martedì 28 settembre 2010

Messico - La distruzione di San Juan Copala

di Hermann Bellinghausen

Il municipio autonomo indigeno di San Juan Copala, stabilito tre anni fa nel cuore storico della regione triqui, senza diritti municipali da più di 60 anni, è stato finalmente distrutto a ferro e fuoco dai paramilitari, anche triquis, che hanno agito impunemente fino all’ultimo minuto. La complicità dei governi statale e federale è stata assoluta. E determinante da 10 mesi, quando la comunità è stata assediata da gruppi armati che hanno assassinato e ferito molte persone pacifiche. Tutto è precipitato il 13 settembre, quando i paramilitari hanno preso Copala e sparato contro la popolazione, fino a che il giorno 23 i sopravvissuti sono fuggiti, alcuni su carri funebri (l’unica cosa indovinata dal governo che li ha mandati per rimuovere i cadaveri).
Poteva andare peggio. Gli aggressori avevano annunciato un massacro. In ogni modo, è grande il numero degli assassinati nello smantellamento dell’unica autonomia indigena tentata oggi a Oaxaca, a 14 anni dagli Accordi di San Andrés. Molti di più sono i feriti, e gli sfollati, intere famiglie.
Le quotidiane ed angosciate denunce non hanno impedito la conclusione, benché il problema persista. Resta la consolazione di supporre che si è impedito il massacro. L’operativo contro il municipio autonomo fondato nel 2007 è da addebitare alla Unión de Bienestar Social para la Región Triqui (Ubisort), gruppo priista che come tale non esiste più nell’area, ma che guidato da Juxtlahuaca e Oaxaca da Rufino Juárez e dallo stesso governo statale, si è operato nell’annichilimento. Il governatore Ulises Ruiz aveva detto che non avrebbe permesso nessuna autonomia nello stato. Gli è costato poco, non ha dovuto mandare nemmeno i suoi poliziotti. Ora nega che ci siano dei morti (La Jornada, 26/09/10).
Ubisort possiede una milizia meglio armata della polizia, e con addestramento militare. È responsabile dell’imboscata nella quale sono morti mesi fa l’attivista Beatriz Cariño e l’internazionalista finlandese Jiri Jaakkola. Ed anche di molte altre morti, stupri, feriti ed esiliati. Come si sa, tanto gli assassini come i loro capi restano impuniti e sono, ai fini pratici, figure istituzionali.
In maniera reiterata è stata anche denunciata la partecipazione nell’escalation paramilitare di membri armati del Movimiento de Unificación y Lucha Triqui (MULT), del quale il municipio autonomo di Copala è una scissione, come MULT Indipendiente. Dalle file del MULT sono uscite versioni secondo cui nessuno dei suoi ha partecipato alla violenza, accusando dei fatti il MULTI per aver insistito in un’autonomia “minoritaria”. Ovvero, come d’abitudine, i morti indigeni sono colpevoli di essere morti.
Tuttavia, Timoteo Alejandro (fondatore del MULTI) e sua moglie Cleriberta, così come Antonio Ramírez López, “leader morale” degli autonomi, sono caduti in condizioni e circostanze che puntano non allaUbisort, ma al molto verticale MULT, che avrebbe “punito” il loro “tradimento”. Gli assassini di Ramírez López sono assolutamente identificati, a Yerbasanta, località a maggioranza MULT, dove è avvenuta l’imboscata che gli è costata la vita.
Questa organizzazione proviene dall’esemplare resistenza dei migliori spiriti triquis degli anni ’80 del secolo scorso, e che durante gli anni seguenti subì la perdita dei suoi principali leader, pensatori e maestri, come Paulino Martínez Delia, sacrificati dai cacicchi priisti. Nel decennio attuale, il MULT è diventato un’organizzazione filogovernativa ed elettorale, guidata dal suo consulente giuridico Heriberto Pazos, e convertita nel Partido Unidad Popular, con presenza nel congresso di Oaxaca e con legami con Ulises Ruiz, che in più di un’occasione ha dichiarato (secondo fonti attendibili) che “il MULT è l’unica organizzazione con la quale si può negoziare”. Piuttosto, gli deve la sua ristretta “vittoria” elettorale nel 2004, quando il PRI si è imposto in maniera fraudolenta.
Non si possono nemmeno ignorare i “ringraziamenti” scritti di Ubisort al MULT in diverse occasioni, per esempio quando nel 2009 “impedì” ad una carovana proveniente da Atenco di arrivare a Copala. Il MULT si dichiara facente parte della APPO, del Congresso Nazionale Indigeno e, nonostante la sua attività elettorale, dell’Altra Campagna; tutti spazi in cui si colloca anche il MULTI.
Il conflitto triqui è vecchio e complesso. Ed è sospetta la persecuzione a morte contro l’autonomia di Copala, nel centro tradizionale di questo popolo storicamente diffamato e negato. Di sicuro, sono state documentate importanti prospezioni di multinazionali minerarie nella regione. È ora che il MULT, sommerso da accuse e diffamazioni, consideri il suo operato nella violenza contro gli autonomi. Certamente esistono contraddizioni al suo interno, ma non può eludere le sue responsabilità di fronte all’indispensabile ed urgente riconciliazione di tutti i triquis (compresa la sua immensa diaspora) per difendere insieme la loro vita come l’ammirabile popolo indigeno che sono sempre stati.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)