giovedì 30 settembre 2010

Italia - Vittoria .. i campi OGM sono sradicati!

Comunicato dell'Associazione Ya Basta Italia
La mobilitazione in Friuli ha vinto

Nel pomeriggio di oggi la Magistratura ha provveduto a far sradicare il mais OGM del campo di Fanna a Pordenone. Il secondo campo che restava dopo che il campo OGM di Vivaro era stato sradicato in maniera indipendente con l’azione del 9 agosto.
La battaglia che abbiamo aperto già in aprile segna una tappa importante con la conclusione di questo pomeriggio: in Friuli non ci sono campi OGM.
Il 9 agosto quando abbiamo sradicato le piante Ogm, abbiamo voluto affermare che non ci può essere spazio per gli “apprendisti stregoni”, per chi, da Fidenato alla Monsanto, vuole pervicacemente trasformare la natura in merce, rinchiudendo ciò che è il comune fondamentale e costituente della vita dentro il recinto dei brevetti e della proprietà, distruggendo l’equilibrio degli ecosistemi per piegarli al profitto del mercato, piegando il cibo – diritto fondamentale e inalienabile – a mero fattore produttivo, comandando la catena alimentare e l’intera biosfera.
Gli interessi che stanno dietro agli Ogm non solo portano con sé un futuro incontrollato e costruito intorno all’imposizione di un azzardo tecnologico inaccettabile, ma con violenza mettono intrinsecamente “a disposizione” ciò che è vivente entro i meccanismi di accumulazione, privando ogni donna e ogni uomo del diritto di scegliere e del potere di decidere.

Europa - Bruxelles - prima giornata di mobilitazione contro l'austerità - Sciopero generale in Spagna e Grecia paralizzata

Bloccato lo spezzone partito dal No Border Camp. 200 arresti.


Ore 19.00 - Il corteo promosso dai sindacati confederali si è concluso da poco. Un corteo che ha segnato un’alta partecipazione, ma che di fatto più che pacifico è sembrato ovattato. Due i terreni su cui porre alcune considerazioni e monito anche in vista dell’appuntamento del prossimo 16 ottobre.
All’alta partecipazione di questo corteo non ha corrisposto una pratica che andasse oltre la semplice sfilata che entrasse anche nelle contraddizioni che questa crisi segna. La composizione stessa, per la maggioranza operai espulsi dal ciclo produttivo, che rivendica quel lavoro che  è parte integrante dell’industrialismo radice della crisi, soprattutto climatica, e che sembra proprio non  riuscire ad affrancarsi da questo perverso ciclo. Gli arresti preventivi, attuati fin dal mattino, e continuati nel pomeriggio all’interno del corteo e volti a colpire esclusivamente le componenti di movimento, nell’indifferenza di una  manifestazione che non si è posta il problema di reagire, pongono alcune profonde riflessioni.
Un’ autocritica che deve partire dalla ricerca di una nuova strategia collettiva che sappia mettere in campo istanze di movimento reale capaci di confrontarsi con nuovi paradigmi che il livello di questa crisi impone.

La corrispondenza con Luca Casarini alle ore 19.00

mercoledì 29 settembre 2010

Venezuela - Il partito di Chavez vince le elezioni

L'opposizione ottiene oltre 60 seggi. La battaglia parlamentare per il Psuv di Chavez si farà più dura del previsto

Il Psuv (Partido Socialista Unido de Venezuela) vince le elezioni legislative svolte ieri e ottiene 96 seggi (94 deputati del Psuv e due rappresentanti indigeni vicini a Chavez). L'opposizione riunita nella Mesa de Unidiad ottiene solo 61 seggi. Alta l'affluenza alle urne pari a circa il 66,45 percento degli aventi diritto.
Il partito di Chavez, dunque, mette in cassaforte l'ennesima vittoria elettorale e si appresta a continuare il lavoro iniziato tempo fa. Altra informazione importante: in nessuna angolo del Paese sono state registrare violenze o problemi che non abbiano consentito il regolare andamento della tornata elettorale.

martedì 28 settembre 2010

Messico - La distruzione di San Juan Copala

di Hermann Bellinghausen

Il municipio autonomo indigeno di San Juan Copala, stabilito tre anni fa nel cuore storico della regione triqui, senza diritti municipali da più di 60 anni, è stato finalmente distrutto a ferro e fuoco dai paramilitari, anche triquis, che hanno agito impunemente fino all’ultimo minuto. La complicità dei governi statale e federale è stata assoluta. E determinante da 10 mesi, quando la comunità è stata assediata da gruppi armati che hanno assassinato e ferito molte persone pacifiche. Tutto è precipitato il 13 settembre, quando i paramilitari hanno preso Copala e sparato contro la popolazione, fino a che il giorno 23 i sopravvissuti sono fuggiti, alcuni su carri funebri (l’unica cosa indovinata dal governo che li ha mandati per rimuovere i cadaveri).

Brasile - La dichiarazione di voto di Frei Betto

Voto...."ma manca il candidato"
di Frei Betto

Voto, quest'anno, per il presidente della Repubblica, per il candidato deciso a fare le riforme strutturali tanto promesse e mai effettuate: la riforma agraria, tributaria, politica e della giustizia. E che le riforme previdenziali e del lavoro non siano una truffa per penalizzare ancora di più i lavoratori e i pensionati e un beneficio per le grandi imprese.

