venerdì 6 febbraio 2009

Per Mamà Corral


Per Mamà Corral
(Racconti per supplire le iniezioni)

Gennaio 2009
A chiunque riguardi
Di mattina, non appena arrivò la notizia, si fece più fredda la notte già fredda e all’alba scoprimmo come un buco, come se ci mancasse qualcosa, come se avessimo perduto qualcosa di molto personale
La geografia dove è toccato lottare a noi zapatisti e noi zapatiste è molto estesa. Nelle mappe porta il nome di "Messico" e percorre i suoi angoli e un compito ancora molto ampio.
Nel calendario della Sesta arrivammo a uno dei suoi angoli più estranei perchè nonostante quello che la mappa e il chilometraggio percorso indicavano, la storia, questa complessa rete di calendari e geografie dal basso, segnalava uno dei nostri cuori addolorati: Città Juarez, Chihuahua.
Città Juarez, quella delle giovani operaie assassinate impunemente. Assassinate per essere donne, per essere giovani, per essere lavoratrici......per esistere. Quella della degna rabbia degli abitanti de Lomas de Poleo, che hanno resistito ad attacchi, trappole, calunnie e silenzi.
Quella di Mamma Corral.
No non vado a raccontare la sua storia. Questo spetta a coloro che in tutto questo tempo furono e stanno dalla sua parte, lottando per la ricomparsa dei/delle desaparecid@s.
Andammo a parlare con lei. Fu una riunione privata con lei e altri famigliari dei/delle desaparecid@s. Questa fu la sua richiesta, e così noi lo chiediamo. La riunione si svolse nel salotto della sua casa, li riunimmo tra 15 e 20 persone.
Donna Concepcion Garcia de Corral era la più anziana.....e la più forte.
Come se i calendaria stessero cercando suo figlio, Jose de Jesus, come se non l’avessero già sfinito. Come se il non zoppicare le permettesse di vedere più lontano.
Parlarono i compagni di famiglia. Parola più parola meno dissero "Vogliamo sapere la verità".
Donna Concepcion si spinse più lontano "Se dio mi ha dato tanti anni di vita è perchè Jose de Jesus è vivo e lo troverò".
Non ricordo se queste furono le sue parole esatte, però credo che questo fu il senso.
Poi parlai io.
Non dissi molto..
O dissi tutto.
Non mi ricordo molto, però credo che le dissi quello che avrei detto ai miei famigliari se ci fosse stato luogo, tempo e modo: non siamo esistiti perchè l’avessimo voluto, bensì perchè lo vogliamo, benchè con altra forma e in un altro modo.
Non facciano molto caso a me, ma credo che fu allora quando abbracciai Donna Conception Garcia de Coral e le dissi nell’orecchio "Mamà Corral"
Poi me ne andai
Sempre me ne vado.
Arrivarono un altra volta le geografie ed i calendari a portare storie. Ma per quelle e per quelli noi sapevamo di lei.
Credo che almeno per una volta le dedicammo un testo. Così deve essere, almeno credo.
Qualche volta glielo lessero, qualche volta sorrise. Qualche volta capì quello che le dicevamo "Qui stiamo e non dimentichiamo"
E ora risulta che stavo scrivendo alcuni racconti perchè qualcuno stava malato e dovevo dargli qualche rimedio, qualunque fosse la distanza.
E, inoltre, perchè ho un mucchio di lettere di protesta. Alcune di supposte società mediche che mi rimproverano per alcune mie dichiarazioni contro le iniezioni, e altre che sono di mammane iraconde perchè rimasero con la siringa preparata e la vittima di turno si rifiutò della tortura, adducendo un supposto punto di un supposto programma nazionale di lotta che suppostamente proibiva la produzione, il traffico e il consumo di iniezioni. Insomma a conti fatti mi danno responsabile delle più terribili epidemie ed endemie.
Bugia, non sono arrivate lettere di protesta. Ma le orecchie mi fischiano, questo, secondo quanto che diceva mia madre, vuole dire che stanno parlando male di una persona.
