giovedì 6 dicembre 2012

Slovenia - Sull’orlo di una crisi di nervi


Alle elezioni si sono accompagnati proteste e scontri di piazza per la grave situazione economica in cui versa il paese: dal 2009 il Pil ha subito una contrazione maggiore dell’8%.

Bagliori di fiamme dalla Slovenia. Dopo l'euforia dell’ingresso nell’Eurozona, le pene della crisi economia dell’UE.
Cosa sta succedendo nella vicina Slovenia, di cui pochi parlano, nonostante si trovi a pochi passi dai nostri territori e da cui ci giungono i bagliori delle fiamme degli scontri di piazza?
Vediamo di delineare un quadro che ci possa dare una chiave di lettura in attesa di poter offrire un resoconto più completo.
Confermando gli exit poll, ma smentendo tutti i pronostici della vigilia, il leader del Partito socialdemocratico, Borut Pahor ha battuto il presidente uscente Danilo Turk ottenendo al ballottaggio il 67,4% dei voti, contro il 32,6%. La consultazione non sembra però aver coinvolto gran chè gli elettori sloveni, infatti soltanto il 40% o poco più degli aventi diritto si è recato alle urne. Si tratta dell’affluenza più bassa del paese dall’indipendenza ottenuta nel ’91.
Alle elezioni si sono accompagnati proteste e scontri di piazza per la grave situazione economica in cui versa il paese: dal 2009 il Pil ha subito una contrazione maggiore dell’8%.
L’economia della Slovenia ha inanellato la seconda recessione degli ultimi tre anni, fortemente influenzata dal pessimo andamento dell’eurozona, oltre che penalizzata da un settore bancario sull’orlo di una crisi di nervi. Qualche numero? Il prodotto interno lordo si è contratto nel terzo trimestre del 2012 (luglio-settembre) di 0,3 punti percentuali, mentre rispetto a un anno fa è calato del 2,3%. Allo stesso tempo, il comparto bancario ha un accesso limitato ai finanziamenti, eccezion fatta per i prestiti della Bce.
Le prospettive future non sono dunque incoraggianti. In particolare, il governo di Lubiana è destinato ad essere il sesto tra i membri dell’eurozona a richiedere un salvataggio finanziario, dopo Portogallo, Irlanda, Cipro, Spagna e Grecia. Già nel 2011 si erano intuite le prime difficoltà, in quel caso imputabili al settore delle costruzioni: in effetti, gli eccessivi acquisti di immobili di lusso non hanno poi reso con la stessa velocità, ragione per cui moltissime compagnie si sono indebitate.
Il nuovo presidente, Borut Pahor, ha detto di condividere la scelta del primo ministro conservatore, Janez Jansa, di seguire le indicazioni Europee, e del Fondo Monetario Internazionale, per arginare la crisi. Gli interventi richiesti sono le ormai note misure di austerità che dovrebbero limitare la spesa pubblica per risanare il bilancio e ridurre il debito in modo da poter tornare a ottenere credito a tassi ragionevoli.
Sono già 5 giorni che a Lubjana e Maribor si susseguono manifestazioni con cortei e scontri con la Polizia, sul tappeto, dunque, la crisi economica che attanaglia il Paese, dopo le euforie dell’ingresso a pieno titolo nell’eurozona, oggi vengono imposte severe politiche di austerità, tra cui il taglio del 40% delle già misere pensioni, goccia questa che ha fatto traboccare il vaso ed ha innescato le recenti ondate di proteste.
A questo va aggiunto una diffusa insofferenza per un sistema di corruttele che attraversa le Istituzioni, di cui il sindaco di Maribor, questo sarebbe il motivo per cui in questa città più che altrove le manifestazioni sono state maggiormente partecipate e gli scontri più duri.
Anche ieri sei veicoli della polizia sono stati danneggiati, alcune vetrate del municipio, a cui è stato tentato un assalto, sono state rotte, così come sono state danneggiate alcune fermate degli autobus nel centro della città e sono stati incendiati una dozzina di cassonetti. Il vice sindaco di Maribor, Milan Mikl, ha detto di temere “la completa anarchia”.
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