Voto per chi è pronto a rivoluzionare la salute e l'educazione. È una vergogna il deterioramento del SUS [Sistem a Unico di Salute, il sistema sanitario brasiliano]e della scuola pubblica. Dei 190 milioni di brasiliani, appena 30 milioni riescono ad afferrare il salvagente dei piani privati di assistenza sanitaria. I più sono trattati come cittadini di serie b, senza speranza in fila per gli ospedali, obbligati a comprare medicine gravate da tasse in media del 39%.

venerdì 24 settembre 2010

Clandestino day 2010 - Un giorno tutt'altro che clandestino

Napoli - Clandestino Day

Ormai ci siamo, il Clandestino Day sta per prendere forma nelle piazze, negli spazi sociali, nelle strade, nei luoghi delle città in cui la clandestinità si diffonde e si riproduce.Gli appuntamenti a Napoli sono alle
Ore 10.30 – Multicinema Modernissimo (centro storico): Il forum antirazzista campano organizza la proiezione del documentario Non rubateci il futuro. Storia di una scuola, cui farà seguito un dibattito sulla scuola pubblica.
Ore 18.30 – GRIDAS (Scampia): Il Gruppo risveglio dal sonno (GRIDAS) organizza la proiezione del documentario Non rubateci il futuro. Storia di una scuola alla Casa delle Culture "Nuvola Rossa",
Ore 20.00 – Ex-Cinodromo di Fuorigrotta (viale Kennedy): Il forum antirazzista Campano, nell'ambito della festa per la comunicazione indipendente “Assalto al Cielo”,  organizza la proiezione di “Sangue Verde”, docu-film che ricorda le aggressioni ai lavoratori immigrati nelle campagne di Rosarno. A seguire dibattito/incontro con  Zongo, uno dei protagonisti del film, che poi suonerà anche con i Kalifoo Ground, reggae ghanese da Castelvolturno.

Common e-book "Verso Cancun: cambiare il sistema non il clima - Teorie e pratiche per la giustizia climatica"

...caminantes no hay camino, se hace camino al andar.
Abbiamo voluto aprire nei mesi che ci separano dal vertice COP16 di Cancun, un Common e-book come proposta di un libro aperto, opensource e a più voci. Un work in progress con una scrittura a più mani, un’elaborazione continua che ognuno potrà arricchire aggiungendo altri capitoli. Un e-book da cui ognuno potrà attingere scaricando, stampando e diffondendo, utilizzando un capitolo o un’altro. La copertina del volume, i capitoli che comporranno il testo sono scaricabili anche dal sito di Global Project che ci ospita ... buona condivisione!
Indice
* Copertina
* Prefazione di Associazione Ya Basta Italia
* Primo capitolo - Crisi Climatica e pratica del comune di Beppe Caccia
* Secondo capitolo - Le due facce del capitalismo. Antinomie del comune e nuove convergenze politiche di Michael Hardt
* Terzo capitolo - Sull’energia e sulla crisi di Gianmarco De Pieri
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* Quarto capitolo - Energia di Ivo Galimberti
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* Quinto capitolo - Verso la COP16 a Cancun - di Matteo Dean
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* Sesto capitolo - L'energia nucleare: una scelta cara, inutile e pericolosa - di Angelo Baracca  
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* Settimo capitolo - Rivoluzione verde e rivoluzione biotecnologica: due facce dello sviluppo che riscalda il pianeta e minaccia la sovranità alimentare - di Guido Pollice e Simona Capogna
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Italia - Appello finale dell'Assemblea Nazionale dei Movimenti per l'Acqua

Dopo la due giorni di Firenze che ha visto la partecipazione di centinaia di attivisti provenienti da tutta Italia riportiamo l'appello finale dell’Assemblea Nazionale dei movimenti per l’acqua. L'assemblea ha fatto propria la scadenza delle giornate di Cancun definendo la data del 4 dicembre 2010 come giornata di mobilitazione nazionale in concomitanza del vertice COP 16 che si svolgerà in Messico.

Noi donne e uomini dei movimenti sociali territoriali, della cittadinanza attiva, del mondo dell’associazionismo laico e religioso, delle forze sociali, sindacali e politiche, del mondo della scuola, della ricerca e dell’Università, del mondo della cultura e dell’arte, del mondo agricolo, delle comunità laiche e religiose che in questi anni e in tutti i territori abbiamo contrastato la privatizzazione del servizio idrico, perché sottrae alle collettività un diritto essenziale alla vita;
* abbiamo promosso e partecipato, nel Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua o in altri percorsi, a iniziative ed azioni, socializzando i saperi e le esperienze, rafforzandoci reciprocamente, allargando la sensibilizzazione e il consenso;
*abbiamo promosso con oltre 400.000 firme una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua e la sua gestione partecipativa;
*abbiamo promosso mobilitazioni territoriali, manifestazioni nazionali e appuntamenti internazionali per riappropriarci di ciò che a tutti appartiene, per garantire a tutte e tutti un diritto universale, per preservare un bene comune per le future generazioni, per tutelare una risorsa naturale fondamentale;
*abbiamo promosso una campagna referendaria che si è conclusa con lo straordinario risultato di oltre un milione e quattrocentomila firme raccolte;

consapevoli del fatto che

il voto referendario apre una stagione decisiva per l’affermazione dell’acqua bene comune e della sua gestione pubblica e partecipativa;
la battaglia dell’acqua è assieme una battaglia contro il pensiero unico del mercato e per una nuova idea di democrazia;
la privatizzazione e la mercificazione dell’acqua e del servizio idrico è incompatibile con conservazione della risorsa acqua, degli ecosistemi e più in generale dell’ambiente;
una vittoria ai referendum della prossima primavera potrà aprire nuove speranze per un diverso modello economico e sociale, basato sui diritti, sui beni comuni e sulla partecipazione diretta delle persone;

facciamo appello

a tutte le donne e gli uomini di questo paese perché, in questi mesi che ci porteranno al referendum si apra una grande stagione di sensibilizzazione sociale sul tema dell’acqua, e si produca, ciascuno nella sua realtà e con le sue attitudini e potenzialità, uno straordinario sforzo di comunicazione sull’importanza della vertenza in corso e sulla necessità del coinvolgimento di tutto il popolo italiano, con l’obiettivo di arrivare all’affermazione dei tre referendum abrogativi.
Tutte e tutti assieme possiamo affermare l’acqua come bene comune, sottrarla alle logiche del mercato, restituirla alla gestione partecipativa delle comunità locali.
Tutte e tutti assieme siamo coinvolti nel problema e possiamo divenire parte della soluzione.
Il tempo è ora. Perché si scrive acqua e si legge democrazia.

