lunedì 16 novembre 2009

Tra involuzione della società e risveglio popolare

Intervista a Bertha Caceres del COPINH

Disconoscere la farsa elettorale montata da Stati Uniti e dai golpisti

di Giorgio Trucchi

A poco meno di due settimane dal discusso voto in Honduras, il continente latinoamericano, ad eccezione del governo della Colombia che in questi ultimi giorni pare si stia allineando con la posizione ambigua degli Stati Uniti, pare indirizzarsi verso un non riconoscimento della farsa elettorale con la quale il governo di fatto pretende di legittimarsi al potere ed istituzionalizzare il colpo di Stato. Intanto il popolo in resistenza aspetta un disconoscimento di questo circo elettorale da parte del Partido de Unificación Democrática (UD) e del Partido de Innovación y Unidad (PINU), come aveva già fatto in precedenza la Candidatura Independiente Popular.

Per approfondire l'analisi di questa crisi che colpisce tutto il continente latinoamericano, Sirel e la Lista Informativa "Nicaragua y más" hanno intervistato Bertha Cáceres, del direttivo del Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (COPINH) ed ex designata della Candidatura Independiente Popular.

- Mancano poco meno di due settimane alle elezioni e prosegue la tattica dilatoria dei poteri dello Stato per non far tornare il presidente Zelaya. Come si sta vivendo questa situazione tra le fila della Resistenza?
- Continuiamo con le azioni, mobilitazioni ed attività in tutto il paese, non solo a Tegucigalpa, e questo è qualcosa di cui deve essere tenuto in conto dalla dirigenza collettiva del Frente di Resistencia che è radicato nella capitale. C'è una grande incertezza tra la popolazione sul tema del reintegro del Presidente e questo ha generato un gran dibattito nelle comunità, contribuendo alla crescita politica delle persone.

- La Candidatura Indipendente ha deciso di sciogliere ogni dubbio e si è ritirata dal processo elettorale per essere coerente con la posizione antigolpista mantenuta in questi quattro mesi. Che succederà adesso?
- Abbiamo fatto una consultazione in tutto il paese, parlando con la gente e chiedendo la loro opinione in vista della partecipazione al processo elettorale. La stragrande maggioranza ci ha detto che non può esserci partecipazione senza il previo ritorno all'ordine costituzionale, che passa per il reintegro di Zelaya.
Abbiamo anche fatto un'analisi della situazione in cui si sviluppano le elezioni.
Abbiamo una società militarizzata, un consenso mediatico a favore dei candidati golpisti, la partecipazione dei settori religiosi fondamentalisti nell'osservazione delle elezioni, l'impunità per quanti hanno violato i diritti umani, il coinvolgimento del Tribunal Supremo Electoral nel golpe e la sua partecipazione ad una frode elettorale che già stiamo denunciando.
Inoltre, ci siamo consultati con la gente riguardo alla disponibilità a partecipare alla costruzione collettiva di un progetto storico di liberazione come l'Assemblea Costituente e la risposta è stata totalmente affermativa.
Così la nostra decisione di non partecipare sfocia in un progetto che è più a medio e lungo periodo, e che comincerà il prossimo anno, accomunando attorno alla figura di Carlos H. Reyes tutte queste forze che sono state alla radice della Candidatura Indipendente Popolare.

- C'è coscienza tra la gente dei Dipartimenti nell'interno del paese di ciò che sta accadendo in questi giorni nella capitale?
- Le comunità stanno cercando tutte le forme possibili per mantenersi informate ed in questo senso le radio comunitarie stanno giocando un ruolo molto importante. Esiste un richiamo deciso al non riconoscimento delle elezioni e c'è anche coscienza del fatto che il popolo ha diritto all'autodifesa e che non può continuare a sopportare la repressione. Ad ora sono molti gli episodi di attacchi con elicotteri a volo radente e con incursioni di truppe militari. In alcuni luoghi la gente ha reagito ed è riuscita ad allontanare la polizia ed i militari e la rappresaglia ha provocato arresti illegali e torture. Purtroppo nessuno sta parlando di ciò che accade nelle comunità.

- In che maniera la firma dell'Accordo Tegucigalpa - San José colpisce l'agenda della Resistenza?
- Nonostante si tratti di due agende differenti è evidente che la firma dell'accordo ci ha danneggiati, perchè esiste un'interazione tra il presidente Zelaya e la Resistenza.
Il dialogo e l'accordo sono stati una strategia degli Stati Uniti dopo aver in qualche modo supportato il golpe. Ed ora vogliono presentarsi come i grandi strateghi, collaborando con i golpisti per debilitare la Resistenza e la possibilità di esprimersi direttamente ed indirettamente attraverso una nuova Assemblea Costituente.
Già si sentono soddisfatti e ora vogliono obbligare il resto della comunità internazionale ad accettare e riconoscere la farsa elettorale e togliere le sanzioni. In questo senso speriamo che il resto dei paesi continuino con fermezza, anche se ci sono già segnali che ci indicano che non stanno dando il giusto protagonismo all'elemento più attivo di questa congiuntura, che è la Resistenza.
Nessuno starebbe parlando dell'Honduras se il popolo in resistenza non avesse lottato e sacrificato la propria vita per quasi 140 giorni. Il grande protagonista di tutta questa storia è il popolo honduregno e ciò che deve prevalere è il suo volere.

- D'ora in avanti nella storia dell'Honduras ci sarà un prima ed un dopo 28 giugno 2009. Cos'è cambiato nella società honduregna?
- Dal punto di vista di ciò che ha significato il Colpo di Stato sicuramente c'è stata una grande involuzione e per il momento non abbiamo ancora la percezione del suo impatto e del suo costo per la società.
Sono stati sospesi progetti, deviando fondi per i progetti sociali e per la risoluzione dei conflitti agrari, hanno saccheggiato i fondi dell'ALBA e stanno dando un grande spazio ai settori religiosi fondamentalisti come l'Opus Dei. Inoltre stanno rinforzando i corpi repressivi ed investendo una gran quantità di denaro per creare lobby con i politici degli Stati Uniti affinché supportino il governo di fatto.
Senza dubbio nulla sarà più lo stesso, nonostante ciò il popolo si è risvegliato. Ha aumentato la sua coscienza politica, ha cominciato a chiamare con nome e cognome gli oligarchi, i golpisti ed ha imparato a dare un significato diverso alle parole.
D'ora in avanti nessun politico demagogo potrà essere credibile di fronte al popolo al momento di usare parole come "democrazia", "libertà", "giustizia", "costituzione".
Da questo punto di vista l'involuzione che ha portato il golpe è stata controbilanciata dal risveglio del popolo e ora il compito è dare maggiore incisività a questo avanzamento, che è intensamente umano e a cui tuttavia non possiamo dare dimensione o misurare.
In questo senso, le elezioni del 29 novembre si scontreranno con un gran rifiuto popolare, perchè malgrado il bombardamento mediatico il popolo sa comprendere e decidere. Questo popolo darà delle sorprese, c'è da esserne sicuri, intensificando il lavoro affinché non si riconosca questa farsa.