lunedì 6 aprile 2009

Primo giorno della Carovana “Sport Sotto l'Assedio”

Colazione e conoscenza dell'Ibdaa Cultural Center

Ci siamo svegliati, dopo la prima notte, nel campo profughi di Dheisheh, dopo aver dormito in due strutture molto accoglienti. Tra baci e abbracci, davanti un'abbondante colazione, tra compagni e compagne di tutta Italia arrivati con voli diversi in Palestina, ci siamo buttati subito a capofitto in un'intensa giornata di lavoro politico e sportivo. Durante la mattinata, abbiamo fatto un incontro con lo scopo di conoscere le attività della laica struttura culturale che ci ospita, il centro di Ibdaa ("creare qualcosa dal nulla"). Giovani palestinesi ci hanno raccontato il lavoro che svolge il centro nel territorio di Dheisheh, uno dei 59 campi profughi palestinesi, creati nel '48, che concentra attualmente 12.000 persone dentro una superficie di ½ km quadrato. Tra i loro progetti più importanti possiamo menzionare l'ostello, il ristorante, lo sport, la danza, la musica, il teatro, la biblioteca, l'asilo per i bambini, il comitato di donne, un laboratorio di sartoria, l'ospedale e fra quelli futuri il media center e la Tv satellitare. Nonché, con grande sforzo economico, finanziare annualmente l'università per cinquanta ragazzi del campo. Trenta ragazzi vengono mandati a studiare in quelle palestinesi. I rimanenti studiano in atenei stranieri, per far fronte alla difficoltà di poter studiare in Palestina, a causa della perimetrazione del territorio, frammentato da muri, filo spinato, reti elettrificate, check point, posti di blocco e strade a scorrimento veloce percorribili solo da cittadini israeliani. “Insomma, sai quando esci di casa, ma non sai quando arriverai al lavoro, a lezione, all'esame”. Obiettivo del progetto educativo è quello di avere dei giovani formati, pronti a tornare e a socializzare le loro competenze e conoscenze con la propria comunità, con la speranza di poter creare una nuova classe politica che si discosti da quella corrotta attuale. Ci raccontano che esistono tre tipi di scuole: quella delle Nazioni Unite, quelle statali e quelle private che possono essere sia laiche che religiose. Quelle private sono molto costose e spesso propongono un maggior numero di materie. I programmi, invece, si equivalgono fra gli altri tipi di scuole. Passare l'esame di maturità è molto duro. Due gli istituti all'interno del campo gestiti dalle Nazioni Unite, una elementare e una media, che non riescono a coprire la domanda del campo. 7000, infatti, i bambini in età scolare costretti a doppi turni e stretti in classi di oltre 45 allievi. Un notevole carico grava sul ristretto corpo docenti quindi, formato solo da 13 insegnanti.
“Non abbiamo acqua d'estate ed elettricità d'inverno”: è questa una delle frasi ricorrenti nei racconti della mattinata. In base agli accordi di Oslo, i palestinesi non possono disporre delle risorse del sottosuolo, che sono quindi gestite dagli israeliani e rivendute ai palestinesi e la cui erogazione può essere sospesa arbitrariamente in qualsiasi momento. A Dheisheh l'elettricità arriva da un generatore situato a Gerusalemme. Se un cavo dell'impianto si rompe, il campo può restare anche per giorni senza luce, perché la società erogatrice reclama bollette non pagate. Considerando che il 65% della popolazione è disoccupata ed i pochi che lavorano vengono sotto pagati ... immaginiamo i lunghissimi inverni senza elettricità e quello che ne comporta.

In pellegrinaggio verso lo stadio...

Dopo la riunione, siamo saliti sui pullman per raggiungere lo stadio di Al Ram nei pressi di Ramallah dove si sono disputati i primi due incontri di calcio della carovana. Questo trasferimento ci ha permesso di vivere in prima persona quelle che sono le difficoltà quotidiane riguardo la mobilità vissute dai palestinesi e di vedere con i nostri occhi le barriere architettoniche che hanno reso possibile questo sistema di apartheid. Check point a parte, ci ha colpito l'autostrada riservata ai cittadini israeliani che collega in soli 20 minuti l'insediamento di coloni Maali Adumin con Gerusalemme. Noi, per arrivare a Ramallah, invece abbiamo impiegato circa un'ora e mezza, percorrendo tre volte tanto la distanza che ci divideva dalla nostra meta. Altro particolare inquietante, oltre alle barriere autostradali, le centinaia di ceppi di olivo decapitati che affioravano dal terreno spaccato dal sole. Olivi secolari, lavoro e risorsa di almeno tre generazioni di uomini e donne, costretti ora ad acquistare l'olio altrove.

La disfatta di Al Ram

Alle 14.00 siamo giunti nello stadio, l'unico regolamentare riconosciuto dalla Fifa nei Territori Occupati, campo di gioco della loro Nazionale. Ad attenderci, oltre la Nazionale under 18, il calore e l'entusiamo delle alunne della scuola femminile di Gerusalemme Est “Dar el Tefl el Arabi”, che si sono poi cimentate in un colorato saggio che ha aperto il fastoso cerimoniale della giornata calcistica. Ma veniamo alla cronaca delle partite.

Gli scombinati componenti della nostra squadra, che giocava contro la nazionale under 18, si sono fatti scudo con discorsi del tipo: “Siamo arrivati questa notte”, o “Abbiamo dormito poche ore” oppure, ancora peggio per degli sportivi, “... nella vita ci droghiamo”. Ragazzi la realtà è ben altra: “Siete delle pippe!”. Avete perso 10 a 0 e sbagliato il rigore che l'arbitro aveva regalato, in quanto ospiti, all'ultimo minuto. Di voi, lo sapevamo, che non eravate affidabili; ma della squadra femminile no. Le ragazze, negli anni passati, ci avevano regalato solo vittorie e al pubblico Palestinese emozionanti momenti di “fùtbol bailado”. Sono crollate misteriosamente, perdendo 9 a 0.

Da Dheisheh è tutto i vostri corrispondenti con i piedi Lory, Duka e Barbara.