mercoledì 22 settembre 2010

Ingiustizia globale


Nel vertice Onu sugli Obiettivi di sviluppo del millennio, molta retorica e pochi fatti concreti: i paesi ricchi spendono ancora troppo per proteggersi da se stessi e poco per creare condizioni di pace e giustizia sociale

Onu
di Raffaele K Salinari*

Si è aperto ieri presso la sede delle Nazioni unite a New York la tre giorni di verifica decennale dei passi compiuti in vista dell'attuazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio (Mdgs in inglese). Nel 2000, l'unanimità delle nazioni, riunite all'interno dell'Assemblea generale dell'Onu, aveva approvato otto obiettivi di sviluppo. L'iniziativa, ispirata da un millenarismo in positivo, aveva grandi ambizioni: non solo sconfiggere la povertà, ma assicurare la fruizione dei Diritti economici sociali e culturali a quanti ne erano esclusi.
Una prospettiva nata dalla caduta del muro di Berlino e dalla fine della Guerra fredda: gli Obiettivi del Millennio come risultato della «fine della storia». Un piano di lavoro su quindici anni, 2000-2015, che richiedeva da parte della nazioni ricche un impegno fissato allo 0,7% del loro Pil. Per un paio di anni, sino al fatidico 11 settembre 2001, le cose sembrarono marciare, anche perché ancora non si erano presi impegni economici precisi, anche se l'Occidente era impegnato a cancellare l'idea che esistesse un altro modello di sviluppo, oltre al suo.

Cile - L’impossibile addomesticamento del Popolo Mapuche

di Raúl Zibechi*

La guerra che lo Stato cileno ha dichiarato al popolo mapuche 150 anni fa non è ancora finita. La repubblica creola che il 18 settembre celebra il suo bicentenario lanciò nel 1861 una guerra di sterminio contro tutto un popolo che si protrasse fino al 1883. L’occupazione militare dell’Araucania, il territorio al sud del Bio Bio, finì con 260 anni di autonomia mapuche che la corona spagnola dovette accettare per dettato del Parlamento di Quilín, il 6 di gennaio del 1641, che riconobbe la frontiera e l’indipendenza di fatto del popolo mapuche.
A seguito dell’occupazione dell’Araucania i mapuche sono stati confinati in "riserve", persero i 10 milioni di ettari che controllavano e furono convertiti in agricoltori poveri, forzati a cambiare le loro abitudini, le forme di produzione e norme giuridiche. La dittatura del generale Pinochet approfondì il saccheggio. Se nel 1960 ogni famiglia mapuche aveva una media di 9.2 ettari, al termine della dittatura ne  rimanevano poco più di 5. La stretta finale la dette la democrazia per mezzo dell’avanzamento delle grandi imprese forestali e la costruzione delle dighe idroelettriche: ogni famiglia mapuche resta attualmente solo con 3 ettari.

venerdì 17 settembre 2010

Afghanistan - Un'altra commedia elettorale

Sabato va in scena in Afghanistan l'ennesima farsa elettorale. Cinque milioni di afgani sono chiamati alle urne per rinnovare la Camera bassa del parlamento, la Wolesi Jirga.
La regolarità del voto, questa volta, non è in discussione, nel senso che è già assodato che i brogli saranno massicci e sistematici.
La moda di quest'anno sono le tessere elettorali false stampate a Peshawar (nella foto) e acquistate da quasi tutti i candidati per consentire il voto multiplo ai loro sostenitori. Ne sono state vendute almeno un milione e mezzo, e sono di fattura così buona che difficilmente, nei seggi, verranno individuate come false.
Di fronte a questa preannunciata orgia elettorale, la comunità internazionale, invece di moltiplicare gli sforzi per garantire un livello minimo di decenza e credibilità, ha pensato bene di ridurre drasticamente, praticamente di azzerare, il numero di osservatori elettorali. La principale squadra di monitoraggio, quella dell'Unione europea, che alle elezioni presidenziali afgane dell'anno scorso era composta da 120 osservatori, schiera questa volta ben 7 persone.
Anche tutte le altre strutture straniere di monitoraggio hanno sostanzialmente abbandonato il campo, adducendo ragioni di sicurezza: l'International Republican Institute ha ridotto i suoi osservatori da 160 a 40; l'Asian Network for Free Elections, da 74 a 30, e così via.
Quindi, a vigilare sulla regolarità del voto nei quasi seimila seggi elettorali afgani, sabato rimarranno solo i volontari locali della Free and Fair Election Foundation Afghanistan (Fefa), che ha già fatto sapere che riuscirà a coprire al massimo due terzi dei seggi.
Brogli a parte, più che un voto per rinnovare i membri della Camera bassa, le elezioni di sabato la riconfermeranno. Il 90 per cento dei 249 deputati attuali si è infatti ricandidato e, ovviamente, sono loro ad avere la maggior probabilità di raccogliere voti.
Il nuovo parlamento sarà quindi quasi identico a quello eletto cinque anni fa, ovvero - salvo rare eccezioni - una congrega di criminali di guerra, mafiosi e narcotrafficanti.
Secondo un rapporto della Commissione afgana indipendente per i diritti umani, il 60 per cento degli attuali membri della Camera bassa è legata a gruppi armati, ovvero alle mai disarmate fazioni di mujaheddin dell'ex Alleanza del Nord, almeno 40 parlamentari sono tuttora 'commander' di tali milizie, 24 sono capi della criminalità organizzata, 17 sono noti trafficanti di droga e su 19 pendono accuse di gravi crimini di guerra e violazioni di diritti umani.