Allora io, pressato da Lupita e da Tonita, mi misi nel mio laboratorio per produrre una medicina alternativa alle iniezioni. Così uscì il primo di questi "Racconti per supplire le iniezioni".
Mentre aspettavo la decisione delle Comandanti sul se avrebbero fatto o no l’incontro sportivo e cultura per l’8 marzo, arrivò, all’alba, la notizia della morte di Mamà Corral.
Arrivava in una lettera, firmata dal Comitato di Madri dei Desaparecidos Politici di Chihuahua, che finiva così: "subcomandante Marcos riceva il nostro riconoscimento e le nostre condoglianze. Mama Corral è morta, ma ancora sta con più forza al suo e al nostro fianco. Riceva un forte abbraccio e la nostra benedizione.
Soffrì. Molto.
Tempo dopo rilessi queste righe e pensai che è vero che sta al nostro fianco e dalla nostra parte. Così che, con il rispettivo permesso, feci alcuni cambiamenti e modifiche al primo dei "Racconti per supplire alle iniezioni" e lo raccontai a Mamà Corral, a Helena, e a tutte le mammane con il dolore a fior di pelle, così come di seguito lo trascrivo:

I.- Rimedio per il dolore di cuore:
Il racconto dell’altra foglietta
*

Ci sarà una volta una fogliolina che stava in cima ad un albero, nella parte più alta. Contenta stava la fogliolina perchè aveva molte foglioline vicine e felici cantavano quando il vento le muoveva. E molto lontano poteva vedere la fogliolina, tutta la valle e fino alle montagne vicine.
Certo che c’erano i suoi inconvenienti, perchè, per esempio, siccome c’erano molte foglioline unite è facile che si facessero pettegolezzi. "Hai visto che quella per l’altra va molto daccordo con quest’altra", a volte dicevano. E si faceva molto chiasso perchè poi si sapeva il pettegolezzo e quindi rispondevano "E guarda chi parla, si tu che passi tutto il tempo a lato di quella che sta più in la". Ossia che litigavano molto tra di loro le foglioline, come dire.
Anche accadeva che, quando piove, le foglioline in alto erano le prime a bagnarsi e non potevano dire ciò" Che bello è veder piovere e non bagnarsi".
Ma c’erano le sue compesazioni, perchè, quando il sole saliva, quelle in alto erano le prime foglioline ad asciugarsi.
Bene, così stava la fogliolina di questo racconto, nel viavai di pioggia e sole, quando venne un vento forte e la sradico dal ramo dove stava vivendo. La fogliolina iniziò a volare, girando, salendo e abbassandosi per le correnti d’aria.
"Che figata", disse la fogliolina che era una mezza skeater
"Siiiiiiiiiiii" gridò quando pote fare un doppio giro della morte vicino al tetto di un baracca. Dopo una raffica di aria l’avvicinò a una nube che aveva una macchia di molti colori che diceva "Libertà e Ricomparsa dei/delle desaparecid@s politici".
E in un altra si leggeva " il vantaggio di segnare le nubi e che qua non arriva la striscia"
Così andava da un lato all’altro la fogliolina.
Ma successe che il vento si spostò con la sua canzone da un altra parte e la legge di gravità si applicò con tutto il suo rigore, così che la foglionia, quasi non volendo, fu costretta ad arrivare al suolo.
"Cavolo!" Si disse la fogliolina "cosa posso fare ora?"
La fogliolina chiedeva di ritornare un latra volta nella parte più alta dell’albero. Anche se erano molto noiose, li stavano le sue amiche. Anche se era la prima a bagnarsi con la pioggia, era anche la prima a scaldarsi con il sole e poteva vedere molto lontano. E anche se il vento tornava a farla cadere, lei poteva provare nuove piroette come gia le accadde, fintanto che pensava di segnare alcune nuvole con lettere di molti colori e dimensioni molto divertenti e chiedere libertà e giustizia.
La fogliolina provò a camminare, ma siccome sempre era stata su un albero attaccata ad un ramo non si poteva definire una camminatrice.
