di organizzazioni della società civile palestinese e israeliana. Inizialmente doveva tenersi davanti alla Corte di Giustizia israeliana ma alla fine è stata però confinata nella piazza di Agranat. Non si sono verificate, quindi, le previste tensioni con i coloni dell’avamposto di Migron, appena risparmiato dal governo israeliano che, nonostante lo consideri illegale, gli ha fornito servizi pubblici e ne ha congelato all`inizio di marzo l’ordine di demolizione.

Colombia - Continuano le proteste popolari contro il megaprogetto di El Quimbo

 
Dall’inizio del mese di marzo, nel dipartimento del Huila (sudovest della Colombia), si sono andate intensificando le mobilitazioni popolari per salvaguardare il fiume Magdalena -principale arteria fluviale del paese andino e patrimonio di tutto il popolo- e bloccare i lavori di costruzione del megaprogetto di El Quimbo, un impianto idroelettrico la cui gestione e realizzazione è nelle mani della multinazionale EMGESA (tra i cui azionisti figurano le italiane ENEL ed Impregilo), il cui consiglio di amministrazione è presieduto da José Antonio Vargas Lleras, fratello del ministro degli Interni del governo Santos.
Nel 2008 il governo dell’ex-narcopresidente Uribe, attraverso il Ministero delle Miniere e dell’Energia, svendendo la sovranità nazionale dette in appalto il progetto alla suddetta multinazionale. La politica neoliberista di saccheggio, spoliazione, repressione e dominazione dei popoli imposta da Uribe con la violenza terrorista del paramilitarismo, le cui azioni sono propedeutiche all’avanzata del gran capitale, è con evidenza consolidata dal governo Santos che, nonostante una mobilitazione generalizzata sostenuta dalla solidarietà internazionale, persegue il consolidamento del progetto, subordinando i diritti di un popolo, la salvaguardia dell’ambiente e le risorse del paese ai rapaci investimenti stranieri, e causa sfollamenti forzati, distruzione e miseria, favorendo il neocolonialismo nordamericano ed europeo. Contadini, pescatori, studenti e popolazioni indigene portano avanti la resistenza in modo unitario, nonostante la pertinace repressione del regime che mette per l’ennesima volta a nudo la vera essenza violenta e proimperialista del governo Santos.

Tratto da "Clamori dalla Colombia"

mercoledì 21 marzo 2012

Kurtistan - Felice Capodanno! Libertà!

Newroz Piroz Be!
Azadiya!
(*)


di Nicoletta Bernardi

Il 21 Marzo, è il Capodanno (”Newroz“, “Nauruz” a seconda delle trascrizioni) Curdo.
Si celebra accendendo fuochi rituali, nei giorni intorno al 21 Marzo, giorno dell’apoteosi dei festeggiamenti.

La religione zoroastriana conservò il rito del fuoco come simbolo di giustizia e della lotta contro le forze del male”.
Nella parte più orientale della Turchia, l’Anatolia del Sud-Est, questa festa ha assunto, negli ultimi decenni, anche aspetti politici, fondati sulle richieste di democrazia, autonomia e giustizia nei confronti della corposa minoranza curda (circa quindici milioni di persone) del Kurdistan turco e contro le feroci ed ininterrotte repressioni che il Governo turco riserva a quella parte della sua popolazione che non ha nemmeno il diritto di esprimersi nella propria lingua.
“Il capodanno curdo, il Nauruz che cade il 21 marzo, è diventato un simbolo nazionale di tutti i curdi, ma resta sempre molto forte il legame dato dallo Stato di appartenza. Per esempio il Nauruz viene politicizzato per i sostenitori del Pkk [Partito dei Lavoratori del Kurdistan, NdA]…”.
“Il Pkk, inizia ufficialmente la guerriglia il 15 agosto 1984, quando un gruppo di guerriglieri si infiltra nel Kurdistan turco e si diffonde nella maggior parte delle diciotto province curde, dove [dalla Turchia, NdA] viene applicata la legge marziale.
La situazione è considerata talmente pericolosa per la stabilità del Paese che la ‘Gladio’ turca [articolo sul Corriere: “Processo alla Gladio turca «Una vendetta di Erdogan»“; inchiesta di RaiNews24: “La Gladio turca“] impegna una unità speciale nelle operazioni anticurde a partire dal 1984″.

