mercoledì 8 aprile 2009

Palestina. Carovana sotto l’assedio, la cronaca della terza giornata

Oggi stiamo girando per i territori intorno alla città di Nablus, vicino alle montagne al confine con il Libano; molti i campi di addestramento dell’esercito israeliano, si capisce bene che siamo in un territorio di confine. L’altro gruppo è in visita al muro della vergogna nei villaggi attraversati e isolati dalla fortificazione voluta dal governo di Israele.
La corrispondenza della mattina audio
Ieri c’è stato un incontro con le donne della città di Betlemme nel centro antiviolenza gestito anche da associazioni italiane; il centro antiviolenza ospita 38 donne e purtroppo è l’unico di tutta la Palestina. Un operatrice ci ha descritto le tipologie di violenza che sono per lo più di carattere familiare; incide molto il fatto che la donna violentata, che denuncia o viene riconosciuta tale è allontanata dalla famiglia e dalla comunità. Altro problema grave sono i casi di divorzio che non è civilmente riconosciuto ma religiosamente governato e regolamentato; il centro cerca come può di supportare le istanze davanti ai tribunali religiosi. Il problema e le tematiche dell’aborto sono invece più legate alle donne palestinesi cattoliche, costrette a rivolgersi al centro in clandestinità. La presenza dell’occupazione militare israeliana alimentano poi le dinamiche di cultura conservatrice nelle famiglie palestinesi; l’ambito religioso e la tradizione familiare costringono molte donne e ragazze palestinesi al rispetto di regole e comportamenti, anche violenti, dai quali è molto difficile sottrarsi.
Questo pomeriggio si svolto un nuovo incontro di calcio tra i ragazzi della carovana contro la rappresentativa di del campo profughi di Nablus; partita molto seguita ed incerta fino alla fine, la vittoria ha arriso ai padroni di casa. Nelle note di vita quotidiana è da sottolineare una azione dell’ esercito israeliano nel campo con l’arresto di quattro palestinesi; tutto sotto gli occhi dei rappresentati della carovana, neanche la loro presenza ha potuto impedire l’ennesima violenza dell’esercito occupante.
La corrispondenza della sera audio
A Jayyous oggi i ragazzi del Charity Centre hanno accompagnato la Carovana lungo le tortuose stradine tra gli ulivi che conducono ai Gate del muro israeliano. Questo, che in concreto è un fitto reticolato di filo spinato e elettrificato, deturpa un paesaggio incredibilmente armonico e da sempre votato all agricoltura, ma soprattutto costringe la popolazione palestinese a sempre piu umilianti condizioni di vita quotidiana, con i ristretti orari di apertura del check point, l'arbitrarietà del rilascio del permesso per raggiungere le terre confiscate, le strade e lunghe e scomode che i contadini sono costretti a percorrere per andare a lavorare. Da segnalare che spesso l'esercito compie incursioni nel paesino di quattromila anime, a volte inondando di gas CS le strette viuzze, e spesso procedendo a rastrellamenti. Al Gate 2 abbiamo incontrato un esperto contadino della zona, che ci ha ampiamente spiegato come sia impossibile continuare a coltivare i terreni in questa condizione, quando i permessi per il passaggio vengono concessi ai più anziani e sempre meno ai giovani che potrebbero aiutarli nel lavoro. Continue vessazioni intollerabili, di cui il muro e solo l'aspetto piu eclatante, ma che hanno reso questa gente resistente, consapevole e molto ospitale con gli internazionali che vengono spesso ad aiutare, in ottobre, per la raccolta delle olive. Persone così gentili da esprimerci, quando ci incontrano per strada, il loro cordoglio per il terremoto che ha colpito ieri il nostro paese.