Tratto da: Peace reporter

Palestina - Al-Barghouthi: "I negoziatori palestinesi sono sempre più remissivi"

Mustafa al-Barghouthi, leader dell’Iniziativa Palestinese, afferma che "non vi sono novità nei negoziati israelo-palestinesi, se non il chiaro indietreggiamento delle posizioni della parte palestinese, mentre quelle degli israeliani sono sempre più rigide, specialmente sulle colonie e l’assenza di regole chiare per i negoziati".
"Le dichiarazioni israeliane su uno ’stop parziale degli insediamenti’ indicano che Israele utilizza questi negoziati come copertura per espandere i suoi insediamenti ed imporre unilateralmente il ’fatto compiuto’. Tutto quel che accade ci fa rendere conto bene che i risultati di questi negoziati non saranno nell’interesse del popolo palestinese".
Al-Barghouthi ha poi detto che "Israele non ha interrotto le attività coloniali, anche durante il ’congelamento parziale degli insediamenti’, perciò si tratta solo di vuote e stupide parole, perché anche durante il ’congelamento’, in vaste aree della Cisgiordania e di Gerusalemme, sono andati avanti lavori che non sono stati minimamente toccati dalla decisione relativa al ’congelamento’".
l deputato del Consiglio legislativo palestinese critica inoltre la posizione dei negoziatori palestinesi, che "si sono prestati a tenere i colloqui a Gerusalemme: ciò sancirà la separazione della città dalla Cisgiordania, che è esattamente quanto vuole Israele, il quale approfitterà di questo grave precedente per procedere a tale separazione".

giovedì 16 settembre 2010

Chiapas - Proteste contro i paramilitari



A Miztiton in Chiapas si è svolta nelle ultime settimane la proteste delle comunità della Zona aderenti all'Otra Campana, contro la presenza dei paramilitari.
Azioni analoghe si sono svolte nella zona Costa e a  Bachajón, per esigere il respetto della libera determinazione dei popoli in resistenza in Chiapas.


La situazione di costante provocazione è denunciata anche dalle Giunte di Buongoverno Zapatiste.
In particolare l'ultima denuncia arriva da Oventic. Si tratta dell'allontanamento forzatod di ben 170 famiglie da San Marcos Avilés municipio oficial de Chilon, Chiapas. Questo sgombero è stato effettuato da rappresentanti del PRI, PRD e Partito Verde come attacco alla presenza in questa comunità di una scuola autonoma. L'educazione autonoma è uno dei caposaldi dell'esperienza di autogoverno zapatist e dunque la provocazione attuata in questa zona è molto pesante.
Per capire di più basta leggere la denuncia della Giunta di Buongoverno di Oventic.

mercoledì 15 settembre 2010

Messico - Un Bicentenario carico di tensioni


Stanno iniziando in Messico i festeggiamenti intorno al Bicentenario e alla data del 15 ottobre anniversario dell'indipendenza. Il governo messicano sta facendo di tutto per utilizzare i festeggiamenti nel ricercare una legittimità che ora non possiede.

di Vilma Mazza Associazione Ya Basta Italia 


Mexico querido
Per comprendere la realtà messicana bisogna guardala con gli occhi della complessità di questa nostra epoca, nella determinazione della ricerca di forme di “governabilità”.
Il dato più evidente è che il Messico è oggi attraversato pesantemente dalla dimensione di quella che in molti definiscono una sorte di “guerra civile di tutti contro tutti” all'interno della questione del narcotraffico.
Una affermazione che parte dal pesante condizionamento che la vicenda del narcotraffico impone alla vita di milioni di messicani nelle città e anche negli angoli più remoti di questo immenso paese.
A partire dal 2006 con la dichiarazione di “guerra al narcos” fatta dall’attuale presidente Filipe Calderon la vita civile e politica ha subito le conseguenze di una costante militarizzazione e paramilitarizzazione. E' uno scontro violento e trasversale che dà anche la misura di quanto la natura del potere in Messico, come dappertutto, diventi sempre più selvaggia nell'incapacità di dare una risposta reale di uscita dalla crisi.
Il narcos muove fondi economici fondamentali nell'economia messicana, intrecciandosi con una corruzione da cui nessun apparato è escluso (partiti, istituzioni, corpi dell'ordine pubblico, militari, chiesa). 

Messico - Un bicentenario dove in molti non hanno niente da festeggiare

2010 in Messico: due anniversari che si incrociano.
 200 anni dall'indipendenza, 100 anni dalla rivoluzione messicana.

Una occasione che il Presidente Calderon ha preso direttamente nelle sue mani, diventando il referente dei "festeggiamenti". Dal settembre scorso un orologio digitale scandisce il tempo nello Zocalo della capitale. Il 16 ottobre le celebrazioni raggiungeranno il clou, proprio nel giorno in cui Miguel Hidalgo con il "grito" fece appello ai messicani per ribellarsi alla dominazione spagnola, per arrivare al 20 novembre data d'inizio della ribellione contro il dittatore Porfirio Diaz.
Il Presidente Calderon ha iniziato le celebrazioni dicendo che tutti i messicani hanno l’obbligo di lavorare intensamente per continuare a scrivere la storia del Messico, perchè la storia ha potuto cambiare e trasformare il paese.
"La fiamma del Bicentenario deve infondere in tutti noi il desiderio di lavorare insieme, che quel fuoco ci illumini e ci inorgoglisca ", ha sottolineato.
Se per il Governo il Bicentenario rappresenta una occasione per cercare di legittimarsi, sono in molti ad affermare che non c'è niente da festeggiare in un paese immiserito dalla crisi, militarizzato dalla "guerra ai narcos", devastato dallo sfruttamento ambientale.

martedì 14 settembre 2010

Messico - 6ª Asamblea Nacional de los Afectados Ambientales.

11 e 12 Settembre. Magdalena Ocotlan. Oaxaca, Messico 2010. 

 Foto - 6ª Asamblea de Afectados Ambientales

A cura dell’Associazione Ya Basta! Italia.

