lunedì 25 gennaio 2010

Singapore: lo zoo universitario

Finanza, formazione, nuova forza-lavoro cognitiva nel cuore dell'est-asiatico


Diario di bordo di Paolo Do (Singapore)

Atterrato nella tarda serata all'aeroporto internazionale di Singapore, da subito una cosa mi e` apparsa strana. Molti dei presunti viaggiatori ad aspettare nelle modernissime sale di attesa erano giovani immersi nella lettura chi di manuali, libri, chi di fotocopie, con l`aria di chi non ha intenzione di andare da nessuna parte. Ho scoperto, poi, che non di viaggiatori si tratta, ma di studenti. Con l'anno accademico appena iniziato e i primi esami da superare, essi infatti si trasferiscono qua per studiare. L`aeroporto di Singapore trasformato in una enorme sala studio, aperta 24 ore su 24, con internet gratuito, è solo uno degli aspetti inconsueti di questa città-Stato del Sud Asia.

Singapore è un complesso e definito intreccio dove la città è di fatto l'università. Anzi: Singapore è lo zoo delle università. Ce ne sono di tutte le specie e tipi: pubbliche, private, college, istituzioni ibride di ogni provenienza e nazionalità che fanno di Singapore, centro finanziario del Sud Asia, anche uno degli epicentri delle università globali.
E questa città-Stato ed i suoi studenti sono stati i protagonisti del primo fallimento di una Global University; nel 2007 e` infatti fallito, dopo solo qualche mese, il tentativo della Australiana South Wales University di aprire il proprio campus proprio a Singapore. Milioni di debiti alle spalle, studenti che avevano pagato vertiginose tasse si sono trovati da un giorno all'altro senza più laurea ne` università, poiché non coperti da alcuna garanzia internazionale.
E a proposito di studenti internazionali, poco tempo fa il China People Daily ha denunciato il fatto che molti studenti cinesi hanno letteralmente fatto carte false per entrare nelle più prestigiose università del Regno di Mezzo. Pur di migliorare la loro posizione nel global ranking Pechino, infatti, sta facendo di tutto, compreso differenziare l`accesso alle proprie università, in modo da facilitare le iscrizioni di studenti internazionali a discapito di quelli cinesi. Poiché oggi e` molto piu` semplice essere ammesso nelle università cinesi top 20 proprio se non sei cinese! Basta allora ottenere un falso passaporto (facilmente acquistabile nel mercato nero di Guangzhou), una falsa cittadinanza - Africa, America o India - per poter studiare alla Peking Univerity o alla Fudan Univerity of Shanghai.
Se questo succede in Cina, a Singapore gli studenti internazionali sono quasi un terzo del numero totale degli iscritti, e destinati ad aumentare. Essi sono tutto fuorché semplici studenti: sono forza lavoro altamente qualificata, migranti hi skill che stanno trasformano Singapore in una sorta di Bio Valley dell`Asia, nuovo centro mondiale del settore farmaceutico e biologico.
E l'"immateriale" Singapore, così come le economie che si fondano sulla egemonia del lavoro cognitivo, conosce bene cosa sia  anche la dequalificazione della forza lavoro. Il caso eclatante e` quello di un ricercatore informatico, con tanto di PhD al MIT di Boston che, dopo una esperienza lavorativa proprio a Singapore interrotta dalla crisi dei subprime, si e` messo a fare il taxista ed ha aperto un suo blog. Se il caso di Dottor taxi driver ha gridato allo scandalo sulla stampa locale, tuttavia questo fatto ci mostra chiaramente come, tra le altre cose, alto turnover, inclusione differenziale, disqualifica e cittadinanza, siano al cuore della governance della nuova divisione internazionale del lavoro globale il cui comando, oggi, passa proprio dalle università.