lunedì 21 maggio 2012

Egitto - Una guerra per l'acqua

Molti paesi africani dell'alto corso del Nilo rivendicano una spartizione più equa delle acque del fiume. Ma l'Egitto si oppone e si prepara ad affrontare una vera e propria battaglia per il controllo delle risorse idriche.


di Anna Clementi

“L’Egitto è un dono del Nilo” scriveva lo storico greco Erodoto nel V secolo a. C.. Le acque di questo fiume che percorre più di 6700 chilometri di terra africana e le periodiche inondazioni che depositano sul terreno il limo – uno strato di fango molto fertile – rappresentavano e continuano a rappresentare la linfa vitale dell’Egitto. Tuttavia oggi la costruzione di grandi opere idriche, l’intensa irrigazione, l’evaporazione, le torride estati e la crescente popolazione stanno pian piano costringendo gli egiziani a ripensare a come utilizzare le risorse idriche del Nilo. Sebbene la quota annuale destinata all’Egitto sia di 55.5 miliardi di metri cubi di acqua, secondo quanto affermato da una ricerca di Fathi Farag, un esperto egiziano delle risorse idriche, l’Egitto perde circa cinque miliardi di metri cubi a causa dell’evaporazione. Inoltre circa il 40% di quello che rimane viene sprecato a cause di perdite nelle tubature, e altri 2,5 miliardi di metri cubi vengono utilizzati per produrre elettricità.

“Gli egiziani si devono adattare a fare un uso quotidiano sempre minore di acqua” ha dichiarato Rida Damak, dell’Università del Cairo. Infatti gli 85 milioni di egiziani hanno ogni giorno sempre meno acqua a disposizione e soprattutto nella capitale egiziana – dove vivono quasi diciotto milioni di persone – interi quartieri sono di frequente privi di acqua. Segnali preoccupanti che nei mesi scorsi hanno portato nelle strade dell’Egitto milioni di persone. Ed oltre alle pressioni dei propri cittadini, il governo egiziano deve anche far fronte alle forti rivendicazioni dei paesi vicini. Infatti la spartizione delle acque del Nilo, che dà il controllo assoluto all’Egitto e al Sudan, è frutto di una decisione presa in età coloniale nel 1929 e poi ribadita nel 1959. Tuttavia a maggio 2010, sei paesi che si trovano nell’alto corso del Nilo e che fanno parte dell’Iniziativa del Bacino del Nilo – il Kenia, il Burundi, l’Etiopia, il Rwanda, la Tanzania e l’Uganda – hanno sfidato la monopolistica spartizione delle risorse idriche del fiume e il potere di veto egiziano riguardo alla divisione delle acque del Nilo ed hanno firmato un nuovo accordo per la spartizione delle acque, accordo che l’Egitto non ha riconosciuto.
Il passo successivo è stato fatto dall’Etiopia che ha annunciato la propria intenzione di costruire un sistema di dighe lungo il corso del Nilo per generare elettricità. A marzo 2011 l’Etiopia ha annunciato la costruzione della Diga del Rinascimento, che, una volta realizzata, sarà il più grande impianto idro-elettrico africano. Tuttavia a lanciare l’allarme sono gli ambientalisti: la diga potrebbe creare danni ambientali irrimediabili. Secondo quanto calcolato dal professore di ingegneria dell’irrigazione dell’Università di Alessandria, Haytham Awad, la diga ridurrebbe la quota annuale di acqua destinata all’Egitto di circa 5 miliardi di metri cubi e se l’Egitto cooperasse con l’Etiopia e comprasse parte dell’elettricità generata, si potrebbe arrivare ad una soluzione condivisa.
Tuttavia quella che deve affrontare l’Egitto è una vera e propria battaglia per l’acqua. E lo scenario, aggravato dalla complicata situazione politica, si preannuncia difficile: il paese, il cui settore agricolo costituisce il 13,5 % del PIL, dipende quasi interamente dalle risorse idriche del Nilo ed una diminuzione del flusso d’acqua provocherebbe un consistente aumento del costo d’approvvigionamento dell’acqua e conseguentemente un innalzamento del prezzo dei prodotti agricoli. E in caso di mancato accordo tra i vari paesi, la crisi potrebbe trasformarsi in una vera e propria guerra per il controllo delle risorse idriche. 
tratto da Nena News