Una 2 giorni di incontri e momenti assembleari sui temi legati ai disastri e alle devastazioni socio-ambientali che danneggiano lo stato del Messico. L’incontro è stato organizzato dalla “Asamblea Nacional de Afectados Ambientales”, una rete messicana ampia che racchiude le differenti realtà e comunità che lottano nel paese per la difesa dei beni comuni contro i progetti neoliberisti. 1.200 i cittadini, le comunità indigene e campesine, i collettivi urbani riunitisi per discutere sui problemi ambientali e sociali che danneggiano le loro comunità e per organizzarsi, oltre che nei singoli territori, anche in una lotta comune che li vedrà protagonisti delle giornate di Cancun.
L’Assemblea de Afectados Ambientales si è svolta nella comunità di Magdalena Ocotlan luogo significativo delle lotte contro la costruzione delle miniere a cielo aperto. Una lotta di 2 anni contro il governo della regione che ha stipulato un accordo con l’impresa Canadese “Fortuna Silver” per  l'estrazione di materie prime del territorio da esportare verso gli Stati Uniti necessarie alle grandi industrie di automobili come la General Motors (la Ford e la Chryser) e più in generale le industrie meccaniche ed elettroniche. Grazie alla lotta permanente, che ha visto incarcerati  anche alcuni esponenti della comunità e nonostante la forte repressione del Governo Statale, la miniera non è ancora attiva. Oggi la popolazione del municipio in resistenza  attiva cerca di impedire anche le prime fasi chiamate di “esplorazione”.
Approfondimento audio con  Eustacio Vazquez Ruiz membro di San Josè del Progresso  - pima comunità danneggiata dalla costruzione della miniera.
Ascolta l’intervista

Frente Amplio Opositor a New Glod-Minera San Xavier, San Luis Potosi, Messico.

Foto - Miniera San XavierLa lotta contro la miniera a cielo aperto.

Le miniere a cielo aperto sono progetti che si stanno sviluppando in tanti paesi del mondo, soprattutto in America Latina e Africa. Sono il frutto della necessità dell'industria automobilistica ed elettronica di avere sempre più minerali di fronte all'esaurimento delle normali miniere da cui questi sono estratti fino ad ora. Queste miniere a cielo aperto sorgono soprattutto in paesi poveri, che concedono alle grandi imprese minerarie lo sfruttamento del territorio senza badare agli impatti distruttivi sull'ambiente e sulle popolazioni. In queste miniere si estraggono contemporaneamente vari minerali. Per questo  processo si usano prodotti chimici, come il cianuro, e milioni di litri di acqua che vengono contaminati.

Il fiume Santiago: da fiume amico a fiume di morte


Il fiume più grande della regione Jalisco, inquinato dalle grandi industrie biochimiche.

Foto - El Salto
Il fiume Santiago è il più grande fiume dello stato del Jalisco, attraversa la città di Guadalajara, fino ad arrivare al Pacifico. Molte città sono sorte intorno alle sue rive per le ricchezze che offriva una fonte d’acqua così importante. Adesso la sua valle è popolata da più di 5 milioni di persone.
Negli ultimi decenni sono nate grosse industrie biochimiche che hanno inquinato gli affluenti e lo stesso fiume Santiago riversando rifiuti tossici come arsenico, mercurio, acido solfidrico, cianuro e molti altri. Oltre a questo sono sorte delle grandi discariche abusive a cielo aperto che stanno inquinando le falde acquifere.

Il Consejo de Ejidos y Comunidades Opositores a la Parota (CECOP).


Foto - Presa de La Parota

La lotta di decine di comunità contadine contro la costruzione di una mega-diga.

La Parota è un progetto di una grande diga idroelettrica a 30 km da Acapulco, nello stato di Guerrero in Messico. Questo progetto è stato promosso 7 anni fa dalla CFE, l'azienda statale di elettricità, ma non è mai iniziato per la forte resistenza attuata dalle comunità contadine che altrimenti sarebbero state espulse o danneggiate. Il progetto si inserisce all'interno del cosiddetto Plan Puebla-Panamà, che negli ultimi anni ha preso il nome di Proyecto Mesoamerica, che tra le altre cose prevede la costruzione di 300 dighe per creare un grosso mercato di energia elettrica da esportare per la necessità delle grandi industrie del Nord America.
La diga provocherebbe l'inondazione di 17.300 ettari di terre, la maggior parte abitate o coltivate, causando lo sgombero forzato di 25.000 persone di decine di comunità contadine che appartengono a 5 municipi dello stato del Guerrero, tra cui il municipio di Acapulco. Oltre a questi, ci sarebbero 75.000 contadini che non potrebbero continuare a coltivare i loro campi.

lunedì 13 settembre 2010

Vicenza - Assemblea Nazionale di Rigas


La Rete Italiana per la giustizia Ambientale e Sociale 

si incontra verso Cancun

Foto Assemblea RIGAS

Al Festival del Presidio No Dal Molin si è svolta la giornata nazionale di incontro della Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale.
Nella mattinata sono stati ripercorsi i temi trattati nel Campeggio di Autoformazione che si è svolto all'Aquila alla fine di settembre.
Nel pomeriggio si è svolta l'Assemblea aperta dall'intervento di Olol Jackson del Presidio No Dal Molin.
I numerosi interventi (ascoltabili 1° parte - 2° parte - 3° parte - 4° parte) hanno sottolineato l'importanza, nelle reciproche differenze, di costruire una riflessione comune verso Cancun sui temi della giustizia ambientale e sociale.
La discussione si è intrecciata con la condivisione di alcuni appuntamenti che possono arricchire il percorso verso Cancun:
* 2 ottobre l'iniziativa No Ponte in Sicilia con i comitati locali
* dal 12 ottobre, giornata della Minga Global lanciata da Cochabamba, al 16 ottobre con la manifestazione nazionale della FIOM come spazio politico d'azione contro la crisi
* dal 26 ottobre AltraItalia a Teano
Per arrivare nelle giornate in cui si svolgerà il vertice Cop 16 a Cancun a costruire una delegazione comune di Rigas che si rechi in Messico oltre a far vivere la mobilitazione "10, 100, 1000 Cancun" anche in Italia in ogni territorio.
Durante l'assemblea si è svolto un emozionante collegamento in diretta con l'Asemblea de Los Afectados Ambientales che si svolgeva nello Stato di Oaxaca. Nell'incontro si è discussa la proposta di tre carovane che da diversi posti del Messico raggiungeranno Cancun per confluire nelle mobilitazioni durante le giornate del vertice Cop 16, tra cui la manifestazione del 7 dicembre.

