martedì 24 febbraio 2009

La tigre celtica non ruggisce più


In 120mila in piazza a Dublino contro le misure economiche del governo
Intervista alla giornalista Orsola Casagrande

Crisi economica e grandi mobilitazioni in Irlanda, paese che ha vissuto uno straordinario sviluppo economico negli anni ’90 grazie soprattutto ai cospicui contributi economici dell’Unione Europea, ad una politica di deregolamentazione del mercato del lavoro e a una politica fiscale che ha incoraggiato gli investimenti esteri tanto che l’Irlanda è stata definita la "tigra celtica". Sabato 22 febbraio una manifestazione oceanica contro le misure anticrisi prese dal governo ha paralizzato Dublino. La giornalista Orsola Casagrande ci offre in questa intervista un quadro della situazione irlandese dentro la crisi globale.

Sabato scorso c’è stata questa enorme manifestazione convocata dai sindacati a Dublino e la partecipazione è stata bel al di là delle aspettative degli stessi sindacati (di 100/120mila persone parlava addirittura la polizia). Una folla mai vista da anni in Irlanda per una manifestazione sindacale che riporta in primo piano tutta la questione dell’economia irlandese, questa "tigre celtica" che da anni non ruggisce più e che forse in realtà, come cominciano a dire anche alcuni commentatori, non ha mai ruggito così tanto come si voleva far credere. Il boom economico degli anni ’90 in Irlanda è stato sicuramente accompagnato da un aumento dei prezzi spaventoso, soprattutto nel mercato immobiliare, ma non solo. A questo boom però non è coincisa una migliore qualità della vita per i tanti lavoratori irlandesi. Le ultime analisi confermano che il boom economico fosse da attribuire soprattutto a quella sorta di "paradiso fiscale" per chi andava a investire nell’isola di smeraldo, soprattutto investitori americani e di alcuni paesi europei. Ben presto però gli investitori americani se ne sono andati per spostarsi verso altri lidi, come l’India o altri paesi dell’Est europeo, portando con sé anche la manodopera con una ricaduta occupazionale sulla popolazione irlandese che non è stata al livello di quello che erano state le aspettative. Oggi si vorrebbe che a pagare la crisi fossero proprio i lavoratori ed é questo che è stato contestato in maniera massiccia dalla manifestazione di sabato scorso a Dublino. Peraltro c’è da ricordare che in Irlanda come in Inghilterra la legislazione in materia sindacale è molto più rigida rispetto a quella italiana ed è molto più complicato sia proclamare uno sciopero che essere presente come sindacato all’interno delle aziende, quindi è stato un doppio successo per il movimento sindacale. I sindacati tramite l’Irish Congress hanno presentato una piattaforma al governo per affrontare i nodi della crisi in maniera “negoziata” e, forti del successo di sabato, hanno scaldato i motori convocando già per giovedì prossimo una manifestazione del pubblico impiego. Sul piede di guerra anche il sindacato dei trasporti e quello del settore privato. In questa situazione potrebbero ritrovare un’unità che non hanno da anni, i lavoratori del settore privato e quelli del settore pubblico che in Irlanda sono sempre stati molto divisi.

Una tigre, dicevamo, che non ruggisce più da tempo e non solo a causa degli effetti di crisi strutturale che sta colpendo tutti. Qual’è la situazione economica dell’Irlanda?
I meccanismi per cui molte delle imprese che hanno poi investito in Irlanda in questi anni, gli americani soprattutto, si sono portati dal proprio paese i lavoratori e la manodopera specializzata hanno prodotto il fatto che i lavori rimasti agli "irlandesi" erano i quelli meno pagati e più precari. Anche qui come in Inghilterra grande flessibilità, grandi spostamenti e cambiamenti di lavoro e pochissima sicurezza anche dal punto di vista sociale e materiale. Tutto questo a fronte di una popolazione che vive per oltre due terzi a Dublino (l’Irlanda ha 3.5 milioni di abitanti e quasi 2 milioni vivono nella capitale) con aeree e interi quartieri molto poveri e aree rurali non floride. A questo si aggiunge un aumento dei prezzi veramente spaventoso e l’arrivo massiccio di immigrati che da un lato hanno iniziato a svolgere dei lavori sottopagati e dall’altro hanno portato ad una serie di situazioni di forte disagio in aeree in cui il disagio era già forte. Anche il governo irlandese, come molti altri a livello europeo, ha una legislazione sull’immigrazione molto rigida che ha creato notevoli problemi per gli immigrati che arrivano su quest’isola.