lunedì 23 novembre 2009

God bless...Asia?

Gli Usa e la forza-lavoro cognitiva asiatica

Il diario di bordo di Paolo Do - Hong Kong (Cina)

Oggi per un lavoratore della Malaysia o del sudest asiatico è più facile visitare la Cina “comunista” che gli “aperti e democratici” Stati Uniti d`America. Nella sua recente visita in Asia, Obama si é auto-proclamato presidente del Pacifico: questa nuova centralità e “ritorno” degli Stati Uniti in Asia forse cambierà il loro parziale isolamento nei confronti dei paesi aderenti all`ASEAN (Association of South-East Asian Nations), soprattutto a partire dalla gestione dei flussi della forza lavoro che, dopo le recenti politiche restrittive post 11 settembre, ha pesantemente colpito la stessa competitività americana.

Un recente studio, condotto da W.Kerr e W.Lincoln dell'università del Michigan, ha dimostrato la stretta correlazione tra il numero dei permessi H-1B e il numero di brevetti e copyright depositati negli Stati Uniti. Laddove una restrizione dei primi comporta una rapida diminuzione dei secondi, questa stretta dipendenza dimostra la centralità del lavoro migrante nelle mansioni cognitive dell'industria statunitense.

In questi giorni, il primo ministro indiano Manmohan Singh é in visita negli Stati Uniti mentre il congresso statunitense è alle prese con il voto per il finanziamento della manovra sanitaria. Una coincidenza, ovvio, ma che fa pensare all'importante ruolo che proprio l'India potrebbe giocare nella riforma della sanità Usa. Infatti, in una recente intervista rilasciata all'International Herald Tribune, il CEO della compagnia General Electric Jeffrey R. Immelt ha osservato come, grazie a ingegneri e forza lavoro indiana, gli Stati Uniti potrebbero abbattere notevolmente i costi dell'ammodernamento tecnologico dei loro ospedali attraverso lo sviluppo delocalizzato di nuovi e sofisticati macchinari nei paesi emergenti come l'India.

Inoltre, una riduzione dei costi del sistema sanitario nazionale statunitense potrebbe provenire dalle stesse strutture mediche indiane attraverso l'incremento gli attuali servizi di outsourcing: dalla lettura di lastre a raggi X ai risultati delle analisi mediche, come quelle cardiologiche.

Niente di più facile che la riforma sanitaria nazionale di Obama passi proprio per l`India. Il gigante asiatico con i suoi ingegneri e medici, attraverso la possibilità di esternalizzare i servizi sanitari, potrebbe di fatto rendere accessibile, per uno Stato sempre più indebitato come quello Usa, la possibilità di avere un sistema sanitario pubblico per tutti i cittadini statunitensi.

God Bless Asia!