giovedì 9 settembre 2010

Africa - Il business si ricorda del continente dimenticato

Africa Mappa

di Gabriele Battaglia

Crescita del Pil a doppie cifre, materie prime e alcuni Paesi sicuri. Ma rimangono instabilità politica e squilibri
Il mondo degli affari si ricorda del "continente dimenticato", cioè l'Africa.
Non si tratta solo di andare a caccia di materie prime, anche se è sempre il petrolio a "tirare", bensì di un nuovo interesse che si traduce in analisi attente della crescita del Pil nelle diverse economie, delle opportunità commerciali, delle maggiori entrate fiscali che si concretizzano in stabilità politica per più Stati, e così via. Nella stanza dei bottoni si ipotizza perfino che l'Africa subsahariana, presa complessivamente, sia il nuovo "Bric", con riferimento all'acronimo che designa le maggiori economie emergenti (Brasile, Russia, India, Cina).

mercoledì 8 settembre 2010

Assemblea Nazionale dei movimenti per l’acqua

 
Si svolge sabato e domenica prossima a Firenze l'Assemblea Nazionale dei Movimenti per l'acqua dopo la raccolta e la consegna di oltre un milione e quattrocentomila firme per iniziare ad affrontare i temi che saranno oggetto della campagna referendaria.
Le due giornate vedranno il lavoro di quattro tavoli di discussione che affronteranno i temi della continuazione delle lotte territoriali, la richiesta di moratoria sui processi di privatizzazione e le relative mobilitazioni, le iniziative su e con Enti Locali e proporranno le linee guida della campagna referendaria.
Dopo aver raccolto le firme in maniera autonoma e senza grandi appoggi si tratterà di discutere delle forme di autofinanziamento per ribadire ancora di più la forma di indipendenza, anche economica, per affrontare la campagna referendaria senza tralasciare l'importante aspetto della campagna di comunicazione.
Ma il movimento si interrogherà anche sui temi delle forme della gestione pubblica e partecipata, con un'attenzione particolare al superamento della dicotomia tra pubblico e privato continuando i ragionamenti sulle nuove forme di gestione comunitaria, di come si può finanziare la gestione del Servizio Idrico Integrato e dei problemi della legalità, del potere e delle mafie.
La sensibilità della difesa dell'acqua in Italia, che per la prima volta ha portato tanti cittadini a richiedere un referendum, è dovuta anche a quello che nel mondo sta succedendo nel tempo della crisi globale e quindi si discuterà di acqua e cambiamenti climatici, dell'acqua e degli usi impropri che se ne fa, con uno sguardo che parte da lontano, dalla guerra dell'acqua di Cochabamba fino ai vertici di Copenaghen dell'anno scorso ed al prossimo di Cancun, senza tralasciare la dimensione europea.
A Firenze gli uomini e le donne che in questi anni hanno dato vita e continuano, con forme e modalità diverse, il contrasto e l'opposizione alle politiche neoliberiste delle multinazionali italiane e straniere che fanno affari sull'acqua riprenderanno il cammino verso i referendum della prossima primavera per la difesa del bene comune.
Appuntamento per tutti e tutte presso la Casa del Popolo di San Bartolo a Cintoia (Via S. Bartolo a Cintoia 95) (guarda la mappa)- Firenze

Programma
Sabato 18 settembre
11.30-13.00 - Saluti, accoglienza, relazione introduttiva, intervento O. Oliveira (Bolivia-Cochabamba) e rappresentante delle comunità kurde in difesa della città di Hasankeyf  (Assemblea plenaria)
13.00-14.00 - Pausa pranzo
14.00-20.00 - Sessioni di lavoro (vai al programma completo)
Domenica 19 settembre
09.30-13.00 - Assemblea plenaria
13.00-14.00 - Pausa pranzo
14.00-16.30 - Assemblea plenaria

Pernottamento a Firenze

Lo stato cileno contro i popoli nativi

Non solo i Mapuche

Appello del popolo Rapa Nui (abitanti dell’Isola di Pasqua) alla comunità della stampa internazionale per seguire le trattative previste a partire dal 17 settembre tra il Parlamento Rapa Nui e lo Stato Cileno.

A partire dal 17 settembre si celebrerà nell’Isola di Pasqua un avvenimento determinante per il futuro del popolo Rapa Nui, la trattativa con i rappresentanti dello Stato Cileno per la restituzione della sovranità.
Il Parlamento Rapa Nui chiede allo Stato Cileno:

1)    l’annullamento dello statuto attuale dell’Isola e il riconoscimento del governo Rapa Nui.
2)    il riconoscimento del Trattato Internazionale del 1888 stabilito per la nazione Rapa Nui e che rappresenta la costituzione dello stato stesso.
3)    la restituzione totale delle terre e della sovranità territoriale Rapa Nui sullo spazio aerospaziale e marittimo ( includendo lo spazio sottomarino e sotterraneo )

Lo stato Cileno invierà diversi rappresentanti a condurre queste trattative reclamate da molto tempo dalla nazione Rapa Nui. Il Parlamento con il popolo Rapa Nui desidera che le trattative siano seguite dalla stampa internazionale con l’obiettivo di garantire il buono sviluppo degli intercambi e una copertura oggettiva da parte dei mezzi di comunicazione indipendenti dello Stato Cileno. L’appoggio della comunità internazionale è essenziale per ascoltare la voce del popolo di Rapa Nui nel rispetto dei diritti intrinseci ai Rapa Nui.

