domenica 1 febbraio 2009

FSM deve passare dalle parole all’azione di fronte alla situazione dei popoli indigeni



Aldo Arnao Franco - CONACAMI / Minga Informativa
L’esperto di tematiche indigene, Rodrigo Montoya Rojas, ha fatto notare che il Social Forum Mondiale deve tradurre in azioni concrete l’ interesse di collocare il tema indigeno come uno dei temi centrali dell’incontro che si realizza a Belem do Parà, Brasile.
Rojas Montoya ha detto che sarebbe un modo per dare il credito e il posto che meritano gli indigeni, visto che adesso la classe politica dei paesi della nostra regione gli volta le spalle.
Ha aggiunto che una prova di questo si è potuta vivere durante il Vertice dei Popoli realizzato nel maggio del 2008 in Perù, e continuiamo a viverla nei processi elettorali dove le vecchie forze dello Stato-Nazione si riuniscono per decidere le candidature lasciando da parte le proposte degli indigeni.
Montoya ha detto che questa posizione dei partiti politici nell’America indigena si deve al fatto che nella loro maggioranza i partiti politici sono molto vecchi, hanno una struttura antica, e per questo gli costa fatica assimilare il nuovo.
Per questo ha aggiunto che l’impatto che cercano gli indigeni non deve essere rivolto ai partiti di sinistra, ma ai giovani che oggi cercano di trovare una spiegazione a quello che sta succedendo in paesi come Ecuador e Bolivia dove oggi possono contare su nuove Costituzioni Politiche.
"La presenza organizzata di questi popoli alimenterà questo nuovo canale e da questo canale si può sperare in una nuova leadership. Non mi aspetto dai vecchi leader politici una trasformazione abbastanza grande per cambiare l’orizzonte politico dei nostri paesi".
La sfida dei popoli indigeni
Per Rodrigo Montoya, la grande sfida dei popoli indigeni è l’accettazione della proposta di costruire Stati Plurinazionali, che deve essere intesa come un ideale politico. Anche se, ha detto che questa proposta degli Stati Plurinazionali crea enormi difficoltà nelle classi politiche presenti negli Stati Nazione, perché mette in discussione le basi stesse del sistema politico.
"Siamo di fronte a repubbliche che furono create come una Nazione, uno Stato, una società, una lingua, un Dio, una visione uni-culturale, uni-nazionale delle cose; per questo chi dal bordo della realtà politica propone uno stato plurinazionale ottiene una ripercussione molto grave e pericolosa dalla classe politica", ha osservato.
Ha poi ha aggiunto che, in Perù c’è un dibattito aperto, ma che non ci sono le condizioni minime per capire il concetto di autonomia, ragione per cui viene respinta, e ovviamente l’idea di uno Stato plurinazionale non viene presa in considerazione.
Ha spiegato che questo si deve alla resistenza a cambiare la concezione dell’idea di uno Stato uni-nazionale a uno plurinazionale, dove le voci, le culture e i popoli sono riconosciuti nelle loro realtà nelle loro differenze e allo stesso tempo nella loro corrispondenza con il resto del paese.
Tuttavia, ha assicurato che siamo ancora lontani da realizzare che nei paesi di tutta l’America si arrivi a questa importante conquista, tenendo presente che molti paesi si trovano in una tappa iniziale del processo. "L’idea sta iniziando a prendere forza e vedremo chi accetterà questa sfida e chi inizierà a rivedere i piani politici nelle proprie nazioni".
Dall’alto lato, specifica che ora i movimenti, i gruppi indigeni sembrano voci isolate e senza forza sufficiente per incidere nel dibattito, per questo sostiene che nell’immediato è necessario arrivare ai settori intellettuali e ai giovani politici, che possono prendere a fare proprie le proposte degli indigeni, che devono essere considerati come parte del futuro.
Traduzione di Elvira Corona