martedì 7 settembre 2010

Cile - I mapuche in sciopero della fame vengono torturati come a Guantanamo

Familiari e rappresentanti dei 32 mapuche che sono già arrivati a 54 giorni di sciopero di fame fanno una grave denuncia: “vengono sottoposti a torture". Queste pratiche sarebbero applicate dalla Gendarmeria in tutte le prigioni dove si trovano i carcerati mapuches in sciopero di fame - Concepción, Lebu, Angol, Valdivia e Temuco - come forma di pressione affinché desistano dalla loro protesta.
Il medico responsabile della salute degli scioperanti, dottoressa Berna Castro, ha confermato che i detenuti vengono lasciati all’oscurità ed accusa che si stanno usando pratiche come nella prigione di Guantánamo per disgregare i prigionieri, è una forma di tortura, rappresenta un delitto di tortura da parte dello Stato cileno, messo in atto da agenti dello Stato cileno, in questa caso Gendarmeria. E con il consenso dei governanti."
La professionista informa che il fatto di non avere luce di giorno fa si che una persona perda la nozione del tempo, alterando il suo cervello e provocando una serie di cambiamenti ormonali che fanno funzionare male il resto dell’organismo. Da parte sua, la pubblico ministero della Corte Suprema, Mónica Maldonado, che in varie occasioni ha denunciato le cattive condizioni delle carceri nel paese, in un’intervista con Radio Università del Cile ha riconosciuto che ai mapuche sono applicate punizioni che trasgrediscono i trattati internazionali e le leggi, dicendo che dieci giorni fa ha inviato un magistrato a rivedere la situazione a Temuco.

"Le punizioni sono in celle di punizione, buie, con 23 ore di oscurità totale e solo un’ora di cortile, condizioni contro cui abbiamo lottato affinché terminino perché vanno contro la Convenzione Contro la Tortura ed anche contro la nostra Costituzione. Di fatto circa 10 giorni fa ho inviato un magistrato per valutare questa situazione, il quale mi ha detto che queste persone si sentivano bene .... però è stato alcuni giorni fa”, dice Maldonado.
Intanto i partiti filogovernativi trattano il tema con cautela. Mentre il presidente di Rinnovazione Nazionale, Carlos Larraín, ha detto di "dispiacersi di questa situazione", e ha richiamato il governo a "correggere questo sproposito che turba l’esistenza a qualunque persona", il segretario generale dell’UDI, senatore Víctor Pérez, ha preferito stare in silenzio e criticare i cambiamenti annunciati dal governo nella Legge Antiterrorista e la Giustizia Militare, cosa che a suo giudizio "non è necessaria."
Intanto, i 32 carcerati politici esigono "azioni concrete", ed a dispetto dell’offerta dell’Esecutivo di inviare con urgenza al Congresso Nazionale due disegni di legge per delimitare la giurisprudenza della Giustizia Militare e modificare l’attuale Legge Antiterrorista, non hanno desistito dallo sciopero di fame che si avvicina pericolosamente ai due mesi.
Il Governo insiste nell’appello a desistere nello sciopero e rinunciare alla violenza come forma di rivendicazione territoriale, ma i rappresentanti dei carcerati dicono che "loro temono che non venga mantenuta la parola" e rimarranno nell’attesa di un tavolo di dialogo che riveda per iscritto la loro situazione ed un impegno che li assicuri di essere sottoposti a un giusto processo. Una sfiducia che le torture non fanno che accrescere e dare senso.
Fonte: http://radio.uchile.cl/noticias/81293/