sabato 24 gennaio 2009

2°dia - Multinazionali e Agrobusiness: il progetto del capitalismo per le campagne



Questa mattina il dibattito è stato incentrato sull’attuale modello mondiale di produzione agricola e sulle conseguenze e contraddizioni di questo modello. Gli interventi di analisi sono stati di Ariovaldo Umbelino, Professore di Geografia da USP, e di Joao Pedro Stedile, dirigente storico del Movimento Sem Terra.
Umbelino ha delineato le caratteristiche di questo momento storico, in cui il capitalismo vive in una fase di monopolizzazione caratterizzata, in primo luogo dal fatto che tutta la produzione agricola e di allevamento, così come la produzione legata alle risorse delle foreste, è diventata una merce; quindi si produce per vendere a chi ha disponibilità di capitale e gli stati hanno perso la loro capacità di sovranità alimentare, perchè non investono più sulla produzione di alimenti per il proprio popolo. In secondo luogo, in questa fase, tutta la produzione agricola è direzionata e controllata dal mercato, attraverso le borse mondiali che funzionano praticamente 24 ore su 24. Le Borse controllano non solo l’attuale produzione mondiale, ma anche quello che viene chiamato Mercato Futuro: vengono comprati in anticipo beni che ancora devono essere prodotti per poter garantirsi in anticipo il guadagno. I grandi monopoli legati all’Agrobusiness, come la Cargil, Monsanto, Bunge,... stanno sorgendo proprio per garantire ai grandi capitalisti il controllo dei mercati e della produzione. Anche le grandi imprese brasiliane sono in forte espansione e si stanno associando alle grandi imprese internazionali, come la Coca Cola, per garantirsi fette sempre più ampie di mercato. In pratica ci troviamo di fronte a un processo di alleanza e fusione del capitale in scala mondiale. Inoltre la maggiorparte di queste imprese lavora con sementi transgeniche e pesticidi tossici. Con la parola Agrobusiness, si indica proprio questo tipo di agricoltura, capitalista, che pretende di controllare tutto il processo produttivo e tutti i produttori, grandi e piccoli, al fine di creare grandi monopoli di terra al servizio del mercato internazionale. Siamo perciò di fronte allo scontro tra l’agricoltura capitalista, e il modello di Agrobusiness che impone, e l’agricoltura familiare e contadina, che invece propone un modello di agricoltura biologica, rivolta al fabbisogno interno degli stati. Questo scontro è palesemente visibile all’interno del territorio brasiliano.
L’analisi di Stedile ha avuto invece come punto di partenza la lotta del MST e la necessità di essere ogni giorno più preparati e pronti per affrontare questa nuova diversa fase di contrapposizione al capitalismo e al neoliberismo, dove la lotta per la terra assume una dimensione più globale, includendo anche la lotta per la difesa dell’acqua, dell’aria e della produzione alimentare. Dopo aver analizzato le nuove strategie di controllo dei mercati e della produzione da parte delle multinazionali, delle banche e delle Borse mondiali e sottolineato come sia instabile questo controllo, che dipende fondamentalmente dalle dinamiche del credito economico, Stedile ha delineato le nuove aree di espansione del capitale nell’agricoltura.
1-controllo delle sementi transgeniche, per monopolizzare e controllare cosa e come produrre;



2-acqua, che in questo momento costa più del petrolio o del latte: le multinazionali stanno comprando fiumi, fonti e laghi, per controllare il consumo pubblico;



3-controllo dei laboratori di ricerca;



4-agrocombustibili, che utilizzano gli alimenti per produrre energia;



5-cellulosa, per la produzione della carta.
Le conseguenze e le contraddizioni di questo sistema che vengono messe in risalto nell’intervento del dirigente del MST, sono fondamentalmente 8:



1-l’agrobusiness ha bisogno ogni anno, solo in Brasile, di un investimento da parte dello Stato di 60 milioni di reais (circa 20 milioni di euro), e dipende fortemente dal petrolio: una agricoltura che utilizza risorse esauribili, non sarà in grado di aumentare, in futuro, la sua produzione;



2-le monoculture distruggono la biodiversità, attraverso l’impoverimento delle terre e l’uso di veleni e pesticidi tossici; i prodotti di questa agricoltura sono avvelenati e già stanno creando grandi problemi di salute a chi li produce e li consuma, in tutto il mondo;



3-il prezzo dei prodotti agricoli non è più basato sui costi di produzione, ma sui prezzi decisi dal mercato mondiale, che decide tutte le fasi d produzione: questo sta provocando un aumento dei costi dei beni di consumo quotidiano e un conseguente aumento della fame nel mondo;



4-perdita della sovranità alimentare;



5-espulsione dei lavoratori dalle zone rurali: le monocoltivazioni, che vengono presentate come una prospettiva di impiego, non hanno bisogno di mano d’opera. L’agricoltura industriale infatti non ha bisogno di agricoltori;



6-il modello industriale di agricoltura disequilibra l’ambiente, il clima e distrugge la biodiversità attraverso le monocoltivazioni e l’utilizzo di sementi transgeniche e pesticidi tossici;



7-le imprese multinazionali controllano le sementi transgeniche che stanno modificando anche alcune specie animali: diversi studi stanno mostrando che numerosi insetti riescono a resistere ai pesticidi tossidi;



8-le imprese stanno comprando enormi terreni per impiantare il modello di Agrobusiness: negli ultimi 5 anni in Brasile sono stati privatizzati dal capitale straniero oltre 20milioni di ettari.
Secondo l’MST l’attuale crisi del sistema neoliberista, in Brasile potrebbe tornare favorevole ai movimenti e alla Riforma Agraria e frenare l’espansione delle multinazionali nelle aree rurali. Una nuova fase di lotta potrebbe quindi aprirsi nei prossimi mesi; ma questa lotta sarà possibile solo se il Movimento riuscirà a massificare la sua resistenza e riunire in questa resistenza non solo tutta la sua militanza, ma anche la società civile brasiliana e gli altri movimenti campesinos dell’America Latina.