sabato 25 aprile 2009

Francia - Conflitti sociali verso il 1° maggio

Continental, Caterpillar, Molex saranno in prima fila nel corteo del primo maggio, una giornata che ha perso ogni connotazione simbolica e che ripropone con forza la questione della crisi e del lavoro sul tavolo del governo, dei padroni dell’industria e delle imprese, ma anche su quello della confederazione sindacale. Il conflitto in queste tre fabbriche ha mobilitato l’insieme del ’cartello’ sindacale, gli otto sindacati che avevano previsto una primavera "movimentata" alla luce della serie di vertenze in corso nel mondo del lavoro salariato.
Le mobilitazioni dei lavoratori, in particolare quella della fabbrica di pneumatici Continental, hanno costretto i rappresentanti sindacali a dialogare diversamente, posti di fronte all’attacco della prefettura di Compiègne, al sequestro dei dirigenti delle multinazionali Sony e Conforama, alle occupazioni intermittenti o permanenti dei siti di produzione, hanno dovuto fare una revisione del "dialogo sociale" proposto dal governo Sarkozy. Il primo ministro ha lodato il "senso di responsabilità" dimostrato dai sindacati che si sono ritrovati a fare da ammortizzatori del conflitto sociale in un clima rovente e teso.
Ma i sindacati però sono consapevoli che in tempo di crisi patologica dell’economia mondiale non possono conservare il ruolo di mediatori all’infinito; dai sequestri in poi, si sono interposti tra i dirigenti e la ’loro’ base esasperata che, prima di chiudere il rappresentante-capo dell’impresa e gettare via la chiave, ha sempre voluto fare i conti con i propri rappresentanti.
Prima, le mediazioni erano gestite tradizionalmente con i ricorsi amministrativi presentati dai comitati d’impresa e vari tentativi di soluzione vertenziali ma ora, da qualche mese, di fronte all’intransigenza dei padroni, il sindacato si volge verso la ’sua’ base in cerca di vie di uscita. Come questo avviene è di dominio pubblico attraverso la cronaca più che attraverso la pagina economica ma questo vuole anche dire che di fronte ad una forma di autonomia sempre più marcata dei lavoratori salariati, il ruolo di rappresentanza è un ruolo difficile, come è accaduto a Grenoble dove l’assemblea generale dei lavoratori ha rimesso in causa l’accordo concluso a Parigi dai sindacati con la direzione di Caterpillar.
Un sindacalista della CGT (Confédération Générale du Travail) rappresentante dei lavoratori di Continental che hanno dato l’assalto alla prefettura, dice che "dopo cinque settimane, non ce l’ha più fatta a frenarli".
Altri sindacalisti, in particolare quelli del settore siderurgico che produce licenziamenti a catena, sottolinea l’aspetto umano e la dimensione di vita stravolta delle persone "che non hanno più niente", che hanno perso il lavoro. Quasi all’unisono, esprimono il disagio del lavoro di sindacalista che oggi consiste esclusivamente nell’evitare il peggio: le azioni ora sono interventi per "capire, canalizzare, calmare, sfinirsi a cercare soluzioni" per il grande corpo malato, il mondo del lavoro. Le imprese tentano invece di usare la via giudiziaria per rompere il rapporto tra sindacati e lavoratori come è accaduto con Continental e Caterpillar dove la direzione a confronto diretto con radicalità del conflitto ha denunciato i rappresentanti sindacali per rivendicare la legittimità delle dicisioni adottate dall’impresa. E si chiama a rapporto lo Stato che viene interpellato dagli imprenditori per "favorire la mediazione" ad incremento degli investimenti. Convinti che "le violenze e le occupazioni" compromettano il futuro del mercato più che la chiusura stessa delle aziende, i dirigenti si appellano a prefetti e ministri, i quali rispondono assicurando che identificheranno "la piccola minoranza di provocatori", trecento lavoratori "individuati" che saranno denunciati per devastazione e saccheggio.
Gli stessi rappresentati sindacali di Continental di fronte alla riduzione massiccia dei posti di lavoro e alla destabilizzazione generalizzata del settore industriale si rivolgono a giovani e vecchie generazioni di lavoratori dichiarando apertamente la fine di un ciclo e dei meccanismi che hanno permesso di gestire la crisi sociale che questo ciclo ha prodotto, come il lavoro interinale, i contratti a termine e la disoccupazione parcellizzata.
Oggi, operai francesi e tedeschi minacciati di licenziamento manifestano insieme ad Hannover, sede dell’impresa e dell’appuntamento degli azionisti di Continental.

Marina Nebbiolo