martedì 7 settembre 2010

Cile - I mapuche in sciopero della fame vengono torturati come a Guantanamo

Familiari e rappresentanti dei 32 mapuche che sono già arrivati a 54 giorni di sciopero di fame fanno una grave denuncia: “vengono sottoposti a torture". Queste pratiche sarebbero applicate dalla Gendarmeria in tutte le prigioni dove si trovano i carcerati mapuches in sciopero di fame - Concepción, Lebu, Angol, Valdivia e Temuco - come forma di pressione affinché desistano dalla loro protesta.
Il medico responsabile della salute degli scioperanti, dottoressa Berna Castro, ha confermato che i detenuti vengono lasciati all’oscurità ed accusa che si stanno usando pratiche come nella prigione di Guantánamo per disgregare i prigionieri, è una forma di tortura, rappresenta un delitto di tortura da parte dello Stato cileno, messo in atto da agenti dello Stato cileno, in questa caso Gendarmeria. E con il consenso dei governanti."
La professionista informa che il fatto di non avere luce di giorno fa si che una persona perda la nozione del tempo, alterando il suo cervello e provocando una serie di cambiamenti ormonali che fanno funzionare male il resto dell’organismo. Da parte sua, la pubblico ministero della Corte Suprema, Mónica Maldonado, che in varie occasioni ha denunciato le cattive condizioni delle carceri nel paese, in un’intervista con Radio Università del Cile ha riconosciuto che ai mapuche sono applicate punizioni che trasgrediscono i trattati internazionali e le leggi, dicendo che dieci giorni fa ha inviato un magistrato a rivedere la situazione a Temuco.

lunedì 6 settembre 2010

Cile - Quei mapuche così poco attuali


di Luis Sepulveda

I meriti letterari di Isabel Allende sono fuori discussione, ma è necessario fare alcune considerazioni riguardo al premio nazionale di letteratura. In tutti i paesi che lo contemplano, questo genere di premio è conferito come riconoscimento di tutta una vita dedicata alla scrittura e in nessun caso l'eventuale successo di vendite di una scrittrice o di uno scrittore viene confuso con il suo potenziale mercato internazionale - sia esso d'oro o da due soldi, perché questo vuol dire confondere capre e cavoli.
Il premio poi non diventa l'argomento polemica dell'anno; in Cile invece, poiché il presente è - terremoto incluso - piuttosto sporco, viene allora rimpiazzato da un'attualità rozza e banale che riempie le televisioni e quasi tutti gli spazi consentiti. Agli occhi del mondo intero bisogna nascondere un fatto, occultarlo, negare la sua esistenza perché i 32 mapuche che stanno affrontando un lungo sciopero della fame, mettendo in pericolo le loro vite, è cosa che inquina l'attualità, in cui campeggia una sorta di dibattito intellettuale rozzo e banale.
Per la maggior parte dei cileni, siano essi scrittori, scrittrici o gente che si dedica allo sport della «cilenitudine», i mapuche non esistono, e se per caso qualcuno accetta il fatto che i mapuche esistono da prima dell'arrivo degli europei, li considera fastidiosi perché non accettano il loro ruolo di «suppellettili etniche» o perché sono contadini il cui unico destino non è altro che quello di fornire manodopera a basso prezzo.

Mille Cancun per la Giustizia Climatica

Via Campesina internazionale ha divulgato un documento con un invito  ai movimenti sociali di tutto il mondo a mobilitarsi in difesa di proposte efficaci per affrontare i cambiamenti climatici nella 16° conferenza delle parti (COP-16) della Convenzione delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (UNFCCC),  che si realizzerà a  Cancún, dal 29 novembre al 10 dicembre 2010. 


La COP-15 a Copenaghen ha dimostrato l'incapacità della maggioranza dei governi nell'affrontare le cause reali del caos climatico.
Il principale esempio di questo atteggiamento è stata la pressione degli USA ad approvare, in modo antidemocratico, il cosiddetto "Accordo di Copenaghen", con l'obiettivo di respingere i deboli compromessi di Kyoto e lasciare solo meccanismi volontari con base nel mercato.

I negoziati sul clima si sono trasformati in un grande mercato libero. I paesi industrializzati, storicamente responsabili per la maggioranza delle emissioni di gas dell¹effetto serra, stanno inventando tutti i trucchi possibili per evitare di ridurle.
Per esempio, il "Meccanismo per uno Sviluppo Pulito", del protocollo di Kyoto, permette ai paesi di continuare a contaminare e consumare come sempre, in cambio di pagamenti minimi, perché ipoteticamente i paesi del Sud riducano le LORO emissioni. Quello che in realtà succede è che le imprese guadagnano due volte: contaminando e vendendo false soluzioni.

La Monsanto pretende di convincerci che la sua soja Roundup Ready può essere presa in considerazione per i crediti di carbonio, perché contribuirebbe a ridurre i gas che riscaldano il pianeta, attraverso l'accumulazione di materia organica nel suolo.
Le comunità che vivono dove c'è la monocultura della soja sono un esempio reale degli effetti mortali e distruttivi di queste monoculture. Argomenti falsi, simili, si utilizzano per vendere i crediti di carbonio che si basano sulle monoculture forestali, sulla coltivazione di agrocombustibili o sull'allevamento estensivo.

ETA annuncia la sospensione dell'attività armata

Con un video recapitato alla BBC, l’ETA ha dichiarato la sospensione delle attività armate. Nel video si vedono tre militanti dell’organizzazione basca. E’ una donna a leggere il comunicato con cui ETA fa appello alle forze politiche, sindacali e sociali basche affinchè compiano “passi concreti per realizzare le condizioni necessarie alla ricerca di una soluzione democratica, giusta e duratura” del conflitto basco.
ETA chiede alla comunità internazionale di “essere parte della ricerca di una soluzione al conflitto” e al governo spagnolo di “creare le condizioni democratiche minime” per l’avvio di un processo di negoziazione.