Così una formica passò dove stava lei. La fogliolina la riconoscette, perchè era una formica che una volta era stata in cima all’albero e aveva dato un morsettino alla fogliolina.
"Ciao", slutò la fogliolina alla formica.
"e chi sei? ti conosco per caso?" Rispose la formichina, che tanto per cambiare, adava di fretta.
La fogliolina si presentò " mi chiamo fogliolina e vivo nella parte più alta dell’albero, ma caddì e ora vorrei tornare a casa mia ma non so come fare, potresti aiutarmi?"
La formichina si fermo guardando, poi si fermò gurdando l’albero, poi tornò a guardare la fogliolina. Tardò guardano la formichina.
E dopo disse "Non posso ora che gia si scocciò la Roma, perchè dovrei caricarti e dopo dovrei salire tuuuuttto l’albero senza che mi mangino gli uccelli o i formichieri. E la dopo, sempre che arriviamo alla parte più alta, cìè il problema di come ti attacchiamo al tuo ramo"
la fogliolina rimase guardando la formichina e poi rimase guardano l’albero. Tardò guardando la fogliolina, ossia che gia stava prendendo il modo della formichina.
E poi disse "non c’è problema, perchè possiamo andare a comprare la colla alla cartoleria o mi posso attaccare ben forte al ramo che mi spetta"
La formichina ascoltò la fogliolina e rimase a guardarla e.....bene m ora non vado a dire que tardò guardandola perchè se no il racconto si fa molto lungo.
Quindi la formichina disse "va bene, ti porto ma prima devo andare a vedere la mia comare per chiederle mais perchè a me è gia terminato. Vieni con me o mi aspetti che torno?
La formichina pensò che quando la formichina incontrerà la sua comare, andrebbero a tardare guardandosi e il racconto sarebbe terminato senza che lei avesse risolto il problema, così rispose " Vengo con te" e di passaggio compriamo la colla nella cartoleria.
Così, la formichina, caricò la fogliolina sulla schiena e iniziò a cammianre fino a casa della sua comare.
Nella strada, la fogliolina stava guardando molte cose con non cosceva.....o che conosceva ma viste dall’alto dell’albero dove viveva.
E passo di lato a un pietruzza incoforme, quella che chiedeva essere nube, e la vide molto grande. Mentre guardava la pietruzza inconforme fare esercizi per scendere di peso, la fogliolina penso "Dall’alto si vedono molto diverse le cose"
"O non si vedeno" disse la formichina che oltre a essere irascibile poteva ascoltare quello che pensavano gli altri esseri
"si, o non si vedono" rimase pensando la fogliolina
Continuarono a camminare.
Bene, camminava la formichina, perchè la fogliolina stava guardando lo stesso mondo che aveva visto dall’altro ma che visto dal basso era un altro mondo.
E molto mondo guardò la flogliolina.
Per esempio guardò il male e ai malvagi vestiti dei governi, degli impresari, degli aerei che bombardano bambini e bambine, dei poliziotti che picchiano e uccidono giovani e la scomparsa di lottatori/trici sociali, di uomino che violentano donne, dei perseguitori di altri amori, di razzisti, di locutori di radio e televisioni, di giornalisti, di analisti politici e di commisari del pensamento.
Ma guardò anche uno scarafaggio con l’elmo che fumava una pipa e stava scrivendo in un ultra micro computer.
E guardò la Lupita e la Tonita giocando con una giraffa che le regalarono nel festival della Degna Rabbia. E guardò il Sup quando gli diceva alle bambine che quella non era una giraffa, che era una mucca e che gli avevano stirato il collo perchè la volevano cucinare, ma le mucche non si lasciarono e resistettero e che erano mucche ribelli e che avevano tenuto il colle stirato per la loro resistenza, ma non erano giraffe. E vide che la Tonita e la Lupita si arrabbiarono con il Sup e li mostrarono un libro di animali affinchè potesse vedere che si erano giraffe e che non erano vacche con il collo stirato. E vide che il Sup gli rispose che non era certo, che quel libro l’avevano fatto gli stessi che volevano cucinare le mucche. Affinchè non fosse pubblicato il loro delitto, disse il Sup. E vide che le bambine tenevano alcune iniezioni perchè dicevano che il Sup era malato e per questo diceva sciocchezze, e che lo avrebbero curato. E guardò il Sup correre e correre, e non vide se lo presero.
