lunedì 16 novembre 2009

Contro vento e corrente

Autonomia zapatista

Autodeterminazione di un popolo fra difficoltà e repressione
di Gloria Munoz Ramirez


L'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, EZLN, compie in novembre prossimo 26 anni dalla nascita nelle montagne dal sudest messicano. Sono già quasi 16 anni di lotta pubblica dalla rivolta che scosse il mondo intero il primo di gennaio del 1994. Molto inchiostro è corso da allora ma, soprattutto, molta struttura ed organizzazione, accompagnata dalla repressione istituzionale come risposta e di incontri e scontri dentro la lotta collettiva.

Gli zapatisti non rivendicano la morte, ma la sua presenza li ha accompagnati durante tutta la loro storia, da prima di quella costituzione del 17 di novembre del 1983. Negli ultimi anni, mesi, giorni, la repressione dello Stato è stata l'unica risposta alle innumerevoli iniziative di organizzazione interna ed esterna, alla sua espansione geografica dentro e fuori del Chiapas ed alla difesa del suo territorio e risorse naturali. Non sono stati mai un movimento che si concepisca isolato. Hanno ripetuto fino alla stanchezza la dimensione nazionale ed internazionale dei loro progetti, e hanno agito in conseguenza.

Nel territorio locale hanno ottenuto uno dei loro risultati più tangibili: la costruzione dell'autonomia, sforzo che non si potrebbe capire senza tutti questi anni di fuoco e di parole. L'autogoverno nelle comunità zapatiste del Chiapas è referente nazionale ed internazionale di organizzazione. Non è imitabile, come essi hanno spiegato ripetutamente, ma pone le basi di una possibilità di governo, una nella quale chi comanda, comandi ubbidendo, massimo della concezione democratica che si vive in queste terre.

L'organizzazione autonoma delle comunità indigene non è nuova. Gli zapatisti non la scoprirono, ma sono quelli che le hanno permesso un carattere emancipatore e ribelle, indipendente ed autogestivo. È, dunque, una forma di lotta con orizzonti chiari e precisi.

Sei anni fa, in occasione del 20° anniversario dell'EZLN e la nascita delle cosiddette Giunte di Buon Governo, strutture dell'autogoverno zapatista, il tenente colonnello Moisés, il più alto in grado, ha spiegato l'origine dei municipi autonomi in Chiapas: "Noi avevamo già un territorio controllato e fu per organizzarlo che sono stati creati i municipi autonomi".

All'EZLN, ha segnalato allora Moisés, sono venute le idee di come poteva essere un popolo organizzato e libero. Il problema è che non c'è un governo che ubbidisca, ma c'è un governo autoritario che non ti prende in considerazione che non ti rispetta che pensa che i popoli indigeni non sappiano pensare, che vuole trattarci come indio 'piedi screpolati', ma la storia già ha risposto loro e ha dimostrato loro che sappiamo pensare e che sappiamo organizzarci. L'ingiustizia e la povertà ti fanno pensare, ti producono idee, ti fanno riflettere su come realizzarle, benché il governo non ti ascolti."

Nella pratica, ha spiegato chi possiede uno dei gradi militari più alti dentro la struttura dell'Ezln, "noi abbiamo fatto i municipi autonomi e poi pensato ad una Associazione di Municipi che è l'antecedente delle Giunte di Buon Governo. Questa Associazione è una pratica, è una prova di come dobbiamo continuare ad organizzarci. Da qui nasce l'idea di come continuare a migliorare e così si ha l'idea della Giunta di Buon Governo. Noi di per sé abbiamo un'idea e la mettiamo in pratica. Pensiamo che siano idee buone ma già nella pratica vediamo se ci sono problemi, e come possiamo fare per risolverli."

Anni più tardi, il comandante Moisés (un altro Moisés), della zona de Los Altos, ha sintetizzato la storia dell'autonomia nel seguente modo: "Noi volevamo dialogare, volevamo farlo in tutto e per tutto, ma avete visto che è successo con gli Accordi di San Andrés (firmati in febbraio di 1996 e rimasti incompiuti). Per questo motivo non abbiamo chiesto permesso e abbiamo cominciato a costruire. Stiamo attenti che la cosa più essenziale sia l'organizzazione del popolo e non il denaro, perché il denaro se è in eccesso corrompe, ma l'organizzazione non si corrompe. L'idea che si realizza per cercare la vita non si distrugge nella prigione né con morte...".

Per tutto questo lavoro -spiega l'attivista del Comité Clandestino Revolucionario Indígena - noi non abbiamo un manuale. È diverso quello che si fa in ogni zona, perché in ogni posto si cerca una forma di come crescere. Guardiamo avanti e diciamo che commetteremo errori, perché commettiamo errori costruendo, se non commettessimo errori sarebbe a dire che non andremmo bene, dal momento che noi diciamo che la perfezione non esiste. Nell'educazione, per esempio, non c'è un voto 10, perché il 10 non esiste...”

Con scarse risorse economiche, ma con il coraggio di chi deposita tutta la sua fiducia e speranza in un progetto di vita differente, anticapitalista e di sinistra, gli uomini, donne, bambini ed anziani delle comunità indigene organizzano le loro scuole, case di cura, ospedali, cooperative, farmacie, botteghe di commercio ed un lungo eccetera che ingloba quello che loro definiscono come autonomia, ossia "il diritto universale dove possiamo vivere umanamente, con libertà, con giustizia, con democrazia, con le nostre proprie leggi e con dignità", dicono.

L'autonomia, aggiungono: "significa riconoscere che siamo stati e continueremo ad essere popoli con la nostra storia, la nostra religione e cultura, educazione, lingua, ecc. [...] È il riconoscimento di ciò che esiste già, quello che di per sé è una realtà, che siamo un popolo ed abbiamo la capacità di governarci, controllarci, migliorarci e continuare". Questa è una pratica, e non una teoria, quella che offre al mondo decine di migliaia di uomini, donne e bambini tzotziles, tzeltales, tojolabales, choles, zoques, mames e meticci, tutti zapatisti.

L'incessante repressione: una delle caratteristiche più importanti dell'autonomia è la difesa del territorio poiché, senza questo, semplicemente non c'è niente. È per questo motivo che le principali offensive dei governi statale e federale sono avviate all'invasione e al saccheggio delle terre zapatiste. Uno progetto in corso è la raccolta di tutte le aggressioni contro gli zapatisti in questi quasi 16 anni. Per esempio, i tormenti successi solamente nell'ultimo mese contro le comunità 16 di Febbraio, Casa Bianca e Ché Guevara, appartenenti alle regioni (Caracole) di Morelia, La Garrucha e La Realidad, rispettivamente. Tutte hanno in comune che sono terre recuperate e lavorate dalle basi di appoggio zapatiste.

Così, contro vento e corrente, si costruisce l'autonomia.