mercoledì 1 settembre 2010

Honduras - Repressione brutale e disumana contro i maestri

Due giorni di violenza e repressione. Arresti e feriti...e durante la notte continuano le negoziazioni

unos pocos

di Giorgio Trucchi

Le forze repressive del regime di Porfirio Lobo si accaniscono nuovamente contro gli insegnanti.
Dopo la rottura delle negoziazioni con il governo, la protesta degli insegnanti e degli studenti è stata brutalmente repressa per due giorni consecutivi. Ancora imprecisato il numero di feriti e arrestati. 
 
"Stanno lanciando una grande quantità di bombe lacrimogene all'interno dell'Università Pedagogica. Molti degli studenti e dei maestri che avevano bloccato il traffico lungo il Boulevard Centroamérica sono stati inseguiti e percossi - spiega allarmata la giornalista Lenny Fajardo, di Radio Globo -.   
"L'Università è completamente inondata di gas ed i corpi speciali della Polizia (COBRA) stanno aggredendo le persone.  Le forze speciali colpiscono sulla faccia e sulla testa con i bastoni. Li stanno trascinando fuori dall'università. Stanno aggredendo tutti quelli che passano in questa zona e li portano via. È una cosa orribile ed oggi si sta nuovamente spargendo una grande quantità di sangue in Honduras", commenta Fajardo
 
La trasmissione dal vivo di Globo TV e Radio Globo trasmette le immagini e le voci di questa ennesima brutale repressione. Un camioncino bianco si fa largo tra i poliziotti - più tardi si scoprirà che appartiene al Parlamento - ed accelera.
L'uomo al volante tira fuori una pistola e spara contro la gente. Nessuno lo ferma e va via come se niente fosse. 



Decine di maestri, maestre e studenti colpiti, feriti, soffocati dal gas, vengono trascinati fino alle pattuglie. Altri rimangono seduti, ammanettati e aspettano il loro turno. 
 
Molti si barricano al quinto piano dell'università, circondati ed assediati dai poliziotti, che sono pronti a versare altro sangue. L'università si trasforma in un campo di concentramento. I repressori non rispettano nessuno e violano nuovamente l'autonomia universitaria. 
 
Carlos Paz, giornalista di Radio Globo, viene trascinato con violenza e colpito dai "gorilla".
A nulla serve mostrare la propria tessera di giornalista e solo l'intervento di vari colleghi lo salva da ulteriori percosse. 
 
C'è gente che piange per i gas, la paura o il dolore. Altre persone che stanno perdendo molto sangue, che gridando, che reagiscono lanciando pietre alla polizia. I dirigenti dei sindacati degli insegnanti cominciano a chiamare i pochi mezzi di comunicazione che stanno denunciando la brutale repressione. 
 
A livello internazionale, solo i mezzi di comunicazione indipendenti e solidali, le liste informative, iniziano il tam-tam. Raccontando quanto accade. Silenzio assoluto delle grandi catene e delle agenzie. Per loro, un Honduras riconciliato ed in pace è pronto a fare ritorno tra le braccia delle istanze internazionali. 
 
Non c'è oramai negoziazione   
Dal 20 al 27 agosto, la protesta degli insegnanti è stata repressa tre volte in modo brutale ed irresponsabile. La pazienza sta finendo. 
 
Dopo la rottura delle negoziazioni tra il governo e le associazioni degli insegnanti lo scorso 26 agosto e la repressione di questi ultimi due giorni, i presidenti delle associazioni hanno avvertito che non si riuniranno con il governo fino a quando non si porrà fine alla violenza e alla repressione. 
 
"Mi stavo dirigendo all'università per informare che si sarebbe ripreso il dialogo con il governo e per trasportare gli altri membri della commissione alla riunione, quando è iniziata la repressione da parte di questi selvaggi, di queste bestie - ha detto Edgardo Casaña, presidente del Coprumh, una delle organizzazione che dirigono la protesta -.  "Viviamo in un paese dove impera l'impunità per chi commette crimini contro la cittadinanza. Ci sono molti compagni e compagne che stanno soffocando a causa dei gas. Molti sono stati arrestati e percossi. Ci sono feriti.  Responsabilizziamo Porfirio Lobo e il ministro degli Interni, Óscar Álvarez, per quanto sta accadendo. Risponderemo a questo massacro e non ci riuniremo con il governo fino a che non garantisca la fine della violenza e di questa campagna repressiva", ha concluso Casaña.
Verso le prime ore della mattina di sabato 28 agosto, insegnanti e governo sono tornati a riunirsi, raggiungendo un accordo sui molti punti presentati dalle associazioni.
Nonostante ciò, i dirigenti si sono rifiutati di firmare l'accordo ed hanno chiesto il tempo necessario per potere consultare e discutere il risultato raggiunto con i lavoratori e lavoratrici di tutto il paese.
Sarà la base composta da oltre 35-40 mila insegnanti che hanno partecipato alla protesta a decidere il futuro di questo accordo.