venerdì 4 maggio 2012

Bolivia - E la luce fu (espropriata)

Nazionalizzata la rete elettrica, così Morales celebra il primo maggio


La decisione del governo boliviano segue di poco quella analoga dell'Argentina
Al passo con altri governi progressisti dell'America latina, la Bolivia batte la strada di un maggior controllo delle proprie risorse. Il primo maggio, Evo Morales ha firmato un decreto per nazionalizzare l'impresa Transportadora de Electricidad (Tde), controllata dalla Rete elettrica internazionale, filiale della Rete elettrica di Spagna. Il presidente lo ha annunciato durante la festa dei lavoratori, dichiarando il ripreso controllo (al 99,94%) del pacchetto di azioni della multinazionale a capitale spagnolo, che gestisce i due terzi della rete elettrica boliviana. Per l'occasione, il presidente ha anche ordinato alle forze armate di «presiedere alla sorveglianza della direzione e dell'amministrazione» dell'impresa che ha sede a Cochabamba, a 400 chilometri a est della capitale La Paz. E il suo ordine è stato prontamente eseguito.La decisione ha messo in allarme i centri del potere economico internazionale. L'Unione europea ha subito espresso «preoccupazione» per il «segnale negativo inviato agli investitori internazionali»: a parlare John Clancy, portavoce del commissario al commercio Karel de Gucht. Il ministro spagnolo delle finanze Luis de Guindos, parlando in margine all'Ecofin, ieri a Bruxelles, ha dichiarato che il suo governo «vigilerà» sul fatto che lo stato boliviano compensi adeguatamente la Tde. Più che di veri espropri, quelli compiuti in Bolivia - come in Venezuela - sono infatti delle revisioni dei contratti in cui le multinazionali vengono in parte risarcite, ma sono obbligate a rinegoziare il pacchetto azionistico a favore delle imprese a controllo statale. Il decreto di Morales non ha ancora indicato l'entità del compenso per la Tde - che sul proprio sito dichiara un attivo lordo di 225 milioni di dollari (ultime cifre del 2005) - ma ha annunciato che la somma verrà definita entro 180 giorni. L'impresa elettrica era stata privatizzata nel 2007 durante il governo neoliberista di Gonzalo Sanchez de Lozada («El Goni» venne poi cacciato a furor di popolo dalle sanguinose rivolta per l'acqua e per il gas, e oggi vive in esilio dorato a Miami). Venne affidata alla spagnola Union Fenosa la quale, nel 2002, ha ceduto il 99,94% delle sue quote alla Rete elettrica internazionale. «In questo modo - ha ricordato Morales il primo maggio - solo lo 0,06% era rimasto nelle mani dei boliviani. Oggi, come dovuto omaggio ai lavoratori e al popolo boliviano che lotta per il recupero delle proprie risorse, l'impresa torna sotto il loro controllo». L'annuncio non ha però raffreddato gli animi degli operai, che chiedono aumenti salariali e che per l'occasione hanno manifestato facendo esplodere petardi e cariche di dinamite (una pratica di protesta abituale nel paese).La decisione del governo boliviano segue di poche settimane quella, di segno analogo, messa in atto dalla presidente argentina Cristina Fernández nei confronti della compagnia petrolifera Ypf, controllata a maggioranza dalla spagnola Repsol. Il governo spagnolo ritiene però che quello di La Paz sia un «caso diverso». Morales, che governa dal 2006, ha già nazionalizzato altre 15 compagnie nel settore degli idrocarburi, delle miniere e delle telecomunicazioni. Una delle prime compagnie nazionalizzate è stata la spagnola Repsol che ha però mantenuto i suoi interessi in Bolivia. Inaugurando una nuova installazione per lo sfruttamento di gas naturale a Margarita y Huacaya (a 670 chilometri a sudest della capitale boliviana), il presidente della multinazionale, Antonio Brufau, martedì scorso ha così dichiarato che considera la Bolivia «un partner strategico»
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