venerdì 6 febbraio 2009

Honduras - Proteste in difesa del salario minimo

La rottura della negoziazione tripartita per determinare gli aggiustamenti al salario minimo per il 2009, ha portato il governo honduregno a prendere una decisione unilaterale, come prevede il Codice del lavoro, aumentando il salario del 60 per cento. La reazione del Consiglio Honduregno dell’Impresa Privata, Cohep, non si è fatta aspettare, scatenando un’ondata di ricorsi presso la Corte suprema di giustizia, Csj, e di licenziamenti che hanno provocato la reazione delle centrali sindacali e delle principali organizzazioni sociali organizzate.
Migliaia di honduregni sono scesi nuovamente in strada, questa volta per difendere il diritto dei lavoratori di godere di un salario dignitoso e per protestare contro le misure adottate dall’impresa privata.
Secondo il coordinatore del Bloque Popular dell’Honduras, Erasto Reyes, "Nel mese di ottobre sono iniziate le negoziazioni tra l’impresa privata, il governo e le centrali sindacali per definire l’aumento del salario minimo, ma nel mese di dicembre si sono rotte le trattative in quanto il Cohep voleva un congelamento dei salari, mentre i lavoratori chiedevano un aumento del 25 per cento, cioè il doppio di quelli che storicamente sono stati gli aumenti negli ultimi 10-15 anni".
Secondo le leggi vigenti, quando non si raggiunge un accordo tocca al governo definire la dimensione dell’aumento ed in questo caso, il presidente Manuel Zelaya ha emesso il decreto esecutivo 374-08 con il quale ha aumentato il salario minimo del 60 per cento, "per recuperare il potere d’acquisto perso durante l’ultimo anno".
"Il salario minimo è passato da 3.800 lempiras (201 dollari) a 5.500 (291 dollari) nell’area urbana, mentre in quella rurale l’aumento ha portato il salario a 4.055 (215 dollari) -ha detto Reyes.
L’unico settore escluso dalla trattativa è stato quello della zona franca, in quanto le negoziazioni inizieranno in febbraio.
La decisione del presidente ha soddisfatto la popolazione. Nonostante l’aumento non riuscirà a coprire ancora il costo del Paniere, che in questo momento la Banca Centrale calcola in circa 6.400 lempiras (339 dollari), si tratta di un passo importante che migliora la situazione molto difficile in cui vive la maggioranza della popolazione".
Di fronte a questa decisione, sono già più di cento le imprese che hanno deciso di boicottare la misura adottata dal governo ed a partire dal 12 di gennaio hanno interposto una grande quantità di ricorsi presso la Csj, chiedendo la sospensione dell’atto per lasciare senza valore il contenuto del decreto esecutivo. Per il momento la Sala Costituzionale ha deciso di dichiarare ammissibili i ricorsi, ma senza la sospensione dell’atto. Questo significa che il decreto esecutivo continua ad essere vigente.
L’impresa privata ha inoltre iniziato un’offensiva frontale licenziando un’infinità di lavoratori e minacciando altri 20 mila licenziamenti per i prossimi mesi.
"A partire da gennaio i padroni hanno cominciato a licenziare adducendo che non possono pagare tutta questa quantità di denaro e che dovranno ristrutturare la loro attività produttiva. Gli uffici del Ministero del lavoro sono ormai pieni di reclami dei lavoratori, i quali chiedono di essere reintegrati o di ricevere prestazioni sociali che spettano loro. Tra dicembre e gennaio -ha spiegato il coordinatore del BP- abbiamo contato circa 15 mila licenziamenti. Una parte per la crisi che sta attraversando la zona franca e l’altra parte come rappresaglia da parte delle imprese".
Erasto Reyes ha anche denunciato che gli imprenditori stanno ricattando i lavoratori, tentando di convincerli ad accettare salari inferiori al salario minimo.
La forte mobilitazione che ha riempito le strade delle principale città dell’Honduras rappresenta una prima risposta del popolo organizzato e nei giorni precedenti le principali organizzazioni sindacali, come la Confederazione Unitaria dei Lavoratori dell’Honduras, Cuth, la Confederazione dei Lavoratori dell’Honduras, Cth, la Centrale Generale dei Lavoratori, Cgt, il Coordinamento Nazionale di Resistenza Popolare, Cnrp ed il Blocco Popolare, Bp, hanno presentato la loro proposta politica.
Hanno chiesto "il rispetto del decreto presidenziale 374-08; che la Corte Suprema di Giustizia non ammetta nessun ricorso dell’impresa privata che distorca o tergiversi l’applicazione dell’aumento del salario minimo; che il Ministero del lavoro e la Previdenza sociale non cedano di fronte alle pressioni o alle manipolazioni dell’impresa privata; che i lavoratori non si lascino convincere a negoziare un salario minore a quello che spetta loro per legge e che respingano i licenziamenti ingiustificati, le sospensioni dei contratti individuali di lavoro", segnala il comunicato.
Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más"