Cosa chiede il Pkk al Governo turco?
Pace in cambio di diritti.

(*) Felice Capodanno!
Libertà!

martedì 20 marzo 2012

Verso il Summit dei popoli a Rio + 20

Il documento della Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale.

Dall’Italia, passando per la Grecia e per la crisi europea e mondiale: l’urgenza del cambiamento.
Superare la crisi? Con un altro modello di sviluppo si può!



Per aderire manda una mail a:
adesionirigasrio20@gmail.com
www.reteambientalesociale.org
A questo link il Documento della R.I.G.A.S. verso Rio+20


La Via Campesina - Dichiarazione sull'Acqua - Marsiglia 17 Marzo 2012

Traduzione di Antonio Lupo

In difesa della Sovranità Alimentare: Stop all'Accaparramento di Acqua !
Noi, come organizzazioni di agricoltori provenienti da paesi di tutto il mondo, membre di La Via Campesina, abbiamo partecipato dal 12 al 17 Marzo 2012 al Forum Mondiale Alternativo dell'Acqua a Marsiglia, in Francia.
Tra le altre, le testimonianze dei delegati della Turchia, Brasile, Bangladesh, Madagascar, Portogallo, Italia, Francia e Messico hanno mostrato la sofferenza dei “colpiti “, in particolare riguardo alle questioni della costruzione di dighe, miniere, scarsità d'acqua e inquinamento generale dell'acqua.
Tutti questi agricoltori e le persone in lotta si sono incontrate in occasione del Forum alternativo mondiale dell'acqua (FAME).
Noi siamo contro la privatizzazione e la mercificazione dell'acqua, nonché di qualsiasi altro bene in comune (terra, sementi, conoscenza, ecc.)
E noi siamo contro le grandi dighe e centrali elettriche che non tengono in considerazione i bisogni e le opinioni delle comunità locali.
Inoltre ci opponiamo al modello agricolo industriale che è promosso da istituzioni finanziarie internazionali (Banca Mondiale, FMI), OMC, Consiglio Mondiale dell'Acqua, le multinazionali e la maggior parte dei governi nazionali .
L'acqua è un Bene Comune per il beneficio di tutti gli esseri viventi e deve stare sotto una gestione pubblica, democratico, locale e sostenibile, come molti agricoltori e esperienze comunitarie locali hanno già dimostrato.
Chiediamo che il diritto  “ del ”  e “ al ”  l'acqua sia rispettato all'interno della prospettiva dei principi di sovranità alimentare. Il diritto  “ di ” acqua è il rispetto costante del ciclo dell'acqua nella sua integrità.
Il diritto dell'acqua è una condizione preliminare per il diritto all'acqua.
Il Processo di Land Grabbing è intimamente legata all'Acqua Grabbing.
Il Land grabbing ha cambiato il flusso di acque superficiali e sotterranee, e ha portato alla monopolizzazione delle forniture di acqua.
Da migliaia di anni esistono conoscenze locali e tradizionali sui sistemi idrici che proteggono e considerano l'intero ecosistema .
Noi crediamo che le politiche pubbliche e le leggi sull'acqua debbano riconoscere e rispettare queste conoscenze.
Noi difendiamo le pratiche agro-ecologiche e dell'agricoltura contadina di piccola scala, che ha messo in pratica la sovranità alimentare, e contribuisce alla conservazione e all'uso sostenibile dell' acqua.
Il modello industriale di produzione, come l'agricoltura industriale, avvelenano la nostra acqua
e la nostra salute.
Noi sosteniamo la pratica agroecologica dell'agricoltura familiare che ha messo in pratica la sovranità alimentare e contribuisce alla preservazione del ciclo dell'acqua e a una gestione sostenibile delle risorse idriche, adeguando la produzione agricola alla disponibilità d'acqua.
In difesa della Sovranità Alimentare: Stop all'Accaparramento di Acqua!