E vide il lato scuro della luna, quando fa scuro, il guerriero, la portava caricata in un "mecapal".
E vide Elias Contreras, Comision de Investigacion dell’EZLN, portare un fiore sulla tomba della Magdalena
E vide il vecchio antonio forgiandosi una sigaretta con la foglia di "doblador"
e guardò donne e uomini indigeni, che non furono mai a scuola, spiegare il modno a una investigatrice con un dottorato in scienze sociali.
E vide le truppe zapatiste costruendo la baracca per Radio Insurgente.
E guardò il Moy parlare con le Commisioni Agrarie Autonome su un problema di terra.
E vide una coppia toccarsi con tutta la pelle nuda, e vide che non importava se la coppia era di donna e uomo, o di uomo uomo, o di donna donna o di altro e altro.
E guardò qualcuno srivere su una parte " Un muro senza graffito e come un cono senza gelato", e vide che il muro si trasformò in bandiera.
E guardò che nessuno si stava preparando per affrontare Polifemo.
E vide i calendarie e le geografie camminare e incontrarsi.
Tutto questo e molte cose in più vide la fogliolina, pero sono per altri racconti.
Alla fine arrivarono dove la comare de la formichina viveva, e siccome era da aspettare, perchè non era li perchè non arrivarono rapidamente e a lei toccava lavorare in un altro racconto, così andarono alla cartoleria per prendere la colla.
Alla fogliolina, con tutto quello che aveva visto, passo di mente che doveva prendere la colla. Così che disse al dipendente della cartoleria " Voglio un quaderno e alcune matite di colori molto divertenti".
Il dipendente rispose "Forse sono divertenti le matite colorate. Le matite colorate sono matite colorate.
Da li nacque una lunga discussione sopra la possibilità o meno di sentimenti sulle cose inanimate, discussione che andiamo a saltare perchè se no il racconto va da un altra parte.
Bene, risulta che alla fine la fogliolina comprò le sue matite colorate, il suo quaderno, e la colla (perchè la formichina le ricordò perchè erano andati alla cartoleria).
Dopo la formichina e la fogliolina arrivarono ai piedi dell’albero.
Gia stavano iniziando a salire qunado, zas!, si sentì come un terremoto. Tutto iniziò a scricchiolare a rompersi.
Come se si confondesse un rompicapo e i pezzi si disordinassero.
Le radio, le televisioni e i giornali dall’alto non dissero nulla perchè erano disarmati, così quello che si seppe fu grazie alla pubblicazione dei media alternativi di comunicazione.
Perchè risultava che gli zapatisti, le zapatiste, avevano vinto la guerra contro la dimenticanza e tutto il mondo si stava girando dalla testa e fermandosi tutto al contrario.
Il sole sorgeva da oriente e non da ponente
Quello che stava in alto si posizionava in basso, e quello che stava in basso si metteva in alto.
E così risultava che per andare al ramo da dove veniva la fogliolina, adesso dovevano andare verso il basso invece che salire in cima all’albero.
"*/Mta magre/*" dissero in coro la fogliolina e formichina e si misero a discutere tra di loro.
E che la fogliolina dette la colpa alla formichina perchè si fermo molto a guardare e in questo tempo gli zapatiste e le zapatiste vinsero e girarono il mondo al contrario.
"Per il mondo che già sta esatto" così dissero le zapatiste e gli zapatisti, e come è solito, nessuno li intese.
Tan Tan
Va bene, salute e paziente rabbia, Mama Corral, paziente rabbia.
SupMarcos.

(traduzione a cura di Andrea Cegna - Comitato Maribel Bergamo, e Wendy Milano)