lunedì 19 gennaio 2009

MST: 25 anni di ostinazione



di João Pedro Stedile (membro del Coordinamento Nazionale del MST y della Vía Campesina Brasile)

Nel gennaio del 1984 ci fu un processo di avanzamento dei movimenti di massa in Brasile. La classe lavoratrice si stava riorganizzando, accumulando forze organiche. I partiti clandestini erano già in strada, come il Partito Comunista Brasiliano (PCB), il Partito Comunista del Brasile (PCdoB), etc. Avevamo conquistato una amnistia parziale, però la maggior parte degli esiliati erano rientrati. Si erano già formati il Partito dei Lavoratori (PT), la Centrale Unitaria dei Lavoratori (CUT) e il Congresso Nazionale della Classe Lavoratrice (CONCLAT), spinta dai comunisti che più tardi confluì nella CUT. Numerosi settori delle chiese cristiane ampliavano il loro lavoro di formichine, per generare coscienza e nuclei di base in difesa dei poveri, ispirati dalla teologia della liberazione. C’era entusiasmo dappertutto, perché la dittatura era ormai sconfitta e la classe lavoratrice brasiliana all’attacco: lottando e organizzandosi.
I contadini delle zone rurali vivevano lo stesso clima e lo stesso attacco. Tra il 1979 e il 1984 si realizzarono decine di occupazioni di terra in tutto il paese. I possessori (1), i senza terra, i salariati rurali, perdettero la paura. E iniziarono la lotta. Non volevano più migrare alla città come buoi che vanno al macello (con le parole del nostro poeta uruguayano Zitarroza).
Il risultato di tutto questo fu la l’incontro dei leaders delle lotte per la terra di sedici stati brasiliani. Ci riunimmo a Cascabel, nel gennaio 1984, stimolati dal lavoro pastorale della CPT (Commissione Pastorale della Terra). E lì, dopo 5 giorni di dibattiti, discussioni, riflessioni collettive, fondammo il MST: il Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra.
I nostri obiettivi erano chiari. Organizzare un movimento di massa a livello nazionale, che potesse fare prendere coscienza ai contadini affinché lottassero per la terra, per la riforma agraria (comprendendo cambiamenti più grandi nell’agricoltura) e per una società più giusta e egualitaria. Volevamo, infine, combattere la povertà e la disuguaglianza sociale. E la causa principale di quella situazione nella campagna era la concentrazione della proprietà della terra, conosciuta come latifondo.
Non sapevamo se questo era possibile. Né quanto tempo sarebbe stato necessario per raggiungere i nostri obbiettivi.
Sono passati 25 anni. Molto tempo. Furono anni di molte mobilitazioni, tante lotte e di ostinazione costante, lottare e mobilizzarci contro il latifondo, sempre.
Pagammo caro per questa ostinazione. Durante il governo Collor la repressione fu dura, anche con la creazione di un dipartimento all’interno della Polizia Federale, specializzato per i senza terra. Più tardi, con la vittoria del neoliberalismo del governo di Fernando Henrique Cardoso ci fu il semaforo verde per l’attacco dei latifondisti e delle loro polizie provinciali contro il movimento. Ci furono nell’arco di poco tempo due massacri: Corumbiara e Carajás. Durante quegli anni centinaia di lavoratori rurali pagarono con la loro vita il sogno di una terra libera.
Ma continuammo la lotta.
Frenammo il neoliberalismo eleggendo al governo Lula. Avevamo la speranza che la vittoria elettorale potesse scatenare un nuovo avanzamento del movimento di massa e che, con esso, la riforma agraria avrebbe avuto più forza per essere messa in atto. Non ci fu riforma durante il governo Lula.



Al contrario, le forze del capitale internazionale e finanziario, attraverso le proprie multinazionali, aumentarono il controllo sull’agricoltura brasiliana. Oggi, la maggior parte delle nostre ricchezze, produzione e distribuzione di prodotti agricoli è sotto il controllo delle multinazionali. Queste, si sono alleate con i grandi proprietari capitalisti e hanno prodotto il modello di sfruttamento dell’agro-business. Molti dei loro portavoce si affrettarono ad annunciare nelle colonne dei grandi giornali della borghesia che il MST era finito. Un inganno.
L’egemonia del capitale finanziario e delle multinazionali sull’agricoltura, non è riuscito per fortuna a decretare la fine del MST. Per un solo motivo: l’agro-business non rappresenta nessuna soluzione ai problemi dei milioni di poveri che vivono nelle zone rurali. E il MST è l’espressione della volontà di liberazione di questi poveri.
La lotta per la riforma agraria che prima si basava solo sull’occupazione delle terre del latifondo, adesso si presenta più completa. Dobbiamo lottare contro il capitale. Contro la dominazione delle multinazionali. E la riforma agraria ha smesso di essere quella classica: espropriare grandi latifondi e distribuirli ai poveri contadini. Ora, i cambiamenti nella campagna, per combattere la povertà, la disuguaglianza e la concentrazione di ricchezza, dipendono dai cambiamenti non solo della proprietà della terra, ma anche del modello di produzione. Adesso i nemici sono anche le imprese internazionalizzate, che dominano i mercati mondiali. Significa anche che i contadini dipenderanno ancora una volta dalle alleanze con i lavoratori della città per poter realizzare le proprie conquiste.
Fortunatamente, il MST ha acquistato esperienza in questi 25 anni. Saggezza necessaria per sviluppare nuovi metodi, nuove forme di lotta di massa, che possano risolvere i problemi del popolo.
Nota (1) Contadini che hanno possesso precario della terra, sopratutto in Amazzonia, che tuttavia no hanno nessun titolo di proprietà.




(Rivista Caros Amigos, San Paolo, gennaio 2009).