lunedì 4 gennaio 2010

Mind the Gap

Disuguaglianze sociali e segnali di crisi economica in Cina

 

Il diario di bordo di Paolo Do (Shanghai - Cina)

Lo scorso anno la Cina è riuscita a mantenere le promesse di una crescita attorno al 9%. Ma a quale prezzo? Sembra che il Regno di mezzo sia uscito da questa scommessa con più incertezze che altro. Uno Stato- nazione che conta quasi un quarto della popolazione mondiale affronta contraddizioni e differenze interne che si stanno inasprendo sempre più: il gap non è solo tra le zone urbane e le campagne, ma tra le regioni ricche e quelle povere del West, tenute a bada con l`esercito, prima in Tibet e poi nella regione dello Xianjiang durante l'estate dello scorso anno.

I cinesi ricchi guadagnano mediamente 18 volte in più dei poveri, e questo dato si è ulteriormente inasprito laddove le misure del Welfare-state sono state in realtà solamente un dispositivo di controllo della mobilità della forza lavoro: puro comando. Basti pensare che i lavoratori migranti hanno diritto ad una minima assistenza medica e scolastica solo nella loro città di origine, ciò vuol dire che essi vivono tutta la loro vita in città senza alcuna copertura medica, senza famiglia e con i figli residenti nella città di provenienza: unico luogo in cui possono studiare e dove, di fatto, sono abbandonati a loro stessi. Non è un caso che il 70% della popolazione carceraria è costituita da lavoratori migranti o dai loro figli.
Una crescita, quella cinese, che ha portato non solo un buon numero di occupazione soprattutto nel settore pubblico, ma ancor più un aumento dei conflitti. Tuttavia è una moltiplicazione di conflitti, dal lavoro alle questioni ambientali e dello sviluppo, che non riesce a trovare ancora un vero e proprio spazio politico autonomo oltre l`ideologia del nazionalismo e del ‘pubblico’ imposta dal partito.
La Cina entra nel 2010 con più incognite che certezze, con la paura della crisi di fronte anziché alle sue spalle: quella dello scoppio di una bolla immobiliare che preoccupa sempre più le autorità cinesi e non solo. Le abitazioni a Shanghai ormai costano più di Manhattan e, nonostante il 37% delle costruzioni siano sfitte o invendute, a Beijing si stanno preparando 10 milioni di metri quadri di nuovi uffici e centri commerciali secondo la Q3 Commercial Office Property.
La ‘società armoniosa’ sta diventando sempre più instabile, avvertono i sociologi come Zhu Quingfang, e sempre più la Cina si sta affacciando a nuove dimensioni della crisi. E questo proprio a causa della sua crescita economica.