domenica 18 marzo 2012

Messico - Ecokiller a Oaxaca, ucciso un attivista

di Francesca Caprini

Nella città francese il terzo giorno del Fame è funestato dalla notizia dell'omicidio di un uomo che difendeva la sua piccola comunità dallo sfruttamento del sottosuolo.
Il giovane stava lavorando a un dossier da consegnare al Tribunale dei popoli Un commando armato assassina Bernardo Vazquez, ingegnere trentenne che si batteva contro le estrazioni minerarie e per il diritto collettivo all'acqua nello stato messicano. Gli ecologisti a Marsiglia diffondono la notizia e raccontano la sua battaglia contro una multinazionale canadese
Nel pieno dei lavori del Fame, il sesto Forum alternativo mondiale dell'acqua che a Marsiglia è arrivato al suo terzo giorno, l'assassinio del messicano Bernardo Vásquez Sánchez arriva come una bomba: i suoi compagni della Coordinadora de Pueblos Unidos del Valle di Ocotlán e dell'Asamblea Nacional de Afectados Ambientales - una piattaforma di oltre un centinaio di vertenze comunitarie contro i megaprogetti in Messico - non si capacitano della morte di questo giovane attivista di Oaxaca, da anni impegnato nella difesa della sua piccola comunità contadina, 3000 persone a San Josè del Progreso. Questo piccolo paese nel Valle Central da tre anni è sotto scacco per le devastazioni ambientali e sociali causate dalle attività estrattive dell'industria mineraria canadese Fortuna Silver Minds, che in Messico opera sotto il nome di Minera Cuzcatlan: la multinazionale, proprietaria di una famiglia peruviana, ha trovato in quella zona oro in grandi quantità. È entrata nel territorio senza chiedere permesso agli abitanti e senza la cosiddetta "consulta previa" , il meccanismo previsto dalla legge che dovrebbe permettere alle comunità locali di essere parte in causa dei processi invasivi dei propri territori.
Anche se in Messico, così come ci racconta Octavio Rosas Landa, la Ley Ambiental del Equilibrio Ecologico è praticamente una presa in giro: «Non può essere richiesta dalle comunità locali ma dev'essere proposta dalle autorità. Le comunità sono chiamate solo per essere informate dei vantaggi che i megaprogetti porteranno loro. Contando che le leggi ambientali prevedono concessioni con estrema facilità, e se le industrie straniere incontrano acqua nelle perforazioni, se la possono tenere. Gratis».
Non c'è due senza tre.

Francia - I "métallos" di ArcelorMittal respinti da Sarkozy

di Marina Nebbiolo
I 'métallos' della fabbrica ArcelorMittal di Florange, Mosella, sono mobilitati dallo scorso 20 febbraio per riavviare gli altoforni per la lavorazione dell'acciaio.
Lunedi 12 in assemblea congiunta intersindacale (CFDT-CGT-FO) avevano promesso iniziative a sorpresa. Blocchi e poi appuntamento nella capitale e avvicinarsi alla scadenza nazionale del 22 marzo organizzata in loco dalla CGT per discutere dello stato dell'"Industria e della siderurgia in Francia".
Molti amministratori locali, e numerosi artisti stanno sostenendo la mobilitazione degli operai di Florange tra cui 500 sono in cassa integrazione da luglio.
La scorsa settimana, i metalmeccanici avevano bloccato le strade di accesso al sito della fabbrica, in particolare i punti da dove partono i 300 camion e la ventina di treni merci per il trasporto delle bobine di acciaio, circa 10-12 mila tonnellate al giorno destinate all'industria automobilistica. La riunione prevista tra sindacati e direzione  decisa "sotto la tutela " del governo non aveva avuto un esito positivo e così  da lunedi blocco totale, nessuno entra o esce dalla fabbrica, pareti di pneumatici incendiati e amplificatori al massimo con "Antisocial", la canzone dei Trust.

mercoledì 14 marzo 2012

Lettera aperta sulla crisi dell’Europa

A: il Parlamento Europeo, la Commissione Europea, il Consiglio d’Europa, il Presidente della Banca Centrale Europea, il Governo e il Parlamento della Repubblica Italiana, i rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell’Unione europea, i rappresentanti delle forze politiche e sociali e per opportuna conoscenza: il Presidente della Repubblica Italiana
Nel quinto anno della crisi globale più grave da quella del 1929, una drammatica prospettiva di recessione incombe sull’Europa mettendone a rischio non solo l’Euro ma anche il modello sociale e l’ideale della “piena e buona occupazione”, pur sancito in tutte le strategie europee, a partire dall’Agenda di Lisbona. È proprio nel Vecchio Continente infatti che si stanno ostinatamente portando avanti politiche economiche fortemente depressive che minacciano un aumento della disoccupazione, specialmente giovanile e femminile. Non a caso il FMI afferma che, anche a causa di ciò, il mondo corre il rischio di una nuova “grande depressione” stile anni ’30.
Eppure, si è scelta la linea dell’austerità, del rigore di bilancio – a cominciare dal Patto di Stabilità e Crescita, passando per il Patto Euro Plus, per arrivare all’attuale “Fiscal Compact” – con l’idea di contrarre il perimetro statale continuando a sperare che i privati aumentino investimenti e consumi, sulla base della fiducia indotta dalle immissioni di liquidità nel circuito bancario, a sua volta “sollecitato” ad acquistare titoli di stato europei. Si è, dunque, deliberatamente optato per la non-correzione delle distorsioni strutturali di un modello di sviluppo economico basato sui consumi individuali, sull’ipertrofia della finanza, sul sovrautilizzo delle risorse naturali e sull’indebitamento, in contraddizione con il modello sociale europeo. Si è nuovamente scelta una politica monetarista e liberista. Si è pensato di contrarre i deficit pubblici – e con essi spesa e investimenti pubblici – per ridurre il ricorso all’indebitamento, nel tentativo di arginare gli attacchi speculativi sui debiti sovrani, sperando così di salvare l’Euro e i precari equilibri economici tra gli Stati Membri. Ma non sta funzionando, perché non può funzionare.

martedì 13 marzo 2012

Verso Rio + 20

La nuova "rivoluzione verde" di Bill Gates

di Antonio Onorati
L'agricoltura contadina non è "datata" né inefficiente, ma la Fondazione Gates propone ai contadini di "modernizzarsi", indebitandosi e perdendo sovranità.
Bill Gates non si è accorto che sono passati 60 anni dalla prima rivoluzione verde. E non ha letto, neanche su internet, le migliaia di pagine di critiche a quel modello d’agricoltura. Peccato perché rischia di gettare al vento quei 200 milioni di dollari che ha promesso alle Nazioni Unite. Insiste ancora che la fame sia il risultato di un tecnological-divide e non di errate politiche pubbliche che, favorendo il dominio di un sistema agricolo globale a carattere minerario – che toglie alle risorse naturali che sono alla base dell’agricoltura più di quanto ne restituisce - hanno permesso un’elevata produzione di valore nelle catene dei sistemi alimentare, valore che finisce in un numero di mani sempre più ristretto. Siano mani che controllano le multinazionali, i fondi di investimento speculativi, la rendita fondiaria, le elite locali nei paesi poveri, i laboratori dell’ingegneria genetica.
Malgrado lo sforzo poderoso fatto dai governi dominanti, dalle Nazioni Unite (spesso), dalla cooperazione internazionale, 1,3 miliardi di piccoli produttori di cibo, o se volete oltre 500 milioni di piccole aziende in questi 60 anni ancora “non sono stati raggiunti, per fortuna, dal quel trasferimento tecnologico figlio del modello industriale di agricoltura che si è imposto proprio grazie alla fame, come dice anche il presidente Monti, intervenuto alla riunione del Consiglio governativo del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), sostenendo che «stiamo mettendo una pressione insostenibile sulle risorse naturali mentre continua ad esistere il problema della fame: un mondo così è ingiusto e di conseguenza anche instabile».

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!