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La corrispondenza della mattina. [ audio ]
Siamo a pochi chilometri da Nablus in un campo profughi presso un ex carcere trasformato in uno ostello e con strutture sportive.Il clima è stato pesante al posto di blocco Israeliano dove abbiamo aspettato più di mezz’ora assistendo alle consuete scene di vessazione della popolazione palestinese. La sensazione in Cisgiordania è che con l’operazione Piombo Fuso il problema sia diventato Gaza; la pressione israeliana è minore ma i problemi rimangono ed anche i momenti di incontro ufficiali tendono a spostare l’attenzione sulla striscia. Il rifiuto israeliano a fare entrare la carovana a Gaza è una chiara scelta in tal senso; entro la serata gli attivisti stessi della carovana invieranno un comunicato ufficiale di risposta. Per domani il gruppo di Nablus giocherà un incontro amichevole di calcio e visiterà i campi profughi incontrando le associazioni con cui si stanno portando avanti i progetti in campo sportivo e ricreativo.
La corrispondenza della serata. [ audio ]
A Jayyus, villaggio a pochi chilometri da Tel Aviv, nella zona di Qualqylia, il gruppo della Carovana fin qui approdato ha potuto toccare con mano la devastazione sociale ed economica causata dalla costruzione del muro. La terra coltivata, gli oliveti, i pozzi artesiani, tutto ciò che permetteva il sostentamento della popolazione locale è stato annientato dalla barriera israeliana. L accoglienza al Charity Center è ottima, il gruppo ha giocato e ballato con le centinaia di bambini e bambine presenti nel villaggio dando vita ad un nuovo murales sulle pareti esterne della scuola, dove ora campeggia la scritta "Il muro divide, lo sport unisce". Da novembre scorso l’organizzazione Against the wall organizza ogni venerdì le manifestazioni al muro, che qui è stato costruito fin da subito, nel 2002, in meno di un mese. Numerosi sono stati gli arresti tra la popolazione di giovani attivisti.
Partendo dal campo profughi di Dheisheh il terzo gruppo si è spostato in pullman presso il Centro Antiviolenza "Mehwar Center" di Beth Shour per conoscere le operatrici e per capire quale sia la situazione dei territori palestinesi rispetto alle violenze sulle donne. Il centro che il gruppo ha visitato è al momento l’unico attivo in Palestina e può ospitare fino a 35 donne. Risulta evidente come i diritti delle donne nei territori siano quotidianamente violati, data anche l’assenza di una legislazione specifica. Ci si rifà infatti ancora alla legge giordana, che nello specifico non condanna nemmeno chi uccide o violenta la propria moglie o la propria figlia. Dopo un altro incontro con alcuni gruppi di donne del campo di Dheisheh nel pomeriggio sono iniziati workshop di fotografia, musica e teatro che hanno visto la partecipazione di decine di bambini del campo. I workshop proseguiranno nei prossimi giorni.