Qui il video della dichiarazione di ETA:
http://www.gara.net/bideoak/100905_bideoa/index.php

Qui il comunicato in spagnolo dell’ETA:
http://www.gara.net/azkenak/09/219101/es/Traduccion-castellano-realizada-redaccion

giovedì 2 settembre 2010

America latina, contraddizioni di sinistra

di Immanuel Wallerstein

L'America latina è stata il fiore all'occhiello della sinistra mondiale nella prima decade del XXI secolo. E questo è vero in due sensi. Il primo e più largamente evidente è che i partiti di sinistra o di centro-sinistra hanno vinto una notevole serie di elezioni durante quei dieci anni. E collettivamente i governi dell'America latina hanno per la prima volta preso una distanza significativa dagli Stati uniti. L'America latina è diventata una forza geopolitica relativamente autonoma sulla scena mondiale. Ma l'America latina ha rappresentato il fiore all'occhiello della sinistra mondiale anche in un altro senso. I movimenti delle popolazioni indigene si sono affermati politicamente dappertutto in quei paesi rivendicando il diritto di organizzare la loro vita politica e sociale in modo autonomo. Per la prima volta si sono imposti all'attenzione del mondo nel 1994 con la drammatica rivolta del movimento neo-zapatista nello stato messicano del Chiapas. Inoltre, anche se in modo meno evidente, si è assistito all'emergere di analoghi movimenti in tutta l'America latina nonché alla creazione di una significativa rete inter-americana delle loro strutture organizzative locali. Il problema è che i due tipi di sinistra - i partiti che hanno raggiunto il potere nei vari stati e i movimenti delle nazioni indigene - hanno obiettivi diversi ed evidentemente usano diversi linguaggi ideologici. 
Partiti e movimenti
I partiti hanno fatto dello sviluppo economico il loro obiettivo principale, cercando di raggiungerlo almeno in parte con un maggiore controllo sulle risorse interne e con migliori accordi con le compagnie, i governi e le istituzioni intergovernative estere. Mirano alla crescita economica, nella convinzione che solo così migliorerà lo standard di vita dei loro cittadini e si potrà raggiungere una maggiore uguaglianza nel mondo. I movimenti delle nazioni indigene hanno cercato di raggiungere un maggiore controllo sulle risorse e accordi più favorevoli non solo con agenzie non nazionali ma anche con i governi nazionali. In generale sostengono che il loro obiettivo non è la crescita economica ma riconciliarsi con Pachamama, ovvero con la Madre Terra. Sono contrari a un maggiore sfruttamento delle risorse del Pianeta e ne propugnano l'uso più saggio che rispetti l'equilibrio ecologico. Perseguono il buen vivir - il vivere bene. Non sorprende che i movimenti delle nazioni indigene si siano scontrati con i pochi governi conservatori dell'America latina - come il Messico, la Colombia e il Perù. Sempre di più, e anche sempre più apertamente, tali movimenti si sono trovati in conflitto con i paesi governati dal centro-sinistra come il Brasile, il Venezuela, l'Ecuador, e perfino la Bolivia. 

Cile - I minatori intrappolati invitano a ricordarsi dei prigionieri Mapuche in sciopero della fame


Cile
Certe notizie anche se in superficie sono più difficilmente visibili, rispetto ad altre che devono emergere da 700 metri di crosta terrestre. A ricordarci questa banale, ma non meno importante condizione mediatica, sono proprio i 33 minatori intrappolati nella miniera San José a Copiapó, in Cile diventati, loro malgrado, gli attori principali di un operazione di riscatto dalle viscere della terra che occupa le prime pagine di tutti i notiziari mondiali da quasi un mese. I loro messaggi sono stati largamente diffusi e confortano sulle loro condizioni di vita, proponendo agli spettatori televisivi globali drammatiche immagini di volti provati dal lavoro e dalla precarietà della condizione. Alcuni messaggi, prima che visivi, sono stati cartacei e proprio il neo presidente del governo cileno, Sebastián Piñera, gli ha esibiti davanti alle telecamere mondiali, appostate sulla bocca della miniera, per dimostrare la vicinanza del governo ad una classe lavoratrice che in Cile occupa oltre 800mila addetti, molti dei quali emigrati dal Perù o dalla Bolivia e comunque rappresentanti sociali delle classi più povere. Tra questi molti sono rappresentanti dei popoli originari del continente: Mapuche, Quechua o Aymarà.

Scripta Manent
Tra le missive esibite davanti alle telecamere, avide di notizie sulla salute degli intrappolati del sottosuolo, pare non abbiano avuto modo di palesarsi alcune che, evidentemente, contestavano il governo. I minatori, in due fogli di carta inizialmente censurati, si mostrano solidali con la battaglia civile intrapresa, oramai da quasi cinquanta giorni, da alcuni prigionieri mapuche in sciopero della fame e contestano le parole del premier chiedendogli per iscritto di "Stare zitto!".

mercoledì 1 settembre 2010

Honduras - Repressione brutale e disumana contro i maestri

Due giorni di violenza e repressione. Arresti e feriti...e durante la notte continuano le negoziazioni

unos pocos

di Giorgio Trucchi

Le forze repressive del regime di Porfirio Lobo si accaniscono nuovamente contro gli insegnanti.
Dopo la rottura delle negoziazioni con il governo, la protesta degli insegnanti e degli studenti è stata brutalmente repressa per due giorni consecutivi. Ancora imprecisato il numero di feriti e arrestati. 
 
"Stanno lanciando una grande quantità di bombe lacrimogene all'interno dell'Università Pedagogica. Molti degli studenti e dei maestri che avevano bloccato il traffico lungo il Boulevard Centroamérica sono stati inseguiti e percossi - spiega allarmata la giornalista Lenny Fajardo, di Radio Globo -.   
"L'Università è completamente inondata di gas ed i corpi speciali della Polizia (COBRA) stanno aggredendo le persone.  Le forze speciali colpiscono sulla faccia e sulla testa con i bastoni. Li stanno trascinando fuori dall'università. Stanno aggredendo tutti quelli che passano in questa zona e li portano via. È una cosa orribile ed oggi si sta nuovamente spargendo una grande quantità di sangue in Honduras", commenta Fajardo
 
La trasmissione dal vivo di Globo TV e Radio Globo trasmette le immagini e le voci di questa ennesima brutale repressione. Un camioncino bianco si fa largo tra i poliziotti - più tardi si scoprirà che appartiene al Parlamento - ed accelera.
L'uomo al volante tira fuori una pistola e spara contro la gente. Nessuno lo ferma e va via come se niente fosse.