giovedì 19 novembre 2009

Notevole dispiegamento di truppe in Chiapas nel 26° anniversario dell’EZLN



da La Jornada – Martedì 18 novembre 2009 articolo di Hermann Bellinghausen

Mentre una dichiarazione pubblica di sacerdoti e religiose ha rivelato oggi il livello di tensione esistente tra la diocesi di San Cristóbal de las Casas ed il governo statale, l’Esercito continua a svolgere un’intensa attività con perquisizioni e pattugliamenti in comunità del centro e la selva di confine, e questo lunedì è stato registrato un eccezionale spostamento di truppe verso gli Altos, secondo le testimonianze raccolte a San Juan Chamula.

A 26 anni dalla fondazione dell’Esercito Zapatista di Liberazione (EZLN) e sottolineando il silenzio zapatista da più di otto mesi, oggi è risaltata l’assenza di qualsiasi manifestazione commemorativa nei caracoles; non c’è stato nemmeno un pronunciamento del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’EZLN, il quale non ha firmato né emesso alcun comunicato dall’8 marzo scorso. Come avverte da alcune settimane la pagina web di Enlace Zapatista, “qualsiasi testo successivo a questa data che porti la firma dell’EZLN, è apocrifo”.

Intanto, sacerdoti, religiose e missionarie della zona sud della diocesi di San Cristóbal hanno protestato “energicamente” contro “la persecuzione scatenata contro la Chiesa cattolica” dal governo statale nei confronti del vescovo Felipe Arizmendi e, “in particolare”, del sacerdote Jesús Landín (padre Chuy), parroco di San Bartolomé, a Venustiano Carranza, ed i suoi collaboratori. “Non siamo criminali né stiamo promuovendo la violenza in nessuna forma”, sostengono.

I funzionari pastorali denunciano che “l’ossessione persecutoria” contro Landín è arrivata ad un punto tale che il governatore Juan Sabines Guerrero ha tentato di metterci del suo per far espellere il vescovo dalla diocesi e da Chiapas”. Tuttavia – aggiungono – “nessuno ha il diritto di espellere un cittadino da nessun posto nel territorio nazionale; se fa questo, si sta procedendo contro la Costituzione”. Il governo “ha scatenato una persecuzione permanente contro Landín, accusandolo di aizzare la gente e promuovere la violenza e l’uso delle armi”. Affermano che sono “calunnie” e “bugie”.

Manifestano la loro solidarietà con i membri della parrocchia di San Bartolomé e ribadiscono il loro impegno sociale, dichiarandosi “a fianco del popolo”, che “vogliono sostenere nei suoi diritti alla libertà ed al rispetto della nostra Madre Terra”. Sulla base all’esperienza delle comunità nella loro zona, dichiarano: “La causa della persecuzione contro la Chiesa ed i popoli del Chiapas sono le concessioni minerarie a compagnie straniere per estrarre i tesori del sottosuolo. Si sa che il governo ha dato loro il permesso di esplorare e sfruttare il sottosuolo chiapaneco per più di un milione di ettari”.

I religiosi si ritengono obbligati a protestare “contro la persecuzione e l’indebita ingerenza in questioni proprie della nostra chiesa”. Il governatore – affermano – “accusano la chiesa del fatto che gli abitanti di Acteal si siano rifiutati di riceverlo. Questi considerano una presa in giro la presenza di funzionari di un governo che fu complice del massacro e che liberando gli assassini continua ad essere parte di tremendo delitto. “La diocesi non avrebbe accompagnato il governatore, ma non è stata lei a prendere la decisione di non riceverlo. Queste decisioni spettano unicamente ed esclusivamente alle comunità interessate”. Infine, respingono l’infiltrazione di spie della polizia “in atti di culto e formazione cristiana, che cercano inutilmente di dimostrare reati che non abbiamo mai commesso e che, Dio lo voglia, non commetteremo mai”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)