mercoledì 4 novembre 2009

Honduras - Verso un nuovo soggetto politico come espressione del popolo

Inizia ad applicarsi l’Accordo Tegucigalpa-San José

Si insedia oggi, 3 novembre, la Commissione di Verifica dell’Accordo Tegucigalpa-San José, firmato lo scorso 30 ottobre dalle commissioni del presidente costituzionale dell’Honduras, Manuel Zelaya Rosales, e di quello di fatto, Roberto Micheletti.
di Giorgio Trucchi

Si rispetta in questo modo la seconda data fissata dal calendario di esecuzione degli accordi formati da 12 punti, tra i quali il possibile ripristino del presidente Zelaya da parte del Congresso Nazionale e, quindi, la restaurazione dell’ordine costituzionale nel paese.

La Commissione di Verifica sarà integrata dall’ex presidente cileno, Ricardo Lagos, dalla ministra del Lavoro degli Stati Uniti, Hilda Solís e dai rappresentanti delle due parti honduregne, Jorge Arturo Reyna, attuale ambasciatore del governo Zelaya alla ONU ed Arturo Corrales Álvarez, membro della commissione negoziatrice di Micheletti.

Senza dubbio, il punto più complicato dell’Accordo Tegucigalpa-San José continua ad essere il ripristino del presidente Zelaya da parte dei deputati, i quali fino a questo momento non si sono riuniti e sembrano intenzionati ad aspettare il risultato della consultazione fatta ai magistrati della Corte suprema di giustizia, Csj.

Questo atteggiamento, sommato alle dichiarazioni di membri della Giunta Direttiva del Congresso secondo i quali la maggioranza dei deputati sarebbero in questo momento molto occupati nello svolgimento della loro campagna elettorale, dà una chiara impressione di un’ennesima misura dilatoria per avvicinarsi il più possibile alla scadenza elettorale del 29 novembre.

In questo modo eviterebbero che il presidente Zelaya, una volta ritornato alla Presidenza, seppur con le mani legate dal contenuto dell’accordo, possa sviluppare una campagne che benefici un candidato diverso da quelli dei due partiti tradizionali, il Partito Nazionale ed il Partito Liberale.

Per la commissione negoziatrice del presidente Zelaya, che durante la giornata di ieri, 2 novembre, ha invitato la stampa nazionale ed internazionale a una conferenza stampa insieme ai membri del gabinetto di governo, “non esistono ancora elementi per dire che ci si trova di fronte a una nuova tattica dilatoria – ha detto l’avvocato Rodil Rivera, membro della commissione negoziatrice –.

Venerdì scorso abbiamo consegnato l’accordo firmato alla Segreteria del Congresso e speriamo che entro domani (oggi per chi legge) la giunta direttiva convochi i deputati a una riunione straordinaria e che il 5 novembre si ripristini il presidente Zelaya.

In questo modo si rispetterebbe il punto 5 dell’accordo e anche quello che prevede entro questa data la creazione di un Governo di Unità e Riconciliazione Nazionale, che necessariamente deve essere presieduto dal Presidente costituzionale dell’Honduras.

Noi sappiamo che questo accordo è riconosciuto a livello mondiale – ha continuato Rivera rispondendo ad una domanda della Lista Informativa “Nicaragua y más” – e che è stato firmato tra le parti basandosi sulla buona fede. Ciò vuole dire che noi, una delle parti firmatarie, e la stessa comunità internazionale abbiamo la speranza che venga rispettato in tutti i suoi punti", ha concluso.

Ripristino ed elezioni

Le forti aspettative generatesi nella popolazione dall’inizio di questo processo sono direttamente vincolate alle elezioni generali e alla possibile partecipazione della Candidatura Indipendente Popolare.

Secondo il dirigente sindacale e membro del Fronte nazionale contro il colpo di Stato, Juan Barahona, "Il ripristino del presidente Zelaya aiuterebbe a lenire in parte la crisi che esiste nel paese e permetterebbe alla Candidatura Indipendente di partecipare al processo elettorale.

Una decisione negativa da parte del Congresso acutizzerebbe invece la crisi e ci condurrebbe verso un futuro totalmente incerto e molto pericoloso. La nostra percezione è che nel Congresso ci sia la volontà di dilatare i tempi e di volere ripristinare il Presidente legittimo a pochi giorni o subito dopo le elezioni. La gente non perdonerebbe mai ai deputati questo comportamento.

Ad ogni modo – ha spiegato Barahona – la Resistenza continua con il suo progetto. Il ripristino del presidente Zelaya è diventato un atto simbolico per creare un precedente in tutta l’America Latina, tuttavia noi andiamo molto più in là. Dopo il ripristino dell’ordine democratico nel paese inizieremo il cammino verso un’Assemblea Costituente, affinché la popolazione si trasformi in depositaria di potere", ha concluso.

In questo contesto così complicato ed in continua trasformazione, è evidente che uno dei punti più importanti sarà la capacità della popolazione, che per oltre 4 mesi si è coraggiosamente espressa contro il colpo di Stato, di tradurre questa esperienza arricchente in un processo di conformazione di un nuovo soggetto politico, capace in futuro di aprirsi un importante spazio tra i partiti tradizionali, espressione dei poteri economici e politici che dominano il paese.

In questo senso, la Candidatura Indipendente Popolare ha chiarito che la Resistenza deve necessariamente rimanere come tale, senza tentare di trasformarsi in partito politico, come avanguardia, quindi, di questo sforzo di partecipazione elettorale per rompere lo schema politico tradizionale.

È per questo motivo che fino a questo momento la Candidatura Indipendente Popolare mantiene aperta la possibilità di una sua partecipazione alle elezioni del 29 novembre, a patto però che si restauri l’ordine istituzionale nel paese.

La consultazione permanente con la base sarà inoltre decisiva per determinare la partecipazione o meno alle elezioni.

© (Testo e foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua)