venerdì 25 febbraio 2011

Messico - Offensiva contro L’Altra Campagna


Logo CARZCCArrestati membri del CARZCC e del Centro Digna Ochoa

di Hermann Bellinghausen
 
Terza offensiva ufficiale contro L’Altra Campagna in Chiapas
Con una nuova operazione repressiva iniziata martedì scorso in Chiapas contro aderenti dell’Altra Campagna, oggi si troverebbero in carcere 16 membri del Consiglio Autonomo Regionale della Zona Costa del Chiapas (CARZCC). Tra gli arrestati ci sono tre avvocati del Centro dei Diritti Umani Digna Ochoa, contadini e pescatori di almeno cinque comunità, appartenenti al Consiglio Autonomo Regionale. Dopo le sei del pomeriggio 13 di loro sono stati rilasciati, restano in prigione i giovani avvocati Nataniel Hernández, José María Martínez Cruz ed Eduardo Alonso Martínez Silva. che sarebbero stati trasferiti nel carcere di El Amate o in un domicilio coatto di Tuxtla Gutiérrez.
È la terza aggressione diretta contro L’Altra Campagna dall’inizio di febbraio, dopo il violento sgombero degli ejidatarios di San Sebastián Bachajón, all’entrata delle Cascate di Agua Azul (10 sono ancora in carcere con gravi accuse non provate) e l’attacco dell’Ejército de Dios a Mitzitón, con un saldo di due feriti gravi. Ora, sulla costa dello stato; lì, il CARZCC sta sostenendo una forte resistenza regionale contro gli abusi governativi.

Nel pomeriggio di oggi, il Consiglio Regionale ha sfilato nella città di Tonalá fino alla Procura di Distretto Istmo-Costa, per chiedere la liberazione degli arrestati. La manifestazione è proseguita in serata fino a bloccare per breve tempo la Panamericana.
Come riferisce lo stesso consiglio, lo scorso 22 febbraio “è stata bloccata la strada internazionale nel municipio di Pijijiapan, all’altezza di Las Pilitas, da un gruppo di 300 compagni del CARZCC che manifestavano contro le aggressioni, gli sgomberi e gli arresti avvenuti nella loro regione ed in solidarietà con i compagni di San Sebastián Bachajón e Mitzitón, con i quali condividono un sentimento di fratellanza”.
Quel giorno, verso le 16, “il blocco è stato rimosso perché a Tonalá si stava insediando un tavolo di dialogo con i rappresentanti del governo”.
Un’ora più tardi, mentre i delegati al dialogo tornavano nelle rispettive comunità, “avvenivano gli arresti da parte della PF aiutata dall’AFI, che durante il blocco, con l’aiuto di un elicottero della presunta Protezione Civile, aveva individuato i suoi obiettivi”.
Il consiglio riferisce che i fermi “sono stati indiscriminati ed hanno coinvolto perfino donne e minori, che più tardi sono stati fatti scendere dai camion a suon di spintoni e insulti”. Davanti a questi fatti, il direttore del Centro Digna Ochoa, Nataniel Hernández, insieme a Martínez Cruz e Martínez Silva, si sono presentati al blocco, “per scoprire che quelli del CARZCC erano stati circondati, impedendo loro di tornare a casa”. In quel momento gli agenti di polizia hanno fermato oltre 50 persone trasferendole su otto camion alla Procura Regionale Istmo Costa di Tonalá. Anche se durante il tragitto “lasciavano andare donne e bambini”, alla stazione di polizia sono arrivati anche due minorenni.
Ai fermati, coloni di La Central, Joaquín Amaro, El Carmen, Mapastepec e Tonalá, non sono state rispettate le garanzie legali ed il diritto di difesa, prosegue il CARZCC, “cosa che ha dato origine ad un presidio” per chiedere la loro liberazione. Diciannove di loro sono stati portati al comando di polizia, e 16 sono rimasti in custodia. Dopo ore “di attesa e mancanza di informazioni” si è saputo che gli avvocati dei diritti umani, che non sono stati rilasciati, sono stati accusati di: attacco alle vie di comunicazione, ammutinamento e cospirazione.
Si vogliono criminalizzare i difensori del centro Digna Ochoa come “massimi rappresentanti del movimento”, quando la loro funzione, segnala il consiglio, “è stato proteggere le garanzie delle comunità nel corretto esercizio delle loro funzioni, che dovrebbe essere la regola visti i tempi che corrono, poiché il governo utilizza la vecchia politica di ‘si el mensajero es malo, muerte al mensajero’” .

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)