lunedì 2 novembre 2009

Honduras: una vittoria del popolo; la lotta dovrà essere più intensa che mai

Sull'accordo siglato

Adesso la nostra visione deve essere di più a lungo termine; dobbiamo scegliere molto bene le azioni da intraprendere, senza rinunciare ai nostri principi né le nostre rivendicazioni.

di Ricardo Salgado

Quelli che hanno affermato che il presidente sarebbe stato restituito agli inizi di novembre per legittimare le elezioni, con piedi e mani legate, sono riusciti a descrivere molte settimane fa il finale a cui stiamo assistendo. Ma che sia chiaro che non è il fine del golpe; questo continua vigente, i suoi propositi prevalgono; le condizioni che lo hanno causato continuano tanto efficaci come il 28 di giugno.

L'accordo politico sospinto dalla diplomazia straniera non contempla i temi critici, bensì tenta di ignorare argomenti fondamentali e mette in primo piano la preminenza degli interessi oligarchici. Il presidente Zelaya ha firmato con la sua restituzione quello che può interpretarsi come la vittoria del golpe e dei golpisti.

I particolari continuano ad essere ingannevoli: ancora non esiste un programma dei passi che porteranno Zelaya di rutorno alla casa presidenziale. Tecnicamente l'accordo può mantenere il presidente costituzionale ancora vari giorni imprigionato nell'ambasciata del Brasile, perché è il Congresso Nazionale quello che dovrà decidere le sorti del paese.
Lo stesso congresso che ha commesso il misfatto di falsificare la firma del presidente, e che ha decretato la sua destituzione. Fine accordo dove il ladro decide che tipo di giustizia riceverà la sua vittima. La Corte Suprema di Giustizia che ha ordinato l'arresto e la deportazione di Manuel Zelaya Rosales, dovrà dare un'opinione giuridica per orientare il congresso. Da qui soluzione.

Ci sono varie commissioni da formare: della continuità, della giustizia, e chissà che altro. Nella cornice di questo intreccio l'oligarchia guadagna il riconoscimento delle elezioni truffa; ora Zelaya presterà i suoi sforzi per riuscire che si riaprano le porte dell'aiuto internazionale alla già malconcia economia honduregna.

Alla fine non ci sono garanzie su cosa succederà, né come né quando. Come è successo durante tutti questi mesi tragici, l'incertezza domina lo scenario. Continuiamo a dipendere dalle bugie degli assassini che inventano decreti che loro stessi non rispettano.

Ieri, in contrasto con il tavolo di negoziato, la resistenza è stata brutalmente repressa. Nonostante in possesso di tutti i permessi necessari, la polizia ed i militari hanno decisero di dare una nuova dose di gas, colpi e pallottole al movimento popolare, come un promemoria che gli accordi non eliminano la repressione; non eliminano i gruppi paramilitari; non eliminano gli assassini selettivi; non eliminano le violazioni ai diritti umani.

Sarebbe ingenuo pensare che siamo arrivati a risolvere qualcosa. I militari mantengono una posizione molto autonoma di fronte ai politici ed obbediscono ai loro padroni impresari che continuano con l'idea che bastonando il popolo preservano i loro interessi. Continuano ad essere vigenti anche i decreti repressivi che ha firmato Micheletti. La struttura di violazione dei diritti umani continua vivo, ben oliata e soprattutto, attiva contro il popolo honduregno.

Sembra che la negoziazione, almeno fino al momento che scrivo queste righe, abbia dimenticato l'enorme prigione che ha creato il regime di fatto. Vale la pena domandarsi che succederà adesso con il presidente Zelaya; avrà la stessa Guardia Presidenziale?; quale sarà la sua relazione con le Forze armate?; e la sua relazione col Congresso di Micheletti?

D'altra parte continua in attesa l'argomento dei crimini di lesa umanità commessi dai militari con la complicità del regime di fatto e l'oligarchia criminale. Fortunatamente per il popolo honduregno, per superbia o goffaggine, i golpisti sorvolato sul tema dell'amnistia che Oscar Arias aveva regalato loro nel suo piano originale.

Ci saranno questioni molto importanti per il movimento popolare honduregno. Il golpe è precipitato per le giuste rivendicazioni del popolo honduregno, che rimangono senza risposta da parte delle classi dominanti. Casomai stanno guadagnarono tempo per ritardare il processo di cambiamento in Honduras.

Che succederà con il processo elettorale? C'è una frode che non è compresa nella negoziazione. Di sicuro ci saranno molte pressioni affinché le candidature progressiste partecipino a questo processo. Questo delicato argomento richiede un'analisi molto approfondita. Tuttavia, la partecipazione a questo processo elettorale, indipendentemente dai risultati, può permettere che si mantenga la mobilitazione popolare.

Adesso la nostra visione deve essere di più a lungo termine; dobbiamo scegliere molto bene le azioni da intraprendere, senza rinunciare ai nostri principi né le nostre rivendicazioni. La situazione politica fa emergere nuove sfide, e adesso l'unità è un tema critico; non ai fini elettorali; la congiuntura obbliga a dare risposte al popolo; risposte che includono dare alla nostra gente il proprio spazio politico.

Vale la pena ricordare molti argomenti che si sono trattati con l'apporto dei compagni che hanno fatto opinione. Vale la pena ricordare che l'azione della resistenza è stata la chiave per forzare le forze oscure della destra a negoziare posizioni. Senza il movimento popolare questa conclusione non sarebbe stata necessaria.

Il protagonismo che ha guadagnato il popolo di questo paese è stato l'elemento centrale affinché si produca un fenomeno poco comune nella storia dell'America Latina: un presidente abbattuto è restituito alla sua posizione. Speriamo che il presidente Zelaya non dimentichi mai che è stata la resistenza del popolo quella che ha conquistato la sua restituzione; che non dimentichi il suo debito morale con la rifondazione dell'Honduras.

Questa è una vittoria popolare, ma è un primo trionfo nel tragitto di molta sofferenza e disperazione che verrà nella ricerca da un nuovo paese, dove tutti possiamo vivere in pace. L'oligarchia e l'impero hanno dimostrato che non ci daranno niente. Se vogliamo conquistare la nostra libertà dobbiamo farlo con la lotta.

In questo modo, le consegne rimangono. Oggi festeggiamo, ma resteremo allerta. La lotta, semmai, oggi è più intensa che mai. Oggi che dall'ombra emergeranno ancora molti traditori; oggi dobbiamo ricordare con più intensità che mai i nostri martiri a cui dobbiamo loro la conquista di un sogno: l'indipendenza dell'Honduras.

Ricordiamo: la lotta comincia qui. Non commettiamo l'errore di confondere questa situazione con le nostre aspirazioni.

Per gli assassini ne oblio ne perdono.