lunedì 16 novembre 2009

Honduras: la sfida di sconfiggere la dittatura

Considerazioni sul momento attuale

Gli atteggiamenti settari sono molto pericolosi, specialmente quando la destra si prepara a liberare tutta la sua furia ....

di Ricardo Salgado

Già da parecchi giorni l'oligarchia ha preso l'iniziativa di tagliare la strada alle intenzioni del presidente Zelaya di propiziare un'apertura per garantire l'espressione delle maggioranze sui temi più importanti della vita nazionale. Nei primi due mesi dopo il golpe, i giorni sono trascorsi come ore e le ore come minuti; oggi, al contrario, ogni minuto sono ore ed ogni giorno un'eternità.

Da essere la notizia del momento, la situazione honduregna è diventata un marasma, provocato, forse, per l'odiosa routine. Adesso nelle informazioni normali della stampa siamo solo materiale per riempire spazi vuoti, mancano "azione", "novità". I paesi dominati da governi di destra, a poco a poco, si tolgono la maschera e cominciano a mostrare la simpatia che ispira loro la dittatura honduregna.

Per di più, il nostro movimento entra in un profondo e complesso momento nel quale il rapporti rivelano le differenze tra organizzazioni all'interno della resistenza. Sembra che la lezione che sta dandoci la destra in questi quattro mesi, non sia servita per essere più coerenti nelle cose che facciamo o smettere di fare.

Il presidente Zelaya ha adottato una posizione chiara sul boicottaggio alle elezioni, mentre il partito Unificazione Democrática, finora, non conferma la sua rinuncia al processo elettorale illegittimo. Questo atteggiamento dell'UD ha liberato una serie di attacchi del resto dei compagni resistenti, alcuni di essi molto sconsiderati, altri con gran fondamento.

Questa confusione ci ha portato a "rinchiuderci" in discussioni sterili; a perdere la messa a fuoco sui nostri obiettivi principali. Molto pochi si sono soffermati a pensare a quanto delicato sia questo momento, e alla dimensione delle conseguenze della decisione di abbandonare il processo elettorale.

Per cominciare, non è chiaro quello che andremo a fare per continuare in questo boicottaggio o quale sarà la situazione dopo il processo fraudolento montato dai fascisti. La situazione economica del paese è disastrosa. Come esempio di questo abbiamo l'industria della costruzione che è passata, in questi 4 mesi, da essere il titolo più vigoroso delle ultime decadi a una perdita del 33.6 % e l'industria manifatturiera del 8.1%.

L'Indice Mensile di Attività Economica, è caduto del 3.2% da gennaio ad agosto, comparato con una crescita del 2.5% nello stesso periodo del 2008. La crescita economica stimata a inizio dell'anno nel 0.7% è ora in previsione di diminuzione del 2.5%. Le riserve internazionali sono appena sufficienti per 3 mesi di importazioni. Le stime degli stessi impresari golpisti affermano una perdita di 50 milioni di lempiras giornalieri. (Informazioni disponibile in http://www.cepr.net/documents/publications/honduras-2009 -11.pdf).

Il risultato delle elezioni, senza dubbio, porterà a un peggioramento delle condizioni di vita della maggioranza degli honduregni. Il caos che pretendono di generare i golpisti porterà conseguenze drammatiche per tutti (con la differenza che loro contano su denaro da sprecare). Questo panorama è critico e la sua analisi è fondamentale per tutti i membri della resistenza.

Siamo convinti che è il momento che le forze progressiste del Honduras, antepongano i loro interessi di gruppo e passino ad analizzare con responsabilità questi scenari poco incoraggianti.

Fino ad ora non è chiaro verso dove ci dirigiamo col movimento contro il golpe. Il presidente Zelaya ha detto che il suo destino è al lato del popolo honduregno; molti abbiamo adottato la strada verso il boicottaggio; altri ancora non si decidono; ma nessuno ha esposto la rotta da seguire, questa carenza richiede di una risposta immediata e convincente. Non solo di quello che succederà fra due settimane, ma anche le conseguenze di tutto il processo.

Ci sono molti critici su quello che succede in Honduras, sia di destra come di sinistra. Ho visto commenti dicendo che siamo piccoloborghesi per essere ottimisti (ho visto commenti di lettori dal Perù, per esempio che fanno queste affermazioni). Neanche da questi settori arrivano analisi serie sulla vera natura del problema. Nessuno sembra vedere che stiamo di fronte alla possibilità di una catastrofe umanitaria.

L'impero sa come è iniziato tutto questo disastro ed inoltre non gli interessa come si risolverà. Ed il popolo honduregno cosa? Siamo capaci di dare risposte? Non è possibile che ci fermiamo a difendere credenze come se fossimo sette di una stessa religione. Il dogmatismo può portarci a conclusioni ed azioni catastrofiche.

Il contributo di molti buoni honduregni potrebbe perdersi nel labirinto di posizioni ideologiche capite male.
Sicuramente vale la pena domandarsi: cosa sono in primo luogo, rivoluzionario o militante di questo gruppo? Gli atteggiamenti settari sono molto pericolosi, specialmente quando la destra si prepara a liberare tutta la sua furia repressiva contro il nostro popolo.

Oggi non stiamo di fronte all'alternativa di essere uno più radicale dell'altro, bensì di essere responsabili di fronte alla sfida di sconfiggere la dittatura. Da ciò dipende che riusciamo a superare le difficoltà più grandi. Dobbiamo aprire gli spazi che fino ad ora sono stati chiusi. È imperativo far appello alle enormi risorse intellettuali di molti settori che si sono limitati a partecipare alle attività che venivano loro indicate.

Le organizzazioni giovanili devono cercare l'unità invece di tentare di fortificarsi individualmente. Stesso esempio dovremmo seguire tutti i membri della resistenza. Credo che il contributo di tutti aiuterà la dirigenza a prendere decisioni più congruenti con la lotta.

Non si tratta di dare lezioni gli uni agli altri; si tratta di intendere la lotta in tutto e per tutto e come tale affrontarla. I golpisti cercano di dividerci. Lottiamo insieme, a continuare la stessa strada insieme. Fermiamo gli insulti, e passiamo ad esortare i nostri compagni ad integrarsi al progetto comune.

Qui si sviluppa una rivoluzione, abbiamo l'obbligo di essere all'altezza della situazione. Non c'è scusa possibile.

La storia sarà implacabile con i golpisti, ma anche con quelli che non affronteranno con responsabilità questo momento storico.

articolo originale su:http://hablahonduras.com/2009/11/12/el-reto-de-derrotar-la-dictadura/